Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
BLAZE – “The Rock Dinosaur”
(High Roller Records) Forse non so neanche io perché mi piacciono così tanto i Blaze. I giapponesi non suonano esattamente il mio genere, ma il loro heavy metal rock, così secco, energico, ritmato, così capace di mettere d’accordo i defenders e i rockers mi ha incredibilmente colpito fin dall’esordio (e il vinile autotitolato, con la nave che si allontana in copertina, fa bella mostra di sé nella mia collezione (altro…)
(Iron Bonehead) Nordico gelo incontra paradisiaci concetti orientali. I cechi Cult Of Fire tornano con il secondo disco, con un titolo che immediatamente spiazza. “Ascetic Meditation of Death” è il significato tradotto in inglese ma la lingua scelta, anche per ogni singola traccia, è l’Hindi ovvero un lingua del ceppo indoeuropeo parlata prevalentemente nel nord dell’India (statisticamente una delle
(Desert Fox Records) I Noon sono la prosecuzione dei Stake-off the Witch (pubblicati da Fuzzorama Records), band fondata da Stefania Savi (voce e chitarra) e Caterina Mozzi (basso). Le due si aggregano con Marco Murtas (voce e chitarra) e Alberto Maffi (batteria) dei Link Quartet, ed ecco che nasce un sound ancora in debito con lo stoner (i Kyuss) ma anche con il grunge meno banale, quello
(Cold Dimensions) Mossa perversa. Idea criminale. Subdola. Ed io cado vittima senza potermi difendere, senza poter nemmeno concepire l’embrione di un pensiero. Quando mi avvicino ad un nuovo album, di solito ascolto e poi leggo, in quanto ho un certo peso della priorità… e pertanto mi trovo ad ignorare completamente chi sia questa band. Ok, esiste da un po’, ma è al debutto discografico. A
(Autoproduzione) Gli Insula, nati nel 2012, ci contattano da Piacenza e ci sottopongono il loro primo singolo, due brani di gradevole e riuscito alternative rock. “A bright red Scream” ha un mood in larga parte dimesso, con spunti nirvaniani o forse foo-fighteriani, e qualche chitarra tendente a uno modern metal più deciso. La titletrack è invece per quasi tutto il suo sviluppo uno strumentale in crescendo,
(Cargo Records) Nome band, copertina, foto promozionali, canzoni, strumenti, tutto è insomma una ripresa del rock cosmico degli anni ’70. I Death Hawks hanno probabilmente preso la macchina del tempo e si sono trasferiti da quell’epoca in Finlandia, nel febbraio del 2012, quando pubblicarono il debut album “Death & Decay”. A settembre è uscito questo omonimo secondo lavoro, ammanicato con
(Levitation Records) Vintage. Spudoratamente vintage. Sembrano uscire da un’altra epoca i Doublestone, anzi, sembrano appartenere ad un’altra epoca nella quale esiste evidentemente una macchina del tempo per mandare a noi umani del futuro un sound di altri tempi, di altre mode, con altri concetti. Sono danesi, sono in tre e sembra registrino le loro canzoni in un sudicio interrato di Copenhagen..
(Horror Pain Gore Death Prod.) E’ del febbraio 2012 “Colossal Hole” dei giapponesi Coffins. I tre pezzi sono in pratica un demo realizzato come pre-produzione a quello che sarebbe poi stato l’album per Relapse Records, cioè “The Fleshland”, uscito a luglio. La Horror Pain Gore Death Productions lo pubblica in versione vinile 10”, aggiungendo così un nuovo pezzo alla lunga discografia di questa
(Beyond Productions/Masterpiece) Avevo già sentito parlare dei Plateau Sigma perché “White Wings of Nightmares”, come autoprodotto, ha già circolato più o meno un anno e mezzo fa nell’underground italiano; oggi il disco torna in auge sotto la tutela della Beyond Productions e la distribuzione della Masterpiece. Prescindendo dalla produzione un po’ economica, che purtroppo impedisce di apprezzare
(High Roller Records) La High Roller Records ha iniziato quest’anno proponendo agli appassionati una serie di riedizioni ultracult. Avevo già manifestato i miei dubbi sui Serpent (
(Demonhood Productions) Per iniziare questo discorso sui Töxik Death parto dalle note stampa che accompagno la release della band norvegese. A quanto pare per uno strano motivo in Norvegia c’è un’ondata di band speed/thrash metal come Nekromantheon, Condor, Deathhammer, Inculter e altri. A dire il vero, aggiungo io, un’ondata del genere non è confinata alla sola Norvegia, ma ormai e non
(Lost Pilgrims Records) Questo EP è già arrivato di suo in ritardo in redazione ed altro ritardo ha accumulato per avere una recensione – non siamo pigri, ma riceviamo nella media peggiore la proposta di 70 album a settimana, altrimenti sono almeno 100. Che dire? Grazie per la fiducia!-. I francesi Hourvari sono una buona realtà post rock/hardcore. Adoro le loro chitarre fresche, squillanti
(Autoproduzione) I marsigliesi Calling Of Lorme provengono da un singolo e un EP, ma adesso si completano con “Pygmalion”, il debut album che deve dare ampie spiegazioni su questo sound robusto ma pieno di melodie. I Francesi sono legati ad un metal ben solido, mai troppo veloce e agghindato dall’elettronica. Il risultato mi ricorda qualcosa a metà tra i Moonspell e i Samael di
(Horror Pain Gore Death Prod.) Il thrash metal è un genere che pian piano si evoluto presentandosi in forme sempre più perfette, ma i Serpent Crown abbattono questa evoluzione e azzerano tutte le sfumature evolutive del genere. Dara Santhai è la voce e chitarra, Will Carroll (ex Death Angel, ma pare che al momento non collabora più con la band) è il batterista e Dave Dinsmore il basso.
(Autoproduzione) Si chiama Jacek Brzozowski, ma il suo tono vocale ricorda un po’ quello di Max Cavalera. Con un cantante così i Rape On Mind non putevano non darsi ad un sound che potesse essere imparentato con le tante personificazioni musicali dell’illustre Max, oltre al groove metal, elettronica, il noise metal e cose come i Neurosis, The Dillinger Escape Plan e così via.
(Pulverised Records) I messicani Putrefact arrivano dall’unione di musicisti dei Disgorge, Ravanger e Havavitz e questo 7” è l’esordio assoluto. “We Were Deceased” e “II” sono due canzoni di puro death metal alla Grave. Roboanti suoni, puliti e intensi che devastano l’ascoltatore. Tipica voce arsa, ai limiti del growl e con riverbero. “We Were Deceased” veloce e sparata a mille,
(Inverse Records / Self) Già autori di un EP che ha avuto buoni riscontri dalla stampa, i finlandesi Standing Ovation compiono il passo del debut album. “The Antikythera Mechanism” prende il nome da un antichissimo congegno ritrovato su una nave dell’89 a.c. da alcuni pescatori nel 1900, negli anni cinquanta poi si comprese che esso calcolava il calendario solare e lunare, cioè il moto della Luna
(Autoproduzione) Eccellente band. Questo debbo scriverlo da subito, riferendomi ai bulgari Violentory, anche perché “Theory of Life” è un debut album e ovviamente non è mai semplice presentarsi al meglio nella prima release e per giunta autoprodotta; del resto è un evento anche carico di speranze e di significati enormi. Già con un EP nel 2012, lo scorso febbraio i Violentory hanno dato alle stampe
(Memorial Records) I Crawling Chaos sono di Rimini, ma suonano come se provenissero dalla Florida. Si, esatto, sono autori di un death metal più o meno vecchio stampo, con la differenza che la produzione è pulita, non ha laccato i suoni ed ha così lasciato quella patina di forza, irruenza, di puro death metal. Sound robusto e molto vicino alle cose dei Cannibal Corpse più maturi, ma allo stesso
(Svart Records) Nuovi, recenti… ma già malvagi, perversi, velenosi. Vengono dalla Finlandia, sono in cinque, e questo EP sta proprio in mezzo tra il debutto del 2012 ed il full length di prossima pubblicazione. La loro proposta è particolare, e merita certamente attenzione. La musica sembra death metal, fino a quando, ascoltando, non ci si ritrova in territori marcatamente
(Pesanta Urfolk) La definizione è Dark Americana. Band speciale di Denver, della corrente culturale e musicale di Denver. Personaggi e figure note nel settore, come Jay Munly (famoso per il suo Banjo) e Slim Cesna. Tutte collocazioni stilistiche, strumentali, commerciali. Ma cosa rimane di tutto ciò? Cosa c’è veramente sotto? Semplice: dodici minuti di esperienza da gustare in pieno relax,
(Gain Music) Una buona, buonissima realtà svedese che dopo l’album del 2012 “Apocalyptic Youth”, ritorna a far sferragliare i propri strumenti, sacrificati ad un rock/hard-rock/heavy infuocato, energico e, soprattutto, con delle canzoni. Si, canzoni, degne di essere appellate con questo sostantivo, non come molti che creano album che iniziano e finiscono e non ti lasciano nulla dentro ad un singolo
(Gain Music / Sony) Göteborg qualche anno fa ha partorito dei nuovi figli. Niente a che vedere con le funamboliche e melodiche sonorità del death e infatti la nuova prole è semplicemente hard rock. I Mustach rappresentano un esempio del nuovo, inteso come contemporaneo, hard rock e alternative metal, cioè di quelle cose che sanno di metal e contemporaneamente di rock portandosi dentro
(Videoradio) Quanto può essere rock un nome come Miss Eliana? Me lo son chiesto già alla seconda canzone dell’album della suddetta artista, “Love Affairs”. Il nome d’arte di Eliana Cargnelutti prima dell’ascolto mi ha fatto pensare a un rock soft e magari quasi tendente al pop. Poi si scopre che Eliana ha una voce che quella roba manco potrebbe arrivare a cantarla, magari il soul, ma
(Sinusite Records) Stoner. Un genere sporco, dove i musicisti si lasciano andare, si abbandonano, annientano gli strumenti in una teoria di evoluzione musicale che sembra sempre ai confini dell’improvvisazione. Ma quando lo stoner è made in Italy, ed è pure cantato in Italiano, il risultato cambia dimensione, crea una sua nuova matrice, nuova visone. Ed è così che gli Shed Of Noiz debuttano
(Infernö Records) Non so quanti di voi ricordino o conoscono questa band; il debut album “Towards Death” è del 2009, ma che sia roba svedese si sente ad un chilometro di distanza. Il thrash metal dei Legions Of War appare come un buon compromesso tra il thrash europeo e più specificamente teutone e i primi spunti del melodic death metal nato nel loro paese. Equidistanti da questi due
(Tenebrd Music) Faccio una premessa: questa release meriterebbe una stroncatura almeno per come è stata registrata. Voce in scream che sembra un ringhio o una cornacchia ubriaca. Chitarre come zanzare tenute basse nei volumi e sovrastate dal basso e dal rullante, il resto della batteria appena si sente. “Transylvanian Plaguespreader Committee” è il debut album per i Wolfsgrey, già autori di altre
(Pure Steel Publishing) Ricordo bene “Alpha Draconis”, il debut dello studio project svizzero Distant Past: un disco possente, con un wall of sound mastodontico, che funzionava nell’insieme piuttosto che nei singoli brani. Ritrovo oggi la band di Adriano Troiano, bassista degli Emerald, con questo secondo full-“length”, forse ancora più votato a un songwriting complesso di quanto non lo fosse
(Steamhammer / SPV) Con ancora in testa il fantastico “Circle Of The Oath” di meno di due anni fa, e quando ancora mi riservo delle serate con un bicchiere di Jack con ghiaccio, davanti allo schermo mentre sparo a volume offensivo lo stupendo DVD “Live On Fire”, Sua altezza Axel Rudi Pell torna con un altro maledettissimo disco, un’altra ora (senza le bonus tracks!) di musica vera,
(Noisehead Records) Dalla Grecia, e precisamente da Atene, i Disharmony ci assalgono con il loro debut, uscito originariamente nel 2009 e oggi rispolverato dalla Noisehead Records: otto tracce (compresa la cover di “Oman” dei Dead can Dance) che la band classifica come ‘modern metal’, dicitura che a mio parere significa tutto e niente. Subito la titletrack, un ruggente schiacciasassi
(DoognadRecords) Mentre che arriva il nuovo doppio album, questo aprile, i finlandesi Mr. Peter Hayden ci propongono un singolo d’assaggio, che presenta diviso su due lati lo stesso brano (che per quanto inedito appartiene alla prima fase della vita della band, essendo stato composto nel 2006). Un ammaliante space/post rock psichedelico fatto di suoni profondamente
(Svart Records) Elementi dark wave in un rock moderno, intenso incalzante. Vagamente apocalittici, marcatamente decadenti, forse pessimistici… deviatamente punk. Coinvolgono, divertono, intrattengono. Voce pulita e quasi magica… ma tutto ciò che emerge da questo bel disco è un umore tetro, falsamente allegro, vicino al suicidio… un suicidio che viene esaltato, reso quasi trionfale.
(Autoproduzione) Certo, lo sanno tutti: la Norvegia è la patria del black metal, e questo non può essere messo in discussione. Ma i gruppi norvegesi dediti a sonorità più classiche, rari quanto capaci, hanno sempre un gusto spiccato per la melodia accattivante, per l’arrangiamento di sostanza, per il tocco di classe inserito al momento giusto del brano… mi vengono in mente, ad esempio, i
(Avantgarde Music) Freddi come la morte. Oscuri come l’abisso. Letali come una piaga. Depressivi come la fine. Tornano i maestri Francesi del black metal. Tornano con una nuova dimensione. Il leader Lord Lokhraed, capace di scatenare l’inferno nonostante la sua anomalia alla mano sinistra (quella della tastiera della chitarra…) si ripropone non più come one man band ma come
(Napalm Records) Per me i Legion Of The Damned restano il solito e prevedibile gruppo musicale thrash metal. Senza disprezzare, ma questi ragazzi di Venlo, Olanda, sono fedeli ad uno stile che album dopo album consolida la loro appartenenza al genere e senza darne contributi significativi e vivendo nel rispetto della tradizione. Dunque “Ravenous Plague” non si sposta dalle linee del precedente