DISTANT PAST – “Utopian Void”
(Pure Steel Publishing) Ricordo bene “Alpha Draconis”, il debut dello studio project svizzero Distant Past: un disco possente, con un wall of sound mastodontico, che funzionava nell’insieme piuttosto che nei singoli brani. Ritrovo oggi la band di Adriano Troiano, bassista degli Emerald, con questo secondo full-“length”, forse ancora più votato a un songwriting complesso di quanto non lo fosse (altro…)
(Steamhammer / SPV) Con ancora in testa il fantastico “Circle Of The Oath” di meno di due anni fa, e quando ancora mi riservo delle serate con un bicchiere di Jack con ghiaccio, davanti allo schermo mentre sparo a volume offensivo lo stupendo DVD “Live On Fire”, Sua altezza Axel Rudi Pell torna con un altro maledettissimo disco, un’altra ora (senza le bonus tracks!) di musica vera,
(Noisehead Records) Dalla Grecia, e precisamente da Atene, i Disharmony ci assalgono con il loro debut, uscito originariamente nel 2009 e oggi rispolverato dalla Noisehead Records: otto tracce (compresa la cover di “Oman” dei Dead can Dance) che la band classifica come ‘modern metal’, dicitura che a mio parere significa tutto e niente. Subito la titletrack, un ruggente schiacciasassi
(DoognadRecords) Mentre che arriva il nuovo doppio album, questo aprile, i finlandesi Mr. Peter Hayden ci propongono un singolo d’assaggio, che presenta diviso su due lati lo stesso brano (che per quanto inedito appartiene alla prima fase della vita della band, essendo stato composto nel 2006). Un ammaliante space/post rock psichedelico fatto di suoni profondamente
(Svart Records) Elementi dark wave in un rock moderno, intenso incalzante. Vagamente apocalittici, marcatamente decadenti, forse pessimistici… deviatamente punk. Coinvolgono, divertono, intrattengono. Voce pulita e quasi magica… ma tutto ciò che emerge da questo bel disco è un umore tetro, falsamente allegro, vicino al suicidio… un suicidio che viene esaltato, reso quasi trionfale.
(Autoproduzione) Certo, lo sanno tutti: la Norvegia è la patria del black metal, e questo non può essere messo in discussione. Ma i gruppi norvegesi dediti a sonorità più classiche, rari quanto capaci, hanno sempre un gusto spiccato per la melodia accattivante, per l’arrangiamento di sostanza, per il tocco di classe inserito al momento giusto del brano… mi vengono in mente, ad esempio, i
(Avantgarde Music) Freddi come la morte. Oscuri come l’abisso. Letali come una piaga. Depressivi come la fine. Tornano i maestri Francesi del black metal. Tornano con una nuova dimensione. Il leader Lord Lokhraed, capace di scatenare l’inferno nonostante la sua anomalia alla mano sinistra (quella della tastiera della chitarra…) si ripropone non più come one man band ma come
(Napalm Records) Per me i Legion Of The Damned restano il solito e prevedibile gruppo musicale thrash metal. Senza disprezzare, ma questi ragazzi di Venlo, Olanda, sono fedeli ad uno stile che album dopo album consolida la loro appartenenza al genere e senza darne contributi significativi e vivendo nel rispetto della tradizione. Dunque “Ravenous Plague” non si sposta dalle linee del precedente
(Hells Headbangers) Ne ho sentite tante di porcherie, bestialità, abominii, perversioni e pazzie di carattere sonoro, ma questi aggettivi li uso in senso buono, cioè volendo dire il contrario di ciò che significano. Un’antifrasi. Nonostante ciò i Macabre sono quel genere di autori ‘disturbati’ e disturbanti che mi porto nel cuore, o forse nei neuroni. Il loro sound mi si è tatuato nelle fibre
(Kaotoxin Records) Se vi dicessi che il duo We All Die (Laughing), recentemente fondato dal cantante Arno Strobl e dal polistrumentista Déhà, ha pubblicato un ep composto da un unico brano di 33 minuti e 7 secondi, che cosa pensereste? Un avvio sussurrato, un crescendo lento che si apre alla disperazione assoluta, con larghe fasi che vanno da toni post metal ad altri
(Ektro) Dopo il singolo “Beer And Ribs” (
(Paragon Records) C’è una cosa per la quale io, e forse anche il resto della Redazione, debbo ringraziare Metalhead, ovvero il fatto di dovermi cimentare delle volte con band che praticano generi che abitualmente non ascolto e delle quali non comprerei nulla. Doverlo fare significa documentarsi e comprendere in che direzione sta andando la musica. Non amo il symphonic black metal.
(Devouter Records) Giuro, non so quante volte ho ascoltato questo lavoro dei Solar Halos e alla fine nemmeno ho capito quanto possa piacermi, anzi convincermi. Le cose stanno così. In effetti è un tipo di sound che rientra nelle mie preferenze, perché al centro di un’ipotetica convergenza tra heavy psych, sludge e noise. Avete presente quelle tipiche canzoni che sembrano delle marce
(Mulligore Production) Il suddetto e primo album di questi spagnoli è stato creato con dei pezzi che sono comparsi in uno split con i connazionali Mortaja del 2012. Invece le quattro canzoni “No Tendrá Piedad’, ‘Mi Propio Enemigo”, “Inocentes en mis Manos” e “Y la Sangre Llegó al Río” sono state registrate per una seconda volta nel luglio 2011, mentre “Ansia” e “La Última Guerra” sono del 2012
(Autoproduzione) Dalla zona di Parigi arriva un death metal figlio delle correnti moderne, del groove, dell’alternative, c’è anche del crust, ma rimanendo nella sostanza sempre death metal. Un atto musicale muscolare e dunque con tanta forza e dinamismo, tenendo d’occhio alla melodia che gli Infectious Hate sembra non vogliano mai far mancare nei loro pezzi. In rilievo poi il growl del cantante
(Autoproduzione) Un prog metal con influenze psichedeliche e vocals prevalentemente in screaming non è cosa che si senta tutti i giorni… onore quindi ai Barishi, del Vermont, che ci propongono oggi il loro debut. Peccato che sia impossibile derivare qualche notizia su di loro dal web… escono solo informazioni su una carta di Magic! “Holy Mountain” inizia su cori da
Nell’intervistare i 6th Counted Murder, autori dell’omonimo debut album (accessibile a tutti, leggete), si avvertono da subito due componenti importanti della band: passione e professionalità. Un curriculum breve e musicisti con le proprie storie individuali, ma i Milanesi si stano muovendo con livelli di impegno e qualità ammirevoli. Danno da subito l’idea di essere una vera e propria band, sia nel suonare che nel raccontarsi.
(Revalve Records) La civiltà umana è destinata ad estinguersi o mutarsi e ridursi drasticamente, oltre ad impazzire. Questa è nella sostanza il messaggio degli Hecate, autori di un death metal estremo e dai tratti brutal e neo-grindcore, i quali dichiarano questo messaggio in italiano. Nonostante ciò occorrono i testi davanti ai vostri occhi per arrivare alla loro totale comprensione.
(GlobMetal Promotion) Decisamente pochine le informazioni in rete (almeno in alfabeto latino) sui Morguenstern, band russa fondata già nel 2001, ma subito scioltasi per riformarsi solo l’anno scorso e pubblicare quindi il debut. Chi dalla copertina si aspettasse una sorta di heavy’n’roll dai toni horror, o magari un heavy/punk scanzonato e caciarone, è decisamente fuori strada: la band suona
(Blacksmith Records) Nonostante questa band definisca il proprio stile death metal o death ‘n roll, a me sembra che in realtà una death ‘n roll/thrash metal band. Proprio il germe del thrash metal contamina praticamente tutti i brani, ma di certo quella scanzonata e andante attitudine d’n’r si fa sentire e soprattutto per l’ascendenza retrò all’interno di alcuni riff. Il cantato è fissato tra
(Witches Brew) Prima di passare alla recensione di questo 7’’, sono stato un po’ sul sito degli statunitensi Midnite Hellion, e ci ho trovato così tanta passione per l’old fashioned heavy metal da restarne sbalordito! Dopo un demo e un ep i nostri saggiano ancora il mercato con questo singolo, e presentano la nuova cantante PJ Berlinghof, che conosco per via dei Twilight Odyssey: il loro
(Agonia Records) Oscuri, estremamente oscuri. Diffondono il male dalla Repubblica Ceca e fanno un passo avanti, raggiungono un livello più alto, diverso, dissacrante. Tecnica e composizione sono più intensi, più complessi, ed il risultato offre una inclinazione quasi moderna, con remote influenze industriali. Imponenti le tracce, tutte di durata epica (tre delle sei presenti si aggirano sui dieci minuti
(Chaos Records) Messicani ma da anni trasferiti a Seattle, i Sol Negro sono una vera band underground: il loro terzo disco è uscito prima soltanto in cassetta, e soltanto adesso c’è una riedizione in cd e vinile. Musicalmente i nostri ci propongono una sorta di incrocio fra i Venom, i Trouble e i Witchfinder General, con una marcata propensione per l’estremo piuttosto che per il classico doom metal
(Inverse records) Aleksi Susi dei finlandesi 2 Wolves ha deciso di avviare un progetto solista. Un progetto orientato al metal industriale. Per iniziare un video ed un singolo intitolato “Non-Stop Non-Stop”. Risultato? Accattivante! Se vi piace un sound che integra nel metallo e nell’industriale delle componenti vagamente tecno, il tutto in una atmosfera di una oscurità assoluta, allora
(Ektro) Mi fanno impazzire. E credo non ci capirò mai veramente nulla. Questo moniker, Circle, è quello della band finlandese che si dedica a cose strane, elettroniche, alternative. Ma siccome hanno recentemente deciso di rinominarsi Falcon (ma pensano di tornare a Circle, almeno così sembra), hanno dato in prestito il loro moniker originale. Coloro che l’hanno preso in gestione si avvicinano
(High Roller Records) Cosa abbia spinto la High Roller Records a ristampare su vinile, con l’aggiunta di tre bonus tracks, il demo d’esordio dei tedeschi Serpent onestamente mi sfugge. Il duo tedesco, che finora aveva edito solo cassette limitatissime, non mi sembra infatti avere qualità particolari che lo distinguano dalla massa: diciamo che va ancora bene (ma non sempre…)
(Another Side Records) Capisco che l’abito non fa il monaco, ma nell’era in cui bisogna anche essere un po’ imprenditori di se stessi, i due Fausttophel potevano anche scegliersi una copertina meno improbabile per il genere suonato. La motivazione potrebbe celarsi tra le ispirazioni del duo, cioè lo scrittore Gogol. Siamo nel campo del melodic death metal, con risvolti symphonic e blackened, ma
(Noisehead Records) Una band greca che suona power/gothic sinfonico alla maniera scandinava: ormai le barriere musicali non esistono più! Ci ho messo qualche ascolto a inquadrare il sound degli esordienti Fallen Arise, ma posso assicurare che nel complesso il loro disco è ben congegnato: si avverte un po’ l’assenza di un hit single, di un ritornello epocale che faccia ricordare la band
(GlobMetal Promotions) Rose e Latte, questo è il significato di “R&M”. Delicati e dolci? No davvero! Rock alternativo tagliente, carico, potente… e cantato in un inaspettatamente melodico ed orecchiabile russo! Infatti gli R&M vengono dalla Bielorussia, ed i testi sono tutti in lingua, compresi i titoli (che sono in alfabeto cirillico). Ma questa apparente barriera culturale in realtà celebra
(Hellthrasher Productions) Il nome di A.Death e del suo progetto Putrified gira già da qualche anno. Dopo due album ecco il secondo EP “Sacrilegious Purification”, altra blasfema, iraconda, folle espressione di un metal che racchiude death, black metal e qualcosa vicino al crust-grindcore. Pezzi sfrenati, estremi, torbidi ma altamente comunicativi nel riffing che si dimostra una colata irruenta
(Killer Metal Records) Nel curriculum degli Switchblade, band israeliana di classic heavy metal, ci sono una pletoria di demo e singoli ma soltanto un full-“length”: questo “Heavy Weapons” appena uscito per la tedesca Killer Metal Records. Certo, con tanto materiale a disposizione la band poteva forse allineare più di nove brani (per un minutaggio totale appena inferiore ai 40 minuti)…
(Moribund) Una stupenda copertina rappresenta il cancello conduce all’esperienza mortale all’insegna della pura misantropia esposto dalle tematiche di questo oscuro disco. Tematiche orientate al concetto della foresta del suicidio (come sembra significhi il titolo) le quali vengono esaltate da un canzoni intense, emozionali, ricche di dinamismo, potenza e malvagità intrinseca.
(Purodium Rekords) Ars Diavoli, Portogallo, one man band. Torna. Fedele al suo black metal sperimentale, ambientale, propone un EP con due pezzi che trasudano oscure emozioni, profondo viaggi mentali attraverso un percorso tetro e mortale. Tredici minuti di infinità sonora, di esperienza sonora, dove Vilkacis si lascia andare a teorie di arpeggi acustici, accordi distorti e dissonanti.
(Steelheart Records) Questo album rappresenta una storia di quasi dieci anni. Anni passati a creare una band, a perderne dei pezzi e ritrovarne altri, perché in fin dei conti bisogna sempre andare avanti. Esce nel 2010 “Nevernight” e ancora oggi l’omonima band è in giro a suonarlo e promuoverlo. Hanno nuove idee per fare altro i Veneti? Non saprei, ma di certo non è ancora il momento di lasciarsi
(Snowhite) “Cut” già dalle prime bautte si rifà alle gloriose L7 ed è l’opener di “Venom Dish”. “Gender Identity Disorder” ricorda i Sonic Youth e “Unburied from Sand” John Spencer. Senza voler continuare a fare la radiografia ad ogni singolo pezzo, è chiaro che l’identità rock-garage, alternative punk, grunge e alternative rock degli svizzeri Disagony è alquanto pronunciata e pura.