Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
PRIMAL FEAR – “Unbreakable”
(Frontiers) Nono full “length” per i Primal Fear e nona bordata di inossidabile heavy/power metal tedesco: Scheepers, Sinner e compagni hanno ormai raggiunto da tempo uno standard invidiabile di qualità e professionalità sotto tutti i profili, per cui gli appassionati possono sempre acquistare a scatola chiusa. Certo, i nostri non volano più alto da tempo (a parere di chi scrive almeno da “Seven Seals”), ma fanno sempre il loro sporco lavoro di veterani del metallo tedesco. “Strike” è naturalmente ultraclassica – fino all’assolo, che fa stranamente pensare a suoni e ritmi di Luca Turilli! (altro…)
(Horror Pain Gore Death Production) Prodotto vecchio di un anno, ma estremamente attuale. Pubblicato in occasione di Halloween 2011, questo vinile 7”, colorato di viola, con una pregiata confezione, mostra il ritorno degli Druid Lord ad un anno dalla pubblicazione dell’album “Hymns For The Wiked”. Il pezzo proposto è “Dark Age Sorcery” ed assolutamente malvagio, perverso, pesante, oscuro. Sul lato B, invece, ci sono gli americani/svedesi Skeletal Spectre, band con all’attivo un paio di album, fronteggiata da una bellissima (ed oscura) vocalist, Vanessa Nocera, la cui voce, tuttavia, è quando di più lontano ci possa essere dal gentil sesso.
(Infektion Records) In questo secondo album dell’artista David Pais c’è di tutto, ma il tentativo di dare voce alla sua originale concezione artistica naufraga in un lavoro che appare quanto mai confuso, un ibrido che non trova una direzione coerente. I brani, seppur non privi di spunti fantasiosi, risultano però una miscela stramba di generi, dal metalcore/death alla vena funk del terzo brano “Morning Glory” a cui seguono echi blues, suoni melodici, atmosfere ambient e hard rock, ma niente che lasci davvero il segno.
(Nekro-Tron Records/Black Tears Records) I Negatron videro l’alba dei propri giorni nel 2010, grazie a Samael Von Martin, chitarra basso, tastiere e cori, e Demian De Saba, batteria, tastiere e cori. Costoro provenivano da esperienze in band black metal italiche come Evol, Satanel e altre. L’aggiunta di “Alex “Krom” Kain alla voce (ex Algol, Trifixion e altri)e della guest Belita Aldair, organo, voce e medium, (suona neglistatunitensi Satanic Corpse) ha arricchito e definito l’essenza dei Negatron. Un’essenza che la band definisce “nekro doom metal”
(Abyss Records) Mi fermo a guardare la copertina di questo album. Sarà death metal old style o brutal death metal? Rocking Corpses? Mai sentiti! Il titolo dell’album è “Rock ‘n Roll”? Allora qualcosa non quadra. Inserisco nel lettore l’album e pigio il play. C’è una cantilena, un inno funerario finlandese e lo scroscio della pioggia. Bah, si intitola “Into the Grave”. Segue “Up from the Grave”. Dannazione, è morto e risorge? Aah, forse ora capisco il nome della band, la copertina e, scopro dopo, le immagini interne al booklet.
(Crash & Burn Records) I varesini Nekrosun sono ambiziosi e sicuri di sé, ma decisamente se lo possono permettere: dichiarano di suonare, nel loro secondo album, ‘unlimited metal’, in un continuo intreccio di generi e sonorità, e inoltre con una forte filosofia alle spalle, elaborata dal singer e autore dei testi Alberto Bernasconi. E dando una scorsa alle liriche bisogna davvero dire che esse sono la marcia in più della formazione lombarda: mai scontate, problematiche, pervase da un estraniante senso di religiosità e spesso da una cupa e sfaccettata disperazione che mi ha molto ricordato le composizioni di Darren J. White (primi Anathema, Serotonal, The Blood divine).
(Autoproduzione) Aspettavo questo nuovo album dei Cryptopsy, da quando ho ricevuto il primo comunicato stampa che ne annunciava l’uscita. Ben tornato a Jon Levasseur (chitarrista) che diede un taglio con la band dopo “And Then You’ll Beg”. Tutto quadra in questo album che suona Cryptopsy al 100% perché niente è fuori posto. I maestri ci sono e, forse, rispondono con rabbia e classe a tutte le critiche che li hanno accompagnati dopo “The Unspoken King”. Legittimo criticarli, vista la virata verso un sound non propriamente loro.
(Horror Pain Gore Death Production) Queste sono cose per veri intenditori. Uno split, due band. Due canzoni, una per lato di un vinile 7”, con poster 18×24, produzione limitata a 100 copie. Artwork firmato da Mark Riddick (artista che ha curato diverse copertine death meatal underground fin dal 1991) e Vincent Locke, autore delle copertine sanguinolente dei Cannibal Corpse. Il valore di queste produzioni, specie nell’era digitale, è inestimabile, specialmente per gli amanti del vinile (come chi scrive) e per coloro che sanno apprezzare del buon sano marcio death metal vecchia scuola,
(Autoproduzione)I Jackstraw sono marchigiani e in questo demo sono in sei e pestano a dovere attraverso la loro musica. La prima canzone, title track del demo, denota immediatamente un riff vorace, un timbro della chitarra cupo e inoltre un doppio cantato, uno screaming rognoso, di Maria Elena (non più nella band dal 2011), e un growling infernale, di Ivan. Il brano si sviluppa attraverso un riffing thrash metal, ma “False Smile” sembra essere decisamente incline, nella sua sostanza totale, al crossover, quindi ad un un sound robusto, lineare, carico di rabbia e di hardcore.
(Autoproduzione) I Nephandus sono una band underground e questo EP è un esordio. La registrazione è accettabile, la batteria ha un rullante tipo scatola di latta, il cantante ha un growling torvo e le chitarre vengono coperte dalla voce e dalla batteria. Questo death metal vecchio stampo, abbondantemente contaminato dal thrash metal, è catramoso e incrostato di ruggine, nel senso che quell’essenza di vecchio, di qualcosa di passato e di marcio sembra levarsi da questo sound crudo e approssimativo.
(Slow Food play fast) I toscani Fallen Fucking Angels sono notissimi veterani della scena speed italiana e dal 1997 a oggi hanno dato alle stampe una messe considerevole di demo, split, live e album a pieno titolo. “Italian Restaurant” è il terzo di questi ultimi; al nucleo storico, costituito dal batterista e vocalist Filippo “Butch” Belli e dal chitarrista Stefano Giusti, si affiancano ora il bassista Leonardo Tomei e il giovane guitar hero Alberto “GlamChild” Moriani. Vediamo i più significativi dei brani in scaletta. “Annapurna” ha tutte le caratteristiche del buon vecchio speed (appena sporcato da schegge di thrash): batteria come un martello pneumatico, chitarre ‘zanzarose’, voci urlate e sgangherate.
(Autoproduzione) Lo stile musicale dei Beyond The Gates tende ad avere più aspetti, ad essere multiforme, lo si era notato già nel precedente album autoprodotto “The Inhumanity of Human Mind”. Questo nuovo lavoro viene presentato dalla band come un concept. Quasi che i ragazzi di Padova abbiano sentito il bisogno di dare ancora più spazio alla loro voglia di espandersi in più direzioni, appunto sfruttando il mezzo del concept. “Zodiac” è strutturato sui segni zodiacali e sulla storia d’amore tra Bellezza e Tenebre.
(Massacre/Audioglobe) Una copertina vagamente inquietante (di Eric Philippe), un titolo enigmatico, e undici brani di ottimo heavy/power metal: il debut dei francesi DarkTribe ci narra con classe e inventiva dei guasti della civilizzazione umana sul nostro pianeta. La band è composta da due fratelli e altri tre amici di vecchia data e finora aveva dato alle stampe soltanto un demo autoprodotto nel 2009. “Taiji”, primo brano in scaletta, apre gradevoli scenari sinfonici con un vago tocco progressive. “Roma XXI” va ancora ad aumentare la dose di melodia fino ad assomigliare a qualcosa dei Secret Sphere o dei Powerquest;
(Autoproduzione) “Juggler” è il primo atto discografico di questa band polacca, sulla quale non ci sarebbe molto da dire sulla loro musica. E’ un thrash metal totalmente old style, espresso attraverso quattro pezzi. La band nasce a Varsavia pochi anni fa e fino ad ora il suo curriculum è cospicuo in quanto ad esibizioni live. Hanno partecipato al Pozerkill4Ever Tour con Hirax e Assassin, al Metal Battle PL, arrivando terzi, e suonato al MetalFest dove c’erano Megadeth, Kreator, Death Angel, Blind Guardian e altri. In agosto 2012 la band è stata in studio per incidere quello che sarà il debut album.
(SG Records) Registrato a Göteborg da Arnold Lindberg, il nuovo album dei Naughty Whisper ha un approccio decisamente diverso rispetto a quello dei due precedenti: i lombardi sono passati dal glam degli esordi a un modern metal nel quale si intersecano senza soluzione di continuità elementi gotici e rock. I risultati in ogni caso restano molto interessanti! “Welcome to my Nightmare” ha un wall of sound corposo, animato sia da effetti elettronici che da chitarre dai suoni a tratti molto vintage.
(SG Records/Andromeda) I frusinati Metaphysics hanno atteso ben sette anni per poter dare alle stampe il proprio debut: “Beyond the Nightfall” esce infine per la SG Records e vede come guest in formazione Andrea De Paoli, ben noto per essere il tastierista dei Labyrinth. “Fallin’”, che inizia le danze, dispiega un progressive metal dove largo spazio hanno anche il piano e le chitarre acustiche; l’unica nota stonata è costituita dai suoni un po’ incerti della batteria. Caleidoscopio di stili e sensazioni è “Letter from a dead Man”
(SFC Records) Islandesi e dovoti ad un death metal si pesante, ma concepito attraverso la tecnica. Una tecnica che appare fluente e la stessa etichetta infatti li avvicina a coloro che hanno nei propri gusti la passione per Obscura, Necrophagist eThe Faceless. Insomma, gli Ophidian I sembrano la tipica band che anziché subordinare la musica alla tecnica, mettono quest’ultima a disposizione della musica. Non tutto deve avvenire per conto dell’esasperazione esecutiva.
(Rock It Up Records) Doom, progressivi, sinfonici, epici. Vasta la possibile collocazione dell’arte dei greci Sorrows Paths. Un percorso lirico concepito su un deviato concetto di amore, un percorso sonoro basato su una marcata meticolosità nella scelta dei suoni, dei cambi di tempo, delle atmosfere create. Un album che si sviluppa in maniera imponente, monumentale. Servono diversi ascolti
(Metal Scrap Records) La musica dei Cryogenic Implosion girava da tempo non solo in Ucraina, loro paese natio, ma anche attraverso un demo-album, “The Demons Come Again”, pubblicato dalla francese Nihilistic Holocaust, e due brani inclusi nella compilation dell’argentina Highlights Records. “Creation of the New World” è dunque un album d’esordio concepito nel 2010 e a seguito del quale la line-up ha subito una variazione
(Massacre/Audioglobe) Tre album in tre anni per i simpatici rockers tedeschi Unherz, che si propongono oggi sul mercato con una copertina diciamo accattivante, e un titolo che suggerisce un doppio senso non proprio finissimo (tradotto in italiano sarebbe “La verità sta nel mezzo”…). Il cd si divide equamente fra brani rock molto tirati, alla Toten Hosen (l’opener “Schmerz neu definiert”, ad esempio, ha un tiro grintoso da headbanging, ma va citata anche la melodica “Seite an Seite”), e pezzi più ironici e svagati (“Benzin” o l’irresistibile “King Kongs Schwester” – ‘la sorella di King Kong’ – con una intro alla Platters e uno sviluppo quasi teen rock).
(Pure Rock Records) Benzina ad alto numero di ottani. Con il piombo. Dannatamente inquinante. Carburazione grassa, ritorni di fiamma, puzza di motore surriscaldato. Energia sprigionata senza misura da questi cinque rockers svedesi, che si fanno trasportare dalla voce di Björn, una versione molto incazzata di Brian Johnson, mentre una valanga di hard rock pompa, batte, sfuria, catturando, trascinando, schiaffeggiando. Venerano il deviato dio del rock’n’roll più sommo, overdose di anni ’70 e anni ’80, chiave moderna nella produzione,
(Shadow Kingdom Records) Il doom metal dei danesi Altar of Oblivion si è leggermente alleggerito rispetto alle prove precedenti: il risultato è molto più vicino alle matrici ottantiane del genere, e quindi piacerà di meno agli estimatori degli Ahab o dei Funeral e di più a quelli dei Candlemass o dei Saint Vitus. Sei i pezzi in scaletta di un disco forse un po’ breve, che si assesta attorno ai 35 minuti di durata. “When Darkness is Light” è un macigno che – appunto – urla Candlemass in ogni nota, reso più interessante dalla voce stentorea del singer Mik Mentor.
(EarMusic) Qui c’è decisamente qualcosa che non va. Quando ho sentito che Kai Hansen e Michael Kiske sarebbero tornati a suonare insieme dopo 24 anni, come molti altri sono balzato dalla sedia; la notizia che sarebbero stati accompagnati da musicisti di spicco come il bassista Dennis Ward, il batterista Kostas Zafiriou (entrambi impegnati con i Pink Cream 69 e D. C. Cooper) e il guitarist Mandy Mayer (in passato con Krokus e Gotthard) non poteva che aumentare la curiosità. L’ep “Ignition”, a dispetto del titolo, aveva già un po’ raffreddato l’entusiasmo
(Cosmic Swamp Records & ZZPot Records) La materia di questo split è l’ideale per lanciarsi in orbita. Perfetta per prendere il cervello e lanciarlo oltre le stelle. Dopo l’ottimo “Noisy Spirit”, gli Otehi elaborano due brani per questo incontro discografico. “Delirious” è lenta, sensuale, una melodia languida, psichedelica e spaziale. Un drumming che ricorda il Mason di “Set the Controls for the Heart of the Sun”. Il brano si frattura in due, dura 13’55”, c’è una lunga pausa, sembra che arrivi una nuova canzone.
(DTM Productions) Dalla città di Cracovia un album schizoide, folle e al di sopra di ogni regola. Detto in modo elementare gli Iblis con “Menthell” producono un sound di progressive death metal, ma la linea progressive dell’album è eccentrica, esasperata ed appunto schizoide. Un basso che crea melodie che si espandono e chitarre che sembrano ora cantilene e qualche secondo dopo delle arpie rapaci e più cattive del solito. Attraverso il death metal di base, si intravede il thrash metal, ma anche del mathcore o del semplice metal moderno.
(Rogues Records) Questi sono schizzati. Sanità mentale defunta. Sono da internare, d’urgenza. Tre musicisti fenomenali, ma completamente pazzi. Pericolosi. Da internare, si, ma anche da mettere sotto sedativo. Perenne. Nove tracce di musica schizofrenica. Riproducono sonorità anni 70, sonorità moderne, sonorità strane, sonorità assurde, sonorità e basta. Non vi so dire che musica fanno. Forse non lo sanno nemmeno loro. Le influenze dichiarate sono Einsturzende Neubauten, primi Primus e Motorpsycho.
(This Is Core Music) Ci sono stato a Reading, Inghilterra, luogo dal quale provengono gli High Hopes e capisco tutta l’energia, o rabbia che possa essere, che sprigionano e veicolano in questo EP di debutto. Musica che arriva dalla periferia, lontano dai grandi centri e alla periferia del grosso circuito discografico. Musica fatta da giovani di questi tempi. La tensione emotiva dell’epoca che viviamo sembra trasparire dalle note rabbiose degli High Hopes. Un thrash/metalcore fatto con suoni taglienti, con batteria pesante,
(Abyss Records) Ho sempre pensato che il revival di generi e sonorità venga spesso incentivato da qualche buon album che salta fuori dal marasma generale del pentolone di turno.La Abyss Records è un’etichetta che fonda le proprie strategie verso il death metal di matrice old style, la quale pubblica i Corrosive Carcass, band presa in adozione dalla Svezia. Due condizioni che mettono in piedi un album, “Composition of Flesh”, in cui il death metal svedese di una volta (particolarmente Grave e primissimi e truci Dismember)
(Abyssal Warfare Promotion) E’ un po’ difficile valutare una band da due sole canzoni. Peggio ancora se queste due si sommano solamente alle altre tre del precedente demo, risalente al 2006. Cinque canzoni in sei anni (anzi cinque anni, il promo è del 2011)? Mi spiace, ma è un po’ poco. Gli italiani HASTUR suonano un death metal molto tecnico, ricco, veloce e molto ben registrato. I due bezzi hanno una struttura ben organizzata e si sviluppano con idee, cambi di tempo, intermezzi veloci. Qualitativamente sempre ad alti livelli, nonostante non ci siano idee particolarmente nuove, dimostrano una capacità compositiva notevole, seguita da un’esecuzione impeccabile.
(Bakerteam Records) La musica dei nostri connazionali Lykaion è in equilibrio, sospesa tra il rock e il metal melodico. Ne viene fuori un lavoro moderno, dunque influenzato da più stili, con suoni decisi e netti, una produzione curatissima. La musica, vera sostanza poi delle cose, è diretta, senza troppe evoluzioni e madre di canzoni che hanno una buona linearità. Se la title track che apre l’album ha un sound più rock, la seguente “A Cold Summer Day” ne presenta uno più carico e più metal, dai toni thrash.
(Infektion Records) Gli esordienti Venial Sin (hanno infatti alle spalle soltanto un demo) provengono dal Portogallo e si offrono sul mercato con questo ep di lunga durata: quasi un disco vero, essendo il minutaggio attorno ai 36 minuti. “A new Rose” propone tempi dispari e ritmi serrati, repentini cambi d’atmosfera e qualche spunto tribale. “Prepared for Battle” contiene quasi spunti progressive nel finale, e la varietà del sound e del songwriting è confermata da un brano come “Real End”, che non starebbe male in un disco dei Porcupine Tree.
(Pure Steel-Audioglobe) Molti dei defenders conoscono già Kevin Goocher, che ha avuto l’onore di cantare con gli Omen: i Phantom X, da Dallas, Texas, sono la sua nuova band, che con questo quarto album di onesto e potente US power metal si lancia all’attacco del mercato internazionale. I nostri, tra l’altro, hanno in programma fra meno di un mese un tour europeo che li porterà anche in Italia, per diverse date e in location peraltro inusuali (fra le quali Napoli e la Sardegna). Tre quarti del disco costituiscono un concept sul quale, purtroppo, noi recensori non abbiamo troppe informazioni!
(Hellthrasher Productions) Sensazioni malvagie che si materializzano nel profondo subconscio e che emergono come un’eruzione apocalittica attraverso i sensi, emergendo sotto forma di urlo liberatorio, violento e devastante. Un nuovo malefico progetto dalle menti che già hanno dannato il mondo con Putrified ed Infuneral. Produzione a cura di Devo (Marduk, Nefandus ecc). Trentatre minuti di black metal potente e furioso, ma sempre caratterizzato da una componente melodica,
(Metal Blade/Audioglobe) Di una reunion dei Mythotyn ancora non si parla, e quindi dobbiamo ‘accontentarci’ del secondo disco dei King of Asgard, che a parere di chi scrive si candida ad essere fra le cinque migliori uscite dell’intero 2012. Karsten Larrson e Karl Beckmann non hanno certo dimenticato le proprie origini e “…to North” finisce quindi per rappresentare la quintessenza di un certo modo di intendere la musica, la mitologia e la società norrena che, in un contesto di grande standardizzazione, ha ben pochi equivalenti sul mercato.
(Napalm Records) La Napalm Records presenta i finlandesi Chaosweaver, giunti al secondo album quattro anni dopo quello di esordio, come una band di cinematic extreme metal, ovvero suonano del (quasi) black metal, non tanto cattivo nell’approccio, intriso di synth, tastiere varie che creano uno strato sinfonico il quale molto spesso ricopre come una neve ogni cosa. Dunque la parte metal diventa quasi un’ossatura, sulla quale si impiantano sinfonie, melodie oniriche ed astratte, a volte irreali o totalmente fiabesche.