Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DISCLOSE – “Survive?”
(DysFUNCTION records) I Disclose (queli di Carpi e non quelli giapponesi!) sono una realtà dal 2004 e discograficamente sono arrivati al secondo album. Quando “Survive?” parte le casse d’ascolto si arroventano, l’energia della musica si diffonde e il rapimento è compiuto. “Survive” è un’apertura magnifica, dove la batteria sostiene con vivace forza le chitarre dallo stile Metallica e il ritornello del bravissimo singer (altro…)
(Candlelight Records) E’ sempre un bene trovare in giro delle band che vivono una sorta di maturazione e cambiamento continui. Gli ungheresi Sear Bliss sono tra questi e “Eternal Recurrence” pompa linfa nuova al loro black metal sperimentale. Con tutta sincerità il termine black metal da questo momento in poi andrà stretto ai Sear Bliss. Il loro passato è nato comunque dal black metal, ma la nuova release addolcisce gli animi,
(Cyclone Empire) Vaste lande invernali, con laghi ghiacciati, fredde foreste, poi ancora laghi, ancora pianura innevata. Il freddo, il crepuscolo. Voi siete degli spiriti che vagano senza sosta in questo deserto di ghiaccio. La vostra sofferenza, la vostra pena, il vostro lato oscuro, il vostro segreto oscuro che vi tortura. Siete condannati a vagare in questa terra senza fine, in questo inverno dove il sole muore, in questo regno dell’oscurità.
(Alterhead Prod./Self) I NoMoreSpeech hanno fatto il primo passo davvero importante, ovvero un il primo album e scritto autonomamente. Cosa succederà nel loro futuro? La speranza primaria, di chi scrive, è che questo sia radioso e soddisfacente perché il rock-metal dei milanesi è mordace, formato da melodie corrosive e suoni densi e potenti. Alteria è la voce che mette in piedi una prestazione tutta sua e che etichettare come
(Listenable Records) Nell’anno 945 Igor re di Kiev viene ucciso dalla tribù slava degli Derevljani che si rifiutava di pagare i tributi. Pessima idea. La vedova del re, Olga, non digerì la cosa. Anzi. Divenne una furia scatenata, cieca, immonda. Tutti gli ambasciatori ed i nobili della tribù furono violentemente sterminati. I villaggi e la capitale Iskorosten furono annientate, bruciate, rase al suolo. Ora immaginatevi questa storia in chiave death metal, 
(Nuclear Blast/Audioglobe) Ventuno album in circa ventisette anni di carriera sono un traguardo che pochissime band heavy metal posso vantare. I Rage sono fra queste: nonostante non siano mai entrati, per qualche logica mai del tutto chiarita, nella parte più alta dell’Olimpo metallico (come secondo molti avrebbero meritato), la loro musica è sempre stata degna della loro fama. “21” non aggiunge né toglie nulla alla loro storia,
(High Roller Records) Intro di una battaglia di tempi andati, poi le ostilità si interrompono e le chitarre diluviano assassine, con un drumming doppiato dal basso che tiranneggiano il campo di morte con tuoni infernali. Su tutto si erge la risata malsana di Sataniac. I Desaster aprono in questo modo “The Arts of Destruction”. I tedeschi erano cinque anni che non ne pubblicavano un album. Questo nuovo album
(Century Media Records) I Napalm Death pubblicano il loro quattordicesimo album (conteggio forse arbitrario!), ovvero una nuova lezione di estremismo musicale da impartire. Il loro sound è sempre una derivazione del death metal, del grindcore, dell’hardcore, dell’industrial. Potremmo dire che
(Bagana Records) I Rats non sono nati ieri e gli appassionati del rock italiano resteranno increduli nel sapere che sono ritornati. I Rats hanno dovuto aspettare circa 17 anni per incidere di nuovo qualcosa; loro che hanno suonato insieme a CCCP, Litfiba, Vasco Rossi, Jeff Beck e altri ancora. “Metafisico Equivoco” propone 5 pezzi, dei quali il brano che da il nome alla pubblicazione è riproposto anche nella versione “radio”.
(Napalm/Audioglobe) Si rifanno vivi gli Xandria, che ormai diversi anni fa misero a segno un ottimo colpo nella scena gothic con “Ravenheart”. Dopo circa cinque anni di silenzio la band si presenta decisamente rinnovata e con un sound più potente e “powerizzato”, ma senza apparire come il solito clone dei Nightwish. “A Prophecy of Worlds to fall” parte in modo ultraepico e si destreggia con maestria fra i clichè del genere;
(Prophecy Productions) Se avete un nemico dentro (di voi) o lo affrontate oppure tentate di non dargli le spalle, di stragli sopra o distanti. Qualcosa del genere fa Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau è un progetto solista) con questo nuovo album. Il titolo parla appunto di un nemico, ma la musica, pur comunicando emozioni decise, suona con note melodiose, viaggianti, atmosferiche. E’ un lavoro intimista, nel senso che nell’ascolto ti induce ad ascoltarti dentro.
(Heretic Visions Productions) La band tedesca di cui si parla in queste righe è autrice di un sound che, nel tempo, si è sviluppato attraverso forti influenze death metal e grindcore. Questo significa che i Mortal Agony sono autori di musica corpulenta, potente, brutale. Proprio l’aspetto della brutalità, della compatta violenza manifestata da “No Place To Hide” è quello che si pone in risalto più di ogni altra cosa.
(Steamhammer/SPV) Quando le icone del rock decidono di incidere qualcosa si deve sempre prestare attenzione al risultato. Ci vuole rispetto e attenzione per queste divinità, soprattutto se sono avanti negli anni. I rischi che i risultati siano deludenti sono possibili, questo però vale per ogni nuovo lavoro di ogni band, ma l’attenzione di cui si diceva è d’obbligo, vista la possibilità di riassaporare energie, stili, sensazioni dei quali costoro ne sono i custodi.
(Heimathome) Cinque tizi di Ginevra si incontrano ad un concerto degli ZZ Top. Fanno un casino bestiale, e capiscono che, alla fine, è il divertimento che conta. Prendono gli strumenti, li accordano uno o due toni sotto, ed iniziano a strimpellare. Evidentemente strimpellano bene in quanto incidono un EP, un disco ed infine con la produzione di Laos Etxemendi (Goijra) escono con questo “XI IX XI”. Gli Helmut suonano blues.
(Karthago Records) Con il loro sound fra power e melodic metal, gli svizzeri Rizon editano per la Karhtago il proprio terzo album. La band ha in realtà una storia abbastanza lunga, che rimanda addirittura al 1997 (il primo album è però del 2005); il punto di forza dell’attuale formazione è sicuramente l’alternanza fra le due belle voci di Mathias Götz e di Seraina Telli. “High Flyer” ha un andamento decisamente power (ascoltate ad esempio la batteria)
(Nuclear Blast) Cinque album alle spalle, questo compreso, più un live. Numeri interessanti. Sotto contratto con la Nuclear Blast. Non possono essere male. Hanno suonato in America, Europa, Australia, Nuova Zelanda… ma anche in Indonesia, Cina e Mongolia. Ma chi diavolo suona in Mongolia? Eppure hanno condiviso lo stage con gente del calibro di Nile, Cannibal Corpse, Deicide e Behemoth. Una death metal band americana? Un’altra band tedesca? No.
(Siege of Amida) Questa band dell’Essex è formata da tre musicisti, i quali per impatto incidono per quanto ne farebbero sei. I Dyscarnate sono potenza e lo esprimono attraverso un death metal infernale. “And So It Came To Pass” è stato registrato da Chris Fielding al Foel Studio, Galles, e poi missato e masterizzato da Jacob Hansen (Aborted, Xerath) in Danimarca. Sono questi due passaggi i responsabili dell’ottima resa audio dell’album
(Black Mamba Rec.) I marchigiani T Odio è dal 1992 che stanno definendo il proprio percorso professionale. “Biomechanical Future Engine” è un album nel quale la band ha focalizzato tutta la propria attenzione e capacità, pur non riuscendo completamente a scolpire della musica dai tratti delicati. I T Odio suonano sfumando il proprio sound in più stili: l’heavy metal dai tagli sinfonici, elementi rock, gothic, progressive. I 10 brani realizzano un intrico di soluzioni
(Witching Hour) Ormai la Polonia ne partorisce di figli imbestialiti di death metal e i Voidhanger ne sono l’ennesima conferma. Nati dalle costole di altre band (Enclave e Infernal War), il trio esordisce con “Wrathparayers”, esempio di death/thrash metal e con qualche occhiataccia al black metal. Quindi nulla di nuovo, come la conferma di una produzione perfetta e granitica, d’abitudine in queste produzioni, e lo smodato desiderio di andare avanti a testa bassa
(Steamhammer/SPV) Henny Wolter, chitarrista dei Thunderhead e per un periodo nei Primal Fear e Sinner, Klaus Sperling, batterista con Freedom Call e Primal Fear, hanno reclutato Oimel Larcher per il basso e la sua tonalità vocale per mettere in piedi questo trio, plasmato attraverso qualche quintalata di tritolo. Se avete presente i Motörhead, gli AC/DC e del sano rock ‘n roll selvaggio, da giubotti di pelle, motociclette e alchol a vagonate,
(Deathgasm) Dopo una intro dal titolo lovecraftiano, “Summon Shub-Niggurath Ye Black”, parte una vagonata di pezzi che macellano ogni forma di vita possibile. Gli autori di questo abominio sono i colombiani King e “Forged by Satan’s Doctrine” è il primo album che i quattro indiavolati riescono a realizzare, grazie ad un sound che sembra un incrocio tra Deicide e Morbid Angel. Dei primi hanno la serrata velocità esecutiva,
(GoodDamn Records) Costellazione thrash, la stella Lost World Order riprende a brillare per la terza volta, ma di luce riflessa. Non c’è molto di proprio in questo nuovo album. E’ un thrash dal taglio classico, che nell’iniziale “Before the Light” riporta alla mente un qualcosa degli Exodus e continuando in scaletta c’è l’anthraxiana “Shadows at the Graveyard” oppure le influenze Vio-Lence di “Coma. Non c’è solo il thrash della Bay Area in “Parasites”,
(Cruz del Sur-Audioglobe) A breve distanza dall’ep “Ten Years”, il Faraone di Philadelphia torna ad esprimersi attraverso la potente voce di Tim Aymar: “Bury the Light” è il quarto album della band americana, la cui musica è sempre facilmente riconoscibile grazie a un sound davvero personale e direi unico (almeno fra le formazioni in attività), sempre ostico al primo ascolto ma capace di radicarsi profondamente nell’ascoltatore
(autoproduzione) Dodici cinghiali. Questo è il nome della band. In copertina c’è un cinghiale, dei serpenti, dei teschi. Il titolo dell’EP suona più o meno come “lingue biforcute, zoccoli”… quelli di capra, cinghiale, di diavolo.. doppi, come la biforcazione della lingua di serpente. Volevate qualcosa di tranquillo, rilassante, per distendervi dopo una pesante giornata di lavoro o studio? Cambiate recensione. Gli XII Boar offrono una ventina di minuti
(Candlelight Records) Mike Dean, Reed Mullin e Woody Weatherman, ecco chi sono i Corrosion of Conformity sempre amati e dopo “Eye for an Eye” e “Animosity” (cioè 1984 e 1985) quanti hanno continuato davvero ad amarli? Ora non ripercorriamo la loro storia e non declassiamo altri loro lavori, ma l’idea di riprendere a suonare e di farlo con gli elementi dei primordi, e quindi senza Keenan, ha generato un sussulto al cuore a molti metallers.
(Nuclear Blast Records/Audioglobe) I finnici Battle Beast hanno acquisito dal nulla una rapidissima fama prima vincendo il Metal Battle Contest del 2010, e poi conseguendo l’ambitissimo ruolo di opener nel tour mondiale dei Nightwish che si svolge proprio in questi giorni. Il loro debutto “Steel” si presenta con una inquietante copertina un po’ fantasy e un po’ fantascientifica dove un leone spiritato uccide una specie di robocop (…):
(Selfmadegod Records) Questo lavoro è del 2005, ma viene ora ristampato per riportare ai giorni nostri questa band di Oakland. Dopo “Enslaved in Darkness” gli Stormcrow hanno tirato a campare con una serie di split con Sanctum, Skaven, Massgrave, Laudanum e Coffins. Gli Stormcrow nascono da un retroterra crust metal, ma il grezzo sound di questi cinque pezzi riporta dentro di se delle similitudini anche con i BoltThrower e Axegrinder.
(AFM Recrords) Questo album acustico degli Ektomorf ha qualcosa di scontato, nonostante sia avvolto da intimismo e pacatezza. I thrashers ungheresi sono gente avvezza alla potenza e “The Acoustic” appare come una produzione anomala, anche se non è un lavoro completamente acustico, infatti le chitarre elettriche non sono completamente bandite, per esempio figurano in “Bee Free”, e poi la batteria di Robert Jaska c’è tutta,
(autoproduzione) Dopo “The Storm within”, il debut di tre anni fa che ci aveva mostrato ottimi spunti e regalato una manciata di brani vincenti, i parmigiani Winter Haze tornano all’attacco con un ep di quattro tracce. Musicalmente siamo ancora dalle parti di un gothic/melodic metal decisamente dinamico e ben congegnato, forse dai suoni più moderni rispetto a quelli del full-“length”. Le note di un sassofono suonato dalla
(Twilight) Senza volere i Semargl, è doveroso esporre certi meccanismi e anticipare che questo nuovo album è un’operazione di marketing e comunicazione. Copertina accattivante, titolo semplice e diretto e dentro musica che fonde i growls, voce femminile, elettronica, industrial, abbondanti synth, chitarre distorte sinteticamente (tipo Kovenant), orchestrazioni, spunti techno e altre cosette ancora.
(High Roller) I Monumentor nascono dopo che Zarko e Baron abbandonano la black metal band Old e decidono di mettersi in proprio con un progetto decisamente diverso, che affonda le proprie radici nel sound primordiale degli anni ottanta. La loro prima release è questo vinile limitato a 500 copie e contenente quattro pezzi oscuri e sanguigni. L’intro e l’outro sono molto epiche, ma i brani hanno piuttosto un sound thrash
(Autoproduzione) L’Emilia-Romagna come nuova frontiera del melodic/power metal? Quello degli Avelion non è il primo demo che giunge in redazione dalla zona di Parma e anche in questo caso si tratta di un prodotto di alto livello. La band è stata fondata nel 2008 e questa è la sua prima release ufficiale: contrariamente a quanto i nostri scrivono nella propria biografia, presentandosi a cavallo fra melodic e progressive,
(Nuclear Blast/Audioglobe) Recensire l’ultima fatica degli Eluveitie è cosa molto complessa per chi, come il sottoscritto, ha amato alla follia i primi due album “Spirit” e “Slania”, è rimasto profondamente deluso dal disco acustico “The arcane Dominion” e ha trovato infine molto incerto il ritorno al passato rappresentato da “Everything remains as it never was”. A molti è sembrato che lo spettacolare death/power/folk degli svizzeri