MACHINE – “Behind the Trees”
(Warner Music Denmark) Suoni oscuri e pesanti. Un rock alternativo, diverso, non usuale che proviene dalla Danimarca. Un velo di malinconica energia si diffonde con le note di queste dieci tracce, che scandiscono i quasi quaranta minuti che rappresentano la proposta musicale della band. Una band con un’interessante sessione ritmica, capace di creare un’imponente, ma mai troppo aggressivo, muro sonoro, dove i toni cupi sono dominanti, creando quella sensazione d’ispirazione quasi dark (altro…)

(Autoproduzione) La band si contorce in questo sound che mette insieme il melodic death metal e il metal/thrashcore dal quale si pone in evidenza immediatamente il dualismo tra la voce di Sara Rojec e il riffing serrato di Simone Donato e Riccardo Caccialanza. La Rojec ha un timbro vocale assurdo e ringhioso, ho dovuto guardare un video della band per accertarmi che fosse davvero una donna a cantare. Complimenti, sei un demone! Lei si produce anche nei canonici inserti clean vocal nei ritornelli
(Debemur Morti Productions) Come da copione anche il terzo album dei Monolithe è composto da un solo pezzo, la cui durata è di 52′. Anche questa volta i francesi hanno deciso di esprimersi attraverso una composizione che in passato qualcuno l’avrebbe chiamata suite. Lo stile è sempre di natura doom, ma rinforzato da tastiere
(Vic Records) Si scrive Magnum Itiner Interius e si legge Daniel Corchado (ex Cenotaph, quelli messicani, Incantation) ovvero una one man band. Corchado suona tutti gli strumenti (la batteria è programmata) e compone il materiale. L’etichetta lo definisce “atmospherical, experimental yet dark and melodic instrumental metal” questo sound, ma sembra essere un derivato del gothic doom inglese anni ’90
(My Graveyard/Masterpiece) Ci sono voluti 15 anni e un lungo periodo di sostanziale inattività perché i veneti Menace giungessero al debut: ancora una volta (ormai sta diventando un mantra!) è la My Graveyard Productions a dare una chance a una band italiana legata al metallo classico. Chance che sicuramente non è andata sprecata! Vediamo i brani fondamentali di questo “Heavy Letal”.
(Autoproduzione) “Das Herz ist klassik, Metal der Puls”: ‘il cuore è classico, ma il suo pulsare è metal’. Il primo topic sul sito ufficiale dei tedeschi Molllust (con tre ‘elle’, si badi bene!) recita così ed è effettivamente la frase giusta per delineare la proposta musicale di questo sestetto così atipico, che mescola appunto i due generi sopracitati in proporzioni finora mai conosciute.
(Selfmadegod) esistono dalla metà degli anni ’90 e il loro nome mi è passato davanti più volte, ma “Still the Kings” è assolutamente la prima cosa che sento di questi tre svedesi. L’album è costituito da ben 19 pezzi eseguiti in meno di 20′. Dunque non solo il grindcore, il genere anzi non è proprio espresso al suo massimo potenziale, ma anche e soprattutto l’hardcore, il crust e il thrash metal, nella sua forma.
(Black Tears) Peso, batterista degli storici Necrodeath, ha l’idea di rifare “The Dark Side of the Moon” e coinvolge Pier Gonella (Necrodeath e Masterastle) in questa avventura. Il progetto prende forma attraverso la partecipazione di musicisti della MusicArT, una scuola e studio di registrazione, fondata da Pier Gonella nel 2011. Oltre alla batteria di Peso e alla chitarra di Gonella, c’è la voce di Zanna (ex Sadist)
(Grom Records) La serba Grom pubblica il secondo album dei Mephorash, band svedese votata ad un black metal tenebroso e che per sfumature mi ricorda quello dei Watain. I tre musicisti piantano un nero e gelido inferno in questo nuovo lavoro che probabilmente avrà le sue buone caratteristiche per interessare il consumatore medio di black metal, anche quello più navigato.
(Horror Pain Gore Death) Female fronted thrash metal non mi era ancora capitato di ascoltarne, ma i canadesi Minax mi piacciono: guidati dalla piacente Cara McCuthen e dalla sua voce lamentosa e inquietante, mettono insieme i cinque brani che vanno a costituire questo “Vengeance rising”. Produzione underground, riferimenti in ogni dove agli Exodus e agli Exciter ma anche a qualcosa di più classico,
(Shadow Kingdom Records) Prima di “Necropolis” e “Flaming Metal System”, prima dell’epic metal, per certi versi prima ancora dell’heavy metal stesso, i Manilla Road erano una fra le tante band che, nella seconda metà degli anni ’70, sperimentava nuove soluzioni sonore nel fertile humus musicale nordamericano. “Invasion” è il loro primo disco, a dire il vero non troppo noto, ristampato un paio di volte nel corso degli anni
(Mortal Music) Dopo l’EP “Man: Instincts”, uscito a luglio, i londinesi Monsterworks pubblicano la seconda opera di questo concetto musicale che li porterà a pubblicare tre EP in totale. “Man :: Intrinsic” è il secondo dei tre e presenta come il precedente una direzione mai uguale a stessa. I pezzi variano, pur partendo da una base di thrash-stoner comune, ma dall’indole progressive visto che tende sempre a voler cambiare il proprio aspetto.
(Svarga Music) Munruthel è un Signor Artista. Esperienze nei favolosi Astrofaes, nei Nokturnal Mortum e di recente ha partecipato nei Thunderkraft per l’album “Totentanz” e dopo un anno da “The Dark Saga” ecco un nuovo atto di symphonic folk black metal. L’ucraino Munruthel scava nelle proprie radici culturali ed etniche e tira fuori melodie antiche, suoni di terre sconfinate, trame dalla poetica sonora universale.
(Itchy Metal Entertainment) Non so quante band al mondo si chiamino Maelstrom, questi vengono dagli USA, Long Island, e hanno avuto una vita breve tra gli anni ’80-’90. A quanto sembra l’avvento del grunge ha contribuito a spegnere il fuoco dell’esistenza di questa band thrash metal. Il grunge è morto, portandosi nella tomba un buon 90% di quello che ha fatto, ma i thrasher non lo sono mai, morti, e ritornano sempre.
(Horror Pain Gore Death Productions/Dysphoria) Quella copertina hai dei tratti di penna niente male, certo è splatter e forse anche scontata. Di sicuro illustra il contenuto: due canzoni della band di Baltimora, detta Marrow, che suona un death metal cruento e dai suoni brutal, ma dalla struttura musicale chiara.
(My Graveyard/Masterpiece) Dopo la pacifica e consensuale separazione da Rick Anderson, tornato peraltro in forza ai Warlord, i Martiria si sono trovati di fronte alla sfida più stimolante della loro carriera: e nell’ambiente dell’epic e dell’heavy metal classico molti si chiedevano se il quinto album della formazione capitolina, un concept sulla storia antica della loro città, sarebbe stato all’altezza delle aspettative.
(Magic Circle/Audioglobe) Ecco qua, ancora peggio di quanto pensassi: come annunciavo nella recensione dell’edizione digitale (
(Logic(il)logic Records/Andromeda Dischi) Sette lunghi anni sono stati dichiarati defunti da innumerevoli e variopinti calendari. Sette lunghi anni sono diventati passato, pagine dimenticate, cose che non torneranno. Sette lunghi anni da quel 2005, anno dell’album di debutto di questi rockers italiani. Un’eternità. Un’attesa interminabile. E’ spontaneo chiedersi cosa abbia tenuto occupati questi ragazzi in questi anni. Semplice.
(Heart of Steel Records) Vi risparmio le parole che usano i Maieutica per presentarsi, dico solo che la filosofia non mi ha mai particolarmente attratto, ma il “Logos”, la parola e il suo significato e i suoi effetti si. Tuttavia per evitare di passare da uno che snobba la filosofia e flirta con la linguistica, è meglio arrivare al dunque in questo lavoro dei Maieutica. Per me sono una band di rock, molto energico, quasi heavy e con solide evoluzioni progressive. Musicisti preparati e basterebbero già i buoni solo delle sei corde di Matteo Brigo ad accattivarsi l’ascoltatore.
(Massacre/Audioglobe) Quando ancora esistevano il comunismo e il Muro di Berlino, i Macbeth si imposero come una delle prime formazioni heavy metal della DDR; dopo un torrenziale concerto che – pare – turbò oltremodo i fan presenti e l’ordine pubblico, fu addirittura loro imposto di sciogliersi, e il suicidio di ben due membri originari della band ha interrotto più volte, e in modo decisamente drammatico, il corso della loro carriera.
(Napalm Records) Trovo un certo piacere nel dover recensire quegli album e artisti che mi costringono a ricerche e approfondimenti, anche se extra musicali. Non conosco i My Sleeping Karma e a quanto pare devo riparare a questa mancanza. I tedeschi sono al quarto album e “Soma” indica una bevanda indiana che pare fosse in grado di inebriare le divinità, tuttavia la parola “soma” indica anche il corpo dei neuroni e non solo quello.
(UDR/EMI) Enciclopedia del metallo, edizione 2012. Titolo: il mondo è nostro. Sottotitolo: Fuori di testa ovunque come in qualsiasi altro posto. Autori: Dottor Lemmy e compagni. Sommo testo, luminari del metallo sparato a volumi pazzeschi attraverso muri di amplificatori. Massimi esperti della vita on the road. Una serie interminabile di “workshop” con argomento il rock, la potenza, lo sballo, i dB.
(AFM/Audioglobe) A parere di chi scrive, i rumeni Magica rappresentano una di quelle band un po’ sopravvalutate che sono sopravvissute al momento di fortuna del loro genere (in questo caso il power/gothic) e proseguono abbastanza stancamente la loro carriera continuando a sfruttare un filone ormai esaurito. “Center of the great Unknown” è il loro sesto album e rappresenta forse addirittura un passo indietro rispetto a “Dark Diary”,
(Peaceville Records) Saltiamo ogni introduzione o cenni biografici su questa band inglese arcinota.”A Map of All Our Failures” (titolo eccezionale) è un album alla My Dying Bride in senso assoluto. In questa nuova opera c’è tutta la loro essenza e filosofia, spesso sbrigativamente spiegata attraverso un’ironica insofferenza per quei toni depressivi e funerei. Un aspetto, un carattere che tuttavia è un dato di fatto, non si discute.
(Selfmadegod) I Masachist a tre anni dal debutto ripiombano sul mercato con un nuovo album. La band polacca mostra i muscoli e personalità in questo grumo di death metal feroce e pesante. Del resto la band è una sorta di cooperativa di illustri: Thrufel (ex-Azarath, ex-Yattering) e Daray (Dimmu Borgir, ex-Vader, Vesania) i fondatori, Heinrich (Vesania, ex-Decapitated, ex-UnSun), Aro (Shadows Land, Torquemada) e Pig (Anal Stench, ex-Decapitated).
(Steamhammer-SPV) Bello. Semplicemente bello. Il nuovo album dei Magnum è così: convince dall’inizio alla fine, praticamente ogni pezzo è un potenziale hit, ogni brano si lascia cantare e godere, quali che siano i suoi tempi e le sue atmosfere. La recensione potrebbe già concludersi qui, ma nel caso aveste ancora bisogno di prove vediamo le canzoni più significative. “All the Dreamers” è un inizio atipico: lenta, lunga, complessa, a tratti estremamente ‘seria’, a dimostrare ovviamente che i nostri non sono quattro ragazzini che fanno casino, ma musicisti di classe con profonda esperienza.
(SG Records/Andromeda) I frusinati Metaphysics hanno atteso ben sette anni per poter dare alle stampe il proprio debut: “Beyond the Nightfall” esce infine per la SG Records e vede come guest in formazione Andrea De Paoli, ben noto per essere il tastierista dei Labyrinth. “Fallin’”, che inizia le danze, dispiega un progressive metal dove largo spazio hanno anche il piano e le chitarre acustiche; l’unica nota stonata è costituita dai suoni un po’ incerti della batteria. Caleidoscopio di stili e sensazioni è “Letter from a dead Man”
(Apostasy Records) Assurdo. Malato. Schizoide. E tuttavia estremamente compatto, con una direzione comune che sfocia in un sorprendente livello emozionale. Questo è il black metal proposto dai debuttanti tedeschi Maladie. Un black metal diverso, tecnico, avanguardia del genere, ma estremamente chiaro. La proposta non è ultra tecnica per soli palati estremamente raffinati, ma bensì l’intelligente semplificazione di un qualcosa molto più complesso. Le sette tracce sono efficaci, coinvolgenti nei loro sbalzi di umore sonoro, spesso evidenziati da diverse proposte vocali che spaziano dalla voce pulita ed epica, allo screaming più devastato e sofferto.
(Punishment 18 Records) Il nome dei MadMaze circola nell’ambiente metal già da qualche anno, grazie all’EP di esordio “No Time Left…” e in questo 2012 la band pubblica finalmente il primo album. Thrash metal puro e potente ma affilato e quella lama non è di un coltello, ma di un machete bello grosso e assassino. Thrash puro perché racchiude tutti gli elementi delle grandi band della Bay Area. Non è un thrash metal moderno quello dei MadMaze, ma assolutamente classico e suonato con maestria. Scorre via come un fiume impetuoso “Frames of Alienation”, devasta, trascina via tutto e lascia una catastrofe.
(Autoproduzione) L’uscita del debut album dei MadMaze consente di ritornare sulla prima prova che la band italiana ha inciso nel 2010, ovvero “No Time Left…”. Quattro pezzi messi insieme sotto una copertina inequivocabilmente thrash metal, proprio come la musica che essa ricopre. Quattro pezzi piacevoli e che scorrono davvero bene nell’ascolto. Thrash metal intenso e sicuramente vecchio stampo. Thrash metal in stile Bay Area e quindi in linea con la tradizione. “Lord of All That Remains”, “Mad Maze” fanno subito intendere che la band ha qualità, ma ha bisogno ancora di progressi.
(Gardarika Musikk) Direttamente dalla scena estrema ucraina, “Epoch of Aquarius” è il terzo album della one-man band Munruthel, che nel proprio sound mescola alla perfezione black sinfonico, epic e folk metal. Dopo l’originaria stampa del 2006, prodotta in sole mille copie, il disco si affaccia oggi in questa nuova edizione su tutto il mercato europeo. “On the Verge of the Worlds” inizia la battaglia, quindi “The raven Croack” suona molto più epico-sinfonica che black, con tastiere sostenute e un ritmo che sa di gloria e onore.
(Devouter Records) Angoscia. Senso di asfissia. Trasporto psicologico verso una dimensione sconosciuta alla luce, alla speranza, alla vita. Viaggio deviato verso uno stato immaginario, fantastico, apocalittico. Un trattamento che è una tortura, il grido soffocato di una mente disturbata, prigioniera di se stessa, in caduta libera verso la fine, verso il silenzio, verso la decadenza, verso l’inutilità.
(Subsound Records) Mombu è il progetto del sassofonista Luca T.Mai, membro degli Zu, e Antonio Zitarelli, batterista dei Neo. Un progetto che sfocia nel free jazz, nell’avanguardia, nella tribal music dalle tinte africane, nel jazzcore e nel metal amorfo. Un sassofono e una batteria messi insieme producono ritmi marcati, fantasiosi ed eclettici, insieme a melodie vertiginose, atipiche, ritualistiche e suggestive.
(Pulverised Records) Diciamolo da subito: Paul Speckman ha realizzato un buon successore di “The Human Machine” e facendolo nel solco della tradizione. Siamo in quel punto dove convergono death metal, thrash metal e hardcore e li Speckman, con i suoi due compagni Zdenek Pradlowsky,batteria, e Alex Nejezchleba, chitarra, ha piantato la propria bandiera, la quale sventola dal 1983