Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
THOUSAND YEAR WAR – “Kingdom of America”
(Autoproduzione) Dopo il buon “Tyrants and Men” il Solitario di Anchorage, Hiram Lohr (sono io che mi prendo la libertà di appellarlo in tal modo), ritorna con un nuovo lavoro. “Kingdom of America” è un EP che risente, come l’antecedente album “Thousand Year War”, del melodic death metal svedese, (altro…)
(Autoproduzione) Other Gods, black metal band di Molfetta, città pugliese, nata da poco tempo e con qualche assestamento successivo di formazione. Due pezzi registrati un paio o più di anni fa ed ora un EP, “Dawn of the Other Gods”. Una release aggressiva, spietata e fiera di una contaminazione melodica di natura
(Metal Scrap Records) I Deathember Flower sono una band death metal ucraina, capitanati dalla grintosa e arrabbiata Christina Makovsaya; le coordinate di base per orientarsi sono quelle di un death moderno e molto melodico, che alterna voci in growl e voci in pulito, non si può quindi evitare il paragone
(Pitch Black Records) Bene o male? Giusto o sbagliato? Aggettivi senza senso per descrivere con pareri soggettivi, visioni limitate, concetti impoveriti di qualsiasi argomento, fatto, opera. Aggettivi poveri appunto, privi di valore assoluto che usiamo per legalizzare le nostre stesse azioni. Azioni orientate al bisogno, alimentate dall’istinto, azioni dominate da regole fittizie, create, modificate e demolite
(Viable Records) I giovani americani Noriega sono una nuova manifestazione di quel metal claustrofobico nato da quelle tortuose e ossessive esternazioni sonore derivate dai The Dillinger Escape Plan e che pesca anche dal post hardcore, dal doom/sludge e dal mathcore. Un sound monolitico, ossessivo, chiuso
(Sleaszy Rider Rec.) Il successore di “Frenzied” esce quattro anni dopo e con una formazione parzialmente rinnovata. I greci In Utero Cannibalism ritornano con un death metal carnale, potente, il quale è più vicino alle tendenze americane, mentre quelle europee mi sembrano guardare alla Polonia.
(Eldritch Lunar Miasma / Dybbuk) Adoro gli split e soprattutto se arrivano da band oscure e miasmatiche e con nomi che sono tutto un programma. A dire il vero i
(Mausoleum Records) Gli Awaken sono praticamente una loro nuova versione degli a me sconosciuti Lazarus, dato che tre membri di questa power band americana sono confluiti in questo nuovo progetto, a dire la verità molto più orientato verso un maturo progressive.
(Debemur Morti Prod./Audioglobe) Ristampa dell’album solista di Vindsval, sotto il nome “The Eye”, dei Blut Aus Nord. “Supremacy” è uscito nel 1997 ed è una proposta di black metal ipnotico, ripetitivo negli schemi, con distorsioni fredde e dalla filosofia che abbraccia il mito
(Ozium Records) Il doom-stoner degli olandesi S.I.M.B. è snello e tanto multiforme, nel senso che pesca nell’ambito doom educato dalla sacrosanta lezione dei Black Sabbath, dagli schemi più tipici dello stoner, cioè la derivazione southern e hard rock anni ’70, e appunto dal rock
(Autoproduzione/Domino Media Store) Infine devo ammettere che nonostante l’ascolto gradevole di questo esordio degli svizzeri No Sun In San Francisco, il loro stile è una buona sintesi dei tardi Neurosis, i Cult Of Luna e Isis. Francamente è pur vero che se dei musicisti
(Auoproduzione) A volte mi capitano tra le mani band che propongono lavori che dopo ripetuti ascolti diventano per me una sofferenza. Quando ciò accade non è avversione verso quella musica, anzi è anche di qualità, ma questa è talmente strutturata e ricca
(My Kingdom/Masterpiece) Molto interessante e stimolante il debut dei palermitani Radiance: una band che, se volessimo ragionare per etichette, mette assieme spunti gotici e talora addirittura avantgarde su una solida base progressive. Un disco che potrebbe quindi risultare
(Cursed Records) Un liquore dal sapore dolce, dolce come il più peccaminoso dei pensieri malvagi, discende la mia gola, la brucia, la infiamma, lasciandomi in un torpore sospeso tra il reale e l’irreale, tra l’immaginario e l’assurdo. Dolcezza ed armonia avvelenati da brutalità
(Autoproduzione) I Soliloquium sono un side project di Stefan Nordström e Jonas Bergkvist dei Desolator. Il genere lo si può intuire dal nome, un death doom metal di matrice scandinava, influenzato da sonorità come Katatonia, Anathema e Paradise Lost.
(Autoproduzione) Questo lavoro è una festa, è un’allegra e genuina manifestazione del rock, contaminato dal blues e dall’hard rock anni ’60-’70. La produzione cristallina lascia capire che è materiale recente, tuttavia è uno stile, quello degli statunitensi The Unclean,
(Pavement Entertainment / EMI) Tempo fa avevo sentito nominare questa band, per via del fatto che in formazione figurano Will Hunt e Troy McLawhorn, ovvero una delle due chitarre e il batterista degli Evanescence. In pratica la loro presenza potrebbe essere utile
(logic(il)logic) Tradizione pura, totale tributo ad una corrente musicale che discese da Inghilterra e Germania negli anni ’80. Questa è la sintesi della potente musica degli Italiani Nightglow. Il loro heavy metal -speed metal- è diretto, feroce, pieno di tantissima energia,
(Spinefarm/Universal Music) Se questa band danese sbanca con le vendite (parlo di “Beyond Hell / Above Heaven”), un po’ ovunque è perché sono bravi. Semplice e chiaro, nessuna altra motivazione. Il nuovo album dei Volbeat è però l’ennesimo esempio di qualità e su come
(Napalm/Audioglobe) Adesso mi si dirà che sono antipatico e pretenzioso, ma i motivi del successo dei Visions of Atlantis non li ho mai capiti. La band austriaca, alla quale la Napalm sembra tenere moltissimo (forse per ragioni ‘nazionali’: anche l’etichetta ha sede in Austria),
(Steamhammer/SPV) Non amo particolarmente gli album live. Spesso, in questa epoca, sono prodotti strettamente commerciali, di scarso valore artistico. Una fila di canzoni suonate dal vivo, magari registrate in concerti diversi. Per me? Meglio l’album. Grazie.
(Pavement Entertainment / EMI) Il death metal è ormai sospinto da moti interni che ne hanno ridisegnato il suo stile. Il tempo passa e le cose mutano e il death metal non è immune a tali processi di cambiamento. I The Modern Age Slavery sono un brillante esempio
(Super Strong) Può capitare di ascoltare in loop un album da recensire, cioè di farlo partire e poi nuovamente ad ogni sua fine. Mi è capitato con questo lavoro dei transalpini Jizzlobber, il quale dopo questo ossessivo reiterare dell’ascolto mi ha trovato dubbioso sulla materia del quale esso
(Autoproduction/Asenath Records) If for you death metal has reached its maximum glory with albums like “Symbolic”, or you can’t tollerate anything prior to toady’s death sound made with pretentious productions or pumped up by an infallible producer
(Autoproduzione) L’opener “Enemies Wait Inside” non mi ha particolarmente impressionato, il cantante con una pronuncia inglese poco fluida. Un sound ordinario e troppo modern metal. La seguente “Dogs That Lick, Dogs That Bite (The Leary Bill of Rights” ribalta ogni mia
(F.A. Records) La tradizione del thrash nel Nord Europa è particolarmente sentita, basta pensare alla grande scena tedesca che si è sviluppata negli anni ed a quanto essa si sia espansa anche oltre i confini tedeschi. I Project Pain infatti sono olandesi ed in questo loro
(Massacre Records) I californiani Deadlands includono nelle proprie file Brian O’Connor (ex-Vicious Rumors) e Kevin Rohr (Spectre): il loro debut giunge sul mercato senza che la band abbia prodotto altro, ma si difende bene in quel filone power/thrash che passa dagli Iced Earth
(Synister Empire Records) Contariamente al titolo di questo EP e della sua copertina, gli intenti di Marshall “fucking” Beck (cantante della band e paroliere) non sono quelli celebrare il nazismo, ma di raccontare una storia che sembra essere un pastone tra poteri forti e antichi
(Moonlight Records) Se ancora subite il fascino dell’ondata vichinga esplosa qualche anno fa, i veneti Vallorch fanno sicuramente per voi! La band (che conta ben sette membri) ha pubblicato soltanto un ep prima di attirare l’attenzione della Moonlight Records;
(Atomic Stuff) Malinconia. Sensazione triste, che come un respiro si perde tra terre senza fine, imprigionate in un autunno eterno, dove ogni speranza è solcata da una lacrima, dove ogni raggio di sole è reso pallido da un’atmosfera pervasa da colori tenui, pallidi, sbiaditi.
(Indelirium Records) In cinque anni la band vicentina Step On Memories ha realizzato un EP, “More Than Memories”, un video con un regista americano, tale Blake Farber, supportato live di gente come Bane, Trial, Death Before Dishonor, 7 Seconds e altri, oltre ad un tour europeo.
(Spinefarm/Universal Music) Se qualcuno di voi si domandasse se “The Nexus” è paragonabile al precedente “Amaranthe”, vi dichiaro un si immediato e spontaneo. Lo spirito è quello, canzoni semplicemente ruffiane, orecchiabili, da classifica, da radio.
(Pitch Black Records) I Valor sono formazione nota per gli appassionati della scena heavy/power ellenica, dato che in organico troviamo due membri fondatori dei Battleroar. Dopo essere stato pubblicato autonomamente nel corso del 2012, “The Yonder Answer” viene oggi riproposto
(Maa Produnctions – Zero Dimensional Records) Sono sconvolto. Adoro esserlo. Ogni giorno mi arriva materiale da valutare. Spesso mi arrivano bands blasonate, che mi deludono. Oppure mi arrivano bands underground, sconosciute, che mi sorprendono. Mi sconvolgono.
(Autoproduzione) I Dawn Of Memories vantano già un discreto curriculum; pur essendo nati nel 2010 hanno già condiviso il palco con artisti come Sadist, Dark Lunacy, e Vanexa. “In The Sign of Sin” è il loro disco di debutto: sonorità decisamente moderne, produzione in studio