Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
HELL:ON – “Hunt”
(Ferrrum.com) Ad un anno dall’ottimo “Age of Oblivion” tornano i cinque Ucraini impegnati in un programma di devastazione sotto la bandiera riportante il logo HELL:ON. Tornano giurando fedeltà al sound che li caratterizza e che li ha sempre contraddistinti: base death, iniettata di una furiosa ispirazione thrash, sempre ricca di groove, brutalità e tecnica. (altro…)
(Code666) Sublime fusione di black metal e musica elettronica. Elettro-metal che incontra un genere estremo come il black metal, con una ispirazione alla variante sinfonica. Il trio Parigino arriva al terzo album, dopo cinque anni di silenzio e si rivela più maturo, più coinvolgente, proponendo un sound letale con una sconvolgente mescola di sonorità estreme e musica
(Videradio) MetalHead ha già incrociato la propria strada con gli Heretic’s Dream, band per buona parte italiana ma accasata in Inghilterra: il nostro presidentissimo Alberto Vitale ebbe per “The Unexpected Move” parole di elogio ma anche critiche ben argomentate (
I power/gothic metallers sono appena rientrati dal tour europeo con Tarja Turunen: ne approfittiamo per placcare il bassista Nicola “Fox” Falsone e chiedergli ragguagli su quest’esperienza e sul nuovo ep. Buona lettura!
(Noiseheadrecords) Piatta e scontata manifestazione di uno spinto melodic blackened metal. Ciò è “I Am Risen”. Dispiace essere così sfacciatamente diretto, ma le cose stanno così. Tuttavia abbiate ben chiaro, voi che leggete, che io non condanno i carinziani Irdorath, anzi loro sono degli ottimi esecutori, sono dei musicisti ben capaci. E allora, mi domando, perché “I Am Risen” scorre tutto liscio
(Spinefarm Records) Lasciate che inizi lamentandomi: chi definisce i Protest the Hero come una band progressive metal non capisce assolutamente niente di musica. I canadesi, che ci propongono oggi il loro quarto album, suonano un mathcore spesso intricato con evidenti elementi metalcore: e lo fanno anche molto bene, devo dire, anche se a questo “Volition” manca quella scintilla
(Soulseller Records) Atmosfera fumosa. Opprimente, decadente, con una luce naturale morente. Il trio norvegese appesantisce l’impostazione e materializza quarantacinque minuti di stoner/doom che non lascia speranza, non offre opportunità, uccide l’ottimismo. Sembra che le oscure foreste Norvegesi che hanno dato origine ad altri generi votati alle tenebre, abbiano influenzato
(Avantgarde Music) Un nuovo progetto, di origine italiana, inglese ed ungherese. Convincente, potente, letale come il funeral doom che divaga dalla casse durante l’ascolto di questo debutto che genera decadenza, tristezza, eterna putrefazione dello spirito. Quattro pezzi per una liturgia che dura quasi quaranta minuti concepiti da membri di Pantheist, Gallow God, Leecher Urna e Dea Marica,
(Mausoleum Records) Nonostante le origini thrash e death, la band tedesca mantiene l’indirizzo power/prog che con il tempo ha assunto, ed anche questa volta non tradisce le aspettative grazie ad un disco complesso, elaborato, con una durata importante (oltre l’ora) e livello di cura elevato. Concept album creato nel tradizionale stile che offre una band solida con vari cantati ospiti,
(Metal Scrap Records) Massacro e groove su groove. Blast beat che battono e picchiano su blast beat. Breakdown e sospensioni melodiche di tagli nu-metal. La cornice è un sunto di Pantera, Sepultura, melodic death metal arcigno e vaghe reminiscenze industrial. Ascoltare questo lavoro della band ucraina Ungrace significa assistere ad un incontro di pugilato o comunque a qualcosa di molto
(Candlelight) Il ritorno, l’ennesimo, della storica band olandese probabilmente aprirà i consueti dibattiti virtuali e che tanto buoni sono per farsi due risate, sul feedback che si genera tra chi scrive la recensione e chi la commenta. Si da il caso che le ultime prove dei Pestilence – la band si sciolse nel 1994 e solo nel 2008 riprese formalmente a funzionare- hanno fatto il pieno di giudizi
(Pure Prog Records) Dopo la riedizione di “Behind”, recensita
(Soulseller Records) La mia mente si è letteralmente abbandonata all’ascolto di questo album. Un album che cattura, rapisce, possiede. Un rock magnificamente occulto. Un metal che sfiora diversi territori, partendo da ottime basi doom in stile Hour Of 13. Ma queste sono forse descrizioni da cartella stampa, create tanto per piazzare il CD in un determinato reparto del negozio; la realtà
(Twin Peak Records) Ritrovo i tedeschi Symbolic con “Scarvest” che ho già recensito all’epoca dell’uscita di questo lavoro, era il 2011. Allora l’etichetta era la Twilight, che pare sia finita in disgrazia, e adesso è la Twin Peak a reinserire nel circuito distributivo “Scarvest”. Questo secondo lavoro dei tedeschi è l’espressione di un melodic death metal tenace, vispo e che in misura molto piccola
(Argonauta Records) Per una volta mi dedico a sonorità abbastanza lontane da quelle dell’heavy metal classico, e lo faccio con grande piacere: perché il post metal strumentale, spaziale e venato di sludge, dei From Oceans to Autumn scorre via che è un piacere! Fra split, EP e full-length la band, attiva dal 2006, ha già una discografia importante, e i 56 minuti di quest’”Alba perfetta”
(Autoproduzione) I genovesi Mind Enemies ci sottopongono il loro primo ep, un autoprodotto di quattro tracce che mescola in modo sapiente influenze e stili provenienti da mondi decisamente diversi. “Son of Silence”, infatti, che apre le danze, ha chitarre arcigne da progressive metal ma un approccio vocale molto più rockettaro, alla Soundgarden se non addirittura alla Nirvana – e direi che il mood
(Send The Wood Music) Ecco una proposta, francese, per un metal di ampio respiro, dai contorni non meglio definiti e che musicalmente è qualcosa che si espande, in più direzioni. Il metal degli Idensity è a cavallo tra melodic death metal, symphonic metal, gothic, folk metal e tutto quanto interagisce con una sorta di progressive che mette insieme la musicalità delle strutture
(Hells Headbangers) Cari lettori, state per morire, ma l’angelo della morte vi concede di portarvi all’inferno degli effetti personali. Voi, rassegnati alla cosa prendete il tutto, compreso il vostro lettore mp3. La morte vi guarda e con disprezzo (forse ve lo meritate) e vi agita contro il suo indice gelido dicendo “no” a ripetizione. La sua esile ma fredda voce è fin troppo perentoria nel dirvi
(Bakerteam Records) Il nome ‘Sorronia’ suona un po’ strano in italiano, ma la giovanissima band in questione proviene dall’Ungheria e non poteva certo saperlo… i nostri sono guidati dalla singer Anna, classe ’92, e ci propongono nel loro debut un symphonic power gothic metal che mi fa pensare molto di più ai Within Temptation dei momenti migliori che ai ‘soliti’ Nightwish.
(Pure Underground) Devo certamente lodare la Pure Underground Records, sub-label della gloriosa Pure Steel: nel suo rooster entrano ovviamente band di classico heavy metal, che non si propongono certo di cambiare il mercato, ma ciascuna di esse ha qualcosina di ‘speciale’, per cui non ci viene mai presentata la solita solfa! Così, dopo act come i Javelin o i Wolfs Moon, arrivano oggi
(Autoproduzione) Prima di passare al nocciolo della sostanza di questo lavoro, occorrono alcune righe per chiarire di chi si sta parlando. Aerial Ruin è un progetto solista di Erik Moggridge uno che suona con i Old Grandad, band stoner, e Drift Of A Curse ed Epidemic. Sono tutte band americane, come lo sono le band Dark Castle e Taurus del chitarrista Stevie Floyd, altro personaggio
(Videoradio) E’ il terzo album per gli ArtemisiA e la progressiva crescita di questa band è nettamente tangibile in questo “Stati Alterati di Coscienza”. La band ha inciso con pulizia il proprio sound dimostrando in esso ricche sfumature. “Stati Alterati di Coscienza” è un album cantato (e benissimo) in italiano e suonato con una dominante heavy metal, nella quale vengono piazzati
(The Oath) Pioggia e tuoni. Elementi poderosi della natura che aprono e chiudono questo debutto dei norvegesi Blodsgard. Pioggia intensa che bagna un monumento, quel monumento fatto di inutili corpi umani (senza vita?) che si ammassano nel disperato, quanto insensato, tentativo di raggiungere un inesistente paradiso, una luce ingannevole, elevandosi da una terra fredda, ostile,
(Autoproduzione) Gli In Memory, band storica Italiana, sono tornati. Cinque anni di silenzio, cinque anni dopo lo scioglimento ed ora… si riformano, con una nuova line up sempre capitanata dai fratelli Gianneschi (Rudj degli Eldritch e Dario). Tornano quasi in punta di piedi, presentando un EP con tre nuove canzoni, con una nuova cantante: Cristiana, compagna del chitarrista Rudj.
(High Roller) Copertina e logo tipicamente anni ’80, titoli come “Heavy Metal Rock’n’Roll”, immagini promozionali inequivocabili: non ho neanche bisogno di premere play per sapere cosa mi proporranno gli Stallion! Questo duo tedesco diffonde un ep di sei pezzi che, nella sua produzione estremamente low-fi, offre un heavy/speed d’annata sinceramente tributario della stagione migliore
(Autoproduzione) Ho dovuto prendermi del tempo per ascoltare questo lavoro nella maniera adeguata e cioè con un’attenzione e disponibilità d’animo davvero intense. Gli Unwise eseguono un metal che potrei avvicinare per dimensione, natura, aspetto a quello dei Queensryche dell’era “Emprie”. basterebbe ascoltare l’intro e la seguente “R.E.M.”, altra sorta di intro, per averne il sentore.
(Mighty Music) I genovesi No Man Eyes si formano due anni fa grazie a musicisti di provata esperienza: fra di loro c’è Andrew Spane, nome che magari a molti di voi non dirà nulla, ma che rimanderà i fanatici del power metal (come me) ai Graveyard Ghost e al loro godibilissimo album “Omega”. In ogni caso, questo debut cambia decisamente direzione musicale; anticipando le mie riflessioni finali
(Autoproduzione) “Rock ‘n roll band from Milan, Italy”. Laconica dichiarazione usata da questa band per presentarsi. Laconica, priva di impatto, e scarsamente descrittiva. Ma -forse- dannatamente personale, schietta e sincera, sincera come la loro musica, piena di sostanza, di passione, di carattere. Sono in quattro, loro pompano con energia, mentre lei canta con grinta.
(Primitive Reaction) Ci sono diverse band americana chiamate Schyte, ma questa è quella di Chicago, nata dalle ceneri degli Usurper, storico combo thrash-black metal ruvido e quadrato. Anzi è il cantante e chitarrista del trio, Rick Scythe, ad avere i trascorsi in quella band. Nella sostanza questo secondo album degli Scythe ricalca proprio quegli schemi, fatti di un thrash
(Listenable Records) Gli spagnoli 77 sono strani. Sono praticamente una fotocopia degli AC/DC di Bon Scott (non a caso il nome della band sembra ispirato all’anno di pubblicazione di “Let There Be Rock”). Ma loro se ne fregano, in perfetto life style hard rock, in linea con uno spirito di menefreghismo assoluto. Sono al terzo album e, veramente, sono praticamente gli AC/DC spagnoli.
(Inverse Records) L’anno scorso questa giovane band finlandese ha iniziato a lavorare con il produttore Matias Meller a quello che sarà l’album di debutto. “Misty High” è il singolo che anticipa questo lavoro e presenta i Montage come una band dedita ad un hard rock di matrice seventies. La canzone è un sostenuto e piacevole rock intriso di sfumature blues da west coast e nel cui
(Autoproduzione/Delete) Ascolti “Brain Tissues”, opener dell’EP, e sembra davvero qualcosa dei Melvins, ma sai bene che non sono loro, anche perché la voce non è proprio quella di Buzz. Il resto è dinamismo sotto forma di punk, grunge e uno pseudo post hardcore con distorsioni rancide. Anthony, Bastien e Martin sono un trio energico, sicuramente di discendenza punk e sonorità simili
(High Roller Records) I Borrowed Time, di Detroit, che sfoggiano con orgoglio questo monicker kingdiamondiano, si sono già fatti notare dal pubblico dei defenders per qualche pubblicazione ‘minore’ e soprattutto per la loro partecipazione al Keep it True. E devo dire che fra le nuove leve di questo revival classico ormai gigantesco, sono fra i più interessanti e capaci. Il loro debut giunge
(Ipecac Recordings) Essere davanti a tutti, sempre. I Melvins sono la tartaruga del paradosso di Zenone, sono la risata autoreferenziale e verso il mondo. I Melvins sono i Melvins. Per molti erano dei guru indisponenti del movimento grunge, ma anche “il lato metal del grunge”. I Melvins sono ciò che sono e questa volta per esserlo ancora Buzz Osborne e Dale Crover tirano dentro
(Dipole Experiment Records) Strana quella copertina, vero? Surreale e un po’ alla Storm Thorgerson? Già, ma è certamente strana come la musica che ricopre. Sono di Liegi, in Belgio, gli Helium Horse Fly e se le loro chitarre non fossero troppo distorte e magari nella band vi fosse qualche strumento a fiato, il loro sound sarebbe un free jazz. Invece gli Heliums sono una band rock-noise