ENTROPIA – “Vesper”
(Hellthrasher Production) Tuonano dalla Polonia con un debut album che nasconde una lunga storia ed uno sviluppo artistico intenso. Black metal con poderose iniezioni di post metal e concetti deviati che si allontanano da una semplice e definita appartenenza ad un sotto genere. Sei canzoni dai titoli enigmatici (nomi di grandi personaggi della storia) (altro…)
(Nuclear Blast Records) Era il 1985, quando gli Helloween pubblicarono il loro EP auto intitolato, lavoro che sancì l’esordio delle zucche Amburghesi. Da quel rozzo debutto, orientato verso sonorità speed metal, il sound della band si è via via evoluto, prima con “Walls Of Jericho”, dove la componente melodica cominciava ad insinuarsi tra le composizioni
(Scarlet Records) Secondo lavoro per gli italiani Thunder Rising, progetto che ha visto il debutto nel 2013 grazie all’amicizia di Frank Caruso e Corrado “Nail” Ciceri, che negli anni ’80 suonavano assieme negli Italiani Firehouse. Il debutto di due anni fa vedeva Mark Boals alla voce, ma gli impegni di quest’ultimo
(Agoge Records) Debutto discografico per le Romane Sin Of Night, quartetto femminile dedito ad un hard rock a cavallo tra sonorità anni ’80 e influenze moderne proprie del rock alternativo. I brani proposti sono potenti e ruffiani allo stesso tempo, costituiti da una sezione ritmica incisiva e pulsante, riffs di chitarra piuttosto semplici ma efficaci e da una voce
(Pesanta Urfolk) Solitamente due tracce non sono mai sufficienti a giudicare un gruppo. Ma in questo caso si può fare un’eccezione. I Predatory Light infatti attraverso due contorte e lunghe canzoni confezionano un piccolo lavoro che ha una sua vita e un suo scopo: fondere sapientemente doom, death e black con musica d’atmosfera. I tempi sono dilatati e cadenzati, le chitarre distorte 

(Iron Bonehead / Invictus) Il marciume e la tombale essenza che diffondono i belgi Possession non ha paragoni. Dopo l’EP “Anneliese” dell’anno scorso, due traccie di pura adorazione del male, di banchetti infernali a base di anime, sangue e dolore, arrivano con questo mini album. Proprio non sembrano interessati al full length, ma francamente pochi umani
(Blood Music) Niente metal. Se siete dei puristi, passate alla prossima recensione. Grazie. Se siete curiosi, se siete ascoltatori di ampie vedute, se vi manca qualsiasi cosa apparteneva agli anni ’80, allora forse GosT vi può coinvolgere. Electro rock, 100% retro, estremamente anni ’80, tutto
(Art Of Propaganda) Interessanti questi ragazzi tedeschi. Con il loro debutto hanno sfornato un platter ricco di suoni potenti e calibrati, figli degli anni 2000 ma al contempo dando alla propria proposta musicale un qualcosa di inedito. Ricordano molti gruppi, tra cui sicuramente i Dark Tranquillity, i Dark Lunacy, i Novembre e i Fragments of Unbecoming. La voce ricorda a tratti Stanne,
(Crowquill Records) Strano. Molto strano. I Sister Of… sono un duo americano, lontano dal mondo metal. Si tratta di due musicisti con un passato appartenente a generi popolari (Aaron viene dalla band indie The Appleseed Cast e dalla band rock Reggie and the Full Effect). Ad un certo punto il desiderio è stato quello di andare su suoni più aspri, più oscuri, più 
(Adimere Records) Pazzesco questo progetto. Completamente non convenzionale. E spiazza ulteriormente leggerne le note biografiche dopo aver goduto per oltre venticinque minuti! Black metal, depressive black metal con componenti di ambientali. Tutto normale? Certo, tranne le origini non sono affatto
(Autoproduzione) Debutto discografico per i Toscani The Trick, band hard rock attiva dal 2013. Il gruppo affonda le proprie radici musicali negli anni ’80, inglobando stili che vanno dal pop al glam, passando per il funky, fino all’hard and heavy. L’intro “C…” parte con la sigla della soap opera “Beautiful”, seguita dall’audio di un pornazzo di serie Z. “There To The Place 

(Soulseller Records) Le streghe slovene tornano, più oscure che mai. Dopo il demo del 2013, non affrontano ancora il grande passo del full length, ma iniziano con cautela da un buon EP. Sostanzialmente è un passo dovuto ed intelligente sia per verificare come fuziona con la una label (hanno firmato di recente) sia per mettere alla prova la nuova line up, che prevede
(Seance Records) Lande desolate, eremi decadenti, solitudine, un generale senso di depressione ed abbandono. Grazie a sublimi melodie incastrate in sviluppi sonori opprimenti, si rivela il quinto album degli australiani Pestilential Shadows, ormai in circolazione dal 2003, sempre attivi e persistenti grazie alla costante
Una delle due tappe italiane del tour dei 

(Depressive Illusion Records) L.A.C.K. è il sogno di una ragazzo, di una mente che vaga in qualche desolata landa innaturale, fatta di alberi di grafite e senza stelle in cielo, senza una luna ad indicarti la via. In due tracce inedite più una cover dei francesi Nocturnal Depression questa one man band mette in musica tutto lo struggimento e la decadenza di cui l’animo umano è capace,
(Gundriver Records) Chi lo sa se tra una decina d’anni non si parlerà del lontano 2015, quando nacquero i Gundriver… Questi Americani sanno proprio il fatto loro in ambito AOR e metal. Il loro debutto è un album spontaneo, rock fino al midollo. La voce è molto versatile, spaziando dal melodico all’aggressivo. La parte ritmica dà la giusta dinamicità, mentre la chitarra, come è ovvio
(Indie Recordings) Tornano i norvegesi Dunderbeist. A tre anni dall’ottimo e stranissimo “Songs Of The Buried” ripercorrono il loro brand non classificabile, lontano da ogni standard comune e facilmente decifrabile, questa volta cantando in lingua madre argomenti che ruotano attorno al concetto dell’ipocrisia umana. 

(AFM Records) Sono passati già diciannove anni da quando il progetto Iron Savior ha preso forma. Era infatti il 1996, quando Piet Sielck, leader della band Tedesca, unì le sue forze con Kai Hansen, leggenda vivente del power metal Teutonico, ricostituendo il nucleo originale degli Helloween. Nel 2001, Kai lascia la band, lasciando la direzione artistica al solo Piet, che
(Art Of Propaganda/Catatonic State) Ogni genere ha i suoi punti di riferimenti, i propri metri di paragone. In quel calderone dove si vanno a collocare tutte le band che “non fanno metal, ma vanno oltre” di sicuro uno dei cardini è rappresentato dai Tool. Nel bene e nel male quello che hanno rappresentato Maynard e
(Fast Break! Records) Dal New Jersey arrivano questi scalmanati animali da palco che ci propongono una commistione di hardcore e Thrash. Il piglio è quello dei migliori Obituary: ritmi lenti ma marziali, chitarre e basso pesantissimi e una voce urlata e insidiosa. Ascoltando tutto d’un fiato il platter si ha proprio la sensazione di immergersi nei sudici e poco rassicuranti bassifondi di una