ALL AMORT – “Lost in a Corner”
(Autoproduzione) I comaschi All Amort propongono tre canzoni, messe in piedi da una overdose di thrash metal in quello che poi è del melodic death metal, ma dai toni cattivi e rabbiosi. “Gain from Love”, massacro e strutture melodiche, batteria furiosa, suoni come un’artiglieria che esplode colpi. C’è un buon equilibrio tra melodie e rabbioso death metal alla svedese ed è più o meno lo stesso atteggiamento di “Eternal Lies” (altro…)
(Coroner Records) Ettore Rigotti e Claudio Ravinale (il primo è polistrumentista e magnifico produttore di grido e compagno del secondo nei Disarmonia Mundi) non si fermano e lanciano i The Stranded, insieme a Elliot Sloan (chitarra e basso, nonché skater professionista) e Alessio Neroargento (tastierista anche con i Disarmonia Mundi e altri)
(Cyclone Empire) Intrappolati nella brutalità dei riff. Catturati dalla massacrante batteria. Rapiti dagiri ritmici strappa vertebre. Avvolti da un basso potente, metallico, schietto. Questa è la sensazione che si prova ascoltando questi quattro olandesi, che offrono un album death metal diretto, facile da assimilare, ricco di energia e perversa atmosfera.
Rivolgere qualche domanda ad Emi Dattolo degli Illogicist significa avere uno spaccato di prima mano di una delle band italiane più apprezzate all’estero. Autori di un technical death metal eccellente, rinnovatosi con il nuovo album “The Unconsciousness of Living”, gli Illogicist parlano attraverso Emi Dattolo; tra i migliori bassisti in Italia e uomo che vive la scena da anni anche attraverso una sua personale e poliedrica attività, denominata Music Solutions Agency.
(Metal on Metal Records) Gli svedesi Mortalicum, qui al secondo album, si inseriscono alla perfezione in quello strano filone che mescola il doom primordiale alla Black Sabbath con il rock un po’ acido di metà anni ’70: ne esce un ibrido che, se scritto e suonato bene (come in questo caso), ha un tocco di originalità niente male che sorge proprio dai contrasti del sound. “My dying Soul” si ricollega molto ai Sabbath meno cupi
(High Roller Records) Esce in vinile e per la High Roller Records, figlia della tedesca Pure Steel, questo macigno di energia hard ‘n heavy. I quattro lerci e storici laziali suonano undici pezzi in circa trentasette minuti alcolici, dando sfogo alle loro chitarre e cavalcando la furia della batteria e del basso. Spaccano di brutto, rievocano un riffing in stile NWOBHM (“Satan vs God”), dell’hard rock (“Metal Bullets”, “Black Widow”)
(Limb/Audioglobe) Tutte le volte che in redazione arriva un cd della Limb Music, la mia mente va subito con nostalgia alla golden era of power metal, quando produzioni come questa dei Dragony arrivavano nei negozi una volta alla settimana. Ora invece uscite come questo “Legends” sono rarissime e finiscono pure per essere criticate a priori, solo perché l’etichetta dice ‘power metal’!
(Atomic Stuff) E’ tutta colpa dei Mötley Crüe. Hanno reso celebre un genere. Hanno creato grandi canzoni. Sono diventati un mito. Hanno inneggiato alla devastazione, alla perdizione, alla depravazione. Hanno reso tutto questo un modello di vita, una religione. Quindi è davvero colpa loro se questo stile devastato continua, dopo tre decenni, a sfornare bands che vogliono bere, scopare e far casino.
(Autoproduzione) “It’s only Rock’n’Roll but I like it”, diceva un certo Mick Jagger: e direi che questa frase va benissimo per presentare l’ultima fatica degli abruzzesi RockRace, 10 brani di rock/blues sporco ma genuino con un piede nei ’70 e l’altro all’incirca fra 1987 e 1993, nell’epoca dei Guns’n’Roses. Le composizioni sono immediate, fatte per essere suonate dal vivo, e intrattengono piacevolmente l’ascoltatore
(This Is Core Music) Pescaresi, giovani, appassionati dell’alternative rock-metal americano. Quindi melodie a tutto andare, cori accattivanti, canzoni brevi e spedite, con l’occhiolino al punk, al rock, al metal e al pop. E’ questo “How Life Should Be”: semplice, spontaneo, ricco di adrenalina e che puzza di gioventù. Doti o limiti? E chi può dirlo! 
(This Is Core Music) Le radici di questa band italiana sono corte. La nascita è recente, 2008, e avvenne sotto il segno del post-hc. Dopo “Where The Ocean Meets The Sky”, un EP, e una buona manciata di live, gli Avenue Of Heroes partoriscono, a seguito di una lenta gestazione, un debutto nel segno del metalcore più classico, e cioè “Consequences”. Debutto limato con certosina pazienza e cura, dei suoni e degli arrangiamenti.
(Napalm Records) Salmi. Rituali. Messe. Cerimonie oscure. Le note di questo undicesimo lavoro appaiono oscure, maligne, terrificanti. Puro heavy metal, puro doom. Totale oscurità. Un tempio. Streghe. Demoni. Subdola malvagità che trasuda da ogni accordo di questa opera. Una opacità dei sensi, resa quasi infernale dalla suprema interpretazione di Robert Lowe. Potenza di “Prophet”.
(Graviton Music Service) Gli Inmate hanno realizzato un album che contiene una vagonata di musica, cioè ben 14 canzoni, ma dal minutaggio comunque normale. “free at Last” è dunque un lavoro che segna il debutto di questo comlesso sloveno, attraverso una proposta ricca, ma decisamente inflazionata, sia per qualità che per quantità.
(Nuclear Blast-Audioglobe) E’ del tutto superfluo annunciare che attorno a questo “Ascending to Infinity” si era creata una attesa spasmodica: dopo lo split più cortese della storia della musica, Turilli aveva preso con sé Dominique Lerquin e Patrice Guers e si era subito dedicato alla composizione di nuovo materiale, mentre i superstiti Rhapsody of Fire (compreso Alex Holzwarth, che ha continuato a collaborare pure con Turilli fino a poco fa!) si lanciavano in nuovo tour
(Autoproduzione) Non lo direste che i Deimos hanno iniziato come cover band dei Gamma Ray, perché il sound che mostrano in queste composizioni inedite è molto più cupo e carico – pur mantenendosi nei classici confini del power metal. Cinque le composizioni di questo EP d’esordio, disponibile sia in copia fisica che per il download digitale. “Wargeed” è quasi epic metal con un sound corposo e molto tirato: a tratti i nostri ricordano i primi Domine, a tratti i White Skull.
(Massacre) La band portoghese Disaffected era ben avviata quando nel 1997 si sciolse. Nel 2006 José Costa (voce) e gli altri si sono rimessi a suonare insieme ed ora pubblicano il secondo album, appunto intitolato “Rebirth”. Peccato per il tempo perduto, perché i Disaffected con “Rebirth” fanno buona mostra di se. Canzoni articolate, progressive, con suoni scintillanti, su un tessuto di death/thrash metal.
(Steamhammer SPV) E’ la first lady del metal. La regina dell’hard rock. La sua carriera è unica, esemplare. Nessun’altra donna ha mai avuto il carisma, l’energia, l’anima dannata dal rock ‘n’ roll come Lita. Lita si confessa. Si apre. Un regalo al suo pubblico, un album intimo, quasi autobiografico, un eterno legame con uno stile di vita, un obiettivo nella vita, una ragione di vita. Ha lavorato con creature oscure come Nikki Sixx e Ozzy Osbourne. Ha 54 anni.
(PRC Music) Ai più forse il nome di costoro non dirà nulla, ma gli Stalwart sono tra le realtà più attive della scena metal estrema russa. Il loro essere estremi è un qualcosa che avviene tramite suoni roboanti, forti, robusti, ma anche nitidi e aggressivi, ma c’è anche qualcosa di più personale in questo death metal e cioè la volontà di cambiare, di dare più volti alle canzoni e passare da uno scenario all’altro. 
(Graviton Music) Il ritorno dei Channel Zero significa una ripresa del thrash metal stile metà anni ’90. La band subì uno split nel 1997, ma di recente si è rimessa all’opera. “Feed ‘Em with a Brick” riprende il discorso interrotto dai Channel Zero, cioè con thrash metal ammorbidito e levigato, con canzoni di grande impatto sonoro ma dalle ampie melodie, nello stile dei Metallica anni ’90
(The Path Less Travelled) Non mi ha del tutto convinto questo nuovo lavoro dei black metallers americani Vesperian Sorrow, però la musica che si porta dentro ha irisvolti di sicuro interesse. In pausa da un album vero da almeno sei anni, i texani ritornano con un lavoro nel quale l’impegno e la volontà di metterci il meglio di se stessi traspaiono con assoluta certezza.
(Century Media) Dodici infernali oscenità vomitate sopra un mondo putrefatto. Dodici capitoli di una saga oscura ed infetta, dodici come le ali di Lucifero. Dodici blasfemie che chiudono un cerchio malvagio, maledetto, dannato. I signori del male sono tornati. Carichi di odio, di brutalità, di repulsione verso le religioni. Una bestia immonda carica di sentimenti marci e contagiosi.
(Autoproduzione) Krieg è una band dal sound roccioso definito attraverso più livelli espressivi, come il thrash metal, il melodic death metal e il crossover. Fondere alcuni aspetti musicali, fondere il genoma di alcuni riffs e produrre un sound che possa essere d’impatto, non solo perché intriso di groove, ma anche grazie distorsioni nitide e corpulente, sostenute dalla buona batteria di Walter Valli.
(Autoprod./Godz Ov War Prod.) I Centurion mangiano pane e polish death metal, questo li rende spietati esecutori di un lavoro altamente veloce, brutale, estremo come molte realtà provenienti dalla loro nazione, ovviamente la Polonia. Blast beat estremi, come una concatenazione di uragani, e un riffing ossessivo e frenetico e, nei bridge o intermezzi vari, massiccio e marziale, imponente come nella migliore tradizione dei Morbid Angel.
(Napalm/Audioglobe) Se amate le sonorità alla Candlemass conoscete per forza gli Ahab e il loro “Nautik funeral Doom”: ispirandosi stavolta a Poe, i tedeschi producono un terzo album che, nel bene e nel male, è asfissiante e monolitico come non mai. “Furher South” comincia su tonalità stranamente leggere e con un sofferto cantato pulito: poi d’improvviso si sprofonda nel doom più plumbeo e oscuro, quello dei primi Paradise Lost e Anathema.
(Dark Descent) Una creatura condannata. Murata viva. Spazio angusto, oscuro, pestilenziale, marcio. Il suo odio verso i carcerieri, psiche che si deforma, pensieri oscuri sottoposti ad un processo di rapida putrefazione. Rabbia. Furia. L’odore del corpo che si dilania, decade, invecchia, ferite aperte come gole profonde. Autolesionismo per una morte più rapida, per sfuggire alla dannazione.
(Autoproduzione) La band che ha realizzato questo lavoro fatto da quasi 30’ di musica è calabrese ed esiste da poco tempo, ma ha ben chiaro il percorso musicale che vorrebbe intraprendere. “Wanderer” è stato concepito come un demo, con a corredo un layout grafico di tutto rispetto. Inizio potente e solido, un growling cavernoso, lo screaming che si affianca, si sprigiona poi un vento devastante fatto di black-death metal.
(Metal on Metal Records) I Sacred Gate si compongono di musicisti tedeschi e greci (Niko Nikolaidis e Jim Over avevano già militato insieme nei Made of Iron) e pubblicano il loro debut presso la Metal on Metal Records. Nove le tracce in scaletta, per un totale di poco più di 50 minuti. Si comincia con “Creators of the Downfall”: power non troppo veloce, con un vago tocco progressive ma un cantato 100% heavy metal.
(Rock’n’Growl) Non mi sarei mai aspettato che i Voodoo Highway fossero italiani (per la precisione di Ferrara): il loro sound è così inglese (con qualche vago influsso southern) da lasciar pensare che la band venga da Birmingham. Presentati pomposamente come gli eredi dei Deep Purple, rappresentano più prosaicamente un onesto ensemble di rock classico particolarmente debitore dei grandi nomi degli anni settanta
(Svart Records) Sbocciano in Germania questo trio dai petali neri e che al posto della rugida su di essi si formano gocce nere di liquame. Sono figli di un dio ammalato, funereo, ombroso: il dio del doom. Lo trasfigurano attraverso cenni di psichedelia, in “Extinguish Shapes – Innermediate”. Estremizzano il proprio sound spingendosi fino al black metal e inserendovi poi il verbo del doom/death
(Suspiria Records) Questi tizi sono di Mataró, vicino Barcellona, e suonano da qualche anno. Suonano deathcore, quello possente ma con inserti melodici. Le chitarre in società con i due elementi del comparto ritmico, erigono un sound spesso, distruttivo e appunto arricchito da spunti melodici che portano i pezzi a tenere dentro di se qualcosa di distintivo.
(Comatose) Un nome inusuale, atipico, disturbato. Una copertina davvero brutta e dallo stile retrò. Una band americana che aveva inciso il primo album nel 2007. “Sloppy Seconds” è il secondo album inciso dai Sexcrement ed ha una qualità non trascurabile. Loro suonano death metal, ma con fortissime influenze thrash metal e crossover.
(Murdered Music/Coroner Records) I Jotnar erano dei giganti nella mitologia nordica, ma questi Jotnar sono giovani ed emergenti e provengono dalle assolate Canarie e con il nord hanno in comune un death metal ampiamente melodico. L’iniziale “Perfect Lie” offre un primo scorcio dei cinque deathers che suonano alla svedese e riempiono di buone melodie le canzoni di questo EP di presentazione.
(Napalm Records) I Kontrust si sono guadagnati diverse menzioni e note di merito negli ultimi tempi, ma questo “Second Hand Wonderland” fornirà loro riconoscimenti superiori. La band austriaca mette nel metal il rap, il funky, l’hip hop, l’elettronica, la disco, il pop e altro ancora, ne viene fuori un lavoro estremamente fruibile, un crossover unico