KILLERS LODGE – “Unnecessary I”
(Autoproduzione) Killers Lodge, ovvero John KillerBob, bassista dei Cadaveria, ex dei Raza De Odio e Necrodeath. Musicista navigato, con due spalle grosse, cioè uno che di esperienza ne ha e di musica ne ha creata e suonata a vagonate. Tempo fa con il collega dei Raza De Odio, Christo Machete, si inventò questo progetto per suonare del metal in stile rock ‘n’ roll. John e Christo Machete fanno baldoria (altro…)
(Pesanta Urfolk) Per chi, come me, ha amato alla follia i Wardruna, i Kinit Her dovrebbero essere il non plus ultra, dato che portano all’estremo il sound neopagano della band norvegese: e invece questo ep, tre tracce per quasi venticinque minuti (la titletrack supera i dodici), non mi ha convinto per niente. Ma so perfettamente il perché: mentre i Wardruna elaborano canzoni (e che canzoni!)
(Spider Rock Prom.) Kiara Laetitia era la cantante degli Skylark e adesso si presenta in veste solista, attraverso un quattro pezzi di matrice power rock/AOR. Le sonorità di “Fight Now” ricordano molto il rock potente e melodico degli anni ’80, eppure non trovo una patina di ‘anzianità’ in questi brani, bensì un concreto atto classico e tradizionale per un rock-hard rock dall’alto tasso melodico.
(Nuclear Blast) Quello che rappresenta stilisticamente il nuovo album dei Kataklysm, penso possa essere espresso dall’incipit dell’opener “Fire”, il quale è un refrain di chitarra sinistro e freddo come nella migliore tradizione dei Dismember o comunque dell’arcaico death metal svedese dei primi anni ’90, ma di scuola Stoccolma. La band canadese nasce nei primi anni
(Mausoleum Records) Ritorno al passato. Un salto indietro nel mondo del metal e dell’hard rock. Un viaggio a ritroso nel tempo che è possibile fare ora, adesso, in questo momento. “Lion’s Den” è un dannatissimo album che ha venduto l’anima ad un hard rock poderoso, sincero, fiero di esistere. Si sentono sensazioni antiche, emozioni da Led Zeppelin, Europe, Thin Lizzy, Malmsteen,
(Revalve Records) Inizio a scrivere dei Kupid’s Kurse facendo loro i complimenti. Non so se sono furbi o bravi, ma si meritano i miei sinceri complimenti. Sapevo che l’album arrivava dalla Revalve Records, etichetta italiana e che in catalogo ha solo band italiane e per buona parte ottime, quindi mi aspettavo una band nostrana. Come d’abitudine solo dopo l’ascolto ho preso
(Quality Steel Records) L’oscuro lato umano che cela quella forza misteriosa la quale spinge verso un desiderio possessivo estremo, una fame insaziabile di conquiste, trofei. Forse per essere ricordati, forse per essere immortali, forse per firmare il passo fondamentale di un genere umano che altro non è che una piccola insignificante scintilla nella vastità dell’universo. Ispirato alla storia dell’alpinismo e delle conquiste di cime altissime, questo “Frostbite” descrive perfettamente in chiave black metal l’assurdità umana,
(Autorpoduzione) Altra realtà italiana con una gestazione lunghissima. Risale infatti al 1985 questo progetto di Trieste, nel quale ha militato anche il vocalist Sandro Zarotti degli Upset Noise (qui ospite in una canzone). Le origini della band erano orientate ad un rock 70/80, che nel moderno hard rock/metal proposto si sentono molto, e contribuiscono ad arricchire un sound sempre pieno, elaborato, corposo.
(Autoproduzione) Trio doom che include ben due donne, i veneti Krownn registrano questo demo di debutto in sole sei ore, allineando così sei tracce fumose e old-fashioned, in cui la distorsione (soprattutto del basso, guarda caso) regna sovrana, e i fantasmi di Black Sabbath, Pagan Altar e oserei direi Cirith Ungol sono ben più che fantasmi. Come si può vedere già dai titoli, i nostri si ispirano in prevalenza
(Candlelight) La furia devastante contenuta in “Bite Your Head Off” è quella dei King Parrot, ovvero quattro finti fuori di testa di Melbourne. Finti perché la furia eccentrica che i Parrots rivelano nell’album è bilanciata dalla perfetta e talentuosa capacità di incastrare tra di loro ogni singola parte che la band concepisce
(Autoproduzione/Zimbalam) Kuadra è qualcosa di claustrofobico, una band arrabbiata, scorbutica, ringhiante. E’ figlia della realtà o il tentativo di raccontarla? La definirei una band sociale, perché il cantato tratta di tematiche odierne ed anche quelle introspettive sono evidentemente condizionate dall’ambiente
(Hellthrasher Productions) Autopri di un death metal dozzinale e sporco, i polachi Kingdom celebrano sonorità underground consumate e devastate da atmosfere dannate, ma anche caotiche e con punte estreme, quasi votate ad un death-grind amorfo. I Kingdom esprimono anche passaggi pacati e nei quali cascano in un thrash potente,
(Autoproduzione) Quando una band alla musica riesce ad associare delle parole significative, dei buoni testi, allora il cerchio si chiude, l’opera diventa tale. I Koza Noztra cantano in italiano e di cronaca nera, di mali e scorrettezze della nostra società e non solo di queste cose. I Koza Noztra eseguono un ritratto
(Scarlet/Audioglobe) La lunga saga “Legend of the forgotten Reign” (sei dischi: una media da Rhapsody!) si è conclusa, ma i romani Kaledon non hanno per questo rinunciato a raccontare le storie dell’omonimo regno: “Altor: the King’s Blacksmith” è infatti una sorta di spin-off che descrive in dettaglio
(Steamhammer / SPV) Musica adulta, musica complessa. Musica sublime. Atmosfere dolci, ambientazioni sofisticate, suoni digitali e suoni molto rock, graffianti, incisivi. Quattordicesimo capitolo per il progetto di Lenny Wolf. Un album non immediato, che rivela la sua sofisticata complessità a piccole dosi, coinvolgendo
(Marple Metal Records) Esordio sullo scenario metallico per i canadesi Kemilon, che si affidano alla neonata Marple Metal Records, anch’essa canadese e impegnata soprattutto nella promozione di artisti nazionali. Al primo ascolto, mi hanno subito colpito le splendide keys dal suono spaziale: un tempo qualcuno chiamava
(Sigma Records) I Kess’khtak sono della bucolica svizzera, ma il loro sound è totalmente opposto alla calma elegiaca di quei paesaggi, perché si da il caso che la band suoni in modo frenetico e distruttivo, come un movimento tellurico sprigionato da un punto d’incontro tra death metal, hardcore, crust e grindcore.
(Autoproduzione) In attesa di produrre un intero full-“length”, i veneti Kanseil distribuiscono questo interessante promo di cinque brani, nei quali rivivono spirito e tradizione di una Europa primordiale e dimenticata.
(Dark Descent Records) Sono finlandesi i Krypts e il loro death metal risente delle influenze di quello della vicina Svezia. Tuttavia “Unending Degradation” non sembra voler riprendere fedelmente i modelli di Entombed, Grave e Dismember.
(Bakerteam Records) Bello, semplicemente bello. La Bakerteam Records ha fatto un vero colpaccio nell’assicurarsi i romani Karnya, nuova incarnazione di una band chiamata Zen e attiva con un full-“length” a metà anni ’90. “Coverin’ Thoughts” è un signor disco,
(Go Down Records) Quattro disgraziati che respirano attraverso una bottiglia di whiskey, anzi grappa, considerando la loro provenienza Veneta. Quattro sballati che si sono auto condannati ad una esistenza devastata, decadente, dove l’unica cosa che conta è avere una sigaretta in bocca, un palco per suonare,
(Kornalacielo Records) Lo stoner dei triestini King Bravado ha dentro l’energia del rock, ha movenze che arrivano dal blues e nel contempo è una manifestazione del tipico desert sound. Distese immense, vuote, arse e percorse in lungo e in largo dai King Bravado; spavaldi e selvaggi posseggono chitarre distorte
(Agonia Records) C’è un senso di “fuori fuoco” in questo nuovo lavoro degli svedesi Kongh. E’ un qualcosa che sfigura l’atteggiamento doom/sludge di questa band costituita da soli tre componenti e dove tutto sembra ruotare attorno all’inventiva di David Johannson (chitarra e voce).
(Metal Scrap Records) Thrashers ucraini e che cantano in lingua. La loro connazionale Metal Scrap propone spesso compagini di matrice thrash metal, segno che il genere riceve continuamente riscontri anche in luoghi lontani da quelli “istituzionali” di nascita (Europa Occidentale e USA). Dopo Endless Torment e Shame Yourself arriva un’altra vagonata del genere menzionato,
(Moonlight Records) C’è qualcosa di primordiale e dirompente insieme nel legame che regge una formazione di tre musicisti. Un trio si scatena sempre, ponendosi da prima sulla base di ciò che suona ed evolvendosi e cambiando i connotati del sound poi. Per quanto concerne questi tre è difficile esprimersi sul loro sound. L’etichetta li presenta come instrumental stoner e di sicuro alcune melodie e scenari ricordano il genere, ma credo che i King Bong vadano ben oltre.
(Ultimahte Records) L’opener e title track di questo album ha un impatto thrash/metalcore, le seguenti “Next Time” e “No Answers” si spostano invece nettamente verso il versante metalcore, forse la vera dimensione dei francesi Karma Zero. “Death Inside” propone un risvolto maggiormente thrash in diversi punti del riffing, oltre al richiamo verso alcune soluzioni melodic death metal (come “Modern Slowery”). I Karma Zero inseriscono nelle proprie canzoni una musicalità dominante
(Autoproduzione) I Kalidia sono una formazione power/gothic metal (naturalmente con una cantante donna, la bella Nicoletta Rosellini) che propongono quale prima produzione in carriera questo demo di quattro pezzi, per un minutaggio totale di circa venti minuti. “The lost Mariner”, siamo onesti, non morde, anche a causa di una produzione che appiattisce i suoni e rende la batteria molto spesso una mitragliatrice. Molto meglio la power ballad “Winged Lords”, nella quale riconosco un flavour anni ’80.
(Devizes Records) Duo britannico dalle ascendenze stoner, ma che tende ad essere anche altro, fino a mascherare la propria essenza e tanto da costringere l’ascoltatore a sentir più volte questo album per capirne tutti i variopinti elementi. Questo è l’omonimo dei Kroh, ovvero Paul Kenney, polistrumentista e membro dei Fukpig , dei Mistress, e sessionman live per gli Anaal Nathrakh, e il cantante Francis Anthony (Shebrew, Tumor,
(SPV/Steamhammer) E allora, come vanno i Kamelot senza Roy Khan? Vanno bene, diciamolo subito. Forse non benissimo, ma bene sicuramente. Il talentuoso cantante è stato sostituito dallo svedese Tommy Karevik, che forse qualcuno conoscerà per la sua militanza nei progsters Seventh Wonder, e che in diversi frangenti ricorda il suo predecessore; Sascha Paeth ha fatto un buon lavoro di produzione;
(Scarlet Records) Una trave d’acciaio che improvvisamente vi viene scaraventata sui denti, lacerando, devastando, rompendo. Sangue che scorre, dolore micidiale, devastazione dei sensi, perdita del controllo, esplosione. Negli anni 80 e 90 bands come Anthrax, Dark Angel, Defiance ed Exodus erano capaci di scatenare sensazioni simili con la loro musica. Con ogni maledetto disco, e con ogni fottuta canzone.
(Dark Essence Records) La band di Bergen è al secondo lavoro in studio, nel quale ha curato la produzione Iver Sandøy (Trinacria, Emmerhoff & The Melancholia Babies, Manngard). Il sound è molto sperimentale, per via selle ascendenze dark, post metal e stoner, che determinano canzoni d’atmosfera attraverso suoni densi e vibranti. “Diin” si avvale di lunghe parti strumentali e con la voce di René Misje
(AFM) C’è heavy Metal indiano, dietro a questo moniker il quale ha già realizzato due album. I Kryptos nascono nel 1998 e vantano una serie di esibizioni live sia negli Usa che in Europa, nelle quali presenziavano anche band del calibro di Iron Maiden, Kreator, Satyricon e altre ancora. L’accordo con la tedesca AFM porta al terzo album in studio il quale è una derivazione del sound heavy anni ’80, tipo Judas Priest e Iron Maiden
(Napalm Records) Una chitarra, un basso e una batteria, affiancati in modo pulito da una produzione che li dispone sullo stesso livello. I suoni sono quelli di un selavaggio psycho doom/stoner in stile jam session. Pezzi lunghi e la quasi assenza del cantato e quando c’è è il chitarrista al microfono. Il suo nome è Johan Jacob ed è anche l’autore della copertina, oltre ad esserlo per quelle di altri, come i Karma To Burn ad esempio.
(Napalm Records) Pausa dai Leaves’ Eye per la cantante norvegese Liv Kristine, tra le più importanti dell’era symphonic metal, grazie ad i suoi trascorsi nei Theatre of Tragedy. “Libertine” propone un suo approccio diverso alla musica, infilando una sfilza di pezzi dalla dimensione rock, ma dalle tinte morbide e delicate. Si, se vogliamo anche sul pop. C’è l’intro e arriva “Solve Me” a stuzzicare la più sincera curiosità dell’ascoltatore, grazie appunto ad un rock/pop scorrevole e accattivante.
(Candlelight) Birgir Thorgeirsson, fondatore e attuale membro dei Potentiam, nel 2001 chiamò il collega Kristján B. Heiðarsson, batterista dei Potentiam, per incidere l’EP “Burned and Battered” con il nome di Pornea. Era il 2001 è quella sortita rappresentava il nucleo primario e la genesi dei Kontinuum. La release era un insieme di experimental metal, doom, punk e dark atmospheric metal. Gli islandesi si sono definiti formalmente nel 2010