Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
CORAXO – “Starlit Flame”
(autoprodotto) Impegnati e ricchi di fantasia narrativa i finlandesi Coraxo offrono una ricetta semplice, ma efficace: buon death metal, con riff catchy e coinvolgenti, iniettato con una massiccia dose di elettronica per creare quell’effetto sci-fi che risulta poi essere l’argomento principale della composizione e dei testi. “Startlit (altro…)
(Power Dungeon) La foto in copertina, insieme al gioco che il titolo dell’album fanno in riferimento al noto film di Stanley Kubrick, mi sembrano qualcosa di pacchiano e non da meno a quanto hanno fatto magari altri illustri, come ad esempio il Sebastian Bach con il suo recente lavoro. Per me i limiti
(GlobMetal Promotions) I Faith No More di oggi. Vi ricordate i Faith No More degli anni ’90 quando arrivò Mike Patton? Quel genere strano, che non era hard rock, non era grunge, non era metal, non era rap, ma era dannatamente fico? Questo è quando emerge dall’ascolto del debutto “Kapelmeister” dei russi Marshroom. Un
(Kauriala Society) Chiamatemi retrogrado, se volete; ma io questo disco dei Mr. Peter Hayden, di cui avevo recensito un singolo qualche tempo fa (
(Collectors Dream Records) Tom Kiefer è un personaggio di una tenacia e coerenza raramente riscontrabili nel music business: il cantante, chitarrista e leader dei Cinderella ha infatti conosciuto il successo ad inizio carriera, dopo che la sua band era stata notata
(Metal Scrap Rec.) Tosti come la roccia questi ragazzi ucraini. Nessuna novità, figuriamoci una band che suona il tipico groove/thrash metal cosa può sprigionare? Ondate alla Pantera e Sepultura e non da meno alla Machine Head, eppure qualcosa di inaspettato mi ha colto in questo ascolto
(Scarlet Records) Ritorno sulle scene per i Necrodeath, storica band ligure apprezzata in tutto il mondo, grazie a lavori immortali quali “Into The Macabre” (1987) e “Fragments Of Insanity” (1989). dopo lo scioglimento, tornano nel 1999 incidendo l’ottimo “Mater Of All Evil”, seguito dal feroce “Black As Pitch” e dal più groovy
(MYO) Travolgente. Ispirato. E deliziosamente malinconico. Questo è il debutto degli italiani Mood, che giungono a questo lavoro dopo anni di studio, maturazione, esperienze, dedizione alla musica. Ma Mood non ha voluto essere il solito (fragile) sogno di gloria, dove si rischia tutto e subito ricercando il successo. Mood è
(Witches Brew) Dopo un periodo di stasi, gli olandesi Chain of Dogs ritornano in pista proponendo la riedizione dei loro due primi ep, cui si aggiungono varie bonustracks. Un sound molto energico allegro, che mescola folk, thrash (ma non quanto le note promozionali vorrebbero far credere)
(Great Dane Records) Tutto quello che c’è prima della musica dei Fleshdoll, la copertina e il titolo dell’albuom, mi ha fatto pensare da subito a loro come una band di macellai, ovvero una death o brutal death metal band, ma in realtà il gruppo di Toulouse ai due connotati aggiunge anche un livello technical.
(Shadow Kingdom Records) Progetto in solitario del polistrumentista norvegese Andreas Hagen, i Sadhak esordiscono con un ep su cassetta che, già pubblicato l’anno scorso, viene oggi ristampato nientemeno che dalla Shadow Kingdom Records. Suoni rarefatti e dilatati
(Minotauro Records) Primo full length per i Supermassive Black Holes, band nata nel 2010 con già due EP all’attivo. Il genere proposto è un death metal tecnico con marcate influenze progressive e jazz, accomunabile sotto certi aspetti ai Cynic di “Focus”. L’opener “(Sub
(Blitz Music) Monaco di Baviera-Sydney, in quaranta minuti. Quaranta minuti di hard rock poderoso, potente, pieno di carica energetica irresistibile. Ma i Black Blitz non sono semplicemente una imitazione degli AC/DC, anzi! Sono un qualcosa che trova certamente origine dalla band di Angus & Co, ma con meno bluesy
AFM Records) Udo, come mai un altro disco dal vivo? Nel mio stereo c’è ancora il “Live in Sofia” di meno di due anni fa (recensito
(Fuel Records) Mike Lunacy lo aveva annunciato senza troppi giri che questo album doveva segnare il ritorno alle melodie e all’epica sonora di stampo russo. La fluida potenza dei Dark Lunacy arriva dunque ad evolversi su quelle tipiche atmosfere affrescate da canti e cori dell’Armata Rossa
(Autoproduzione) Il tocco di Bastian sembra una collusione tra Ritchie Blackmore e Yngwie Malmsteen. In effetti il primo ha influenzato il secondo, ma nel contempo si potrebbero rintracciare altre scuole, però il punto è la tipologia dei pezzi che Bastian costruisce, i quali sembrano molto inclini
(Pure Steel) Nella serie delle proprie ristampe su vinile, la Pure Steel sta proponendo la discografia degli Onward di Michael Grant: dopo il debut “Evermoving”, recensito
(Pure Steel) All’inizio degli anni 2000, il cantante dei Crescent Shield Michael Grant (venuto a mancare due anni fa, a soli 39 anni) registrò tre dischi con questa band dal nome Onward: il primo (del 2002, uscito per una Century Media
(Minotauro Records) Esistono bands che sono diventate grandi per svariati motivi che vanno al di la dei meriti artistici, come ad esempio avere il suono giusto nel momento in cui questo gode di popolarità. Gli Atomkraft sono nati nel 1979, in piena esplosione della
(Noiseheadrecords) Debut album per i Francesi Unrest Fatalist, nati nel 2010 e dediti, secondo le note biografiche ad un pagan death/black metal. In realtà la proposta mi sembra più vicina al metal classico venato di power e le parti estreme sono riconducibili a qualche accelerazione e alla voce che alterna screams e
(autoprodotto) Ritorno dei danesi The World State. Dopo
(Paragon Records) Davvero avvincente questo terzo album dei Panychida, band nata nel 2004 a Pilsen (Repubblica Ceca). Immaginiamo una jam tra Darkthrone, Taake, Falkenbach e Naglfar: potremmo così farci un’idea di come suonano questi ragazzi
(Spinefarm Records) Non avevo mai sentito parlare prima d’ora degli svedesi Dynazty, ma ora mi annoterò certamente il loro nome! I nostri sono al quarto disco e questo “Renatus”, a parte la copertina veramente penalizzante, mi sembra riuscito in tutti i suoi aspetti.
(Black Orgon Records) “Under the Veil of Death” è una pubblicazione perfetta per conoscere tre realtà black metal italiane. Krowos, maestosamente eleganti. “In Hora Mortis Nostrae” è suadentemente oscura e maligna, grazie ad un solenne low tempo e un riffing che appare come una tempesta che si appresta
(Nuclear Blast/Audioglobe) So di essere una voce fuori dal coro. Non mi sono lasciato influenzare da colleghi italiani, ma in questi giorni ho letto diverse recensioni tedesche e il giudizio è unanime: il nuovo disco dei Sabaton è un capolavoro degno delle più entusiastiche descrizioni. Sono quasi imbarazzato nel dire che non sono d’accordo.
(Listenable Records) Terzo full length per i Finlandesi Axegressor, nati nel 2006 e autori di un thrash metal che affonda le radici negli anni ’80, con evidenti riferimenti a Kreator, Destruction, Metallica ed Exodus. Da qualche anno va di moda questo revival del thrash e se ciò può fare felici coloro che, come me amano
(Candlelight) La Candlelight fa sapere che la produzione di Chris Fielding (ha collaborato con Winterfylleth, Napalm Death, Witchsorrow e tanti altri) ha lavorato affinché catturasse live il sound corposo e tenebroso di questa doom band. Un sound che rispecchia al netto
(Autoproduzione) Se suoni melodic hardcore a Napoli cosa sei? Una band ringhiante, arrabbiata, perché sei hardcore, o almeno lo dovresti essere, ma possiedi anche una buona dose di melodia e in un certro senso Napoli è una città di melodia.
(Cimmerian Shade Recordinga) Pura asfissia. Atmosfera inquietante. Morte ed estinzione. Arriva al secondo capitolo la one-man-band inglese Cold Crypt, e questi oltre cinquanta minuti sono la rappresentazione del freddo glaciale, del vuoto, dell’oscurità. Concetti appartenenti ad ambienti e mondi non ubicati sul pianeta
(Autoproduzione) Un nuovo lavoro dei Caelestis merita sempre una certa attenzione. Lo richiede l’architettura musicale, la profondità dei testi. L’intero concetto Caelestis è qualcosa che attira e chiede che i sensi dell’ascoltatore siano pronti a recepire i messaggi. L’ascolto di “Nel Suo Perduto Nimbo”
(Massacre/Audioglobe) Gli Edgedown sono di stanza a Freilassing, in Baviera, a due passi da dove vivo attualmente, e da lì ci propongono il loro frizzante debut di modern power metal. Subito in scaletta la titletrack, possente e densa di groove;
(Ektro/Full Contact) I Jester Of Destiny arrivano a noi dagli anni ’80. Erano americani e lavoravano ad un album per una sussidiaria della Metal Blade, poi però tutto sfumò e solo nel 1986 alcuni di quei pezzi andarono a formare questo album ripubblicato in vinile. “Fun at the Funeral” è un insieme
(Chancho Rec./Graviton Music S.) Cantano in spagnolo Pastuso e Jaap ‘Monchito’ Melman, due cugini con origini nell’America Latina, ma di base sono ubicati ad Amsterdam. Quattro musicisti latini, un sound che sembra un motore ingolfato e comunque possente. Un incrocio tra tendenze stoner
(Secret Entertainment) Debut album per i Finnici Montage, band formata ufficialmente nel 2011 ma composta da membri che suonano insieme da molti anni; questo fa si che abbiano maturato molta esperienza, guadagnandone in coesione. Il
(Kornalcielo Records) Rock potente, intenso, tagliente. Sono Italiani, si sono formati nel 2008 grazie a gente che ha suonato negli OJM ed in tribute Motorhead. Il risultato è coinvolgente, non chiaramente qualificabile nei confini stretti di un genere specifico.