CORAM LETHE – “Heterodox”

(Buil2kill Records) Ho avuto il piacere di seguire gli ultimi due lavori dei Coram Lethe, cioè “A Splendid Chaos” del 2009 e in un secondo momento “The Gates of Oblivion” del 2004 ed ora con il nuovo “Heterodox”, posso confermare che i toscani nel tempo hanno realizzato una crescita stilistica considerevole. (altro…)
(Total Metal Records) Pregevole iniziativa della russa Total Metal (figlia della Metal Scrap) la quale ristampa il quarto album dei polacchi Christ Agony, con art work rinnovato e booklet di 16 pagine. I Christ Agony allora erano Cezar (confluito poi anche in band come Whispers, Moon, Vader) voce e chitarra e Gilian (batteria e percussioni) e Mauser (basso, ex Dies Irae e Vader), anche se l’album venne composto
(Spectrastral Records) Progetto quasi in solitaria del musicista bulgaro Angel Angelov, che si avvale di session men per alcuni strumenti e per la voce, i Colobar si affacciano sul mercato europeo con il loro progressive metal raffinato e dreamtheateriano. Dell’opener “A Change of Ages” convince soprattutto la chitarra shred, che da vita a un giro subito memorizzabile.
(Pulverised Records) Strano. E’ tutto molto strano. Questa band svedese, creatrice di un death metal alternativo, progressivo, avant-garde è da ritenere una cult band. Di fatto ha pubblicato un solo album. Il resto sono EP, compilations, demos. La sua attività non è chiara, tanto che non la consideravo più una band, piuttosto un marchio che di tanto in tanto pubblica qualcosa di vecchio con una nuova confezione. E’ infatti dal 2006 che circolano voci relative alla scrittura di nuovo materiale, ma questo non è ancora, purtroppo successo.
(Superstrong) Un’oscurità avvolgente, soffocante. La sensazione dell’abbandono totale. Viaggio alla deriva in un universo silenzioso, angosciante, tuttavia inquieto, elettrizzante, in tensione perpetua. Suoni che rapiscono, emozioni che annientano, un infinito orgasmo psicologico che a tratti è devastante, pericoloso, mortale.
(Lavadome) Questo album è un massacro totale, una furia devastatrice. Dirompente, violento ma suonato con estrema fluidità. Death metal nella migliore tradizione e che risente anche di alcune manovre stilistiche più attuali, come gli impasti sonori dei Behemoth; tuttavia i pezzi sembrano risentire maggiormente dei Morbid Angel
(Napalm Records) Salmi. Rituali. Messe. Cerimonie oscure. Le note di questo undicesimo lavoro appaiono oscure, maligne, terrificanti. Puro heavy metal, puro doom. Totale oscurità. Un tempio. Streghe. Demoni. Subdola malvagità che trasuda da ogni accordo di questa opera. Una opacità dei sensi, resa quasi infernale dalla suprema interpretazione di Robert Lowe. Potenza di “Prophet”.
(Graviton Music) Il ritorno dei Channel Zero significa una ripresa del thrash metal stile metà anni ’90. La band subì uno split nel 1997, ma di recente si è rimessa all’opera. “Feed ‘Em with a Brick” riprende il discorso interrotto dai Channel Zero, cioè con thrash metal ammorbidito e levigato, con canzoni di grande impatto sonoro ma dalle ampie melodie, nello stile dei Metallica anni ’90
(Autoprod./Godz Ov War Prod.) I Centurion mangiano pane e polish death metal, questo li rende spietati esecutori di un lavoro altamente veloce, brutale, estremo come molte realtà provenienti dalla loro nazione, ovviamente la Polonia. Blast beat estremi, come una concatenazione di uragani, e un riffing ossessivo e frenetico e, nei bridge o intermezzi vari, massiccio e marziale, imponente come nella migliore tradizione dei Morbid Angel.
(Pogoselavggio Records) L’attacco hard rock-stoner e di zeppeliana memoria di “Another Day” avverte che questo EP è un sincero debutto, con una registrazione chiara ma non del tutto impressionante nella qualità. La musica esprime i suddetti connotati, per nulla memorabili nella loro già sentita semplicità e rockeggiante cattiveria. Il brano è in inglese e sebbene la voce rude di Danilo Lombardo si solleva, nella pronuncia non fa un favore al brano.
(To React Records) Con tutta sincerità, questo album non ha nulla di diverso dalle tante uscite che popolano il death metal ogni mese. Tuttavia, sia chiaro, non è suonato male e alla fine stupisce perché i Chronic Hate con questo “Dawn of Fury” esprimono una certa sicurezza e disinvoltura, nonostante la band italiana si misuri con quello che è il proprio debutto. “Seanless Reasoning” apre con potenza e uno schema di spietata ferocia.
(Selfmadegod Records) Death-grindcore rozzo, sporco, lurido. Come potrebbe non essere così visto il nome di questi individui di Denver. “Southwest Doom Violence” racchiude sedici pezzi e una intro, il tutto suona sulla falsa riga dei Napalm Death, dei Repulsion e del death metal vecchio stile. C’è qualcosa di loro che ricorda anche i Carnage, ma nell’insieme è quel sound appunto vecchio stampo, di conseguenza i rimandi potrebbero essere diversi.
(Battlegod Productions) I norvegesi Cyclophonia sono all’esordio assoluto su Battlegod Productions con questo “Impact Is Imminent”, il cui unico difetto è forse quello di essere troppo breve (solo otto brani per meno di 35 minuti totali). La titletrack nonché opener piacerà a tutti gli amanti del metallo classico suonato in modo ‘moderno’: si fanno notare subito le versatili voci dei due cantanti in formazione, una più ruvida e l’altra capace di acuti laceranti.
(Massacre Records) Ecco a voi la prima compilation dei Catamenia. Nove album in discografia, l’ultimo è del 2010. Un giusto momento per tributare se stessi e provare a riassumere i punti focali del loro percorso musicale. La band finnica deriva da un black metal primordiale, ma dai tratti ampiamente melodici e dal carattere epico, poi i Catamenia nel tempo virarono verso il gothic.
(Autoproduz./Domino Media Ag.) I Cosmonauts Day provengono dalla Russia e “Paths of the Restless” è stato pubblicato in versione limitata a novembre dello scorso anno. Ora viene riproposto questo piccolo grimorio di pezzi strumentali, dalle tinte post-metal/rock ma dal carattere atmospheric. Insomma, c’è un bell’insieme di chitarre distorte,
(AFM/Audioglobe) Il sottoscritto è uno di coloro che non ha mai compreso le ragioni del successo dei Crystal Viper. Sia chiaro, i polacchi ci sanno fare: ma a parte il fatto di essere ‘guidati’ da una front-lady (cosa che non è neanche più tanto rara, per le formazioni di heavy metal classico) non gli riconosco nessuna peculiarità che valga un contratto con la AFM
(Crucial Blast) Diavoleria elettro-alchemica della Crucial Blast, la quale è promossa nella versione cassetta (la quale poi ha incuso l’accesso ad una versione digitale). Project: Void è un’idea allucinante ed estrema, è la fusione tra metal estremo, elettronica e industrial, ma di chitarre elettriche iperdistorte non ne sentirete, tutto passa attraverso synth, sequencer e filtri
(ConSouling Sounds) Questo è uno split, nel formato vinile 7″, tra due nomi della Neurot Recordings, cioè CHVE, ovvero Colin H. van Eeckhout di Amenra, Kingdom, Sembler Deah e Nate Hall di USX Apallachia e US Christmas. Eeckhout si esibisce in “She Never Left”, malinconia infinita di voce e chitarra acustica. Brano legnoso e poco dinamico. Nate Hall propone “Dark Star”
(Autoproduzione) Chaos come forza interiore. Plague come piaga, morbo, malattia. Condanna alla conoscenza ed alla coscienza del chaos interiore. Da questo concetto filosofico Nietzschiano nasce questo progetto italiano composto da cinque musicisti di ottimo livello. L’EP, tre canzoni, diciasette minuti di potenza e tecnica, è il biglietto da visita di questo gruppo che si affaccia sulla scena con determinazione 
(Bagana Records) C’è chi dice che sia lo Zakk Wylde italiano. Forse. Che abbia quel look selvaggio, southern, grezzo è vero. Che suoni questo very-heavy-blues, questo rock graffiante è altrettanto vero. Però Dario è un vero rocker, lo è sempre stato. Un personaggio importante del metal italiano. Esperienza immensa: Cappanera e Strana Officina, tra le altre.
(Pure Legend/Audioglobe) Fra le nuove leve dell’heavy metal più plumbeo e doomish non c’è nessuno che possa superare i Crimson Cult. La band austriaca viene dal debut autotitolato di tre anni fa che, con mia grande meraviglia, non ha riscosso gli apprezzamenti che avrebbe meritato: ora con questo “Tales of Doom” anche gli ipercritici non potranno obiettare nulla!
(autoproduzione) Credo fermamente che il titolo di questo album e la stessa copertina rappresentino l’epoca nella quale viviamo, sopravviviamo. Illusione di gioia, felicità, totale mancanza di problemi, mentre il mondo si fotte letteralmente alle nostre spalle, mentre il fungo nucleare della nostra autodevastazione ci consuma, ci annienta, ci estingue.
(Peyote Müzik) Sono turchi questi Chopstick Suicide, ma non sono alle prime armi, visto che “Lost Fathers and Sons” è il loro secondo album. La band si esprime attraverso un mathcore estremamente fantasioso, altamente in sintonia con le bizzarrie dei The Dillinger Escape Plane, As The Sun Sets, Bloodlet e altri ancora. Mischiano blast-beat e cavalcate semi-grindcore
(Siege of Amida) Dietro questa copertina che sa tanto di Edward Gorey, c’è una band giovane. Sono i Cult Cinema e nascono a Londra nel 2009 con Paul Hamlin (chitarra), Ivan Ferreira (voce), Nick Desmond (chitarra), Noah Winterbourn (batteria) and Trevor Saull (basso). Loro Condensano in questo EP
(Rock N Growl) L’electro metal band tedesca Cold Rush partorisce questo singolo digitale e introduce il nuovo singer Matthias Kupka (Emergency Gate). L’elettronica è in buona salute, il metal si rivela potente ma snello e Kupka ha un cantato nettamente fuori dai soliti canoni del metal industrial di marca terdesca.
(Total Metal Records) I thrashers ucraini Crusher sono incavolati di brutto e questo esordio (preceduto solo da un EP due anni fa) lo dimostra pienamente. Sono carichi, aggressivi, cavalcano riff serrati e li domano con qualche mid-tempo, così fanno anche presa sull’ascoltatore, oltre a spaventarlo per come sono intransigenti.
(MySelf music) Ancora una volta il prog italiano riesce a trasmettere emozioni uniche. Questo progetto nasce nel 1984, e dopo diversi cambi di line up, il trio torna oggi con un anticipo, un assaggio, un sorso di tecnica e creatività. Mi piace la mossa dell’anticipo, l’idea di questo EP che contiene quattro pezzi del repertorio registrati nuovamente con i musicisti e le tecnologie odierne. Le vibrazioni positive iniziano dalla bellissima copertina
(Candlelight Records) Mike Dean, Reed Mullin e Woody Weatherman, ecco chi sono i Corrosion of Conformity sempre amati e dopo “Eye for an Eye” e “Animosity” (cioè 1984 e 1985) quanti hanno continuato davvero ad amarli? Ora non ripercorriamo la loro storia e non declassiamo altri loro lavori, ma l’idea di riprendere a suonare e di farlo con gli elementi dei primordi, e quindi senza Keenan, ha generato un sussulto al cuore a molti metallers.
(Pogoselvaggio! Records) Il traghettatore dell’Ade. Un viaggio verso gli inferi. Inferi musicali dove il dio dell’aldilà regna. E ritorno. Ritorno alla vita, ritorno alla luminosità solare che caratterizza la terra di origine di questo quartetto progressivo, la Sicilia. Ma Caronte mi porta alla memoria anche l’epica canzone dei The Trip, paladini del prog italo-britannico. Una cosa vi garantisco: i Caronte non sono da meno. Esagerata la tecnica 



