NECRONOMICON, ” noi suoniamo e basta, questo è ciò che facciamo!”
Andi Gern dei Necronomicon, ci ha concesso una breve intervista. Un’occasione breve, ma non trascurabile per avere il simpatico chitarrista, della storica thrash band tedesca, anche per pochi attimi. La band è ritornata di recente con “Invictus”. (altro…)
(Napalm Records) Release tutta austriaca, visto che band ed etichetta lo sono entrambe. Gli Hellsaw incidono il terzo lavoro della propria discografia, segnandolo come il passo più nero, e meglio prodotto, dei tre. Il black metal è sacralmente rispettato nella forma (per dare un’idea sullo stile verrebbe da citare gli Immortal).
(Metal Scrap Records) “What Doesn’t Kill Me Makes A Big Mistake” è stato registrato a Kurgan, in Siberia meridionale, ai confini con il Kazakistan. E’ la prima seria produzione di cinque metallari che di base suonano thrash metal, ma lo tirano su con qualche inserto di synth, tanto per rendere il sound più “tecnologico” ed estroso.
(Glassville Records) Gli Ill sono di Atlanta in Georgia, USA, e provengono da un album pubblicato per la Universal Records. Questo secondo lavoro esce per l’europea Glassville, modesta etichetta olandese, più familiare, meno opprimente nei suggerimenti agli artisti (a detta della band). Di conseguenza il trio si è spinto 
(Pure Steel/Audioglobe) Power e progressive si mescolano in egual proporzione nel sesto album dei tedeschi Lanfear, formazione pressoché sconosciuta nel nostro paese ma in attività ormai da quasi venti anni, che annuncia di suonare “underrated metal” lontano dai cliché del mainstream.
(Pulverised Records) Death metal oscuro e infatuato dalle prime allucinazioni orribili di Entombed, Grave e Autopsy. Il mini album degli spagnoli Graveyard è racchiuso in questo universo old style, presentato tre anni dopo il loro esordio. I pezzi sono marci e furiosi e con il rifacimento di un loro classico come “How of the Black Castle”
(Rising Records) L’oscura università polacca, con in cattedra i Behemoth, sforna dal suo tetro ateneo un’altra realtà costruita attorno esami di violenza, misantropia, anticristianesimo, morte. E’ da questa corrente blackened death che il quintetto spagnolo si lascia trasportare, creando un prodotto estremamente violento,
(Total Metal Records) I thrashers ucraini Crusher sono incavolati di brutto e questo esordio (preceduto solo da un EP due anni fa) lo dimostra pienamente. Sono carichi, aggressivi, cavalcano riff serrati e li domano con qualche mid-tempo, così fanno anche presa sull’ascoltatore, oltre a spaventarlo per come sono intransigenti.
(Ravenheart/Rock’n’Growl) I giovanissimi Silent Opera, provenienti da Gorizia, hanno qualche asso nella manica per affascinare gli ascoltatori del più classico power/gothic metal alla primi Nightwish. “Immortal Beauty” è il loro debut e presenta in tutto undici brani nella pura tradizione del genere.
(SPV/Audioglobe) L’improvvisa morte del chitarrista Jan Somers non ha fermato i redivivi Vengeance, che hanno deciso senza esitazioni di proseguire con la loro attività. Lasciamo stare le logiche dello show business e passiamo a una analisi del disco, che vede alla batteria Chris Slade (che ha collaborato
(Eibon Records) Già autori di un album, che uscì nl 2009 per la belga ConSouling Sounds (nota per i lavori di Vanessa Van Basten, Last Minute To Jaffna, Methadrone e altri), i Mondrian Oak ci riprovano con questo “Aeon”, porta d’accesso ad un mondo profondo, oscuro, quasi psichedelico, post rock, ermetico.
(Cold Dimensions) Quel desiderio di sensazioni oscure, malate, perse in un panorama estinto da qualche cataclisma di origini cosmiche è stato appagato. Oscuramente riflessivo. Una riflessione che viene da un nero oceano misterioso, nei cui flutti si muovono liberi ed abbandonati, spiriti notturni, animali notturni,
(Napalm Records) La band spagnola che viene esaminata in queste righe è passata dalla Metal Blade alla Napalm Records, per pubblicare il secondo album. Chissà cosa ha determinato questo passaggio, ma sicuramente il prodotto in termini di qualità non è svilito. Il symphonic/gothic metal di questo quintetto della Navarra
(This Is Core Music) Piccola release di tre pezzi. Un EP per stare a galla, per dare segnali di se stessi e non essere inghiottiti dall’oceano dell’oblio. Nove minuti ben gestiti, promemoria di un lavoro futuro e più cospicuo; passo necessario nel difficile mondo della promozione musicale. I Mutter Dog hanno già inciso due EP
(Debemur Morti Productions) Dal profondo del cuore, il nome della band, eppure sembra il profondo dell’odio e della sofferenza l’esordio dei portoghesi Ab Imo Pectore. Custodi di un black metal caotico, murato in questo demo tape d’esordio. La musicassetta contiene salmi e screaming dalle tenebre,
(Bakerteam Records) Il metal si ripiega su se stesso, come le stelle che prima di esplodere si annichiliscono la propria massa verso il nucleo. E’ stato questo il destino del metal negli ultimi. Nessuna novità e riproposizione incrociata di stili e generi e influenze. Autoclonazione. E’ una realtà di fatto e non una critica negativa.
(Glassiville Records) Gli A Liquid Landscape in Olanda, loro terra di provenienza, hanno già una certa reputazione, grazie ad una serie intensa di concerti (tra i quali alcuni ad aprire per Anathema e Riverside) e premi nazionali. “Nightingale Express” è il primo album della band, curato da Forrester Savell (Karnivool ed Helmet)
(AFM/Audioglobe) Dopo qualche pubblicazione underground i tedeschi Lyriel sono stati notati dalla AFM, che prima ha ristampato il loro terzo disco “Paranoid Circus” e ora propone il quarto, “Leverage”. La band, lo dico con ironia, ha tutte le carte in regola per infastidire buona parte del pubblico dei puristi!
(FDA Rekotz) Scenario apocalittico ed infernale. Morte nel cielo, morte nella terra. Panorama di estinzione. Un fiume azzurro le cui acque tempestose ed elettrostatiche illuminano una cattedreale defunta, patetico tempio per un atroce culto inneggiante a un dio ormai putrefatto. Pura evocazione della morte.
(Napalm/Audioglobe) L’ondata storico-realista che ha investito il pagan metal mettendo da parte le atmosfere e i temi fantastici ha coinvolto del tutto anche gli Heidevolk, che per i loro quarto album ci narrano dei Batavi, popolazione germanica anticamente stanziata nei Paesi Bassi, una delle prime che osò ribellarsi all’impero romano. Seguo la band dagli inizi, ancora prima che la Napalm ristampasse lo splendido “De Strijdlust Is Geboren”,
(MySelf music) Ancora una volta il prog italiano riesce a trasmettere emozioni uniche. Questo progetto nasce nel 1984, e dopo diversi cambi di line up, il trio torna oggi con un anticipo, un assaggio, un sorso di tecnica e creatività. Mi piace la mossa dell’anticipo, l’idea di questo EP che contiene quattro pezzi del repertorio registrati nuovamente con i musicisti e le tecnologie odierne. Le vibrazioni positive iniziano dalla bellissima copertina
(Chaos Records) Il tipico old swedish death sound proposto dagli olandesi Funeral Whore, attraverso la sempre attiva etichetta messicana Chaos. Non c’è solo il sound degli Unlleashed o i Grave in questi riff maledetti, ma si percepisce qualcosa anche dei Bolt Thrower. I Funeral Whore lo suonano con fluidità questo death metal, del resto la band in pochi anni e prima di questo debutto ha tirato fuori diverse pubblicazioni di portata minore.
(Century Media Records) Gli Asphyx fanno parte di quel pugno di band per le quali chi scrive si precipita a comprare a scatola chiusa. “Deathhammer” è l’ottavo album per Martin van Drunen e dei suoi colleghi. “Deathhammer” è aperto da “Into the Timewastes”, tipica partenza in velocità con rallentamento successivo, poi segue la title track tenuta su ritmi sostenuti. “Minefield” è il primo dei pezzi in down-mid tempo, tipico dei deathers olandesi,
(Peaceville Records) Album capolavoro. Meglio scriverlo dall’inizio e chiarire che questo sound non ha rivali. I Barren Earth non sono dei tipi qualunque e il precedente “Curse of the Red River” lo aveva già detto. “The Devil’s Resolve” è un lavoro ti stampo finlandese (melodie epiche ma fluide e progressive scorrevole),
(Cyclone Empire) Sto guidando, notte d’inverno, nevica. Il viaggio è ancora lungo. Accendo lo stereo, e decido di ascoltare questi Darkness By Oath, svogliatamente, tanto per farmene un’idea, in fin dei conti li devo pur recensire. Non li conosco, anche se sono in giro da una decina d’anni e sono al terzo album.
Nuovo lavoro per Arctic Plateau, “The Enemy Inside”, ottimo esempio di indie rock dai connotati intimisti e riflessivi ma immediati. Arctic Plateau è in realtà un progetto del chitarrista e cantante Gianluca Divirgilio, musicista attento al proprio sound che ci espone nel concreto in questa interessante intervista.
(Dunkelheit Producktionen) Split tedesco (per l’etichetta) che propone suoni dallo Sri Lanka (per le band). “Astral Mantras of Dyslexia” contiene i Funeral In Heaven, band che sfrutta in modo incerto lo spazio di questa release. De segnalare in formazione un batterista che è anche violinista e un percussionista.