Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
TAAKE – “Gravkamre, Kroner & Troner”
(Dark Essence Records) Venti anni e non sentirli come tali. Nel mondo della musica 20 anni possono equivalere, in proporzione, a 40 anni dell’età di un essere umano. Venti anni li compiono i Taake di Hoest, il quale ha deciso di festeggiarli con l’uscita di una compilation di rarità. (altro…)
(Grom Records) Ci sono sonorità che nonostante la loro “grezzura” nascondono sempre un certo fascino, parliamo quindi di tutto quel filone estremo che per convenzione e necessità cronologica di catalogazione definiamo “old school”. In questo disco dei nostrani Extirpation c’è questo: un black metal tagliente, scarno
(Logic(il)logic) Un album strano quello degli italiani Hypnotheticall, alle prese con la loro seconda prova nonostante abbiano alle spalle una storia di quasi quindici anni. Un progressive metal che confonde la sua essenza con un progressive rock. Mai troppo soft, mai troppo hard, decisamente ben costruito,
(PATAC ) Sono ancora in giro a spargere badilate di thrash/crust metal gli Hellbastard e sebbene i segni del tempo si sentano, il risultato è sempre fatto di canzoni assemblate con energia, meno estro del solito e una piccola dose di tecnica o raffinata riproposizione di idee comunque già note.
(Massacre) Professor Gurrath mi spiace, ma stavolta il voto per lei è basso. Thomas Gurrath, la mente del monicker Debauchery, opta per un death ‘n roll sicuramente ben calibrato nei suoni ma tanto anonimo in alcuni pezzi e troppo scontato per alcuni riff e ritmiche che spesso e volentieri riportano alla mente idee altrui (in particolare mi sembra di scorgere continuamente i Six Feet Under), derivazioni
(Scarlet/Audioglobe) Quando ero un ragazzino, e il power metal era nel suo fiore, internet praticamente non esisteva, e le informazioni sulle band si tramandavano oralmente come se fossero leggende. Avevo appena acquistato, insieme se non sbaglio, “Legendary Tales” e “Visions” quando l’immancabile amico
(Heart of Steel Records) Il giovane e prolifico polistrumentista Filippo Tezza, già unico membro del progetto black Silent Oath, è anche il mastermind assoluto di quest’altra band dedita a tutt’altre sonorità: e se si fa eccezione per il suono della drum machine (e magari anche per il monicker…),
(Autoproduzione) Album strano questo degli Milanesi Ira. Ad un primo ascolto lo volevo quasi buttare dalla finestra. Da un punto di vista puramente critico suonano troppo dannatamente simili ai Death. Ma, alla fine della riproduzione, anziché espellere il disco
(Dark Descent Records) E’ un debut album mostruoso questo “Poisoned Void”. I finnici Vorum si esprimono in esso con un death metal molto violento, con il riffing estremamente teso a pronunciare melodie nervose, nere, malate di odio e di attitudine demoniaca. Il drumming è un sottotesto costante
(Dangerous Rock Records) Il singolo “I Hate Your Band” apre l’attesa al prossimo lavoro degli svedesi Vietcong Pornsürfers, “We Spread Diseases”. “I Hate Your band” è puro rock ‘n roll, concentrato in meno di 3’. Il riffing molto classico e quindi elettrizzante è una buona riproposizione dei canoni r’n’b.
(Nimbit Music) Joel Grind è un tizio che ha esperienze con band poco note, tipo Tiger Junkies, Colon Rupture, HellVomit, Kunt Killer e altre cose underground, però è anche un Toxic Holocaust, cioè tra le migliori band americane speed/thrash metal del nuovo millennio. “The YELLOWGOAT Sessions”
(Street Symphonies/Andromeda Dischi) Overdose di potentissimo rock’n’roll, caldo come il sangue, proveniente dal freddo dell’Ukrania. Quattro, il numero perfetto, sono i membri di questo act così dannatamente hard rock. Ritornelli catchy, riff travolgenti, sound molto potente. Un cantante esplicito,
(Napalm/Audioglobe) Piano piano, i russi Arkona (qui le mie lodi dell’ultimo disco “Slovo”:
(High Roller Records) Il secondo disco degli svedesi Screamer è ancora meglio del primo: heavy metal rock all’ennesima potenza, con una produzione calda e avvolgente, e nove brani adrenalinici che mostrano cosa succede mischiando il rock dei Led Zeppelin, l’heavy’n’roll dei Motorhead e il metal degli Accept.
(Kaotoxin Records) I Nolentia sono al secondo album e ad una buona manciata di esibizioni live, alcune fatte con gente del calibro di Brutal Truth, Exhumed e Disgorge. I tre francesi si esprimo attraverso il grindcore, loro genere di base, e tirano avanti con inserimenti crust/hardcore e death metal.
(Nuclear Blast) I Free Fall sono la semplificazione del primo principio della termodinamica. Il principio dice che ∆U + W – Q = 0, tradotto è il famoso “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. Questo vuol dire che Mattias Bärjed prende la sua chitarra e la collega all’amplificatore, lo stesso fa Jan
(My Graveyard Productions) Con alle spalle una garanzia di qualità, la My Graveyard Productions di Giuliano Mazzardi, i marchigiani Last Rebels si presentano sul mercato con il loro debut “Bite Tonight”: trentanove minuti di heavy’n’roll diretto e spontaneo, perfetto per il party che finisce con tutti gli invitati
(STF) I Nailgun sono già autori di “Paindustry”, del 2011, e in questo nuovo album propongono un sound sommariamente power thrash metal, con linee melodiche ben pronunciate. Credo che la musica di questa band nasca attraverso due riferimenti principali, cioè i Metallica e i Nevermore.
(UDR Music) Secondo il trend sempre rispettato nelle ultime tre occasioni, a distanza di due anni dal precedente ecco il nuovo disco dei Saxon. “Sacrifice” è stato annunciato in ogni dove come il disco del back to the roots, e se gli intenti erano quelli di riproporre schemi degli eighties direi che Byford e soci
(Autoproduzione) Non capita molto spesso che nella marea di dischi che noi recensori ci troviamo per le mani ne capiti uno che si discosti cosi tanto dal filo conduttore come quello dei Soundstrike. Non preoccupatevi, si tratta sempre di metal, altrimenti non comparirebbe su questa webzine,
(Lost Pilgrims Records) Gli svizzeri Rorcal creano la “fine del mondo”, perché questo vuol dire in ungherese “Világvége”. Asciugano il sound da possibili orpelli, dai “di più” che la composizione musicale potrebbe e dovrebbe portare, limano totalmente le idee e profondono nelle otto composizioni
(Autoproduzione) Cris (chitarra e basso) e Al (voce e testi) arrivano dai My Dark Sin ed ora si presentano con un lavoro licenziato autonomamente (sono comunque alla ricerca di un’etichetta) che prende il nome che si è dato il duo. Illnulla sono autori di un blach/death/thrash metal abbastanza dinamico
(Kornalacielo Records) Lo stoner dei triestini King Bravado ha dentro l’energia del rock, ha movenze che arrivano dal blues e nel contempo è una manifestazione del tipico desert sound. Distese immense, vuote, arse e percorse in lungo e in largo dai King Bravado; spavaldi e selvaggi posseggono chitarre distorte
(Metal on Metal Records) La notizia del secondo comeback degli Attacker non potrà che rendere felici i defenders vecchia scuola: la formazione del New Jersey è certamente una di quelle che, in quest’epoca di revival che ormai si è ripiegata su sé stessa, merita il successo di cui non ha goduto a metà anni ’80.
(Smoke & Dust, Adagio-830, Tokio Jupiter) Per la prima volta questa band belga arriva ad incidere un album e la proposta è qualcosa che esula dagli schemi o non è facilmente etichettabile. Molto probabilmente verranno collocati nel filone psycho-folk e si racconterà dei loro toni apocalittici,
(Synthetic Symphony) Curiosamente solo adesso che le mie dita si poggiano sulla tastiera, arrivo alla consapevolezza che Klaus Schulze non dovrebbe comparire in Metalhead. Per chi non lo conoscesse, Schulze è stato il batterista dei Tangerine Dream, ai loro esordi, e degli Ash Ra Tempel,
(Horror Records) (Leggi
(Autoproduzione) “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori…”, così Shakespeare e così hanno voluto fare propria questa affermazione gli Ideogram. La band italiana ha celato le identità dei cinque musicisti dietro a delle maschere, tranne per la soprano Opera,
(Autoproduzione) E’ incoraggiante trovare una band esordiente che si impegna a formulare un riffing che dia vita a delle strutture. Un sound per una sua buona parte ancora acerbo, ma non per questo incapace di comunicare quel sottile e continuo senso di varietà nell’architettura musicale.
(earMusic/Edel) Timo Tolkki l’aveva detto ascoltando due pezzi di questo nuovo album. L’aveva ammesso: “Sono sconvolto, sono veramente delle belle canzoni, la produzione è fresca e moderna, grandiosi”. E io gli devo dare ragione. Gli Stratovarius sono tornati. Certo, non c’è Tolkki, si sente,
(Metal on Metal Records) Gli Heretic di cui mi occupo oggi sono americani (californiani per la precisione) e hanno vissuto un breve momento di attività fra ’85 e ’88, dando alle stampe un ep e un full-“length”. Nelle loro file, durante l’ultima fase di attività, milita anche Mike Howe, poi cantante dei Metal Church
(Metal on Metal Records) Arkham, come è noto a molti, è la città che, nei racconti di Lovecraft, ospita la sede della Miskatonic University. Questi quattro pazzi inglesi, qui al secondo disco, hanno ripreso la topografia, ma non le atmosfere dello scrittore americano: o quantomeno le hanno rielaborate
(Peaceville Records) Molti di coloro che non gradirono la svolta di alcuni anni fa da parte di Fenriz e Nocturno Culto, probabilmente non intuirono (e forse ancora oggi) l’idea canzonatoria e tributo insieme verso le loro (dai su, diciamo nostre) radici e forse di un’intera scena musicale.
(Altered End) Gli Erdh sono francesi e quando ho letto che si dichiarano una band (in realtà è un duo) nel cinematic metal, ho da subito pensato che avrei affrontato sonorità profonde, magari anche introspettive, sicuramente sperimentali ma di una certa scorrevolezza.
(Eleven Seven Music/EMI) Shhh, zitti! Non dite nulla, ma questa recensione non avrei dovuto farla io. Non competeva a me, ma ad un collega che si occupa di questo genere, ma io sono sempre stato leale in redazione e come tutti i bravi ragazzi ogni tanto un peccatuccio dovrò pur commetterlo.