METASOMA – “Metal Erosion”
(Autoproduzione) Già dai primi secondi dell’inziale “Rast-A-Peace (R.A.P.)” si evince che i Metasoma, band polacca ma di adozione inglese, hanno un buon cantante, cioè Amro, uno che solleva la propria voce verso tonalità notevoli, e due chitarristi Golbiak (solista) e Sedzielewski che adorano spaccare in due le casse con distorsioni intense, vibranti e con un pizzico di groove. Per il resto i Metasoma si rivelano dei buoni autori di canzoni. (altro…)
(Steamhammer/Audioglobe) Con tre quinti della formazione originale e un cantante di pregio come James Rivera, gli US metallers Malice si riaffacciano sul mercato dopo uno stop di oltre 15 anni – e infatti il nome non dirà nulla di particolare alla maggior parte di voi, anche se fra 1985 e 1989 i losangelini furono autori di due full-“length” e un ep che hanno scritto la storia dell’heavy/speed a stelle e strisce.
(Listenable Records) Una energia immensa che si scatena da dentro la terra. Un’essenza che dalle viscere del sottosuolo si amalgama con minerali, terra e lava, eruttando con potenza da crateri antichi. Momenti di terrore e pura violenza. Attimi di suspance e calma piatta, illusione, stupore, clima di attesa in un crescendo di emozioni verso la successiva eruzione. Perfezione degli eventi naturali, meccanica complessa e caotica, funzionante, efficiente, micidialmente efficace.
(Cherry Lips Records) L’origine del rock. La fine di un’era. O meglio, la sua decadenza. Un mondo duro, difficile, dominato da pochi bastardi avidi a scapito di persone vere, quelle persone giù in strada, noi, chi vive davvero. Le persone normali, le persone del Rock’n’Roll. Questo grido di protesta, sangue puro nelle arterie del rock, esce dagli amplificatori, e dalla voce di un Max, sempre in lotta contro ciò che è sbagliato, ciò che è malato, distorto, marcio.
(Suspiria Records) Sono galiziani, di Santiago de Compostela, i Mutant Squad e fino ad ora, nella loro breve carriera, avevano fatto un EP e “Social Misfits” è il secondo che incidono. Suonano thrash metal e a sentire l’iniziale “Black Harvest” ricordano gli Exodus, i Testament e gli Overkill. Anzi, hanno una serie di cose che a, seconda delle condizioni, portano a ricordare una di quelle tre band.
(Atomic Stuff/logic(il)logic) Un essere deforme. Ammasso di cellule i cui geni provengono da svariati genitori, da diverse razze, da una reazione radioattiva che porta alla mutazione, alla creazione di una nuova specie. Una specie dotata di una forza immensa, una energia micidiale, ed una intelligenza elevatissima. Intelligenza che governa la forza, intelligenza che materializza, crea, forgia un suono, un suono diverso, totale, completo.
(AFM/Audioglobe) Il secondo album dei The Murder of My Sweet conferma tutte le impressioni dell’esordio “Divanity”, per cui chi amava prima gli svedesi capitanati da Angelica Rylin adesso andrà in estasi, e chi li odiava nutrirà ormai pensieri omicidi nei loro confronti. Ben 13 i brani di questo “Bye Bye Lullaby”, quasi tutti di durata attorno ai 3-4 minuti; la lineup ha subito decisivi rinnovamenti ma la dotata singer è sempre lì al centro della scena.
(Doomentia Records) I Monnless sono un concentrato di doom e influenze degli anni ’70, ma il tutto è rivisto attraverso il loro personale modo di essere. I brani di questo debutto sono sei e quasi tutti si adagiano su slow e mid tempos, quindi sull’incedere posato, quasi a voler sottolineare continuamente ogni singola nota che costruisce i riff marcati, profondi, pesanti. La melodia più spigliata è nella title track, momento più vivace dell’album,
(Napalm Records) Mai stati tra i miei preferiti i lusitani e forse per un mio limite. Una loro esibizione live alla quale ho assistito diede conferma alle mie reticenze verso Ribeiro e soci. Nonostante ciò è doveroso ascoltare e recensire questo lavoro perché da una parte segna il loro ritorno (“Night Eternal”, il precedente, è del 2008), inoltre il materiale proposto non è poca cosa.
(Hellthrasher Production) A quanto sembra gli svedesi Malfeitor nacquero nel 1990, ma si sciolsero nel 1995. Benny Moberg (Blood Mortized) decise di rimettere in piedi questo progetto con l’ex collega e cantante Mattias Parkkila (Stignata, Excrucitate, Blood Mortized) e il batterista Janne Rudberg Björkenfjäll (Excruciate, Mastication, Morpheus, Exhumed, Egypt, Birch Mountain). 
(Steamhammer/SPV) Band storica. Uomo storico: Ralph Hubert, fondatore ed unico membro originale di questa geniale creatura tedesca. Difficile commentare, criticare, una pietra miliare della storia del progressive/thrash. I Mekong Delta non hanno mai veramente avuto la fama che si meritavano. Eppure la loro musica è sempre stata di alto livello, molto tecnica, innovativa.
(Rock’n’Growl) Gli Arctic Flame sono una onesta band di US Metal sotto contratto per la Pure Steel, e il loro batterista si chiama Mike Paradine: il nostro è un mirabile esempio di positività e passione per la musica dato che all’età di 13 anni, a causa di un cancro alle ossa, gli è stata amputata una gamba, ma questo non gli ha impedito né di suonare né di realizzare altri progetti
(This Is Core) Questa band è stata a Sanremo, dodicesima su quattordici nella categoria giovani. Era sotto contratto con la Universal Records ed è stata pubblicata anche in Giappone (la Radtone, nel 2006 e nel 2008). Ora è il momento di staccare la spina al pop-punk espresso con le precedenti pubblicazioni (gli album in studio sono due) e di cessare il rapporto con la Universal.
(Nuclear Blast) I Meshuggah? Ad essere sincero non li ho mai graditi! Si, è un mio limite e ne sono consapevole e comunque non ho mai negato i loro meriti. Dopo il getto continuo di album tra il 2005 e il 2008 (mai stati veloci a farne uno dietro l’altro) ecco che dopo quattro anni si rifanno vivi con “Koloss”. L’album è, per mia sorpresa, davvero interessante e tuttavia
(SPV/Audioglobe) Hard Rock all’ennesima potenza nel nuovo album dei Mad Max di Michael Voss: un prodotto che farà subito la gioia di tutti gli appassionati legati agli stilemi di fine anni ’80/inizio anni ’90, riletti con un occhio (per fortuna non troppo esclusivo!) al più smaliziato pubblico di giovani di oggi. Il titolo del disco si riferisce naturalmente al classico “Night of Passion”
(13th Planet Records/AFM Rec.) Quel figlio di puttana di Al Jourgensen qualche tempo fa dichiarava in giro che “The Last Sucker” sarebbe stato l’ultimo album dei Ministry. “Bastardo”, pensai. I problemi di salute nati nel tour di quell’album, forse contribuirono a questa decisione: “vuoi vedere che mi tira le quoia?”, pensai.
(Soulseller Records) Pare che dietro questo nome, Manipulator, aleggi una presenza incerta, ovvero quella di tale M. Manipulator arriva dalla Francia e sembra essere un progetto totalmente solista. “Voidbound” è un EP che segue due demo, dei quali “Unearthed” è incluso in questa pubblicazione, in modo da rimpolpare la quantità di musica offerta.
(Selfmadegod Records) Nuovo progetto (l’ennesimo) per Rogga Johansson, ovvero colui che muove i Paganizer, Grotesquery e altre decine di cose. L’idea di questo 7″ si rifà a quelle dei Nihilist o comunque dell’old style fatto di muffa, cadaveri e funerali trasformati in banchetti allucinati del death metal svedese dei primordi. Voce gorgogliante, chitarre con
(Indipendent) Gli israeliani Metal Scent sono sostanzialmente nati come cover band (o meglio, come metal cover band di brani della tradizione mediorientale!), e questo “Homemade” è il loro primo disco fatto interamente di inediti, che ci mostra una formazione capace e sufficientemente smaliziata per farsi notare,
(Listenable Records) Prendete un bel po’ di Lynyrd Skynyrd, un goccio di Cinderella, un pizzico di Slaughter, due cucchiaini di AC/DC. Prima che vi venga la nostalgia, mettete tutto nel frullatore. Imbottigliate ed incendiate. Sentite ancora qualcosa? La deflagrazione deve avervi lasciati molto intontiti.
(FDA Rekotz) Quartetto olandese. Davvero non so cosa succeda da quelle parti, ma non deve essere nulla di pacifico. Non so cosa faccia incazzare i Massive Assault, ma la loro violenza repressa si riversa tutta sugli strumenti in modo animalesco. E’ proprio come la copertina: un carro armato mostruoso, che fa fuoco ovunque.
(Eibon Records) Già autori di un album, che uscì nl 2009 per la belga ConSouling Sounds (nota per i lavori di Vanessa Van Basten, Last Minute To Jaffna, Methadrone e altri), i Mondrian Oak ci riprovano con questo “Aeon”, porta d’accesso ad un mondo profondo, oscuro, quasi psichedelico, post rock, ermetico.
(This Is Core Music) Piccola release di tre pezzi. Un EP per stare a galla, per dare segnali di se stessi e non essere inghiottiti dall’oceano dell’oblio. Nove minuti ben gestiti, promemoria di un lavoro futuro e più cospicuo; passo necessario nel difficile mondo della promozione musicale. I Mutter Dog hanno già inciso due EP
(Heretic Visions Productions) La band tedesca di cui si parla in queste righe è autrice di un sound che, nel tempo, si è sviluppato attraverso forti influenze death metal e grindcore. Questo significa che i Mortal Agony sono autori di musica corpulenta, potente, brutale. Proprio l’aspetto della brutalità, della compatta violenza manifestata da “No Place To Hide” è quello che si pone in risalto più di ogni altra cosa.
(High Roller) I Monumentor nascono dopo che Zarko e Baron abbandonano la black metal band Old e decidono di mettersi in proprio con un progetto decisamente diverso, che affonda le proprie radici nel sound primordiale degli anni ottanta. La loro prima release è questo vinile limitato a 500 copie e contenente quattro pezzi oscuri e sanguigni. L’intro e l’outro sono molto epiche, ma i brani hanno piuttosto un sound thrash 






