Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

THE EROTIK MONKEY – “Samsara”

(Hot Steel Rec./Andromeda) L’alternative rock/grunge di questo album viene da Capoterra, vicino Cagliari, ed è stato inciso da tre ragazzi, che hanno già realizzato l’album “Tempesta di Soli”, curato da Samuele Dessì, collaboratore di (altro…)

Di |2018-03-27T17:36:32+02:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

ENID – “Munsalvaesche”

(Code666) Ricordate Enid, il gruppo black metal tedesco che si fece notare con diverse buone uscite fra la fine dei ’90 e l’inizio del nuovo millennio? Bene, dimenticatelo! Dopo uno stop di più di cinque anni i nostri (o meglio il leader Martin Wiese, affiancato da alcuni session men) torna sul mercato offrendoci un medieval symhonyc metal che poco o nulla ha a spartire con le prove di inizio carriera. “Red Knight” apre infatti il disco lasciando pensare ai Rhapsody of Fire o ai Thy Majestie, forse con un tocco classico in più (il che è tutto dire!). “Legends from the Storm” è un mid-tempo di una epicità quasi traboccante, ma più che ai soliti nomi penserei a Crom o ai nostri Martiria. Poi “Belrapeire” ti spiazza coi suoi suoni moderni e il suo ritmo semplice, direi senza mezzi termini commerciale; avantgarde metal? Non saprei, ma la sensazione di varietà stavolta non è spiacevole. La titletrack sfiora gli undici minuti ed è soprattutto il violino a renderla maestosa quanto sfuggente; “Condiwiramurs” è il complicato nome di una ballad a tratti struggente. “Valley under two Suns” conserva gli unici sprazzi di estremo rimasti nel sound (e peraltro limitati alle harsh vocals). Un disco ostico, che tra l’altro non brilla per produzione, ma può affascinare gli amanti del metallo più epico ed impegnativo allo stesso tempo.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-18T15:49:58+01:0015 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BEEHLER – “Messages to the Dead”

(Pure Steel Records) In questa band canadese milita Dan Beehler, ovvero un ex Exciter, e Brian Stephenson, qui bassista, ma in passato chitarra e voce per gli Aggressor e turnista live per gli Annihilator. Beehler (batterista e cantante) ha una voce ovviamente stridula (con intermezzi nei quali viene filtrata in modo da sembrare gutturale); le chitarre hanno una distorsione che le tramuta in lame affilatissime, seguite a ruota dal basso che si spiega sullo sfondo come un tappeto tremolante. Il sound è esplosivo, ma la resa delle canzoni è ampiamente vincolata al passato di alcuni musicisti. Si, ovviamente agli Exciter! “Messages to the Dead” è speed metal feroce e con toccate al thrash metal che si fa ascoltare, ma non brilla per canzoni che ti restano dentro. Cosa significa quando un album è potente, poderoso e prodotto in modo pulito, ma incapace di stamparsi nella mente del fruitore?  Vuol dire che il songwriting non ha la resa giusta! “Eternal Tormentor” (colpisce per il suo ritornello, più che per la sua velocità), la tiltetrack,”Destroy” hanno la stessa struttura: partenza sparata, velocità ipersonica e mid-tempo centrale lunghissimo. Le altre canzoni? Velocissime o basate su tempi lenti/medi,”Destitude Abuser” e “Organizer Mayhem” ad esempio, con accelerazione nella fase centrale. “Kill the Witch” è un perfetto connubio tra l’heavy metal classico e le sue derivazioni più estreme. Tuttavia è poca roba e arrivati alla conclusiva “The End of the World”, si resta insoddisfatti.

(Alberto Vitale) Voto: 5,5/10

Di |2011-12-18T15:51:48+01:0014 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

ABSURD UNIVERSE – “Habeas Corpus”

(Punishment 18 Records) Perché Adrie Kloosterwaard e gli altri  Sinister hanno necessità di suonare con un altro nome? La domanda sorse al comunicato che annunciava la nascita di questo side project e ascoltando “Habeas Corpus” non si arriva ad alcuna risposta. “Habeas Corpus” è il classico death metal pesante, di granito, dove il riffing viene marcato stretto dal drumming martellante e spietato. Questa disciplinata direzione stilistica non garantisce sensibili novità, rispetto a un lavoro dei Sinister. Dal punto di vista strettamente personale di chi scrive, la minima diversificazione nel sound in questo alter ego dei Sinister è un flebile richiamo al death metal svedese, in particolare ai Dismemeber. Senza dimenticare qualche plettrata alla Slayer, su tutte “Boiled By Dead Water”, ma soprattutto nelle impostazioni dei solos. Da subito si evince l’immenso lavoro di Toep Duin con le bacchette, tuttavia premiato da una produzione che non appiattisce i componenti della batteria. A dire il vero Gertjan Vis con il suo banco mixer è colui che ha reso questo lavoro pulito e potente, insomma il valore aggiunto. Oggettivamente da un side project, teso a coinvolgere una intera band di un certo spessore, ci si aspetterebbe qualcosa di diverso o atipico rispetto al sound proprio, ma in conclusione “Habeas Corpus” è un lavoro che si lascia ascoltare e non deluderà gli appassionati più intransigenti e vincolati al death metal.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-18T16:54:28+01:0013 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

WIDOW “Life’s Blood”

(Pure Steel/Audioglobe) Chiariamo subito una cosa: la musica dei Widow non mi piace. Questo è il terzo album della band che mi capita fra le mani (il quarto, in totale, della loro discografia) e ancora una volta lo trovo decisamente banale e pretenzioso; sta di fatto, però, che rispetto all’ultimo “Nightlife” la situazione è decisamente migliorata, e di questo bisogna rendere atto ai quattro musicisti della North Carolina. “Lady Twilight” è molto classica ma a suo modo coinvolgente; “In Dreams” parte con un bell’arpeggio ma poi si banalizza subito. Costruita diversamente dagli altri brani, e per questo in evidenza, la solida “Another fallen Angel”; “Behind the Light” contiene un assolo per nulla disprezzabile. Ma nella seconda parte della scaletta diventa davvero difficile trovare qualche spunto originale e che si faccia notare: soprattutto le linee vocali, sempre simili, appiattiscono le differenze fra le canzoni. Citiamo soltanto, per la sua velocità e per il suo andamento vagamente thrash, “I scream for Ice Queen”. Un US Metal con influenze alla King Diamond ma dal taglio abbastanza moderno: la sufficienza c’è, se vi accontentate…

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-18T16:55:05+01:0013 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

DEVASTATOR – “La Musica Fa Schifo”

(Fadeout Records) Dieci anni di attività ed esprimersi come se esistessero da venti anni e allo stesso tempo suonare in modo vivace e spedito. Queste sono le doti principali dei toscanacci Devastator. Diventati un trio nel 2009, a seguito dello split con il cantante Albe, la band ha optato per il cantato in italiano del chitarrista Rob. Il risultato di questa scelta è lo si è apprezzato nel precedente EP “Andatevene Tutti Affanculo”, riproposto con i suoi 4 pezzi in questo nuovo album. “La Musica Fa Schifo” è uno sconquassante thrash/hardcore caricato di energia devastante grazie anche alle liriche in italiano. Proprio quell’energia e determinazione riescono a bypassare qualche giro e riff risaputo, dando un’adrenalinica carica emotiva ai singoli brani. Dopo la titletrack introduttiva ad aprire le ostilità c’è “Vergine” (già presente nell’EP citato), ma sinceramente è “Ho Sbagliato Tutto” a sincronizzare dentro di se tutto il sound scatenato dei Devastator. “La Mafia E’ una Montagna di Merda” e “X Falsor” sono altri due pezzi di un certo interesse, ma tutti i brani hanno la durata giusta e l’incisività per stamparsi nella mente di chi li ascolta. “La Musica Fa Schifo” è un album fatto da materia nota, ma assolutamente in grado di inchiodare l’attenzione del fruitore. Al massimo le uniche limature sono adducibili alla voce, per qualche parola che si perde nel growling. Ma il tempo darà ragione a Rob di perfezionarsi, del resto il suo timbro è già unico. Merita qualche riga la parte testuale. “La Musica Fa Schifo” è una feroce critica al circo della scena musicale e sono già i titoli a rivelarlo: “X Falsor”, un morso alla nota trasmissione TV, “Bono Fai Vomitare” missiva alle rockstar, la bordata ai critici “La Bella Musica” e la sprezzante denuncia di agenzie e promoter “Sfilata di Moda”. “La Musica Fa Schifo” è puro coinvolgimento.

(Alberto Vitale) Voto 7/10

Di |2011-12-18T16:55:42+01:0012 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

AMANTYDE – “Mädchen”

(Red Pony Records) Una delle prime esigenze nel redigere la recensione di un album è tentare di spiegarne il genere, il tipo di musica che suona. Esigenza non sempre possibile da soddisfare, come nel caso dei veneti Amantyde. Scriviamo da subito che “Mädchen” è interessante e si dimostra semplice, con suoni cattivi e grondanti di energia. Un alternative metal/crossover che pesca anche dal rock, assemblato da un quartetto veneto dove la voce della Nicky Genovese non è del tipo melodioso, anzi è spessa, irritata, ma espressiva. Le chitarre sono di Dario Pisasale, il basso di Andrea Armiato, e la batteria e l’elettronica sparsa di Geremia Vinattieri. “Myenemy” ha un riff cadenzato (ricorda vagamente lo stile di Dave Mustaine) e trascinante che percorre oltre la metà del brano, mentre “Princess of Lies” è una spedita trasfigurazione dei Metallica. “Join Me in the Desert” sembra una parodia del desert rock, al quale guarda per stile e attitudine. “Summer Breeze”, potrebbe essere un potenziale singolo vista la densità emotiva e il ritornello, capace di liberare la mente e ben interpretato dalla Genovese. Gli Amantyde superano se stessi in “Creepy Crowlies” e soprattutto in “Nothing But the Rain”, i brani più strutturati e forse maturi (sia per la musica che per le variazione del cantato, soprattutto il secondo) dell’album. In tutto questo marasma trova spazio quello che è probabilmente il miglior rifacimento mai sentito di “Zombie” dei Cranberries. Il nuovo album degli Amantyde progredisce nel personale sviluppo delle canzoni, tentando si superare ogni derivazione; ma il songwriting, questo è l’unico appunto, va ulteriormente arricchito per presa e fruibilità per l’intera tracklist.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-18T16:56:19+01:0012 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

TYRANT EYES – “The Sound of Persistence”

(Autoprodotto) I Tyrant Eyes si fecero notare otto anni fa pubblicando un discreto disco di heavy metal classico per la Scarlet Records: li ritroviamo oggi con questo full-“length” autoprodotto, il terzo della loro discografia, che però non ha molto da (altro…)

Di |2018-05-20T23:05:39+02:0011 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

PHASE REVERSE – “Phase Reverse”

(Aural Music) Loro sono greci, ma la musica dei Phase Reverse sembra venire dalla parte sud degli USA perchè in questo rock/heavy c’è tanto southern comfort (ma non così dolce come l’omonimo whiskey) e quindi il desert rock, le chitarre che richiamano Zakk Wylde, i Down, i Kyuss, lo stoner, pochissimo blues e tutte le note generate all’ombra del deserto. Manca la tecnica, questa precisazione è però necessaria visto che si è parlato di Wylde, mancano soluzioni cristalline e di classe, ma c’è tutta la robusta vivacità nel rock proposto da questo trio. Esistono momenti docili e soffusi, come la passionale “High Hopes”, parte di “Changes” e la coda (o ghost track nella track) di “Long Gone”, con tanto di pianoforte adagiato sulle acustiche. Ci sono le ripartenze tipicamente dello stoner, come in “Who Gives a Damn”, ma anche il docile rock americano di “Crash ‘n Burn”. Non c’è un’anima perfettamente definita e i richiami ad altro esistono, sono tangibili, addirittura “I Got Your Back” ricorda in i Pearl Jam. E’ vero però che l’album si ascolta con piacere, ci saranno al massimo tre pezzi non troppo riusciti (in particolare l’iniziale “Road Fever”, semplicemente scontata, e la monotona “Eye to Eye” ) ma viene spontaneo dichiarare ai Phase Reverse lodi anziché critiche.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-09T22:19:47+01:0009 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

DORO feat. ONKEL TOM ANGELRIPPER – “Merry Metal Xmas”

(Nuclear Blast/Audioglobe) Cosa fanno insieme Doro Pesch e il leader dei Sodom? Semplice, un brano metal per Natale! Iniziativa simpatica quella di rilasciare, in digitale e in vinile 7’’ colorato, questa “Merry Metal Xmas” (in due versioni che… mi sembrano assolutamente identiche!), ma sarebbe stato ancora più interessante se al calore delle intenzioni si fosse accompagnato quello del songwriting. Il brano è infatti di una semplicità disarmante, con un testo veramente trito e ritrito: si stampa subito in testa proprio per la sua banalità, ma se fosse stato sul nuovo album di Doro e non avesse parlato del Natale lo avremmo tutti trascurato come un filler. Il contrastato duetto è in ogni caso ben riuscito. Se non avete idee sul regalo per il vostro vicino black metal, con “Merry Metal Xmas” lo farete felice al di là di tutto!

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

(Nuclear Blast/Audioglobe) A Natale si fanno gli auguri e i regali, soprattutto se c’è un legame. Per questo i musicisti realizzano dei singoli natalizi appositamente per l’evento. E’ quanto ha pensato di fare Doro, ex Warlock, con la partecipazione di Tom Angelripper dei Sodom, incidendo “Merry Metal Xmas”. E’ un brano semplice, con un ritornello accattivante e una melodia che ti prende subito. Pochi ingredienti, tutti fondamentali, che producono una canzone la quale però dopo una ventina di ascolti continuati, per la carica e la spensieratezza in grado di fornire, probabilmente verrà in seguito archiviata nei propri ricordi. “Merry Metal Xmas” però trova forza nel duetto davvero riuscito tra le due voci, inoltre la versione “5 Bierchen später Mix” (il singolo consta appunto di due versioni) offre una distribuzione delle strofe tra Doro e Tom in modo più equo. Il singolo è disponibile in vinile verde o in digital download. Gli zii hanno fatto un regalo sinceramente studiato a tavolino per l’evento, ma del resto basta il pensiero! Merry Metal Xmas a tutti!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-09T09:03:19+01:0009 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

NIGHTWISH – “Imaginaerum”

(Nuclear Blast-Audioglobe) Date ai Nightwish quello che è dei Nightwish, mi verrebbe quasi dire: in altre parole, a chi scrive (come ormai temo a tanti altri) la band finlandese non sta più simpatica come prima, ma continua non sbagliare un colpo. (altro…)

Di |2018-06-22T22:24:42+02:0008 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

MEGADETH – “Th1rt3en”

(Roadrunner Records) La paura del numero 13 è il concetto alla base del titolo del nuovo album dei Megadeth. Dave Mustaine lo costruisce con canzoni come sempre permeate di melodie, una latente aggressività e un certo tasso tecnico. “Th1rt3en” si apre con la pompa di “Sudden Death” e svisate dal tipico tocco di Mustaine, oltre cinque (altro…)

Di |2015-12-01T01:56:46+01:0008 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

MORTICIAN – “Mortician”

(Pure Underground-Audioglobe) I Mortician austriaci, da non confondere con quelli americani, sono la classica heavy metal band fondata negli eighties, sciolta nei nineties e rifondata in questo momento (temo ormai al termine) di revival a tutti i costi. Questo è il loro primo full-“length” ufficiale, dato che il cd uscito due anni fa altro non è che la raccolta dello scarno materiale pubblicato fra il 1987 e il 1989. Non credo ci sia qualcuno dubbioso sulla natura e le caratteristiche del sound, quindi passo subito all’analisi dei brani. Si comincia con l’indiavolata “Change your Behaviour”, una vera e propria dichiarazione di guerra. La band spinge anche in “Reflection of your Soul”, da qualche parte fra gli Exxplorer e i Judas Priest. La traccia autotitolata presenta imprevisti elementi alla AC/DC; la classicissima “Worship Metal” nasce per festeggiare il festival greco Up the Hammers, al quale i nostri hanno presenziato lo scorso anno, mentre “No Light” ha un finale da crescendo da urlo, dove emerge tutta la barbarica bravura del drummer Gergely Nagy. Si chiude con tre tracce live dal Keep it true 2010. Il mercato è intasatissimo ma questo prodotto ha i numeri per farsi valere.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-12-08T00:14:37+01:0008 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

ADIMIRON – “K2”

(Bakerteam Records) La band in questione è romana e fino ad oggi ha fatto tanti piccoli passi. Non è dunque un miracolo se “K2” risulta essere un lavoro interessante e musicalmente d’impatto. Dopo i trascorsi thrash metal, gli Adimiron restano in questo territorio ma sfigurandolo con (altro…)

Di |2014-12-10T01:27:31+01:0007 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

SONATA ARCTICA – “Live in Finland”

(Nuclear Blast-Audioglobe) Quando una band pubblica il terzo album live in 13 anni, e questo live è anche il secondo dvd in 5 anni, una antipatica domanda si insinua nella mente del recensore: ne vale davvero la pena? I Sonata Arctica non staranno chiedendo troppo ai propri fans? Questo “Live in Finland”, che come molti sanno doveva essere un “Live in Italy” (progetto poi sfumato per vari problemi legali) è tutto tranne che indispensabile. Ci si limita qui a giudicare il doppio cd, dato che il dvd non è disponibile per la recensione. Anzitutto si nota che il secondo disco ha una durata decisamente contenuta, attorno ai quaranta minuti, e che tre brani sono presenti anche sul primo disco. Ancora la stessa domanda: ne vale davvero la pena? Il cd ‘principale’, invece, presenta l’intero concerto tenuto a Oulu lo scorso 15 aprile: ma i suoni appaiono troppo artefatti e secchi per un live, e la partecipazione del pubblico è relativamente limitata. Veniamo adesso alla scaletta: Kakko e soci hanno, con ogni evidenza, dimenticato di aver inciso il proprio album migliore! Da “Silence” non è infatti presente alcun brano (se escludiamo “Tallulah”, in ogni caso sul secondo disco). I momenti migliori del concerto? Sicuramente la versione acustica di “Letters to Dana” e la torrenziale “Don’t say a Word” conclusiva, che incorpora anche il coro “Vodka” e durante la quale il singer dà il meglio di sé con una interpretazione sentita e teatrale. E per il resto? Un concerto nella media, senza particolari colpi di testa, senza dimenticare che molti dei brani suonati sono già presenti sui due dischi dal vivo precedenti. “Live in Finland” non è affatto un brutto disco, i brani di “Days of Grays” rendono decisamente bene e magari potrebbe essere interessante possedere il doppio vinile colorato: ma forse stavolta i Sonata (o la Nuclear Blast) hanno fatto il passo più lungo della gamba, e non so quanti fans si precipiteranno, come è accaduto in passato, ad acquistare il ricco (e costoso) cofanetto.

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-06T07:50:18+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

SCARLATYNA – “Till the End”

(Pure Underground-Audioglobe) Dagli scantinati più reconditi dell’underground emergono i tedeschi Scarlatyna, autori all’inizio degli anni ’90 di due demo che oggi vengono ristampati su cd dalla sub-etichetta cult Pure Underground Records. La band, guarda caso, si è sciolta nel 1993 per riformarsi in questi anni. Musicalmente, “The Truth” non è affatto male, sospesa così com’è fra tocchi progressive e US metal: ma è davvero insopportabile la voce di Chris J. Marino, che si esibisce a fine brano in una sorta di falsetto lamentoso che dà a tratti l’impressione di stonare. Molto meglio la cupa e serrata “We”, ma in “Selfmade Distruction” si presenta nuovamente il falsetto, stavolta esibito principalmente in acuti improvvisi. “The Tower” è dotata di una istintiva aggressività, segno che i nostri in fondo ci sanno fare; ma “Temple of Despite” risulta un po’ confusa, a causa anche della produzione molto grezza. Un prodotto veramente riservato solo ai puristi più intransigenti.

(Renato de Filippis) Voto: 5,5/10

Di |2011-12-06T07:48:43+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANVIL – “Worth the Weight”

(SPV/Steamhammer) 1992, gli Anvil realizzano il sesto album in studio, l’ultimo era del 1988 e dopo di allora subirono una pausa di arresto. “Worth the Weight”, ora ristampato in digipack, segnava il ritorno della band con l’abbandono dello storico chitarrista ritmico Dave Allison, sostituito da Sebastian (altro…)

Di |2016-02-16T01:38:44+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

EVERGREY – “A Decade and a Half”

(SPV-Audioglobe) Doppia raccolta celebrativa per gli Evergrey di Tom Englund, che nei due cd di “A Decade and a Half” (la band ha appunto inciso il primo demo nel 1996) mettono assieme ben 24 brani che pescano abbastanza equamente da tutti e otto gli album. Ben quattro i pezzi presentati in versione live, mentre di altri due abbiamo addirittura gli unplugged! Piuttosto, a meno che la memoria non mi inganni, non c’è nessun inedito nella tracklist, contrariamente a quanto era stato annunciato. Come è giusto che sia, ben 5 brani provengono da “The inner Circle”, l’album del 2004 da molti giudicato il picco creativo della band; ben rappresentato, forse troppo, anche il recente “Glorious Collision” (tre canzoni che diventano cinque, contando che “Wrong” e “Frozen” sono appunto i due brani presenti anche in unplugged). Ascoltate tutti assieme, le tracce di questa raccolta danno l’impressione di una grande coerenza compositiva, che non è mai piatta omogeneità per l’indubbio valore del songwriting. Cito solo tre brani che mi sembrano particolarmente rappresentativi di tutta la discografia: la disperata “A Touch of Blessing”, con il suo bellissimo giro di chitarra; la sofferta “Faith restored”, che affida agli archi e alle chitarre acustiche il lato più intimista della band; e la veloce e serrata “The Masterplan”, uno dei simboli migliori della rabbia degli Evergrey. Una ottima occasione per conoscere un gruppo poco noto in Italia e generalmente assai sottovalutato nel panorama melodic/power metal.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-12-05T07:11:33+01:0005 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

Revolting Cocks – “Got Mixxx?”

(13th Planet Rec./AFM) Come ormai d’abitudine da qualche anno a questa parte, lo zio Al Jourgensen abitua i propri nipoti ad album seguiti da relativi CD di remix. Accade con i Ministry e da tempo anche con il suo progetto parallelo (uno dei tanti, ad onor del vero) Revolting Cocks. “Got Mixxx?” è il remix dell’album “Got Cock?” del 2010. I pezzi sono completamente rivisti e c’ più elettronica. Più che dell’iniziale “Trojan Horse” è “Filthy Senoritas” a rivelarlo da subito, oltre a dimostrarsi uno dei remix più riusciti. “Dykes” recupera lo spirito dei Ministry di “The Land of Rape and Honey”, invece “Juice” al contrario della precedente suona più industrial e include meno elettronica, in questo remix. Poche le differenze per “Piss Army”, che nell’originale è uno dei brani più Ministry (ultimo periodo) di tutti,  e “Fuck Money”; “Bitch Addictive” e “Poke-A-Hot-Ass” subiscono un restayling con un’elettronica rinforzata e “Air Traffic Control” ha dei synth più estremi. “Me So Horny” ha ricevuto con “Got Mixxx?” il suo secondo rifacimento, infatti già l’album del 2010 includeva un suo remix. La copertina che tanto fece discutere (come definirla?) è rimasta quasi la stessa. E’ necessario questo rituale dei remix? Ai fans non dispiacerà (chi scrive è uno di questi, è onesto ammetterlo) visto che le canzoni vengono davvero remixate globalmente, tanto da richiedere qualche ascolto in più per farle proprie.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-04T00:03:41+01:0004 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

LIKE MOTHS TO FLAMES – “When We Don’t Exist”

(Rise Rec./Nuclear Blast) Questa band nasce negli USA e trova la distribuzione in Europa grazie alla Nuclear Blast. Cosa l’etichetta tedesca ci abbia visto in questa band non è dato sapere. I Like Moths To Flames sono il classico dei più classici gruppi metalcore, ovvero pezzi pregni di breakdown (tantissimi e tutti simili), ripartenze con il riffing serrato e poderoso, la batteria che sembra una terza chitarra per tutte le variazioni che suona e un cantante che urla a dismisura, per poi concedere qualche ritornello melodico e con voce normale. Nulla di più di quanto elencato prima. Non bastano dei suoni massivi a fare un buon pezzo di metal estremo e neppure una buona produzione. Non basta spezzare continuamente i pezzi con breakdown e solo perché ci devono essere. Non basta inserire il solito ritornello con la voce clean, quando per due minuti si urla come un diavolo. Il fatto è che i Likes suonano anche abbastanza bene, ma non c’è un elemento distintivo, un qualcosa di proprio, qualcosa che rompa questo schema ossessivo e alla lunga noioso. “My Own Grave” è il brano che lascia il segno, il resto è solo per chi ascolta questo genere.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-12-04T00:01:15+01:0004 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

THE RITUAL – “Beyond the Fragile Horizon”

(Bakerteam Records) Tanto di cappello ai piemontesi The Ritual, autori di un debut tanto convincente quanto potente. “Heavy melodic core”, dicono loro, ma per un vecchio defender come me la loro musica è un power/thrash lanciato a mille che paragonerei, con le dovute differenze, a quello dei migliori Rage. Ma contano davvero queste definizioni? L’importante è che il diverta, appassioni e valga il prezzo del “biglietto” (in questo caso molto contenuto). “Show me what you can do” mantiene il giusto equilibrio fra potenza, velocità e melodia, mentre “Jason on the River” e “Shoot me” si fanno notare per refrain e fraseggi indovinati; ma forse è la durezza dei suoni di “Hysteria & Madness”, quasi frastornante, a costituire il picco dell’album e del songwriting della band. Anche quando i nostri spingono sulle nuove tendenze (come nella lunga “Together”) risultano decisamente convincenti. Alla fine della scaletta ancora buoni spunti nella rabbiosa e martellante “The Liar”, nonché nella conclusiva “Nothing is the same”, con un guitar working più classico, che chi scrive avrebbe ascoltato con piacere anche nel resto dei brani. Un disco solido come un macigno, forse un tantino omogeneo ma senza che questo risulti come un difetto.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-03T08:00:34+01:0003 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

SYNFUL IRA – “The Hard Reality”

(Autoprodotto) Sono già quattro gli anni di esperienza dei riminesi Synful Ira: nati come cover band, hanno poi deciso di creare il materiale originale che va a comporre questo “The Hard Reality”. Cinque i brani in scaletta e non vi inganni la copertina vagamente post rock: la formazione si dedica ad un symphonic metal con diversi elementi gothic che fa pensare agli Evanescence, ai Lacuna Coil e per certi versi anche ai Nightwish. Dopo l’intro “Sound of Life”, “True Lies” ha tutti i caratteri di un brano sinfonico ben riuscito: solare il ritornello, anche se la parte recitata appesantisce un minimo il tutto. Meno riuscita “Behind the Suspect”, che inserisce nel sound un giro dai toni orientaleggianti. “Shining Tracks” è invece il pezzo dai toni più gotici ed eterei, mentre “Fatal Temptation” spinge su un approccio più moderno e forse più consono alla natura della band. Interessante la prestazione vocale di “Leira” Chiozzi, soltanto un po’ scolastica in alcuni passaggi. La band sta già ultimando il debut sulla lunga distanza che dopo questo assaggio aspettiamo con grande interesse.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-12-03T08:03:09+01:0003 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANVIL – “Strength of Steel”

(SPV/Steamhammer) Servirono quattro anni agli Anvil per pubblicare, 1987, un nuovo album dopo “Forged in Fire” del 1983. “Strenght of Steel” (ora ripubblicato in digipack dalla tedesca SPV) è uno dei lavori meglio riusciti, ma soprattutto più noti, da un punto di vista commerciale, degli Anvil. (altro…)

Di |2016-02-16T01:25:56+01:0003 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

DRAGONLAND – “Under the Grey Banner”

(AFM-Audioglobe)  I Dragonland tornano potenti, ispirati e soprattutto con il coraggio di un concept fantasy, scelta del tutto controcorrente per questo momento del mercato: e ci regalano, finalmente, la terza e ultima parte delle “Dragonland Chronicles” iniziate nientemeno che nel 2001. In questi dieci anni i nostri hanno subito diversi cambi di line-up, e la nuova formazione vede il definitivo abbandono del guitarist e fondatore Nicklas Magnusson: per fortuna, il symphonic power metal della band suona sempre alla grande, e mi dispiace solo che il promo non disponga dei testi e delle spiegazioni sulla storia. “Shadow of the Mithril Mountains” ci ripresenta appunto il vecchio sound con un tocco melodico alla Sonata Arctica in più. Molto teatrale e ben riuscito il break di violino in “The Tempest”; l’episodio più fantasy e sognante è “Fire and Brimstone”, mentre il ritornello di “The black Mare” è in grado di gettare luce su tutto il disco. I toni si incupiscono con “Durnir’s Forge”, mentre la voce che domina l’intermezzo “Throne of Bones” è così operistica da ricordare addirittura i Trans-Siberian Orchestra! La titletrack spinge al massimo l’epica compositiva della band, inserendo come di consueto qualche elemento progressive nelle ritmiche. In questi tempi di magra sconsolante per il power metal, un disco da non perdere: e non avete idea di cosa troverete sul sito internet della band, trasformato per l’occasione in una specie di mappa narrante fantasy…

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-12-02T08:03:22+01:0002 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

ANVIL – “Pound for Pound”

(SPV/Steamhammer) Ci sono state, e sempre ci saranno, delle band che non si capirà mai perché resteranno per sempre nel club dei “minori”. I canadesi Anvil sono tra questi, il perché non è dato spiegarlo. La band nasce sul finire degli anni ’70 e “Pound for Pound”, 1988, è il quinto album in studio e gli Anvil (altro…)

Di |2016-02-16T01:22:27+01:0001 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

MOLTOV SOLUTION – “Insurrection”

(Siege of Amida Records) “Insurrection” è una pioggia di lamette e sassi che polverizzerebbe ogni cosa. Il sound è massiccio, costruito su riff in stile caterpillar e il drumming che doppia le chitarre. Accelerazioni, breakdown, ripartenze, un groove che è lava vulcanica. Sono queste le caratteristiche salienti del nuovo CD dei Molotov Solution, band di Las Vegas al terzo album in tre anni. Le plettrate e tutto il resto sono talmente serrate e strette che ricordano in modo di fare dei Meshuggah, ma con qualche scampolo di melodia inserito in modo sparso nelle canzoni. “Insurrection” è un lavoro di grande impatto, ti inchioda all’ascolto da subito, ma undici pezzi e trequarti d’ora di carri armati che ti passano sopra sono un pò troppi. Non trovate? Oppure i Moltov Solution non sono per tutti!

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-01T00:28:17+01:0001 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

THE LAST HANGMEN – “Servants of Justice”

(Twilight Vetrieb) Gli album di debutto il più delle volte presentano dei lati poco riusciti, anche se queste imperfezioni non sempre vanificano il lavoro degli esordienti. I The Last Hangmen con una produzione abbastanza buona, ma non del tutto pulita, e con delle dosi tecniche nelle mani realizzano un death metal melodico e variegato. Purtroppo per loro, o per chi li ascolta, la scaletta suona con qualche carenza di omogeneità. Dopo l’intro è “Lupara Bianca” ha recitare un riffing quasi in stile Dissection, ma la simpatia di questi tedeschi oltre per la Svezia passa anche attraverso il thrash metal e i tratti sinfonici ed epici – da notare che nonostante l’uso abbondante delle tastiere, non hanno un tastierista di ruolo- i quali rivestono molte canzoni, per esempio “Crash Course Dying”. “Servants of Justice” concentra tutto questo nel loro sound, elaborando diverse sfumature e rendendo l’impatto poderoso e melodico contemporaneamente, ma arrivati alla conclusiva outro “Withdraw the Hangmen!” si ha la sensazione che molti passaggi sono scivolati via e hanno lasciato il posto ad un senso di confusione. In sostanza alcune canzoni sono efficaci, altre hanno un’identità poco definita. Un riffing articolato, melodico, veloce, polifonico, ma pronto a confermare il detto che recita “il troppo storpia”! Un esempio? “Knocking Tombstones Down”, un brano che parte bene ma la volontà della band di portarlo a dieci minuti e trasformarlo in una piccola suite, non lo rende un virtuoso. I cinque ragazzi peccano di esperienza e hanno bisogno di maturare innanzitutto sul lato compositivo, ma “Servants of Justice” offre comunque una ragguardevole quantità di situazioni coinvolgenti.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-30T08:15:02+01:0030 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

MEMORIA – “Death Calls the Islands”

(Misantrof Anti-Records) La band australiana Memoria è nata grazie a un demo, dal titolo “Memoria”, realizzato dal solo Jonathan Carroll, chitarra e voce, nel 2003. I memoria si sono poi esibiti e confrontati con platee di altri paesi, tra i quali l’Italia, e realizzando due album. Carroll e soci sono convinti che la loro musica debba e possa essere composta con una sola semplice chitarra, magari acustica, capace di contenere tutte le canzoni. Forse è questo un metodo spontaneo per comporre, anche se poi sei autore di un metal che incrocia il balck, il death e il noise. In “Death Calls the Islands” loro non hanno fatto come in passato, quando inserivano nel proprio black metal spunti folk, acid e chitarre acustiche. Questo terzo album è oscuro, distorto, con un riffing che sa di black metal, ma che di fatto sposta l’asse stilistico verso una sorta di sperimentazione, infatti c’è quasi sempre una voce clean a declamare i versi e la batteria è densa e rock nel tocco; tra l’altro Daniel Fox è un batterista entrato in pianta stabile da quest’anno e assiste l’altro batterista e sound designer Brendon Basely. L’iniziale “The Dogs Smell Blood” prova, a stento, ad essere black metal, già “Claw at the Pine” espone un riffing noise nei suoni e black metal nella partitura, “From Rats We Hide” prova ad essere anche più dura e nella fase centrale di “Doctor Creve” c’è anche del blast beat. Tutto ciò non è sufficiente a parlare di black metal e nemmeno di death metal: qui il tutto sa tanto di blackened metal, nel quale si intromette del noise e anche l’alternative più lercio e casinista. Si scorgono gli Emperor, quelli dei mid tempo epici, in “25th Island”, ma come atmosfere e melodie. La brutale aggressività e dannazione tipica del black metal è offuscata da una dannazione cerebrale, da incubo. La volontà più sperimentale dei Memoria salta fuori nell’ultima traccia:  “The Blood Wave”, quasi sette minuti di elettronica, synth, chitarre, voci e suoni. L’unico neo è che gli scorci dei synth e d’avanguardia sono troppo pochi, a spese di un songwriting che ha poco sviluppo. Si rivelano bravi a ridurre l’aggressività dei tipici accordi alla Emperor e Dödheimsgard, ma si spera che imbastardiscano di più le loro canzoni, visto che sono certamente capaci di andare oltre

L’album è prelevabile presso www.misantrof.net

(Alberto Vitale) Via: 6,5/10

Di |2011-11-30T08:10:11+01:0030 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

ILLUMINATA – “A World So Cold”

(Twilight/Masterpiece) Posso dire con certezza che gli austriaci Illuminata non sono la solita gothic metal band (come la copertina lascerebbe supporre): e le due cantanti che si alternano al microfono, Katarzyna e Joanna, magari saranno meno avvenenti della media delle loro colleghe, ma ci sanno maledettamente fare! Le undici tracce di questo “A World So Cold”, secondo full-“length” se si conta anche l’autoprodotto “From the Chalice of Dreams”, si collocano da qualche parte fra il gothic, il power e la musica da soundtrack, e offrono diversi paralleli con i Within Temptation di “Mother Earth”. “Cold Hand Warm Hearts” ha subito un refrain vincente ma non scontato, mentre in “Silent Poet” funzionano bene sia il passaggio filmico che le sovrapposizioni fra le voci delle due singer. Per una “End my Agony” dove gli elementi power abbondano, abbiamo una “The divine Puppet” dove invece i toni sono più fiabeschi; boombastica “A Frame of Beauty”, ma se cercate tutte le caratteristiche del sound al loro massimo dovete rivolgervi a “Lost in Picturesque” (che significa il titolo?!). Una sapiente miscela di generi per un prodotto che, almeno un po’, esce fuori dai soliti schemi: consigliato a chi si è annoiato delle classiche divagazioni sinfoniche alla Nightwish o Epica.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-29T09:04:41+01:0029 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

EMERGENCY GATE – “Remembrance – The Early Days”

(Twilight Zone Records) Mentre gli Emergency Gate a Monaco di Baviera provavano i pezzi per il loro prossimo album, a qualcuno è venuto in mente di strimpellare qualche vecchia canzone che non è mai stata registrata e a quel punto nacque l’idea di incidere queste sei e farne un EP. Ecco spiegato il motivo del “The Early Days” nel titolo. Matthias Kupka con la sua voce guida per mano i suoi compagni, i quali suonano con forza e melodia i propri strumenti. Gli Emergency Gate hanno un sound che pesca in parte dall’heavy metal e dal power, avvolgono il tutto con le tastiere Daniel Schmidle, sempre ricche di pathos, mentre la sezione ritmica si adegua agli andanti delle chitarre di Vlad Doose e Udo SImon, le quali qua e là propongono anche con consuete accelerazioni vicine al melodic death metal e al deathcore. Tanta melodia, passione, liriche struggenti, ma con qualche sonora incavolatura tanto per dimostrarsi anche dei metallari cattivi. Lo stesso Kupka offre qualche growl sapientemente gestito. “Lipstick”, “Flawless Victory” e “Silent Night” sono le canzoni meglio equilibrate tra le diverse sfumature che tingono la band; c’è anche la ballad “Closing My Eyes” (la quale non c’entra nulla con il resto delle canzoni) mentre “Searchin for an Angel” è quasi un brano rock, ma è “Forest of the Lost” ad essere il pezzo più rude, più death e in parte progressive del lotto. “Remembrance – The Early Days” è piacevole e chissà se lo spirito di questa release si infilerà anche nell’album a venire.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-29T09:14:55+01:0029 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

KAMBRIUM – “Shadowpath”

(Massacre-Audioglobe) Ai tedeschi Kambrium sono bastati un demo e un ep per farsi notare dalla Massacre Records, che dà oggi alle stampe il loro debut “Shadowpath”. Le informazioni promozionali fanno i nomi di Ensiferum e Turisas, e quindi del battle metal, ma già da “Among the Lost” è chiaro che i nostri, pur sfruttando molto le tastiere, sono più orientati verso il death metal, e il termine di paragone sono semmai i Children of Bodom, o al limite i Keep of Kalessin. Un po’ ingenui e troppo semplici i break strumentali di “Arming for Retribution”, brano che comunque ha un bel respiro epico; ma anche “Thanatos” soffre di una certa inesperienza negli arrangiamenti. “Hollow Heart” è un tentativo, scarsamente riuscito, di alleggerire il sound ponendosi quasi in un contesto gothic. La fine del disco, ahimé, non smette di zoppicare: prima le superflue atmosfere egiziane di “The Eye of Horus”, quindi la conclusiva “A Sinner’s Remorse”, dove la citazione dalla V Sinfonia di Beethoven non c’entra veramente nulla. È ben riuscita invece la breve “Dewfall”, ma sa troppo dei già citati Children of Bodom. Un disco che pecca evidentemente di inesperienza (e lasciamo stare la brutta cover…): la proposta musicale va meglio definita e al songwriting serve qualche elemento di maggiore originalità.

(Renato de Filippis) Voto: 5,5/10

Di |2011-11-29T08:59:59+01:0029 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, K|Tag: |
Torna in cima