VOYAG3R – “Victory in the Battle Chamber”
(Autoproduzione) Sono di Detroit e sono in tre a suonare chitarra, batteria e sintetizzatori e manco moderni. Il sound che sprigionano in questo 7” è qualcosa che raggruppa più sfumature, ma è dominato da caratteri musicali derivati dalle colonne sonore di film di fantascienza, horror e anche d’azione, tutti rigorosamente anni ’70. Non si trovano briciole di modernità e infatti la melodia di (altro…)
(Indie Recordings) Si sono piaciuti i Cult Of Luna con l’album “Vertikal” ed ora ecco un EP, di soli quattro pezzi e in linea, stilisticamente, con l’album. Oppure, molto più concretamente, ecco che gli Svedesi usano il vecchio trucco di tirare fuori una pubblicazione con gli scarti delle session dell’ultimo lavoro. Mestiere. Trucco vecchio quanto il mondo. Dunque nessuna novità,
(Pure Steel/Audioglobe) “Under the Flag”, il debut dei francesi Holy Cross, mi era piaciuto non poco, e qualche tempo fa mi chiedevo appunto che fine avesse fatto questa formazione di classic heavy metal, dato che non arrivavano notizie dal 2009. Eccoli quindi, sempre sotto Pure Steel, con il secondo album: i temi cambiano completamente, e ci si sposta dalle gesta dei vichinghi alla modernità
(SPV/Audioglobe) Non è passato troppo tempo – circa un anno e mezzo – da quando ho recensito (
(Death Rides a Horse Agency) Fantastico. Semplicemente fantastico. Un EP che marca il debutto di questa band danese, questa band particolare, innovativa. Musica piena di atmosfera, di emozione, di fantasia. La romantica e angelica voce di Monika Pedersen (ex Sirenia) domina un’idea compositiva diversa, un concetto sonoro che ha la potenza emozionale di una colonna sonora
(Autoproduzione) I Mantra sono una band francese che ha sviluppato un sound piuttosto particolare. Un metal progressive che è tale sia per il mutare del songwriting che per un utilizzo di scomposizioni ritmiche e del riffing. Una frammentazione musicale scorrevole che catalizza l’attenzione dell’ascoltatore e domina le otto composizioni, le quali si aprono con “Toward the Light”, dove
(Ván Records) Alexander von Meilenwald pubblica il quarto album sotto il vessillo The Ruins Of Beverast. Toni sepolcrali e gelidi, a metà tra death, doom e black metal (anche se quest’ultimo ha in realtà una predominanza maggiore) scelti da Alexander, polistrumentista tedesco è batterista dei Nagelfar. Il progetto one-man-band continua ancora e “Blood Vaults” ha i toni di una
(UK Division/Andromeda) Quando penso al metallo cantato in italiano, la prima band che mi viene in mente sono i Rosae Crucis, e la seconda i Vanexa; ma i friuliani Tempesta non sono certo da meno! I nostri perseguono questa scelta coraggiosa ormai dal 2007, e “Scusate per il Sangue” è il terzo full-“length” di una carriera iniziata quasi venti anni fa. Il punto di forza di questo disco
(Bakerteam Records) Suoni moderni, suoni letali. Infettano l’atmosfera dalla calda Sardegna, ma il loro sound micidiale emana sensazioni fredde, mortali, un autentico incubo concentrato in nove furiose tracce dove un metallo dalle sembianze moderne, con richiami industriali, si scatena in un qualcosa che rende l’aggressività una ragione di vita, una scienza perversa che i quattro
(Saol Music) L’hard rock non è solo un genere musicale. È uno stile di vita che coinvolge, che non è mai scomparso, che rinasce, che attira e crea dipendenza. Deve essere questa la ragione per la quale il chitarrista dei Revoltons (power/thrash) Alex Corona e l’ex batterista degli Elveking (folk/power) Elvis Ortolan decidono di cambiare genere e darsi al vizio, alla corruzione, alla vita
(This Is Core Music) Nati dalle ceneri dei My Sweet Nightmare, band metalcore, i Desource si propongono con questo debut album alla scena (estrema) italiana, nella quale da il suo contributo la This Is Core Music, che fa delle modernità il suo credo. Il sound dei Desource è un ottimo ibrido tra metalcore, cenni nu-metal, hardcore, groove metal e così via, ma con una dominante progressive
(Steamhammer / SPV) Che band assurda questi olandesi. Un passato strano, confuso. Sono in giro da trent’anni, ma la loro line up è sempre stata un autentico casino. Una band sfortunata. Non hanno mai avuto un gran successo, al contrario di certi membri storici quali Arjen Lucassen che andò a dedicarsi al suo famoso progetto solista. Per fortuna c’è ancora il cantante fondatore con la sua voce
(Pure Undergound/Audioglobe) Il primo embrione dei Javelin risale addirittura al 1983, ma solo oggi questi meritevoli tedeschi arrivano al debut: quest’epoca di revival sta insomma permettendo a tutti di realizzare i propri sogni nel cassetto! Va comunque detto che in questi 30 anni (!) la band ha pubblicato due ep e un demo. Ben dodici brani più intro per questo “Fragments of the Inner
(Inverse Records) Imponente debutto per i finlandesi Vorna, autori di un black/folk impressionante, curato, pieno di idee ed iniziativa. Musicalmente il tutto sembrerebbe basarsi sul del normale black sinfonico, ma è un ascolto accurato che svela la genialità di questo sestetto di Tampere: le iniezioni folk, certe impostazioni melodiche e svariate idee sonore originali rendono
(Demonhood Productions) Ti chiami Warbastard e titoli il debut album “Principia Thrashmatica”? Accostamento improbabile, sembra il titolo per un testo di bio-meccanica! Ironia a parte, questa gentaglia dei dintorni di Newcastle è fottutamente thrash metal vecchio stampo. Qualche lieve inflessione speed metal, ma qui siamo in presenza di un ruvido, dozzinale e primevo, nonchè genuino, thrash
(Hells Headbangers) Dopo la ristampa in vinile di “Mortal Throne of Nazarene” degli Incantation, l’etichetta Hells Headbangers sceglie anche di riproporre sound meno “nobili” come quello dei The Lurking Corpses, un collettivo dell’Indiana molto pittoresco che nel suo sound mischia mette hardcore-punk, anzi più punk vero e proprio che nemmeno l’hardcore e con venature horror, oltre
(Cyclone Empire) Torna la devastante death metal band olandese e lo fa con il secondo album che prosegue l’osceno discorso iniziato un anno fa con il precedente “Malevolence”. Ancora una volta il loro death è diretto, schietto, atmosferico, potente e brutale. Ma ogni singolo riff, ogni singolo suono è sempre molto ben concepito dalla mente perversa di questi quattro infernali
(Metal Mind Records) L’occhio cade su una dicitura della Metal Mind che definisce il terzo lavoro dei polacchi Leash Eye come hard rock in stile 21° secolo. Viene da sorridere se penso che questo stile contemporaneo altro non è che hard rock, stoner, rock seventies. Il tutto è un southern metal molto vivace, graffiante, pieno di energia. Insomma un sound da 21° secolo
(Sick Monkey Records) Il rock incontra il southern. Lo incontra ed ad esso si fonde. “Buenas Nachas” emana quelle note da sentire in mezzo ad un deserto del Texas, guidando un’auto immensa, decapottabile, spinta da un motore enorme e sornione il quale a bassi regimi, porta da una costa all’altra, attraverso paesaggi mitici, scenari unici, incontri inaspettati. Southern, ma sempre pieno
(Moonlight Records) Aggressivi e brutali. Sono Italiani e devastano il mondo con il loro suono senza compromessi. Death metal, pieno di groove, pieno di momenti furiosi alternati a ritmiche concepite cinicamente per scatenare head banging letale. Rievocano un feeling che ricorda i tempi gloriosi di Sepultura e Pantera ed offrono nove tracce che annientano, nove tracce che disturbano
(Steamhammer / SPV) Lita è un’artista speciale. Non è la rock band famosa per la musica ma anche per tutti gli eccessi e le deviazioni. Lita ha sempre avuto una sua personalità reale, una personalità artistica unica, e ha sempre prodotto musica stupenda. Un artista speciale con musica speciale, musica che va oltre la moda dell’epoca che l’ha resa famosa. La sua musica piace perché ha
(Peaceville) La Peaceville pubblicizza questo lavoro con il seguente testo: ” THE EPIC DEBUT MINI-ALBUM FEATURING 30 MINUTES OF TITANIC HEAVY METAL FROM DARKTHRONE’S NOCTURNO CULTO”. In effetti l’heavy netal di Ted Skjellum, al secolo Nocturno Culto, si presenta non dissimile dai Darkthrone di questi ultimi anni. I Darkthrone nostalgici, quelli
(Rock’n’Growl) Il debut degli inglesi Deadly Circus Fire è pronto da più di un anno, ma solo adesso, per vari problemi con il mastering, riesce a vedere la luce. La band suona un interessante prog modern metal che ha forse nei Tool il proprio referente più vicino; alla sei corde troviamo un italiano, Save Addario. Si comincia con gli otto minuti di “Through the Soil”: chitarre tostissime, qualche passaggio
(Code666) Misteriosi. Progetto antico, risalente alla fine degli anni ’90. Un solo demo prodotto. Black metal, certo, ma di origini inconsuete: Portogallo. Comportamenti autodistruttivi, cose oscure, cose ignote, e dopo quel demo il progetto scompare. Tempi odierni: Angrenost (o meglio “aNgreNOST”) torna in vita. Era un duo, ora è un trio. Tre tetri personaggi, vittime dell’autodistruzione,
(Mausoleum Records) Ritorno al passato. Un salto indietro nel mondo del metal e dell’hard rock. Un viaggio a ritroso nel tempo che è possibile fare ora, adesso, in questo momento. “Lion’s Den” è un dannatissimo album che ha venduto l’anima ad un hard rock poderoso, sincero, fiero di esistere. Si sentono sensazioni antiche, emozioni da Led Zeppelin, Europe, Thin Lizzy, Malmsteen,
(Limb/Audioglobe) Vi piacciono i Dragonforce con ZP Theart alla voce? Allora comprate il debut degli Ascension. E la recensione potrebbe finire qui! Scherzi a parte, questi scozzesi sono a tratti davvero incredibilmente fedeli alle atmosfere dell’extreme power metal: si vedano ad esempio l’opener “Somewhere back in Time”, con tutti i trademark dragonforceiani
(Autoproduzione) Chiunque abbia solo sentito nominare i Running Wild conosce già il pirata Calico Jack, cui è dedicato il brano conclusivo di “Port Royal”: per gli eretici, si tratta nientemeno che dell’inventore del Jolly Roger (la bandiera con il teschio e le sciabole). Questa simpatica band milanese, che si dedica naturalmente a un metal ‘corsaro’, omaggia il bucaniere fin dal monicker!
(Ublimity Records/Medival Records) Il virtuoso Ucrainio Dimitriy Pavlovskiy torna. Torna con un album più variegato, più ragionato, forse più ispirato. Sicuramente più maturo rispetto al debutto “Powersquad”. Sempre ampie le sue influenze, sempre genialmente coordinate. Potenza neoclassica ben mescolata ad idee classiche, idee moderne e potenza heavy metal sempre abbondante.
(Sevared Records) Mostruoso brutal death-grindcore dal Massachusetts e da parte di una band che con “Sorrow and Skin” firma il debut album dopo alcune piccole release. Brutale questo sound, estremo, pesante, cupo e spietato come i denti di un motosega. Il tutto però non è frutto di un’ottusa attitudine perché gli Scalpel riescono a creare diversi momenti dinamici, variegati, anche se nella
(Metal on Metal Records) Roba pesante. Roba vintage. Doom schietto, massiccio, costellato da riff lenti, monumentali, di ispirazione Black Sabbath, come è giusto e doveroso che sia. Tuonano dalla fredda Svezia, ma il loro sound risulta caldo, pieno, poderoso… nonostante siano sempre in grado di costruire quelle atmosfere pesanti, fredde, oppressive, quelle atmosfere che non dimenticano mai
(Spinefarm Records) Michael è energia scatenata. Un rocker apparentemente immortale, che non può invecchiare, che non può riposare. Il mitico finlandese è semplicemente esplosivo ed inarrestabile e questo suo settimo disco solista propone un’esperienza infinita, una capacità di creare musica, di forgiare divertimento che è praticamente illimitata. Un album da sparare a volumi
(Invictus Productions) Oscuro. Letale. Malvagio. Ed anche così pieno di quel feeling rituale, un misterioso rituale ricco di tonalità tetre, malate, infettate di primordiale decadenza. Macabri e votati all’orrore i Manifesting, death metal band americana, debutta dopo un demo solo demo. Oscenità e malvagità concepita da Sepulcherous e Maw, il duo che dietro a questo progetto crea un muro
(Noisehead Records) Dopo due anni dal debutto ritornano i teutoni Eternal Torture con un deathcore squadrato, scolpito nel granito, intriso di groove, di ritmiche possenti, riff rocciosi e flebili virate nel melodic death metal, ma tante escursioni in blast beat che sanno tanto di brutal death metal, anche per via della prestazione vocale di Andy Brecht, il quale appunto farebbe la felicità di
(Blood Harvest) Infezione e depravazione provenienti dal Cile. Questa potrebbe essere la descrizione dei Malignant Asceticism. Una storia recente: formati nel 2011. In archivio due demo e questo EP, rigorosamente 7”. Black metal? Death metal? La morte e l’oscurità ci sono entrambe, certo, e vengono pure elargite con generosità infernale; ma ci sono altre cose: c’è sesso, c’è
(Suspiria Records) I Mutant Squad sono un’ottima band, lo avevo già scritto (