GHOST B.C. – “If You Have Ghost”
(Spinefarm Records / Loma Vista) Riconsoco che i Ghost B.C. non sono una realtà musicale che apprezzo in modo particolare. Lo si è capito QUI, cioè in occasione dell’ultimo album degli Svedesi. E’ strano perché il sottoscritto oltre al metal è molto legato ai sound e alle tradizioni musicali del rock anni ’60 e ’70 e in parte anche ’80, e di queste sfumature il sound dei nostri musicisti mascherati (altro…)
(Avant Garde Music) Legato ad una radice di suicidal black metal questo progetto condotto dallo spagnolo Ur Profanum, unico membro dei Grim Funeral, propone la ridefinizione del concetto di angoscia. Un’ora e venti minuti di viaggio psicologico negli inferi più nefasti, dove la brutalità sia sonora che vocale è spinta a livelli estremi, ai confini con la dissonanza, dove il principale
(Agonia Records) Sempre originali i francesi Glorior Belli, capaci di sviscerare l’essenza del black metal, e fonderlo con elementi espressamente sludge e doom, creando una distinta e personalissima idea di black’n’roll. Nonostante i molti membri della band, dal 2002 ad oggi, si tratta sostanzialmente della one man band di Billy Bayou, personaggio che principalmente si dedica a chitarra
(Pitch Black Records) I norvegesi Ghost cambiano nome e si ripropongono come “Ghost Avenue” sparando un album potentissimo. Fiero heavy metal, pieno di riff poderosi, di parti cantate avvincenti e coinvolgenti, un heavy metal tradizionale ma ricco di feeling, di sostanza, di una ricchezza interiore assolutamente identificativa. Il genere proposto ricorda Axel Rudi Pell, un po’
(Sliptrick Records) I newyorkesi Gaggle of Cocks hanno inciso un disco nel 2002 e poi sono pressoché spariti fino ad oggi, quando finalmente danno un seguito al discorso iniziato dieci anni fa. Una band, stando almeno alle foto promozionali, abbastanza fuori di testa, convinta dell’idea di essere ‘low class’. Apprezzabile questo full-“length”, nonostante i tanti anni di silenzio.
(Pitch Black Records) Esattamente un anno fa ebbi il piacere di recensire “It’s a Walk in the Mist” dei canadesi Gypsy Chief Goliath. Freschi di un nuovo contratto discografico, e puntuali come la morte, i sei rockers tornano con questo nuovo disco. Con un evidente -e sfacciato- passo in avanti rispetto al precedente disco, si lanciano su un rock che più di prima trova le sue radici sullo stoner, senza mai dimenticare il legame con il blues, con il southern, ancora una volta ben amalgamati, ancora una volta celebrati con sonorità
(Pure Rock Records) Energia pura! Rock’n’roll sporco, selvaggio. Rock’n’roll un po’ ignorante, un po’ sfacciato, un po’ straccione. Tuonano dalla dalla fredda Finlandia, ma il loro sound riscalda la carne, fa bollire il sangue, fa scoppiare la testa. Pestano con meno metallo dei Motörhead, ma sono decisamente più heavy degli AC/DC, un sound con molto hard rock nelle vene, molto rock nel DNA… un miscuglio efficace, potente e, soprattutto, assolutamente divertente! Il classico sound da accompagnare con una bottiglia
(Pure Rock Records) La mia strada si è già incrociata con quella dei Gallows Pole in occasione del loro precedente album (recensito
(Pyrames International) Recensire un lavoro di qualche axeman o progetto da questi creato non è semplice. A dire il vero vi confido che spesso ci sono persone che si tirano indietro nel prendersi in carico lavori simili, quasi la complessità o provata capacità dei musicisti incuta un senso di smarrimento in chi deve valutare. La materia sonora di queste opere non è certo semplice, ma non mi azzardo a pensare
(Sepulchral Prductions) Un capolavoro. Un assoluto capolavoro. Un’opera maestosa, un’ora e venti di musica introspettiva, profonda, complessa. Diviso con genialità in due CD simmetrici costituiti da cinque pezzi equivalenti dal punto di visto di progressione compositiva (durata e struttura del pezzo) questo secondo album del duo Canadese supera immensamente il grandioso debutto di cinque anni fa.
(Autoproduzione/ Pure Steel) Per essere una band nata nel 2008, Gut-Scrapers è un bell’esempio di amalgama tra musicisti. Un hard rock equilibrato, pulito, ben assestato, molto “power”. Un songwriting maturo che offre melodie piacevoli. Reminiscenze degli Aerosmith e di quell’hard rock derivato dalla lezione dei Led Zeppelin,
(Svart Records) Stoner. Tutto si aggira su uno stoner pesante, ciclico, imponente. Da questa base gli svedesi Goatess costruiscono la loro musica, le loro idee, lasciando libera la loro ispirazione. È proprio da questa base che nascono le imponenti divagazioni psichedeliche, le tetre invasioni doom, le godibili ispirazioni ai primi
(Nordvis) Black metal pieno di malinconia. È questa l’essenza di questo duo svedese. Il loro sound è pesante, ossessivo e ripetitivo. Con queste quattro tracce sono capaci di diffondere una sensazione di desolazione che cattura l’attenzione con la violenza psicologica delle tematiche orientate verso l’insignificante esistenza umana
(Autoproduzione) Era da anni che non sentivo una chitarra come questa. Assoluto erede di Malmsteen, maestro di chitarra, jazzista e musicista nel senso puro del termine. E’ Siciliano, apertura mentale verso la musica che definirei totale e devota. Suona in varie bands, ma con questo “The Mansion Of Lost Souls”
(Mausoleum Records) I russi Grenouer sono attivi da qualcosa come venti anni, ma è la prima volta che le nostre strade si incrociano. Documentandomi un po’ in giro leggo che la band è passata da un thrash/death devastante a una sorta di rock d’atmosfera: “Blood on the Face” è addirittura il loro settimo album, e in esso
(Autoproduzione) Death metal e sassate, questo è l’esordio dei lombardi Grind Zero. Attenzione però, non siamo in presenza di musicisti che caricano come tori e danno botte, infatti nella loro immediata potenza e frenesia il riffing appare dinamico e la sezione ritmica segue il passo segnando le oscillazioni del songwriting,
(This Is Core Music) E’ totalmente vero che i varesini Greasers hanno passato tanto tempo in uno scantinato a ridosso della Svizzera, nel quale hanno suonato per giorni pezzi di Guns ‘n’ Roses, Led Zeppelin, Nirvana, Alice in Chains e Pearl Jam. In particolare sono le ultime band, quelle dell’epopea
(Massacre/Audioglobe) Capita purtroppo, qualche volta, che una label ti sottoponga un disco che, semplicemente, suona banale e poco stimolante. A questa poco insigne categoria mi sento in piena coscienza di attribuire il debut dei tedeschi Gloryful, e come esempio di quanto dico vi propongo
(Coroner Records) I Gyze sono un trio giapponese nato nel 2008, composto da Ryoji, Shuji e Shogo. Il primo è chitarre e voce e tastiere e vocalmente è affiancato anche dal bassista Shogo. I tre scatenano un chiaro melodic death metal, spesso con velocità sostenute, buoni assoli, un drumming
(AFM Records) Questa band dell’Irlanda del Nord si rifà viva dopo quattro anni dal precedente lavoro, percorrendo sempre e con fede la strada del thrash metal iperveloce e anfetaminico, con quelle diverse influenze neo-hardcore e dunque crossover. Un sound estremamente ingessato in quelle partenze a razzo,
(Autoproduzione) A giudicare semplicemente dalla foto pervenutami deduco che i Gawither sono una band formata da membri molto giovani, ma badate bene non per questo bisogna saltare subito alle conclusioni. Nel loro EP di debutto c’è una grande attitudine, un amore svenato per il thrash metal old school
(Loma Vista/Republic Rec) La band di Linköping, Svezia, ha guadagnato notorietà per l’immagine molto particolare che propone di se. I Ghost si esibiscono con abiti talari, maschere macabre e cappucci, scenografie misteriose, croci rovesciate, nomi dei singoli occultati. Il nuovo cantante si chiama come il precedente, 
(Southern Brigade/Scarlet) Dopo un silenzio discografico abbastanza lungo tornano in pista i pugliesi Godyva: questo “Alien Heart” succede a “Planetarium”, del 2008, e ci mostra la formazione in grande spolvero nel suo gothic dai colori vivaci e moderni. Ci sono due “Apocalypse Fire” in scaletta,
(PRC Music) Nel 2014, in febbraio, gli ungheresi Gutted pubblicheranno il quarto album e intanto per onorare l’ingresso nel roster della canadese PRC, ecco uscire una release di tre pezzi. Il primo è una semplice intro, “Cosmos of Humans” è una raffica di blast beat estremi, riff affilati e sweep e assoli
(Collectors Dream Records) Un momento di gioia, poi la delusione. Quando mi contattano per recensire i Great White, faccio un salto indietro nel tempo! Wow! So che avevano prodotto un nuovo album, con il nuovo cantante. Non l’avevo sentito ancora, ed era questa un’ottima occasione per tornare a sentirmi questa band
(Street Symphonies/Andromeda Dischi) Overdose di potentissimo rock’n’roll, caldo come il sangue, proveniente dal freddo dell’Ukrania. Quattro, il numero perfetto, sono i membri di questo act così dannatamente hard rock. Ritornelli catchy, riff travolgenti, sound molto potente. Un cantante esplicito,
(Coma Section) 6,55 del mattino. C’è la luna fuori e nuvole galleggiano sopra la linea della lontana collina. Di fronte alla finestra un campanile e tanti tetti rossi a spiovente. Play e parte l’album in questione. Una voce che sembra provenire da un megafono dice qualcosa
(Digital Nations) L’etichetta che pubblica questo album di Riccardo Gioggi è di proprietà di Steve Vai. Questa affermazione già basterebbe a posare l’attenzione sul debut di un musicista formatosi in Italia, autore di workshop, clinic, ex compositore e chitarrista per The Electric Dioram, Damage Done
(Autoproduzione) La partenza di “Oceans” è ottima perché si ha a che fare con del rap abbianto a del metal compatto, molto nu, quindi moderno e con distorsioni dal groove al vetriolo. “Oceans” la spunta bene anche per le parti cantate senza la cadenza rap,
(FDA Rekotz) Chiunque è amante dei Carcass e in particolare del grindcore di natura splatter, forse conoscerà gli spagnoli Gruesome Stuff Relish, autori di una discografia di tutto rispetto, assassini concettuali, cannibali sonori. Folli, come quella copertina da b-movie. Il grindcore/deathcore (e gore)
(Autoproduzione) Il djent metal nelle pagine di Metalhead arriva soprattutto attraverso le pubblicazioni di band francesi. Il genere sta prendendo piede da qualche tempo e anch’esso credo che tra non molto potrebbe dare vita a qualche suo surrogato o sotto-genere,
(Sun & Moon Records) Forse qualche frequentatore dell’underground metal estremo conoscerà questa scalmanata band brasiliana. Autrice di due album (consigliato il primo, “Sign of Doom”) e di pubblicazioni minori, il 12/03/2012 la band si è esibita in Francia e questa live release ne è la testimonianza.
(Kornalcielo Records) Potenti e dannatamente rock’n’roll. Si scatenano i Gonzales, con i loro riffoni, con la loro radice blues, con questo suono così diretto, schietto, completo, pieno. Diciotto minuti di rock duro ma melodico, ben suonato, intelligente, divertente. “Liars” sfiora sonorità punk; pezzo potente, scatenato, con quel piano così maledettamente southern. “Spellbound”, melodica, con quel riff irresistibile, e quel ritornello indimenticabile, da cantare con tutta la voce che avete in corpo.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Melodia tetra e distorsione infernale, feedback, il caos e l’approssimarsi di una esplosione. Si chiama “The Abyss” tutto cioè e “Najat” è il risultato finale di quell’esplosione. Una canzone fatta col crust, il death con melodie alla Entombed della fase hardcore e una dose di rock ‘n roll. Si va avanti così, senza ulteriori modifiche. Con “Heat of the Darkness” e il suo ritornello alla Motörhead, “Devil’s Cross”, tra sonorità southern crust e via dicendo.