CREPITUS – “The Vile Vortex”
(Horror Pain Gore death) La title track di questo album che arriva immediatamente dopo l’intro, mette in mostra un death metal oscuro dall’impeto inzialmente blackened, ma che va a cedere immediatamente il posto all’attitudine melodica che punta soprattutto a creare atmosfere. Il songwriting dei californiani Crepitus è questo, cioè un insieme di scenari nei quali melodie particolarmente intense (altro…)

(High Roller Records) Ricordo che un anno fa i Dr. Living Dead! nel loro
(Deepsend) L’anno che sta per terminare sarà ricordato con piacere dagli Deus Otiosus, in quanto sul mercato sono arrivati sia il primo album uscito, nel 2010, che il secondo intitolato “Godless”. Il primo ha ricevuto una nuova spinta promozionale da parte della FDA Rekotz, e del quale si è già detto
(Grau) Senza fretta. Da quant’è? Forse dieci giorni che ascolto solo questo disco. Un funerale non corre veloce. E alla morte, se permettete, lascio il suo ritmo, la deviata misura del tempo. Una lancetta tagliente come una lama, che gira su un orologio che miete inesorabilmente ogni secondo di una vita che si consuma. Un album dannatamente complesso. Impegnativo e complesso.
(Graviton) Rieccoli, gli inglesi Pythia: una di quelle (poche) formazioni power/gothic che valga la pena ascoltare ancora alla fine del 2012! Tre anni dopo “Beneath the veiled Embrace” la band guidata dalla bella Emily Alice Ovenden è pronta a dare alle stampe il disco numero due, che supera sotto tutti gli aspetti il già riuscito predecessore. Ancora una volta, la cura per l’immagine e il dettaglio risulta maniacale, e la produzione è pulita
(To React Records) Anche quest’anno i Within Your Pain si ripropongono con del materiale nuovo e attraverso un EP, visto che nel 2011 uscì il secondo album “Ten Steps Behind”. “Little Stars and the Perfect Yellow Keys” sono sei pezzi in puro deathcore di granito e scalpellato con una batteria tipo macchinario industriale e un cantato ossessionante.
(Grom Records) La serba Grom pubblica il secondo album dei Mephorash, band svedese votata ad un black metal tenebroso e che per sfumature mi ricorda quello dei Watain. I tre musicisti piantano un nero e gelido inferno in questo nuovo lavoro che probabilmente avrà le sue buone caratteristiche per interessare il consumatore medio di black metal, anche quello più navigato.
(Cruz del Sur/Audioglobe) Una bellissima copertina incornicia l’esordio sulla lunga distanza dei doomsters Void Moon (inutile che lo dica, la band è svedese): la Cruz del Sur lo pubblica (anche in vinile) il 2 Novembre, giorno dei morti, e sicuramente la proposta dei nostri è funerea e drammatica, perfettamente degna del genere suonato. Della formazione fa parte anche il drummer Thomas Hedlund, coinvolto in decine di progetti
(Goomba Music/SPV) Mezzora di brutalità. Scatole craniche spappolate a forza di poderose mazzate. Credo sia la più semplice, chiara ed esplicita descrizione di questo album, il debutto degli americani Acaro. Una band decisamente valida che ha già condiviso i palchi con vari act, tra questi Gojira, Lamb Of God, Amon Amarth e Cannibal Corpse. Un death metal assolutamente sincero. Veloce. Molto ben suonato.
(Neverheard Distro) La band è ungherese e nasce come Ravenshades per via dell’unione di musicisti con un passato abbastanza importante. In particolare c’è M. alla chitarra e Knot alla batteria , dei black metaller Witchcraft, recensiti di recente, e il cantante Jim Jones dei Kolp, altra formazione in orbita black metal. Completano la line up Paga, altra chitarra, e Major al basso.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Gli allegri ragazzi di Atlantic City che si fanno chiamare Hammer Fight, danno questo nome anche alla loro prima opera che risulta essere un minestrone di Motorhead, AC/DC, heavy metal, hard rock e di thrash-hc. Canzoni spedite e alcoliche, fatte per inebriare e per scuotere il capo senza darsi troppi pensieri e per meno di 20′.
Fieri, arrabbiati e genuinamente heavy metal, gli Icy Steel si prestano alle nostre domande sul nuovo disco “Krònothor”, sulla situazione generale del metal in Sardegna e sul rapporto metal/videoclip in Italia. Buona lettura!
(AFM/Audioglobe) Nell’ultimo periodo, il folletto Dirkschneider ha letteralmente bombardato i propri fans di uscite: solo negli ultimi due anni abbiamo un nuovo full “length”, un ep, una compilation celebrativa dei 25 anni di carriera (recensita
(Devouter Records) Lo sludge degli svedesi Galvano è ossessivo e insistente. Mattius, cantante e chitarrista, insieme a Fredrik , drummer, innalzano un sound heavy che non da tregua tra le sue dense bordate, ovviamente fatte di basso, chitarre e batteria. L’opener “Abysmal” ha un’andatura alla Neurosis, “Bleeding Lamb” parte a razzo e con potenza per poi passare, anch’essa, al solito ritmare in un 4/4 sbarazzino.
(Eisenwald Records) I Silent Leges Inter Arma sono un promettente trio tedesco che suona un potente e strutturato black/death metal in questo debut album omonimo. La band ha il black metal nel sangue, si avverte, ma si tiene ai suoi esatti confini in modo da inserire momenti più melodici. Melodie epiche, pagane, magari esposte a velocità non necessariamente estreme e di conseguenza con atteggiamento più death metal o di natura thrash e prende forma nelle canzoni della band. In loro c’è qualcosa tra Satyricon e Dark Funeral, ma i SLIA lo esprimono attraverso suoni laccati di nero
(Horror Pain Gore Death) Female fronted thrash metal non mi era ancora capitato di ascoltarne, ma i canadesi Minax mi piacciono: guidati dalla piacente Cara McCuthen e dalla sua voce lamentosa e inquietante, mettono insieme i cinque brani che vanno a costituire questo “Vengeance rising”. Produzione underground, riferimenti in ogni dove agli Exodus e agli Exciter ma anche a qualcosa di più classico, 
(Metalhit.com) Il vinile di questo lavoro ha avuto i natali in Svezia, presso la Blood Harvest Productions e adesso Metalhit lo ripropone in digipack. Parliamo del debut dei brasiliani Poisonous, seminale band death metal, caratteristica che si intuisce da quella copertina che per quanto possa essere un’accozzaglia di cose colpisce nel segno. Porta dentro di se un messaggio unico:
(Autoproduzione) Sarà la sfrontatezza dei debuttanti o l’idea di qualche agente caparbio nel promuovere i suoi protetti, ma i tedeschi Out of Decay si presentano con un frase del tipo “mostrano che il Metalcore può essere differente”. E’ così? L’impressione immediata è che i giovanissimi teutonici non si limitino a farsi ingabbiare dei dettami del genere proposto e tentino qualche soluzione diversa.
(Listnable Records) Sei anni passati a vivere nel ricordo di “Primordial Domination” e nel tentare di ristabilire una line-up credibile e definitiva. L’arrivo di Alex Bouks, dai Gorephobia, a fare il gemello di chitarra a John McEntee, e l’entrata al quattro corde di Chuck Sherwood, ex Blood Storm, hanno poi assestato la band. Anni passati a definire un nuovo capitolo e che testualmente tenta di urlare agli ottusi seguaci del monoteismo che le loro religioni hanno fallito. Gli Incantation il 26 novembre ritornano feroci e spietati attraverso “Vanquish in Vengeance”. 
(Dark Essence Records) Se qualcuno di voi ha il culto dei Drudkh, Blood of Kingu, Hate Forest, Dark Ages e cose del genere, allora i Rattenfänger sono assolutamente da avere. Anche loro arrivano dalla nuova, ma non da oggi, matrigna del black metal, cioè l’Ucraina. La band è nata grazie ad alcuni musicisti delle suddette band (quasi tutti però hanno avuto a che fare con i Drudkh)
(Indie Recordings) La norvegese Indie Recordings devo riconoscere che presenta bene la suddetta band. Sono quattro ragazzi che a quanto si racconta provengono da diversi background musicali, ma nella sostanza è il punk il sentimento che prevale. Tuttavia il genere viene visto in chiave moderna, attraverso delle sonorità che vanno dall’alternative punk al grunge rock. 
(Iron on Iron Records) Nell’ambito del metallo classico, la Grecia è sempre in fermento: i Tidal Dreams non hanno fatto in tempo a nascere che l’accorta Iron on Iron li ha messi sotto contratto per la realizzazione del debut. Forse si poteva aspettare ancora un minimo, dato che gli ellenici offrono soltanto otto pezzi (più intro) per circa 37 minuti di musica: tuttavia non è che l’heavy metal si compri al chilo
(SG Records) Anche in Italia il metalcore fa breccia e gli Speaking To The Deaf sono tra gli ultimi arrivati, la band infatti è nata nel 2009 e questa release rappresenta il debutto. La prima cosa che colpisce è che nonostante la struttura dei brani sia in fin dei conti quella canonica del genere, cioè parti rabbiose intervallate da cadute di tensione o da improvvise andature melodiche, il suono è crudo e non patinato
(PRC Music) Se negli USA c’è una nuova e imponente ondata di death metal band, oltre ad una riscoperta e riproposta di album che hanno fatto la storia di quel genere e anche in Canada sta avvenendo qualcosa di simile. La PRC Music rimette sul mercato l’unico album dei Gorelust, ovvero “Reign of Lunacy”. I Gorelust erano cinque deather del Quebec, i quali realizzarono un demo e uno split prima di questo album e niente altro dopo.
(This Is Core Music) Pare siano di Empoli questi baldi giovani dall’anima agitata, allegra e decisamente rockettara. Loro non suonano rock (però alcuni assoli di chitarra lo sono), non quello classico. Il sound è una commistione tra punk/hardcore, qualcosa dal grunge (soprattutto alcune distorsioni delle chitarre) e in loro c’è anche un’anima pop, nel senso che alcuni ritornelli e soluzioni hanno una immediatezza proprio della musica pop(ular).
(Pure Prog/Audioglobe) Gli Helreidh si affacciarono sulla scena progressive a metà degli anni ’90, pubblicando un album e un ep per poi ricadere improvvisamente nell’oblio; il ritorno, in grande stile, avviene con questo “Fragmenta”, platter che non ha nulla da invidiare alle tanto lodate produzioni straniere di genere. “In hoc Signo vinces”, dedicata al sogno dell’imperatore Costantino che ha cambiato la storia religiosa d’Europa
(Autoproduzione) I Saturn and Melancholy sono una band alternative rock fondata a Treviso nel 2008, e questo “Sum over Histories” è il loro primo ep di quattro pezzi: si potrebbe dire che il materiale è poco ma vi garantisco che è più che sufficiente per mettere in chiaro qualità e potenzialità della band. La titletrack, con la quale si aprono le danze, è rock deciso ma contemporaneamente dal tocco delicato
(Bastardized Recordings) Il combo di Francoforte The Green River Burial è approdato a questo primo album nel giro di quattro anni. La crescita fatta attraverso pubblicazioni minori e concerti raggiunge il suo apice in questo “Separate & Coalesce”, atto di undici pezzi di matrice hardcore moderno e continue puntate nel deathcore. Mert, il vocalist, e compagni non riescono dunque mai ad essere dei figli minori degli Agnostic Front
(Neverheard Distro) Quante band al mondo si chiamano Witchcraft? A decine almeno, ma questa è quella ungherese e suona black metal di quello ruvido, glaciale, dozzinale, raw, pagano e oscuro. Registrazioni 
(Heart Of Steel Records /DEFOX Records) Credo esistano diverse dimensioni di valutazione. Ciascuna mostra le cose da un punto di vista completamente diverso, talvolta opposto alla precedente. Nella musica le dimensioni sono molteplici. Originalità. Abilità. Effetto. Alla fine, comunque, l’unica vera dimensione che conta è quella emozionale.