MERRIMACK – “The Acausal Mass”
(AFM Records) Reputo i Merrimack tra le band più capaci e tecnicamente preparate della scena black metal francese. Ora approdano addirittura alla AFM Records per dare vita a questo nuovo album, suonato con quella subdola cattiveria che dovremmo sentire in qualsiasi band votata a quel genere. (altro…)
(Magic Circle-Audioglobe) Immaginate di essere un professore di liceo. Nella vostra classe c’è un alunno eccezionale, che nei primi tempi vi ha dato incredibili soddisfazioni e vi ha fatto quasi piangere di gioia per la sua bravura. Poi, improvvisamente, quasi da un giorno all’altro, cambia radicalmente: non si presenta quasi mai alle interrogazioni (quattro in sedici anni!!!) e quando lo fa vi rifila sempre la stessa lezione
(Total Metal Records) Mentre i generi classici perdono terreno nell’Europa centrale e mediterranea, sembrano invece guadagnarne in certe realtà della scena metal ritenute (spesso a torto) marginali. Lo dimostrano i Majesty of Revival, dall’Ucraina, che si dedicano nel loro disco d’esordio a un power/prog come quello che andava fortissimo dieci anni fa
(Digital Media Records) E’ la prima release per I Mortal Infinity e si può affermare che il lavoro svolto, a quattro anni dalla loro nascita, è davvero buono. I tedeschi si legano al thrash metal, attraverso una produzione cristallina, nitida e che non perde traccia di alcuno strumento. Equilibrio, è questo l’elemento cardine della consolle manovrata da Jörg Uken.
(Pure Rock Records) Mary Ann Cotton è stata nell’Inghilterra vittoriana un assassina seriale, la quale avvelenò venti persone con l’arsenico. Terminò la sua vita sotto la ghigliottina. Il nome di questo personaggio ha ispirato la band danese che lo ha adottato. I Maryann Cotton provengono da un programma televisivo che ricerca talenti, ma alcuni membri della band in realtà non sono dgli ultimi arrivati
(Disgorge Media) I Marasmus suonano un brutal death metal di proporzioni assassine. Dieci pezzi (comprese due intro) che ricoprono di sangue l’atmosfera a causa di un riffing serrato, pesante come un’ascia maneggiata con istinto violento. Le canzoni hanno tutte un passo breve, spesso non arrivano ai 3’, la batteria di Trynt Kelly è vivace, ma quanto fastidio da quella doppia cassa triggerata, da sembrare una macchina da scrivere!
(Bakerteam Records) Ottimo esordio per i piemontesi Mirrormaze, che con questo “Walkabout” danno un notevole impulso alle ultime tendenze del progressive italiano: un genere nel quale abbiamo davvero tanto da dire! “Prisoner” ha una solidità invidiabile e ci trasporta subito in una intricata selva prog, più simile a quella dei Fates Warning che a quella dei Dream Theater.
(Mortal Music) I Monsterworks vivono a Londra da tempo e tra il 2000 e il 2011 hanno realizzato ben sette album, facendolo attraverso le note del death metal, dello stoner, del black metal e del thrash. Diversi passaggi, diverse esigenze d’espressione, una direzione mai costante.
(Deathgasm) I Morbid Execution mi sono familiari, il loro nome mi è giunto diverse volte all’orecchio ed ho anche ascoltato un paio di loro pezzi, ma adesso l’uscita di “Vulgar Darkness”, il loro primo album, mi permette un approccio completo ai polacchi. Autori di un death metal molto crudo, con escursioni verso il black metal primevo
(Metal on Metal Records) Gli svedesi Mortalicum, qui al secondo album, si inseriscono alla perfezione in quello strano filone che mescola il doom primordiale alla Black Sabbath con il rock un po’ acido di metà anni ’70: ne esce un ibrido che, se scritto e suonato bene (come in questo caso), ha un tocco di originalità niente male che sorge proprio dai contrasti del sound. “My dying Soul” si ricollega molto ai Sabbath meno cupi
(Century Media) Dodici infernali oscenità vomitate sopra un mondo putrefatto. Dodici capitoli di una saga oscura ed infetta, dodici come le ali di Lucifero. Dodici blasfemie che chiudono un cerchio malvagio, maledetto, dannato. I signori del male sono tornati. Carichi di odio, di brutalità, di repulsione verso le religioni. Una bestia immonda carica di sentimenti marci e contagiosi.
(Autoproduzione) Metallo vero e puro. Indipendente, ribelle, arriva pesante da uno stato di emarginazione che rifiuta con forza e decisione. I Meatshank, sono in tre. Crew e management compreso. Oltre a suonare, ognuno di loro ha un ruolo: carico dell’equipaggiamento, management, meccanico e pure autista del camper usato per vagare da location a location. Location che viene sistematicamente usurpata con un thrash furioso, ritmato, che mi fa ricordare i Sodom dei tempi di “Agent Orange”.
(Autoproduzione) Già dai primi secondi dell’inziale “Rast-A-Peace (R.A.P.)” si evince che i Metasoma, band polacca ma di adozione inglese, hanno un buon cantante, cioè Amro, uno che solleva la propria voce verso tonalità notevoli, e due chitarristi Golbiak (solista) e Sedzielewski che adorano spaccare in due le casse con distorsioni intense, vibranti e con un pizzico di groove. Per il resto i Metasoma si rivelano dei buoni autori di canzoni.
(Steamhammer/Audioglobe) Con tre quinti della formazione originale e un cantante di pregio come James Rivera, gli US metallers Malice si riaffacciano sul mercato dopo uno stop di oltre 15 anni – e infatti il nome non dirà nulla di particolare alla maggior parte di voi, anche se fra 1985 e 1989 i losangelini furono autori di due full-“length” e un ep che hanno scritto la storia dell’heavy/speed a stelle e strisce.
(Listenable Records) Una energia immensa che si scatena da dentro la terra. Un’essenza che dalle viscere del sottosuolo si amalgama con minerali, terra e lava, eruttando con potenza da crateri antichi. Momenti di terrore e pura violenza. Attimi di suspance e calma piatta, illusione, stupore, clima di attesa in un crescendo di emozioni verso la successiva eruzione. Perfezione degli eventi naturali, meccanica complessa e caotica, funzionante, efficiente, micidialmente efficace.
(Cherry Lips Records) L’origine del rock. La fine di un’era. O meglio, la sua decadenza. Un mondo duro, difficile, dominato da pochi bastardi avidi a scapito di persone vere, quelle persone giù in strada, noi, chi vive davvero. Le persone normali, le persone del Rock’n’Roll. Questo grido di protesta, sangue puro nelle arterie del rock, esce dagli amplificatori, e dalla voce di un Max, sempre in lotta contro ciò che è sbagliato, ciò che è malato, distorto, marcio.
(Suspiria Records) Sono galiziani, di Santiago de Compostela, i Mutant Squad e fino ad ora, nella loro breve carriera, avevano fatto un EP e “Social Misfits” è il secondo che incidono. Suonano thrash metal e a sentire l’iniziale “Black Harvest” ricordano gli Exodus, i Testament e gli Overkill. Anzi, hanno una serie di cose che a, seconda delle condizioni, portano a ricordare una di quelle tre band.
(Atomic Stuff/logic(il)logic) Un essere deforme. Ammasso di cellule i cui geni provengono da svariati genitori, da diverse razze, da una reazione radioattiva che porta alla mutazione, alla creazione di una nuova specie. Una specie dotata di una forza immensa, una energia micidiale, ed una intelligenza elevatissima. Intelligenza che governa la forza, intelligenza che materializza, crea, forgia un suono, un suono diverso, totale, completo.
(AFM/Audioglobe) Il secondo album dei The Murder of My Sweet conferma tutte le impressioni dell’esordio “Divanity”, per cui chi amava prima gli svedesi capitanati da Angelica Rylin adesso andrà in estasi, e chi li odiava nutrirà ormai pensieri omicidi nei loro confronti. Ben 13 i brani di questo “Bye Bye Lullaby”, quasi tutti di durata attorno ai 3-4 minuti; la lineup ha subito decisivi rinnovamenti ma la dotata singer è sempre lì al centro della scena.
(Doomentia Records) I Monnless sono un concentrato di doom e influenze degli anni ’70, ma il tutto è rivisto attraverso il loro personale modo di essere. I brani di questo debutto sono sei e quasi tutti si adagiano su slow e mid tempos, quindi sull’incedere posato, quasi a voler sottolineare continuamente ogni singola nota che costruisce i riff marcati, profondi, pesanti. La melodia più spigliata è nella title track, momento più vivace dell’album,
(Napalm Records) Mai stati tra i miei preferiti i lusitani e forse per un mio limite. Una loro esibizione live alla quale ho assistito diede conferma alle mie reticenze verso Ribeiro e soci. Nonostante ciò è doveroso ascoltare e recensire questo lavoro perché da una parte segna il loro ritorno (“Night Eternal”, il precedente, è del 2008), inoltre il materiale proposto non è poca cosa.
(Hellthrasher Production) A quanto sembra gli svedesi Malfeitor nacquero nel 1990, ma si sciolsero nel 1995. Benny Moberg (Blood Mortized) decise di rimettere in piedi questo progetto con l’ex collega e cantante Mattias Parkkila (Stignata, Excrucitate, Blood Mortized) e il batterista Janne Rudberg Björkenfjäll (Excruciate, Mastication, Morpheus, Exhumed, Egypt, Birch Mountain). 
(Steamhammer/SPV) Band storica. Uomo storico: Ralph Hubert, fondatore ed unico membro originale di questa geniale creatura tedesca. Difficile commentare, criticare, una pietra miliare della storia del progressive/thrash. I Mekong Delta non hanno mai veramente avuto la fama che si meritavano. Eppure la loro musica è sempre stata di alto livello, molto tecnica, innovativa.
(Rock’n’Growl) Gli Arctic Flame sono una onesta band di US Metal sotto contratto per la Pure Steel, e il loro batterista si chiama Mike Paradine: il nostro è un mirabile esempio di positività e passione per la musica dato che all’età di 13 anni, a causa di un cancro alle ossa, gli è stata amputata una gamba, ma questo non gli ha impedito né di suonare né di realizzare altri progetti
(This Is Core) Questa band è stata a Sanremo, dodicesima su quattordici nella categoria giovani. Era sotto contratto con la Universal Records ed è stata pubblicata anche in Giappone (la Radtone, nel 2006 e nel 2008). Ora è il momento di staccare la spina al pop-punk espresso con le precedenti pubblicazioni (gli album in studio sono due) e di cessare il rapporto con la Universal.
(Nuclear Blast) I Meshuggah? Ad essere sincero non li ho mai graditi! Si, è un mio limite e ne sono consapevole e comunque non ho mai negato i loro meriti. Dopo il getto continuo di album tra il 2005 e il 2008 (mai stati veloci a farne uno dietro l’altro) ecco che dopo quattro anni si rifanno vivi con “Koloss”. L’album è, per mia sorpresa, davvero interessante e tuttavia
(SPV/Audioglobe) Hard Rock all’ennesima potenza nel nuovo album dei Mad Max di Michael Voss: un prodotto che farà subito la gioia di tutti gli appassionati legati agli stilemi di fine anni ’80/inizio anni ’90, riletti con un occhio (per fortuna non troppo esclusivo!) al più smaliziato pubblico di giovani di oggi. Il titolo del disco si riferisce naturalmente al classico “Night of Passion”
(13th Planet Records/AFM Rec.) Quel figlio di puttana di Al Jourgensen qualche tempo fa dichiarava in giro che “The Last Sucker” sarebbe stato l’ultimo album dei Ministry. “Bastardo”, pensai. I problemi di salute nati nel tour di quell’album, forse contribuirono a questa decisione: “vuoi vedere che mi tira le quoia?”, pensai.
(Soulseller Records) Pare che dietro questo nome, Manipulator, aleggi una presenza incerta, ovvero quella di tale M. Manipulator arriva dalla Francia e sembra essere un progetto totalmente solista. “Voidbound” è un EP che segue due demo, dei quali “Unearthed” è incluso in questa pubblicazione, in modo da rimpolpare la quantità di musica offerta.
(Selfmadegod Records) Nuovo progetto (l’ennesimo) per Rogga Johansson, ovvero colui che muove i Paganizer, Grotesquery e altre decine di cose. L’idea di questo 7″ si rifà a quelle dei Nihilist o comunque dell’old style fatto di muffa, cadaveri e funerali trasformati in banchetti allucinati del death metal svedese dei primordi. Voce gorgogliante, chitarre con
(Indipendent) Gli israeliani Metal Scent sono sostanzialmente nati come cover band (o meglio, come metal cover band di brani della tradizione mediorientale!), e questo “Homemade” è il loro primo disco fatto interamente di inediti, che ci mostra una formazione capace e sufficientemente smaliziata per farsi notare,
(Listenable Records) Prendete un bel po’ di Lynyrd Skynyrd, un goccio di Cinderella, un pizzico di Slaughter, due cucchiaini di AC/DC. Prima che vi venga la nostalgia, mettete tutto nel frullatore. Imbottigliate ed incendiate. Sentite ancora qualcosa? La deflagrazione deve avervi lasciati molto intontiti.
(FDA Rekotz) Quartetto olandese. Davvero non so cosa succeda da quelle parti, ma non deve essere nulla di pacifico. Non so cosa faccia incazzare i Massive Assault, ma la loro violenza repressa si riversa tutta sugli strumenti in modo animalesco. E’ proprio come la copertina: un carro armato mostruoso, che fa fuoco ovunque.
(Eibon Records) Già autori di un album, che uscì nl 2009 per la belga ConSouling Sounds (nota per i lavori di Vanessa Van Basten, Last Minute To Jaffna, Methadrone e altri), i Mondrian Oak ci riprovano con questo “Aeon”, porta d’accesso ad un mondo profondo, oscuro, quasi psichedelico, post rock, ermetico.