BULLETSIZE – “The Apokalypse”
(Sliptrick Records) Quell’alone di ostilità e subdola cattiveria che la copertina comunica, la si avverte dopo i primi due brani di “The Apokalypse”. I Bulletsize sono un assalto furioso, l’avvento dell’apocalisse, la bestia prospettata dalle Sacre Scritture. Dei mestieranti dell’annichilimento. (altro…)
(Unspeakable Axe Records) Niente di più che una sana valanga di crossover votato all’hardcore e thrash metal, quellod ei Birth AD, trio di Austin, Texas. “I Blame You” è un esordio puntellato da 18 mazzate alla S.O.D., D.R.I., gli Exploited post “Punks not Dead” e qualche altra soluzione in linea con il sound di cui si è scritto.
(Autoproduzione) Non sono molti i gruppi tedeschi a suonare progressive, ma ora alla lista potete sicuramente aggiungere i Blacklands: band attiva dal 2006, ma che solo oggi, con la sponsorizzazione della Pure Steel, si produce da sola il proprio debut. “Cold Embrace” ci mostra tre cose: che il disco suona prog rock
(Wasted State Records) Suoni corrotti, marci e sporchi. Questa band scozzese prende il suono e lo stringe in un pugno di ferro, lo frantuma, lo distrugge, lo scaraventa al suolo, lo calpesta, ci sputa sopra. Suonano così vintage, così volgari… così devastati. Il loro genere è assolutamente stoner, uno stoner strafatto, demolito,
(FDA Rekotz/Soulfood Music) I Bovine si presentano al mondo con una citazione storica stampata sul debut album, il quale contiene musica non facilmente definibile. Il quartetto di Birmingham esibisce un sound fatto di hardcore, stoner, rock, metal, grunge. A dire il vero l’etichetta discografica parla di altro,
(Revave Records) In un momento in cui l’ondata melodic death metal sembra (e sottolineo “sembra”) essersi ridotta, arriva una release di marca italiana che ripropone il genere, ma attraverso una chiave personale e comunque elaborata con attenzione. I romani Black Therapy sono al debut album,
(Autoproduzione) Ecco qui una cosa che non avevo ancora visto: un trio heavy metal formato da due ex-wrestler! I losangelini Brute Forcz hanno autoprodotto il loro debut già l’anno passato, ma solo oggi la Pure Steel Records decide di promuoverlo (non ri-pubblicarlo, soltanto promuoverlo) sul mercato europeo.
(Spinefarm Records/Universal) Terzo lavoro per questa band norvegese, ma è il primo ascoltato dal sottoscritto. Solitamente il terzo album è il momento cruciale per una band, o almeno così recita la vulgata del recensore. Da subito si nota che Ilkka Volume è al centro
(Heart Of Steel Records) Grezzi e brutali. Dannatamente heavy, palesemente old school. Sembrano usciti da un’altra epoca, altri tempi, altri gusti. Eppure il loro sound è piacevole, potente, coinvolgente. Suonano un heavy metal tradizionale, sulla scia di bands storiche
(The Spew Records) Cattiveria, velocità oltre i limiti umani, tecnica sopraffina ed ancora cattiveria; questi sono gli ingredienti principali del sound dei Bastard Saint. “The Shape of My Will” è un album di puro e schietto brutal death metal, di cui confesso non sono un amante
(Demon Doll Records) Dio del rock prendi la mia anima impura e bruciala nelle fiamme dell’inferno. Però, cazzo, mentre lo fai spara dell’hard rock a volume apocalittico, un volume che svegli morti, uccida i vivi e faccia tremare l’oltretomba, il paradiso, il valhalla, l’olimpo ed ogni singolo night club
(This Is Core) Dai perugini For The End nasce una nuova formazione hardcore, i Brave. Dopo aver registrato all’Hell Smell Studio di Roma (luogo frequentato da diverse formazioni hardcore) esce questo EP di cinque canzoni, i quali mostrano l’indole hardcore della band, la quale però
(Discouraged Records) Credo che questo mese di marzo mi porterà a dovermi confrontare con qualche band su di giri e folle, gente quanto meno estrosa e con modalità fuori dagli schemi. Inaspettatamente sono i Bong 64 il primo esempio. Loro provengono da Luleå, in Svezia, e presentano un sound
(Southworld) Qualcuno le ha definite la miglior band rock femminile di sempre, affermazione esemplare su come si stia spingendo il più possibile questa rock band finlandese. Le cinque femme fatale di Helsinki hanno aperto per New York Dolls e WASP nel loro paese
(Indie Recordings) Punk sociale norvegese. Bollerei semplicemente così questo album dei Blodig Alvor, in quanto norvegesi di Aalesund i Blodig Alvor e che si esprimono nella loro lingua. Pare che cantino di frustrazione sociale o comunque delle frustrazioni che la società procura
(Coroner Records) Sono di Maiorca gli spagnoli Bleed The Man, autori di un modern metal proposto in questo secondo album, il quale segue “Behind the Walls of Reality” del 2010 e licenziato da un’etichetta austriaca, la Noisehead. La composizione di questo “Ashes from the Past”
(Eleven Seven Music/EMI) Shhh, zitti! Non dite nulla, ma questa recensione non avrei dovuto farla io. Non competeva a me, ma ad un collega che si occupa di questo genere, ma io sono sempre stato leale in redazione e come tutti i bravi ragazzi ogni tanto un peccatuccio dovrò pur commetterlo.
(Stallion Rex/Funeral Industries/Voice of Azram) Marciume tradotto in musica pesante, dannatamente lenta, ossessiva, oscura. Malsana. Doom nella sua forma più letale, con componenti che spiazzano, deviano. Suoni elettronici. Strumenti inconsueti. Stranezze melodiche.
(Go Down Records) Immaginate degli occhi che sanguinano. Dovrebbe essere una scena forte, roba da film horror. Gli accordi iniziali di “Arrotino” potrebbero essere una perfetta colonna sonora per il genere, ma la voce di Alberto che declama cose tipo “Donne è arrivato l’arrotino, ricchi premi…”
(Shadow Kingdom Records) Nel 1967 nasce in Florida, a Fort Lauderdale, una delle tante garage band dell’epoca. Sotto la spinta della Sumemr of Love e attraverso lo stravolgimento della pop music, con l’avvento del rock e di tutto ciò che lo stava creando, allevando e istruendo, in Florida
(Sun & Moon Records) Terzo lavoro per Peter e il suo progetto Blaze Of Sorrow. “Echi” conferma la volontà del musicista di esprimersi con testi rigorosamente in italiano e che ben si sposano con questo sound fatto di black metal, folk, scenari ambient, situazioni di carattere progressive. Le chitarre sono continuamente protese a sviluppare delle trame melodiche,
(Kornalcielo Records) Un’esplosione di rock’n’roll. Ricca di calore, di forza. Triestini, sono un trio, numero perfetto, chitarra, basso e batteria. Tutti strumenti ben suonati, ben registrati, chiari e completi, per soffiare sulle braci di un sound travolgente, divertente, di quelli che fanno muovere, sudare, bere, esagerare. Musica piantata su solide basi ritmiche dove il basso e la batteria giocano, si inseguono, improvvisano, dando a chitarra e voce lo spazio per fare la differenza, fare il suono, creare il fattore che coinvolge.
(BloodRock Records/Black Widow Records) Si narra che Paolo VI fosse un lussurioso e che tra i suoi piaceri vi fosse il “ballo delle castagne”, ovvero donne nude che a lume di candela ballavano e raccoglievano con la bocca castagne dal pavimento. Beh, forse questo genere di happening non è qualcosa confinato alla sola Italia dei potenti del 4-500. “Surpassing All Other Kings” è il nuovo album che chiude la trilogia del Ballo delle Castagne, iniziata con il 10″ “108” e il secondo album “Kalachakra”.
(Autoproduzione) I
(Neuropa) Questi sono i musicisti che si celano dietro al monicker qui in esame: Kim Sølve (K100), Anders B. (Mind & Flesh), Bjeima (Yurei, Alfa Obscura, Virus), Petter Berntsen aka Plenum (Swarms) e Alan Belardinelli (Solo trumpet, Bellevue School District All-City Junior High Jazz Band). L’album dal titolo e copertina singolare, ma anche inquietante, è un insieme di avant-garde industrial. Qualcosa fuori dagli schemi e di anomalo, come le due etichette appena utilizzate insieme,
(Eastworld) Dahvie Vanity e Jayy Von Monroe in America stanno sbancando, grazie a questo sound fatto di nu metal, gothic, electro-pop e quindi anche di Skinny Puppy, Marilyn Manson, NIN e cose del genere. “The Anthem of the Outcast” è stato pubblicizzato come un EP legato al quinto album “Evolution”, infatti è parte di “Evolution – The Revolution Pack”. Una release con stile tradizionale, i Blood On The Dancefloor che ti aspetteresti, ma soprattutto che ci si aspetta da una band da classifica.
(Deathbound Records) Sono bravi questi musicisti danesi. Hanno tecnica, modellano canzoni con ritmiche, solo, melodie. Death metal melodico (ma possiede risvolti anche più duri) e tecnico, ovviamente di matrice scandinava. Anche la produzione è qualcosa di valore, in quanto mi sembra sia stata attenta a bilanciare bene gli strumenti. Perfetti, dunque? Diciamo di si. Incerta è la resa dei pezzi nell’appeal. Portandomi ad un livello personale, ho notato che le canzoni ben eseguite
I ciprioti Blynd dal 2003 ad oggi hanno totalizzato un paio di EP e un album, nel 2010 e intitolato “The Enemy”. Rconosco da subito che non ho mai ascoltato altro al di fuori di questo nuovo full length, ma l’impressione che ne ho potuto ricavare da “Punishment Unfolds” è assolutamente positiva. I Blynd sono autori di un melodic death metal controbilanciato da un thrash metal di tipo moderno, il tutto però non è esente né da risvolti potenti e muscolari (su tutte “Infinity Race”) o da trionfanti melodie,
(Esoteric Antenna) Avrei dato l’anima per avere una richiesta di recensione da parte di una band come gli Hawkwind o più realisticamente dal loro management. Quando la cosa è accaduta (e ben prima della data di uscita, il 26 novembre) e addirittura per una release con la presenza di metà degli Hawkwind, cioè la Hawkwind Light Orchestra, e del nuovo lavoro solista di quella leggenda umana che è Dave Brock, beh a quel punto potevo anche morire.
(code666) Uno dei problemi, e limiti, della musica di oggi è il fatto di non sapersi rinnovare se non solo attraverso una sovrapposizione di modelli già noti. Nel metal c’è, ad esempio, un recupero del thrash metal, innestandolo in percorsi death metal o addirittura nel black. L’arrivo di un album come “Revolution Is Dead!” è un qualcosa di salutare.
(AFM/Audioglobe) Davvero strana, la parabola dei Bloodbound: partiti, con l’ottimo esordio “Nosferatu”, da una letale miscela di power e NWOBHM, sono passati poi al power puro, sfornando quindi un brutto album power/thrash (“Tabula Rasa”) e assestandosi infine su coordinate power/hard rock.
(Abyss Records) Odio le intro negli album metal, sopratutto se superano i 40″ e i Bane ne fanno una marziale da 2’58”. Vorrei chiedere a questi black deather serbi che diavolo gli cambia avere una intro così lunga e che non ha nulla a che fare con il resto della musica. Mi si perdoni lo sfogo, lo so che è pratica adoperata da molti (i Cradle of Filth ad esempio) ma proprio ieri si parlava di questo in redazione.
(Soulseller Records) Il mese di novembre ha portato diverse uscite nello spirito grigio di questo momento dell’anno. Il 23 è stata la volta dei Bloody Hammers, una formazione esordiente del North Carolina, la quale si è esibita in questo lavoro omonimo dalle fattezze occult hard rock. Sono dieci nenie andanti, a tratti malinconiche e caricate da qualche riff più robusto ora sabbathiano (sfacciata in questo “Black Magic”)
(Autoproduzione) Questo EP è uscito all’inizio del 2012, ma in redazione è arrivato solo in questi giorni. I deather bresciani hanno compiuto un altro passo dopo un primo demo, approdando appunto a questa release di quattro pezzi. “Sick Human Essence” è death metal feroce, vecchio stile e con alcune trame delle chitarre in versione thrash metal.
(Hungry Ghosts Productions/Finisterian Dead End Records) Bravi Bagheera, davvero bravi! Voto alto e giudizio positivo perché il vostro connubio di thrash metal, hardcore, alternative e groove metal, grunge e tutto il resto è davvero coinvolgente. Vi mancano pezzi memorabili, quelli che ascolti e impari subito, ma se mettete insieme tutta quella roba lì non si potrà certo chiedervi di essere immediati come i Beatles.