EREBUS ENTHRONED – “Temple Under Hell”
(Seance Records) Oscurità e violenza Australiana. Arrivano al secondo full length questi black metallers di Sydney, e riescono a diffondere una violenza satura di una energia sinistra. Capaci sia di risultare melodici, atmosferici ma anche estremamente veloci e violenti, offrono sette tracce coinvolgenti che non si mimetizzano nella vasta scena del genere. C’è del personale in questo (altro…)
(Iron Bonehead) Mini Lp dopo sette anni di silenzio per i Martyrvore, cult band Statunitense dedita ad un metal estremo come si suonava a fine anni ’80, quando i confini tra death e black metal non erano ancora ben definiti. I brani sono grezzi, grondano malvagità e blasfemia ad ogni nota e sono privi di fronzoli e orpelli stilistici.
(Svart Records) Nuovo progetto di Chad Davis, mastermind degli Hour Of 13. Già questa potrebbe essere una informazione sufficientemente inquietante, tanto inquietante come questi venti minuti di musica inneggiante a rituali, magia, abbandono verso l’immondo ignoto. Un doom metal molto energetico,
(autoproduzione) Nuovi esponenti del rock e di ciò che gli è molto vicino. I Secondchance, italiani, suonano appunto nei territori del rock, dell’hard rock e delle strutture musicali moderne. Il concetto di ‘modern’ si estende in questi 21’ disseminati in cinque canzoni ben scritte e suonate. Canzoni contemporanee, energiche, accattivanti e riconducibili ad un rock di base che assume
(Einheit Produktionen) Gli Eden weint im Grab (letteralmente, ‘Il paradiso piange nella sua tomba’) sono una delle istituzioni della scena dark/gothic tedesca, ma ovviamente, a causa del cantato in lingua madre, sono decisamente poco noti da noi. “Geysterstunde II” (il titolo storpia il termine ‘l’ora degli spiriti’,
(Tone Deaf Records) Debut album per i Sergeant Hamster, band Palermitana nata nel 2007. le radici musicali del combo affondano negli anni ’70, fondendo l’hard blues iper distorto dei Blue Cheer con il riffing pachidermico dei Black Sabbath a cui si aggiungono sonorità psichedeliche alla Hawkwind, creando un sound vicino a quello di Kyuss e
(Autoproduzione) Gli umbri Hellraiser danno alle stampe il proprio debut dopo una lunghissima gavetta: dalla fondazione della band sono passati addirittura 14 anni! Va in ogni caso precisato che i brani del disco sono stati scritti dalla line-up stabile dal 2011. Non che “Revenge of the Phoenix”, fin dalla prima nota dedicato ai defenders of the faith, non mi sia piaciuto, ma vorrei evidenziare subito
(Chaos Records) Pubblicato nel 1994, “Riding Our Black Oceans” è il secondo album in studio dei messicani Cenotaph. Già ripubblicato nel 1999 con l’aggiunta di cinque brani live, questa volta è la Chaos a rimettere sul mercato l’album con rinnovata veste grafica e rimasterizzazione, un lavoro che in fatto di death metal è sospeso tra
(Napalm Records) Avevo quasi bocciato il precedente disco dei canadesi Stryker (
(Casus Belli) Dalla Russia ci giunge il debut dei Mologa, band dedita a una sorta di experimental folk che, complice l’oscurità dei testi in lingua, si presenta al pubblico occidentale come un oggetto curioso e quasi insondabile. Nei sette brani in scaletta si va dal folk purissimo (“Zyazyulechka”) all’avantgarde più sfrenata,
(MISANTROF ANTIRecords) Misantrof Antirecords non è una label commerciale. Pertanto le sue releases non seguono i gusti, le mode, i trends o semplicemente regole di budget. Ogni release di Misantrof è frutto di ricerca musicale, di passione musicale, di una intensa procedura di filtraggio del materiale sottoposto dagli artisti. È pertanto
(Nuclear Blast) I Belhegor sono tra le migliori band in circolazione nell’ambito blackened. Gli Austriaci sono una maledizione in terra! Devastanti, neri, assassini, violenti. “Blood Magick Necromance” ha dato una buona dimostrazione di queste caratteristiche e ora ecco l’avvento di un nuovo abominio, il quale sembra essere un gradino più in basso rispetto al precedente succitato. “Conjuring the Dead” non è manchevole di atmosfere oscure, durissime, brutali eppure la capacità di stupire e concretizzare in suoni un atteggiamento estremo e ricco di
(Unique Leader) Mamma mia, che mazzata! Erano anni che non ascoltavo un album di puro brutal death metal di questo livello. Gli Statunitensi Omnihility assaltano i nostri padiglioni auricolari con un disco destinato a diventare un caposaldo del genere, come lo sono “Effigy Of The Forgotten” dei Suffocation o “The Bleeding” dei
(FABA/deepdive Records/H’ART/Believe Digital) Eccoli, di nuovo e a tre anni da “V”. I Karma To Burn non sviliscono nulla delle loro sane abitudini. Pezzi come sempre strumentali e potenti. Impatto impressionante per queste otto canzoni ovviamente intitolate con dei numeri a caso, com’è d’uso per i Karmas. Registrato al Faba Studio di Biel, in Svizzera, “Arch Stanton” è una sana e furiosa cavalcata stoner, nelle quale le chitarre si esibiscono con fare vibrante e possente e tese a svolgere una serie di riff che si infilano in melodie
(Hells Headbangers) Uno spietato split 7” che vede unite nel male due ottime band: gli Australiani Destruktor, death metallers feroci, ed i Polacchi Throneum, più sepolcrali e decadenti con il loro death incrociato con gli albori del black. I Destruktor propongono un pezzo veloce, non lunghissimo, orientato su precisione e violenza estrema. I riff sono devastanti, assaltano senza
(Autoproduzione più altri*) Deriva sonora verso catastrofe, oscurantismo, atmosfere ossessive e disturbate, con un fare alla Godflesh ma in versione meno fredda. “Déroutes Sans Fin” è un’opera arsa, dissanguata da sentimenti e sacrificata ad una sorta di freddo formalismo che disciplina i ritmi possenti, marcati e in alcuni casi dall’istinto tribale. Chitarre scarne, ipnotizzate, scheletriche e voci oscure.
(My Kingdom Music) La già ricchissima scena prog romana si allarga con un’altra band meritevole: parlo degli Embrace of Disharmony, qui all’esordio su full-“length”, ai quali in realtà la definizione di ‘formazione progressive’ sta decisamente stretta. Per quanto sia subito evidente che i nostri guardano molto
(Fono Ltd) Se il symphonic black più spinto sembra un po’ assopito, anche a causa della lunga pausa di grandi acts come i Dimmu Borgir, allora un marcato risveglio sembra arrivare dal nord della Russia, luogo che da origine ai Bjarm, band formata nel 2010 ora al debutto con “Imminence”. Una copertina molto ben creata (anche il
(Punishment 18 Records) Interessante ristampa da parte della Punishment 18 Records dell’unico album dei Maceration, band nelle cui fila militavano due membri degli Invocator (Jakob Shultz e Jacob Hansen), mentre alla voce e tastiere troviamo il geniale Dan Swano, già con Edge Of Sanity, Therion e Bloodbath. Musicalmente, la band propone un death metal di tipo americano che pesca a piene mani dai grandi dell’epoca (l’album è del 1991) quali Death, Obituary
(Argonauta Records) Distorsioni. Distorsioni degli strumenti, dell’atmosfera, della percezione, del pensiero. Pura sperimentazione. Suoni corrotti, perversi, decadenti capaci di materializzarsi in una sensazione infernale, terribile, occulta, resa ancora più instabile e disperata dalle linee vocali estreme, un growl deviato e devastato da
(Napalm Records) Cosa accadrebbe se i Children of Bodom dei bei tempi andati incontrassero i Dragonforce e decidessero di scrivere un disco insieme, senza rinunciare ciascuno ai trademark della propria musica? Probabilmente uscirebbe qualcosa di molto simile a “Kings among Men” dei Crimson Shadows.
(Autoproduzione) Dopo un paio di contatti casuali con l’est europeo, in Polonia deve essersi sparsa la voce che noi di MetalHead siamo bravissimi: e quindi ancora una volta dalla terra dell’Aquila bianca ci giunge un interessante debut per il quale, almeno al momento, abbiamo l’esclusiva in Italia! I Defying
(EveryDayHate) Venti minuti di inaudita violenza! Non saprei descrivere meglio questo debutto degli Spagnoli Disturbance Project, fautori di un grind core che richiama alla mente i primi Napalm Death, Lock Up, Terrorizer e Filthy Christians. Venticinque schegge impazzite suonate a velocità siderali senza, per questo risultare confusionarie. Il bagaglio tecnico dei musicisti è infatti elevato, il riffing è letale ma non caotico e ogni passaggio è ben comprensibile, mentre
(Nuclear Blast Records) C’è solo un modo per definire gli HammerFall: gloriosi. Gloriosi inteso come eroici, meritevoli dell’immortalità, consegnati all’eternità. Sono tornati dopo circa tre anni di silenzio discografico, dopo una pausa annunciata (il riposo -meritato- del guerriero?), più leggendari che mai! Non hanno perso assolutamente
(SPV) Che band strana. Idee chiare ma direzione imprecisa, non riconoscibile, fuori schema. Moderni, a volte. Antichi, più spesso. Tradizionali, quasi 70s…ma dannatamente grunge. Ma il loro grunge è -per quanto possa sembrare assurdo- di marcato stampo hard rock. Basta ascoltare la opener “Onus”: grunge, quasi
(Moribund Records) Mostruoso. Pochi mesi fa ho recensito l’ottimo “The Wood Is My Coffin”, ed ora un altro lacerante lavoro di questa iperattiva one man band siciliana. E’ un black metal lento, malato, pieno di sofferenza, ansia, depressione, esaltazione del lato oscuro della vita… e della morte; questo nuovo lavoro (il terzo nel 2014), composto da tre imponenti nuove tracce di
(Jolly Roger Records) Anche l’underground italiano ha dei segreti da svelare: la Jolly Roger Records rispolvera così il primo e (finora) unico full-“length” dei pescaresi Unreal Terror, uscito originariamente nel 1986 dopo un demo e un ep (quest’ultimo, dal titolo “Heavy and Dangerous”,
(Autoproduzione) A chiunque abbia visto il film, la copertina del debut dei Masthar non può che ricordare “Donnie Darko”: ma dato che i francesi suonano stoner, mi sembra che le atmosfere della loro musica siano abbastanza lontane da quelle della pellicola. “Masthar” è un disco breve, che va subito al sodo
(Lacerated Enemy Records) Debutto per gli Statunitensi Konkeror, band nata nel 2011 a Detroit (Michigan). Il genere proposto è un progressive death metal che richiama le sonorità dei Nocturnus per quanto riguarda l’utilizzo di alcuni effetti “spaziali”, solitamente messi verso la conclusione dei brani e che fungono da collante tra un pezzo e l’altro. Le canzoni poggiano su riffs di impostazione thrash ma frequenti sono le aperture melodiche e le fughe strumentali che richiamano alla memoria i Death post “Human”.
(Art of Propaganda) Brutalità melodica che tuona dall’Austria. Il moniker -enigmatico- Harakiri For The Sky, nasconde due amici, JJ che si occupa di testi e voce (è anche la mente dietro gli Austriaci Karg, black metal ambientale) e MS (dei Bifröst, sempre Austriaci) , la mente centrale, il compositore e colui che cura tutti gli strumenti. Sono al
(Autoproduzione) Lo so, non è la prima volta che litigo con un disco doom o sludge… però, a mio modesto parere, per suonare questo genere serve criterio. Ripetere lo stesso riff (o peggio la stessa nota!) per un quarto d’ora NON E’ fare musica. Chiudere i brani con tre minuti di riverberi e feedback dell’amplificatore
(Suspiria Records) Full Length di debutto per Bloodhunter, band Spagnola attiva dal 2008, ma con una formazione stabile solo dal 2012, anno in cui cominciano a scrivere i brani che formeranno il loro primo demo “The First Insurrection”, uscito nel 2013 il quale fa ben capire che direzione assumerà il loro sound che pesca molto dal death metal, soprattutto per quanto riguarda la voce growl della singer Diva Satanica o alcune accelerazioni molto brutali controbilanciate da parti più
(Moribund Records) Secondo blasfemo album per i black metallers americani (Pennsylvania) Pact. Il loro black sembra una malvagia ed accurata evoluzione di un death metal tecnico ed estremamente brutale. In un certo senso ricordano i Marduk e pure qualcosa dei 1349 o Dark Funeral, e questo per la furia espressa, quella viscerale fonte di odio che emerge durante l’ascolto
(Mighty Music) Se volete un po’ dell’heavy metal più caciarone, basilare e divertente, quello strettamente imparentato con il rock, quello da mettere su durante un lungo viaggio in auto, o per una festa alcolica con gli amici, allora potete rivolgervi tranquillamente al bassista svedese Lou Siffer e alla sua allegra compagnia di Howling Demons. Per il loro secondo disco, gli scandinavi allineano tredici pezzi che praticamente mai superano i tre minuti (per cui tutto il disco
(Ipecac Recordings) Cosa ci si poteva aspettare dal primo album solista di Buzz Osborne, mente illuminata dei Melvins? Un album fatto esclusivamente con voce e chitarra acustica. Stop, fine. Niente di più. Uno dei musicisti più versatili della scena rock americana si disintossica delle distorsioni, della chitarra elettrica, del grunge, rock, stoner, nois e tutto il resto e si mette a recitare come uno svalvolato Nick Drake!