SULA VENTREBIANCO – “Via la Faccia”
(Ikebana Records) Non dimentichi un nome del genere, oppure si? Sula Ventrebianco è di per se una band unica, appariscente. Non la dimentichi, ti cattura. La musica è una questione di gusti e quindi può piacere e no, lo sanno bene i Sula ed per questo che dentro alla propria, di musica, ci mettono molte cose. Innanzitutto ci mettono il rock e qualcosa che sembrerebbe anche tipo grunge, (altro…)
(AFM/Audioglobe) Ho recensito “The final Journey” (
(Hells Headbangers Records) Tra le tante assurde e operose band estreme degli Stati Uniti d’America, i Nekrofilth sono la prima volta che li ascolto e sento nominare. Cosa mi sono perso fino ad oggi? Una fusione di thrash, crust e death/black metal, ovvero un marcio e lurido crossover. Pazzi, fusi e folli, su di giri, ubricahi di metal e capitanati da Zack Rose, il cui cantato rievoca per cadenze
(Scarlet/Audioglobe) I vicentini Lunar Explosion esordiscono nientemeno che su Scarlet Records con un buon disco di power metal saldamente ancorato ai modelli degli anni ’90. “Vasa Warship”, l’opener di questo album senza titolo, è quindi un power con gustose chitarre shred e un’anima che direi neoclassica: la velocità delle ritmiche e l’epicità dei cori lo testimonia abbastanza chiaramente.
(Svart Records) Dopo alcuni ascolti cerco di trovare una ragione sensata per non bocciare questa band. Penso che Svart records non è una label fatta da gente incompetente, anzi, è una di quelle label coraggiose che pubblicano cose così strane da risultare dannatamente geniali, fuori di testa. Una label che stimo in maniera esagerata. Comunque, e purtroppo, non riesco a trovare questa componente
(Underground Symphony/Audioglobe) Che Maurizio Chiariello e la sua Underground Symphony non sbaglino un colpo è una cosa che ho imparato da tempo. E ho anche imparato, sempre anni fa, che non si giudica il libro (o il disco) dalla copertina. Quella del debut dei Black Inside, piuttosto fumettistica, poteva infatti rivelare un album di symphonic power; ma i napoletani offrono invece un sound
(Mulligore Production) Già autori di un album, di debutto, i Day of Execution a distanza di un anno si ripresentano con una nuova release, ma questa volta è un EP, ovvero “Pointless Cause”. Buona espressione di un death metal vagamente old style e con tratti brutal, comunque dall’aspetto solido, pesante e con un leggero groove che pervade le distorsioni cementate da una base ritmica
(Vox Inferi) Manifestazione occulta e affascinante di Lviv, ovvero Leopoli, Ucraina. Un sound nato dalle ceneri del black metal e che si tramuta in una sorta di dark ambient neoclassico, a volte barocco e sinfonico, scuro e maledetto, sacrale, elettronico o anche psycho-folk. C’è molto in questa saga dell’orrido, della tradizione romantica e gotica.
(Carnal Records) Forse i lettori hanno già sentito parlare di questa band svedese, nata grazie a membri di Domgard, Wan e Spazmosity. Già autori di diverse pubblicazioni, i Cursed 13 realizzano il primo album in studio, concentrato di un black metal molto soft, ragionato, solenne, sicuramente legato alla tradizione svedese e che risente dei Venom, Bathory, anziché di mostruosità
(Pitch Black Records) I norvegesi Ghost cambiano nome e si ripropongono come “Ghost Avenue” sparando un album potentissimo. Fiero heavy metal, pieno di riff poderosi, di parti cantate avvincenti e coinvolgenti, un heavy metal tradizionale ma ricco di feeling, di sostanza, di una ricchezza interiore assolutamente identificativa. Il genere proposto ricorda Axel Rudi Pell, un po’
(Sliptrick Records) I newyorkesi Gaggle of Cocks hanno inciso un disco nel 2002 e poi sono pressoché spariti fino ad oggi, quando finalmente danno un seguito al discorso iniziato dieci anni fa. Una band, stando almeno alle foto promozionali, abbastanza fuori di testa, convinta dell’idea di essere ‘low class’. Apprezzabile questo full-“length”, nonostante i tanti anni di silenzio.
(Alterhead-MasterMusic) Non è un bis, non è un “encore“ ma neanche un vero e proprio debutto, questo album di AlteriA. Il primo della carriera solista, ma non il primo in assoluto; la cantante, una delle voci femminili più rock del panorama italiano, è la bella ex leader e front-woman dei NoMoreSpeech, e collabora stabilmente, insieme ad altri artisti, al progetto “Rezophonic” ; inoltre, per chi
(Autoproduzione) Vengono da Como gli Ephyra, e questo “Journey” è il loro debutto sulla lunga distanza dopo un demo di ben 4 anni fa. La formazione lombarda, come si può capire già guardando la copertina, si dedica a un power/death/folk ricco di tematiche fantasy (quello che io mi ostino a chiamare ‘Battle Metal’), un genere oggi in decadenza (e per quel che mi riguarda aggiungerei ‘purtroppo’).
(Listenable Records) Ecco a voi da Sheffield una nuova ventata di metal ‘n roll. I Black Spiders suonano in modo assordante infilando il rock ‘n roll nei loro pezzi dall’attitudine tra hard rock, stoner e punk-rock. Sound esplosivo, energetico, allegro e spensierato. Approcci mordenti e ricchi di adrenalina, con tanti riff infuocati che scorrono. I pezzi sono micidiali, pungenti.
(More Hate Productions) I russi Bog-Morok sono una consolidata realtà dell’Est Europa. All’attivo hanno diverse pubblicazioni e questa nuova lascia da subito capire a chi non li conosce di cosa si occupino. Industrial molto fruibile, personalmente lo definirei anche un pochino commerciale (in alcuni momenti), pur non volendo intendere questo termine in modo discriminatorio o comunque sminuire
(My Kingdom Music) Secondo album e di grande maturità per i lombardi Agony Face, autori di un death metal tecnico e progressive. Accelerazioni e rallentamenti, sospensioni e tutto regolato attraverso un costrutto e tecnica di buona fattura. Melodie che spesso si presentano nei pezzi ed elevano la fruibilità delle composizioni. Il songwriting si esprime appunto attraverso una tecnica
(Supreme Chaos Records) I tedeschi Vyre con questo album annunciano immediatamente il secondo. Infatti la seconda parte di “The Initial Frontier” uscirà nei primi periodi del 2014. Questa prima metà è un black metal scorrevole, sinfonico, con lievi intarsi psichedelici o space metal. In realtà di space metal c’è qualche lieve assonanza stilistica, qualche vago sentore in giro nell’album.
(AFM/Audioglobe) Cosa, cosa è andata a resuscitare la AFM! Gli Human Fortress furono lanciati dalla Limb all’inizio degli anni 2000, nel pieno dell’epoca d’oro del power metal, con lo splendido “Lord of Earth and Heavens Heir”. Seguirono l’ottimo “Defenders of the Crown”, pur se inferiore al debut, e il terribile “Eternal Empire”, una specie di ‘powercore’ (se esiste) di atroce bruttezza.
(Revalve Records) I Nerodia si presentano con un EP ben confezionato, sia per estetica che per qualità musicale. La seconda cosa è la più importante e ti fa davvero apprezzare le intenzioni della thrash-black metal band laziale, ancorata appunto ad un lucido thrash di fondo e spesso estremizzato fino al blackened/black metal. Sound spedito e solido, ma direi anche un pochino classico.
(Synthetic Symphony / SPV) Sussurrato, atteso, annunciato e poi ecco il nuovo album dei Die Krupps, che la band industrial/EBM intitola “The Machinists of Joy”, ispirandosi per l’appunto ad un proprio vecchio hit, cioè “Machineries of Joy”. L’impressione è che quando il macchinario Die Krupps si accenda da subito vada in carburazione questa carrellata di pezzi, undici, ma ho anche avuto
(Autoproduzione) Sarà un caso, ma di recente tutte le formazioni a tre si stanno rivelando sempre ottime realtà. Del resto i trio nel rock e nel metal hanno spesso piazzato ottimi illustri (Motörhead, Cream, Jimi Hendrix Experience, Venom e via dicendo). I Buioingola sono chitarra e voce, basso, batteria e samples, provenienti da città come Lucca, Pisa e La Spezia. Il sound è un impasto
(Sun and Moon Records) Una black metal band assolutamente in contro-tendenza. Non sono norvegesi o scandinavi, ma vengono comunque da una terra fredda: il Canada.Tutti i membri hanno fatto studi di tedesco o hanno discendenze tedesche, pertanto tutti i testi sono proprio in quella lingua. Ultimo punto che li rende diversi dagli altri è la voce infernale che si ascolta in queste dodici
(Revalve Records) Fa piacere sentire un sound hard and heavy fatto da italiani. Queste sonorità con riff che ruggiscono sui toni heavy metal o hard rock, anzi al confine tra i due generi, hanno qualcosa di piacevole oltre ad essere parte di una tradizione metal. Il metal oggi spariglia una serie di generi e derivati che ormai non si contano più. Riff dai toni classici, e non da meno le ritmiche,
(Limb/Audioglobe) “Out of the Darkness” è il primo disco che Jack Starr pubblicò appena uscito dai Virgin Steele, un anno prima (era il 1985) che i ‘rivali’ pubblicassero quel capolavoro che risponde al nome di “Noble Savage”. Non starò certo qui a rifare la storia di questo split, che ha visto Starr e DeFeis riappacificarsi soltanto in tempi recenti; né mi sembra il caso di ripercorrere
(Sun and Moon records) Con l’assurda voce di Béla Lugosi i romeni Siculicidium tornano celebrando il loro decimo anno di oscura attività. La musica di questo strano progetto di black metal della Transilvania risulta impossibilmente perfetta, se considerata dentro i parametri della loro deviazione, sostenendo l’esaltazione di un senso di disprezzo, devastazione, condanna.
(Autoproduzione) Non ho mai ascoltato “Man of Contradiction”, il primo lavoro degli Implosion Circle, ma questo EP di poco oltre i venti minuti esprime un thrash metal degno di nota. Solidità, dinamismo e una buona dose di melodie, il tutto scolpito con atteggiamento moderno. La band di Lucerna, Svizzera, fa buona mostra di se attraverso una capacità compositiva
(Steamhammer / SPV) Autori di un sound che mischia blackened, brutal e deathcore, gli americani Impending Doom ritornano con una nuova release, dopo un solo anno dal precedente “Baptized in Filth”. “Death Will Reign” è una totale mazzata, un atto pesantissimo e dai toni oscuri. C’è un’atmosfera furiosa che si fonde con un clima inquietante in questi pezzi.
(Blacksmith Records) “Dead Atmosphere” apre tenebrosamente questo EP dei tre deathers tedeschi Miseo. Sonorità molto robuste, possenti le distorsioni, fatte di vera roccia. Il cantato è un growl torbido (di Ferli Thielmann, anche chitarrista), ritmiche poderose e molto dinamiche (sono di Timo Claas, accompagnato dal basso di Andre Rink). I Miseo si rifanno alla scuola
(Alive) Lo so, sono l’ultima persona al mondo che dovrebbe recensire un album di apocalyptic black metal. Ma lasciatemi spiegare! Era probabilmente il 2006 quando, durante un periodo di lavoro in Germania, capitai a un piccolo festival chiamato Winterbreath. L’evento era organizzato ‘alla tedesca’, quindi con band di ogni tipo e genere: prima di godermi un po’ di power
(SPV/Audioglobe) Sono un po’ stanco del… mio stesso imbarazzo quando devo recensire un disco di symphonic power metal, cioè del mio genere preferito. La campagna (giustamente) lanciata anni fa contro le uscite di questo settore, fatta nel momento in cui dischi simil-Rhapsody di nessun valore invadevano il mercato, ha fatto il suo tempo. Ora il power tastierato è tornato ad essere
(Scarlet/Audioglobe) Ed eccolo di nuovo qui, Edu Falaschi: dopo aver definitivamente abbandonato gli Angra, si è dedicato più che mai al ‘suo’ progetto, gli Almah, e ci regola oggi un ottimo quarto disco ‘solista’. Rispetto alle pur apprezzabili derive di “Motion” (recensito
(This Is Core Music) Sono un misero scribacchino di album musicali e ritengo che un lavoro come questo degli Audrey possa mettere alla prova i gusti di chi scrive e magari anche di chi legge. “Lost in Promises” è un album che mischia punk/hardcore, rock ‘n roll, nu-metal e tendenze popcore. Ora si da il caso che tolti i primi tre generi il resto non è che mi interessi più del dovuto,
(Argonauta Records) Markus Grönfors, finlandese, è l’unico musicista dietro a questo progetto di post metal/ambient interamente strumentale: “Ocean Heart” è un disco autunnale, freddo e distaccato, che convince proprio per la sua algidità. La titletrack è minimalista: solo una chitarra laconica densa di riverbero e qualche secco suono di piatti e tamburi.
(The Compound / Earsplit Distro) Dalla grigia Milwaukee giunge un hardcore/thrash rabbioso e vissuto. Ovvero un crust puro. Sono gli Enabler, già autori di un paio di album, EP e una vagonata di 7” e pubblicazioni minori, alcune anche in cassetta. Questo nuovo EP presenta un sound graffiante, veloce, fatto di riff che spesso si stampano nella testa d’impatto. Vedi l’opener “Switch”, seducente
(Mulligore Production) Dopo un EP realizzato lo scorso anno i bulgari Concrete debuttano con un full length. “Dawn of Revival” rappresenta il tipico death metal torbido, robusto nei suoni e maledettamente essenziale. Blast beat sparati e un growl che è una tempesta, mentre le chitarre si producono in evoluzioni serrate e cupe con risvolti simili al grindcore o al brutal death metal, situazioni