Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
ZAKLON – “Chornae Lis’ce”
(Gardarika Musikk) Nonostante sia attento da qualche anno alle proposte black metal che provengono dall’Est Europa, e in particolare dall’Ucraina, non avevo mai sentito il progetto del bielorusso Temnarod e denominato Zaklon. “Chornae Lis’ce” è stato pubblicato a fine novembre 2012 ed il terzo lavoro uscito dal 2010. Temnarod si presenta con una registrazione direi nitida per la comprensione delle melodie, mentre chitarre e tastiere si mettono sullo stesso piano, (altro…)
(Heart Of Steel Records) Rock adulto per palati dai gusti delicati. Quarantacinque minuti di hard rock piacevole, mai estremo, sempre sublime, ricco, elaborato. L’italiano Alex De Rosso vanta una carriera ed una esperienza a dir poco enormi, le quali includono essere stato anche nella line up di acts come i Dokken. Ed è proprio questa esperienza a trecentosessanta gradi che converge in questo album, dove un hard rock melodico ricorda i grandi del genere, aggiungendo quel sapore moderno,
(Autoproduzione) Resto convinto che la scena metal dell’ex Jugoslavia sia uno dei territori più fertili dell’attuale panorama europeo, e a dimostrarlo ci sono oggi i Downcast Art; la band croata ha edito il proprio debut nel 2011, ma solo in questi mesi lo pubblicizza sistematicamente fuori dai patri confini. “Forbidden Memories” è un gothic metal di pregio, mai incline alle classiche brutture di questo genere e anzi colorato di alcuni elementi stravaganti che sono il valore aggiunto al risultato finale.
(BloodRock Records/Black Widow Records) Si narra che Paolo VI fosse un lussurioso e che tra i suoi piaceri vi fosse il “ballo delle castagne”, ovvero donne nude che a lume di candela ballavano e raccoglievano con la bocca castagne dal pavimento. Beh, forse questo genere di happening non è qualcosa confinato alla sola Italia dei potenti del 4-500. “Surpassing All Other Kings” è il nuovo album che chiude la trilogia del Ballo delle Castagne, iniziata con il 10″ “108” e il secondo album “Kalachakra”.
(Deepsend) Sembra di una vita fa l’uscita di “A New Species of Deviant”. Era il 2007 e l’8/1/2013 è il giorno del ritorno e i danesi Corpus Mortale lo fanno con un nuovo album e da subito posso dichiarare che il loro death metal è sempre truce. Il precedente lavoro non mi avevo convinto del tutto, nonostante poi il sound dei danesi fosse un discreto compromesso tra situazioni di tipo brutal della Florida e altre di maniera polacca, tipo Vader. Una via di mezzo, spiegata attraverso qualche etichetta, comunque generica,
(Dark Descent Records) Ricordo ancora il comunicato stampa che annunciava l’uscita di questo album. Per un solo motivo: adoro le immagini di demoni e del diavolo tratte da stampe di epoca medioevale o che riprendono quello stile. La cover di “Coils of the Black Earth” è davvero inquietante e non lascia spazio a dubbi sul fatto che i Maveth abbiano un sound malvagio e infernale. Del resto anche i titoli, prima ancora di arrivare ad ascoltarli, si rivelano eloquenti: “Hymn to Azael”, “Hymn to the Black Matron”,
(Ektro Records/Karkia Mistika Records) Strada. Vita di strada. Tutto così Sporco. Volgare. Così sfacciato, dannatamente esplicito. Oggi in Finlandia, così come negli anni ’80 a Los Angeles. Oggi con “Showdown” così come con “Too Fast for Love” trent’anni fa. E’ sincero il rock dei Rust N’ Rage. Sballate e svogliate le lyrics. E come i pionieri del glam, anche questi ragazzi sono votati alle pettinature cotonate, ai pantaloni risucchiati, al look con stivali di cuoio ed una chitarra a tracolla.
(Pure Steel/Audioglobe) Il ritorno degli Exxplorer, l’anno scorso con “Vengeance rides an angry Horse”, ha fatto tremare le vene e i polsi di tutti gli appassionati del metallo a stelle e strisce; è del tutto naturale, quindi, che la Pure Steel cavalchi quest’onda proponendo, nel solito limitatissimo vinile, la seconda prova della formazione americana, originariamente datata 1994. Us metal di classe cristallina fin dalla positiva “Rockin’ bound”. Con “Life’s Seduction” abbiamo subito la power ballad,
(Pure Steel/Audioglobe) Signori, che bomba! Fa davvero piacere vedere arrivare un disco così bello in redazione e scoprire poi che è italiano al 100%. Gli In Aevum agere (nome che potremmo tradurre, un po’ poeticamente, come “Immersi nell’eternità”) sono una creatura di Bruno Masulli, la cui maestria è al servizio anche degli Annihilationmancer e dei Power beyond, e questo è il loro debut dopo l’ep “MMXI”, edito l’anno scorso. Le coordinate sonore? Un epic/doom ottantiano dinamico e di grande impatto sonoro.
(Trollzorn) Quello che non capisco degli Obscurity è perché tutti parlino di loro, management compreso, in chiave “pagan” e “viking” in merito alla loro musica. Riconosco che sia quello il loro retroterra musicale, oltre ad un black metal dei primi anni, però già “Tenkterra” aveva proposto scenari diversi e meno condizionati da quelle due matrici. Accade anche in questo nuovo lavoro e infatti devo aspettare la seconda canzone, “Obscurity”, e il suo ritornello per sentire quel tipo di sonorità che si ispira a Odino e Thor.
(Massacre Records) Sono un tantino stupito dal fatto che la Massacre abbia deciso di licenziare questo nuovo lavoro dei loro connazionali Led Astray, perché negli ultimi tempi le produzioni Massacre sono state nitide oppure in alcuni casi supportate da una produzione fantascientifica. Suoni sempre puliti e tirati a lucido, invece i Led Astray non sono proprio così. La produzione è stata comunque lodevole e ha permesso ai suoni di avere spessore, ma non è quel genere di lavoro dove la batteria suona pulita e precisa
(Beatdown Hardwear) I tedeschi Fallbrawl sono un combo hardcore che esiste da quasi otto anni e questo è il secondo album. “Pure Mayhem” suona compatto e corposo, la produzione e tutte le sue fasi sono state fatte in modo attento, tanto da rendere poi i suoni un blocco di acciaio. Riff molto pesanti, drumming sostenuto e con una sonorità esemplare. Le voci sono basate tra un cantato roco e che a più riprese scade nel growl, oltre a contrappunti vocali e corali di tipo puramente hardcore.
(Soulseller) I Quadrivium non sono qualcosa di innovativo, ma gli riconosco di essere una band nettamente capace ed estrosa. Non sono innovativi perché l’ascolto di questa nuova opera, dopo il debut del 2008, mi ha fatto ricordare gli Arcturus e infatti nell’album compare anche Carl August Tidemann (ex-Arcturus, Winds e altri). “Metocha” è un carnevale di suoni, una continua rappresentazione di emozioni proposte sotto una veste musicale.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Melodia tetra e distorsione infernale, feedback, il caos e l’approssimarsi di una esplosione. Si chiama “The Abyss” tutto cioè e “Najat” è il risultato finale di quell’esplosione. Una canzone fatta col crust, il death con melodie alla Entombed della fase hardcore e una dose di rock ‘n roll. Si va avanti così, senza ulteriori modifiche. Con “Heat of the Darkness” e il suo ritornello alla Motörhead, “Devil’s Cross”, tra sonorità southern crust e via dicendo.
(Abduction Records) Questo trio di Seattle si dichiara parte di quella scena, ma a scanso di equivoci è meglio chiarire che ha ben poco del grunge, di quello che ne resta e di quello che lo ha seguito dopo gli anni d’oro. I Diminished Men sono un prodotto dell’underground, cresciuto poi negli anni, e questo secondo album è stato come sempre stimolato dalle idee visionarie e cinematografiche ed anche la loro biografia ufficiale lo lascia intendere.
(Ukem Records) Sono circa 13′ di randellate, questo EP d’esordio degli inglesi Masochist. Randellate tirate addosso all’ascoltatore attraverso chitarre dalla distorsione pastosa e ambedue registrate da Liam Murnin, da un basso denso e ben udibile, suonato da Dale Brown, e da una batteria, suonata da Steve Remington, che segue gli umori del riffing. La voce è quella di Lewis Gollick. Tutti molto giovani e con poche esperienze alle spalle, almeno per due di loro, e che non li ha scoraggiati a lanciarsi in questo death metal
(Autoproduzione) Nato come progetto avant-garde metal di Alexis Damien, multistrumentista e compositore francese, costui si è affiancato Asphodel, voce stupenda, cantautrice e pittrice. Pochi anni dopo si unisce ai due anche il fratello pianista di Alexis, Nicolas. Semplicemente intitolato “B-Sides”, ma non è ben chiaro il motivo di questo titolo e che relazione abbia con il materiale contenuto, il quale è fatto di cinque pezzi decisamente attraenti.
(Pure Underground) Quante volte avete già sentito questa storia? Gli Heavenward sono tedeschi, si formato a metà anni ’80 (peraltro con un giovanissimo Thomen Stauch in formazione), incidono due album nel momento peggiore della storia dell’heavy metal (nel 1991 e nel 1992), poi scompaiono nel nulla; quindi il gruppo Pure Steel & subetichette li riscopre e, in attesa della pubblicazione di materiale inedito, ridistribuisce il debut, impreziosendolo di un inedito e delle quattro tracce del loro secondo demo
(Heart Of Steel Records) Ringrazio questa label. Tutti dovrebbero ringraziare questa label. Una di quelle etichette che vive per la musica, che ama la musica, la vera musica, quella sincera, quella pura. “Rocho Tropical” è infatti un album che è stato registrato nel 1996. Però, come spesso accade al rock in Italia, questo album, come altri, non è mai venuto alla luce per mancanza di un casa discografica che lo pubblicasse. Regole economiche che vincono sull’arte. Che uccidono l’arte. E’ triste. E’ distruttivo.
(Indelirium Records) Prima di chiarire ogni opinione sull’album, e ovviamente della band, vorrei esprimere la mia sorpresa nel constatare che i Fear The Sirens nonostante suonino insieme dal 2011, si dimostrano ben affiatati e con dei pezzi studiati con attenzione. La band romana attraverso dell’ahrdcore moderno, il metalcore e alcune piccole derive melodiche si è fatta avanti con questo debutto di una dozzina di pezzi, tra i quali figurano anche una intro all’album, una che precede l’ultimo brano “A New Dawn”,
(Dead Beat Media) Il mercato discografico è saturo, quello metal anche di più, viste le tante sfaccettature, filoni e stili che il metal ha generato. In questo scenario c’è in giro un terrorista, uno che sovverte le regole, uno che in definitiva anziché fare un favore al mercato propone sempre nuovi prodotti, nuove release. Di conseguenza aiuta a far salire questa inflazione artistica e che ha risvolti economici evidenti… Rogga Johansson è costui e nell’anno appena trascorso ha tirato fuori album con i Paganizer,
(Pure Steel/Audioglobe) E brava ancora una volta la Pure Steel, che si è accaparrata, dopo ben tre album con la My Graveyard, i piemontesi Alltheniko! Il trio è ben noto nell’underground italiano e questo “Back in 2066” non potrà che aumentarne le quotazioni. In “Ticket for the Fireball” c’è molto più power di quanto non ricordi nelle produzioni passate: per chi scrive si tratta naturalmente di una gradita sorpresa! E oserei dire che nella successiva “Will the Night” c’è una dose massiccia di us metal:
(M & O Music) Nascono nella zona di Parigi gli Idols For Dinner, in quella Francia che da tempo sta allevando nuove leve di metallari estremi. Metallari che imbastardiscono il death metal con pesanti rimandi thrash o hardcore, ma senza una chiave melodica, squadrando i suoni, rendendo il clima opprimente, soffocante, massiccio, con breakdown, riff che divorano progressioni di old style death metal e quelli dei parigini sono notevolmente classici, molto Folorida style, ma non mancano le soluzioni melodic
(This Is Core Music) L’hardcore al giorno d’oggi è diventato un po’ come la farina che è alla base di tanti alimenti. Purtroppo però il vero hardcore va cercato nei bassifondi o comunque altrove e non nel metal. In questo l’hardcore lo si sente i modo genuino nelle derive crust e cose simili, ma nel metal l’hardcore oggi viene usato anche per rinforzare, cambiare, annacquare il thrash, il death o per fare quel figlio indesiderato, per alcuni, del metalcore.
(Autoproduzione) I
(Neuropa) Questi sono i musicisti che si celano dietro al monicker qui in esame: Kim Sølve (K100), Anders B. (Mind & Flesh), Bjeima (Yurei, Alfa Obscura, Virus), Petter Berntsen aka Plenum (Swarms) e Alan Belardinelli (Solo trumpet, Bellevue School District All-City Junior High Jazz Band). L’album dal titolo e copertina singolare, ma anche inquietante, è un insieme di avant-garde industrial. Qualcosa fuori dagli schemi e di anomalo, come le due etichette appena utilizzate insieme,
(Miner Recordings) Parte un riff a razzo definibile thrash metal, ma molto veloce e quasi death metal. Il cantante, Stevan Milanković oppure è l’altro, Bojan Goluža, si ne hanno due i Putrid Blood, segue con le strofe le nervature delle chitarre. Micidiale. “Silovanje”, brano seguente è ancora thrash metal corrosivo e con impennate da paura. “For God’s Sake” ha un taglio thrash di natura old style, caratterizzato da un assolo iniziale. L’old style si ripete nel corso dei pezzi,
(Raging Planet) Sound esoterico, ma non solo. Batteria solida e senza trigger, quindi naturale. Tastiere dal timbro nasale, grigio e poi c’è il cantato, che come le tastiere, è a cura di V-Kaos, la quale ha un timbro melodico e lagnoso insieme. Il basso di NH modula una cadenza ingessata, schematica. Sono queste le prime impressioni che si ricavano da “Great Python”, i primi 6′ di questo EP d’esordio dei A Tree Of Signs. Il brano nell’andare avanti sale col pathos oltre ad abbandonare poi i toni solenni.
(Shadow Kingdom Records) Il debut dei Corsair, prog rock band proveniente dalla Virginia, piacerà a tutti gli appassionati di quei suoni seventies che oggi sempre più formazioni cercano di ricreare in studio; i nostri ci riescono attraverso una produzione scarna e a suoni di chitarra incredibilmente caldi e penetranti. Il disco si apre con uno strumentale di ben sei minuti, “Agathyrsi”, che respira e fa respirare prog/rock alla Genesis in ogni sua nota.
(Metal Scrap Records) Black/death metal fatto con chitarre che tratteggiano melodie grigie e tipiche di lande fredde e crepuscolari. Ritmi imponenti, con blast beat che servono a reggere altri riff, ma dalla timbrica maligna, come dei Belphegor più quieti. Se l’iniziale “Pessimizm” mette subito in chiaro che i Symuran amano trame sonore epiche e pagane, ovviamente interrotte da sfuriate, “Firegod” parte con un tocco quasi doom e un riff che mi ha ricordato i Tiamat di tantissimo tempo fa.
(Napalm Records) Gli australiani Mammoth Mammoth sono una onesta espressione hard rock, stoner e alcholic rock. Esiste quest’ultimo genere? Non lo so, sinceramente. Tuttavia credo sia perfetto per arrivare alla conclusione di cosa sia il sound conseguente, una volta che i primi due generi indicati si fondono insieme. C’è quella sana, salutare, impetuosa e sfacciata voglia di fare casino. Al di là della copertina molto “peace and love”
(Ukem Records) Peter Watkinson è un inglese che vive in Olanda e ha messo il suo nome dietro a quello di Abomnium, realizzando l’album “Rites Likes Chains” ed ora “Coffinships” e questa seconda release affonda il sound nelle viscere del male, riemergendo poi con sembianze death e black metal. Mai in egual misura. Infatti mentre “Black Canyons of the Living Dead” è un death metal con un incipit in stile Bolt Thrower e una prosecuzione tra Grave e Autopsy,
(Dynamic Arts Records) Erano anni che non avevo notizie dei Masterstroke, ed effettivamente leggo in giro che la band finlandese si è presa un discreto break dalla pubblicazione di “As Days grow darker”, del 2009. Li ritrovo adesso con questo “Broken”, che ci ripresenta alla massima potenza il melodic metal molto Nevermore che i finnici hanno suonato fin da inizio carriera. Se amate quindi questo tipo di sonorità potete andare sul sicuro, anche se il disco ha un piccolo difetto: è decisamente breve!
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Sconvolto. Non capisco. Una piacevole confusione si materializza dentro di me quando ascolto questo album. Certo, considerata la label che lo pubblica mi aspettavo un hard/glam schietto e deciso, potente e graffiante, di quelli che ti fanno voglia di aggrapparti alla bottiglia di Jack. Però questi THE UNRIPES, Italiani, appaiono strani, diversi, inusuali. Certo, la bottiglia di Jack non te la fanno certo mollare. Anzi. Te la fanno scolare, per perderti nello sballo, lasciarti andare a pezzi innovativi, come la opener, ironicamente intitolata “Track N° 1”, dove mia confusione inizia a materializzarsi: suoni elettronici, effetti.
(Lucifer Rising Records) Il profeta ha mentito. La profezia era falsa. O era errata. Il settimo sigillo doveva essere la fine di tutto. L’apocalisse di un inferno che durava da trent’anni. Ma il purgatorio è un posto strano. Deviato. Un luogo transitorio. Uscirne è possibile, forse verso un paradiso perdito, forse verso un la dannazione, un diabolico ritorno alla vita, all’agonia di una esistenza oscura, macabra, occulta.