CNOC AN TURSA – “The Giants of Auld”
(Candlelight Records) Un album puramente anglosassone questo “The Giants of Auld”, prchè licenziato da una prestigiosa etichetta inglese e realizzato da una band scozzese. I Cnoc An Tursa sono di Falkirk e “The Giants of Auld” è l’album di esordio, fin troppo esplicito nella direzione (altro…)
(Heart Of Steel Records) Godimento totale! Se amate quei suoni hard rock che vedono come massimo esponente il Sig. David Coverdale, allora gli Alicate sono esattamente ciò che fa per voi. Non so se fanno roba nuova, o meno, se sono originali o meno, se apportano qualcosa di nuovo,
(Collectors Dream Records) Credo che i vostri soldi li possiate spendere altrove. E se li avete già spesi per “Southern Rock Masters” nel 2008, non ha proprio senso spenderli di nuovo per avere la stessa identica cosa, con una copertina leggermente differente. Ennesima mossa commerciale,
(Retrospect Records) Finalmente del sano, puro, vero, schifosamente diretto e piacevole hard rock! Dave Saker, chitarrista dei Bad Boy Eddy si propone con un’ora e dieci minuti di roba perfettamente compatibile con la golden age degli anni ’80, dove imperversavano,
(Pubishment18 / Andromeda) Riffs micidiali in quantità industriale. Prodotti in serie, catena di montaggio con turni di notte, tonnellate di metallo vomitate da una immonda fabbrica di violenza. Questa è musica che spacca. Tempi frulla-budella proposti in comodo formato slavina.
(Indie Recordings) Davvero enigmatico. Strano. Quasi assurdo. I Norvegesi In Vain ritornano con il loro death metal progressivo ed avantgarde, e lo fanno con un disco ancora una volta complesso, elaborato, tecnico ma dannatamente chiaro, diretto, efficace. Un’ora di musica che affonda le basi
(AFM Records) Alex Beyrodt è uno di quei chitarristi che non sta mai fermo ed è coinvolto in decine di progetti (soprattutto legati a Mat Sinner): la band Voodoo Circle è l’unica, fra le sue attività, della quale sia assolutamente ‘titolare’. Con questa formazione ha già pubblicato due ottimi dischi
(Discouraged Records) Credo che questo mese di marzo mi porterà a dovermi confrontare con qualche band su di giri e folle, gente quanto meno estrosa e con modalità fuori dagli schemi. Inaspettatamente sono i Bong 64 il primo esempio. Loro provengono da Luleå, in Svezia, e presentano un sound
(Southworld) Qualcuno le ha definite la miglior band rock femminile di sempre, affermazione esemplare su come si stia spingendo il più possibile questa rock band finlandese. Le cinque femme fatale di Helsinki hanno aperto per New York Dolls e WASP nel loro paese
(Horror Pain Gore Death Prod.) Da una band con un nome simile mi aspetterei del death metal, invece i danesi Impalers sono alfieri di un old school thrash metal e che mi sembra propendere maggiormente per la scuola tedesca, in particolare Sodom (“See What I See” ne è un magnifico esempio)
(Ripple Music) I Mothership sono un’odierna ed onesta band americana di hard rock e rock blues stile anni ’70. “Mothership” mette in mostra un trio, fondato dai due fratelli Kells e Kyle Juett (ovvero chitarra e voce e basso e voce, rispettivamente), completa la batteria di Judge Smith.
(Comatose Music) Brutal death metal, nella sua forma più canonica ed espresso attraverso una produzione di gran livello, quasi patinata, ma non tale da sminuire il macello che gli Expurgate di Denver, nel Colorado, mettono su con questo esordio. Jaymes Grundmann si esprime con un growling
(Indie Recordings) Punk sociale norvegese. Bollerei semplicemente così questo album dei Blodig Alvor, in quanto norvegesi di Aalesund i Blodig Alvor e che si esprimono nella loro lingua. Pare che cantino di frustrazione sociale o comunque delle frustrazioni che la società procura
(Apathia Records) Sono una folle band francese i Pryapisme, la quale ha già dato in passato i suoi segni di schizofrenia artistica attraverso alcune release. “Hyperblast Super Collider” è stato descritto dall’Apathia Records o da chissà chi, come un “Soundtrack to the 8-bit Catpocalypse”.
(Coroner Records) Fa piacere trovare l’uscita di un musicista che non si possa definire solo come tale. Alessio NeroArgento è un tastierista, ma anche autore, compositore, produttore e sperimentatore di nuove sonorità e strumenti. Collaboratore di Diasarmonia Mundi, membro dei The Stranded
(Coroner Records) Sono di Maiorca gli spagnoli Bleed The Man, autori di un modern metal proposto in questo secondo album, il quale segue “Behind the Walls of Reality” del 2010 e licenziato da un’etichetta austriaca, la Noisehead. La composizione di questo “Ashes from the Past”
(Discouraged Records) I System Annihilated nascono in Svezia, nella piccola Umeå, nel 2009, quando i componenti avevano tra i 13 e 14 anni. Insieme a Ronnie Björnström (Aeon, Zonaria, Ghamorean) la band ha inciso il debut “Furor”, il quale è una fusione di hardcore e death metal.
(Collectors Dream Records) Un momento di gioia, poi la delusione. Quando mi contattano per recensire i Great White, faccio un salto indietro nel tempo! Wow! So che avevano prodotto un nuovo album, con il nuovo cantante. Non l’avevo sentito ancora, ed era questa un’ottima occasione per tornare a sentirmi questa band
(My Graveyard/Masterpiece) Chi segue MetalHead sa bene che i miei generi preferiti sono quelli classici (con ridotte e occasionali puntate nell’estremo); fino a qualche anno fa, pur possedendo ben più di un migliaio di dischi, non avevo idea di cosa fosse lo stoner solo perché non era nato nel corso degli anni ’80,
(My Graveyard/Masterpiece) Marco Ruggiero è volto noto della scena metal campana, coinvolto in numerosi progetti prevalentemente orbitanti negli ambiti heavy e power. I Savior from Anger, con il loro sound thrashy vicino a quello dei Metal Church, sono appunto una delle sue creature, e presentano questo nuovo disco,
(Autoproduzione) Probabilmente il nome di questa band di Houston non dirà molto, come gli stessi musicisti che la costituiscono. Sono elementi che hanno avuto esperienze live con Demoniacal Genuflection e Ingurgitate, ovvero il cantante R. Allen, A. Contreras e K. Kelley, chitarra e basso,
(Iron on Iron Records) Proprio non capisco le dinamiche dell’etichetta greca Iron on Iron: un giorno ti pubblica grandi dischi come gli ultimi di Marauder o Sacred Blood… e il giorno dopo ti diffonde l’ep dei Ruthless Steel, che brutto non è, ma si rivela immediatamente un prodotto di routine,
(Indie Recordings) Instabile delizioso equilibrio tra generi apparentemente incompatibili. Brutale assalto malvagio, devastante potenza nei riff, aggressiva voce black metal, dannato mix tra death, black e puro e semplice sudicio rock’n’roll. I Norvegesi Vreid tornano con questo “Welcome Farewell”,
(Mausoleum) Facendo una riflessione generale sul mercato dei ‘generi classici’, mi sembra che da qualche anno si possano individuare due chiare tendenze: una – della quale parlo continuamente – è quella del revival, del ritorno di formazioni più o meno blasonate degli anni ’80; l’altra è la fondazione
(Mag Music) Più che una recensione, un’approvazione. Più che un giudizio, un pieno supporto. Mag Music pubblica -crea- in versione digitale e gratuita questa compilation composta da quattordici tracce, che rappresentano ciascuna il tributo di molte band underground all’indiscutibile grandezza
(Samoan Records) Credo sia la prima volta che sento nominare i cremonesi Spleen Flipper. La bio racconta di una band che in oltre 10 anni ha realizzato due demo e due album, l’ultimo è “Alchimia del Dolore” del 2008. Pare fosse qualcosa di hardcore vecchio stampo e con inserti death metal e grindcore.
(PATAC) Tali Fistula di Cleveland mi sono sconosciuti, eppure in oltre dieci anni si sono prodigati in album, EP e split. Questo nuovo album racchiude anche una versione (ma non quella che ho ricevuto io) nella quale è incluso un EP di tempo fa di sei canzoni, intitolato “Loser”. I sette pezzi di “Northern Aggression”
(Go Down Records) Sono di Bergamo gli Humulus e sono in tre: Cristiano Benicchio, voce e chitarra, Massimiliano Boventi, batteria, e Giorgio Bonacorsi, basso. Il loro stoner è molto heavy, i suoni pesano quintali. Il basso e le chitarre hanno una densità enorme. Un groove molto classico
(Peaceville Records) Tanti anni fa i Mysticum firmarono per l’etichetta di Euronymous, cioè la Deathlike Silence Productions, ma a seguito della sua morte per mano di Varg Vikernes, cioè il fondatore di Burzum, “In the Streams of Inferno” rimase senza le cure di un’etichetta per tre anni e solo nel 1996
(Massacre Records) Geniali. Semplicemente geniali. I tedeschi Dante riescono a proporre un prog molto ricco, estremamente atmosferico, diluito in pezzi imponenti (spesso sopra i dieci minuti di durata), ma comunque godibile, fruibile, piacevole, di sicuro impatto anche su un pubblico più vasto.
(Antstreet Records) Un rock sincero, poderoso che non lascia respiro. Quartetto Milanese al debutto con il primo full length, si distingue per sonorità decisamente heavy, pur mantenendo un orientamento strettamente rock, con influenze hard rock. Lontani da quelle sonorità non ben classificabili,
(Indie Recordings) Uno sciame di emozioni che spaziano dalla depressione orientata al suicidio fino alla demenza totale, prigione invisibile confinata negli angoli oscuri della mente. Due sole canzoni per questi trentacinque minuti di un percorso sonoro che dimostra un’acutezza compositiva notevole,
(Horror Pain Gore Death Prod.) Premesso che questa band è marcia e lurida e quindi autrice di un (sublime) sound schifoso (i più avvezzi ai sound delle etichette lo avranno capito leggendo chi lo ha pubblicato), è curioso quanto essa sia contraddittoria (o artisticamente incoerente)
(Golden Morning Sounds) La mail con cui gli Australasia hanno contattato Metalhead mi ha fatto sobbalzare (per 3”), in quanto non avevo letto la U del nome, pensando così che fossero gli Astralasia, una meravigliosa band psychedelic electronic-dub/rock inglese. Eeh no,