Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
CYCLOPHONIA – “Impact Is Imminent”
(Battlegod Productions) I norvegesi Cyclophonia sono all’esordio assoluto su Battlegod Productions con questo “Impact Is Imminent”, il cui unico difetto è forse quello di essere troppo breve (solo otto brani per meno di 35 minuti totali). La titletrack nonché opener piacerà a tutti gli amanti del metallo classico suonato in modo ‘moderno’: si fanno notare subito le versatili voci dei due cantanti in formazione, una più ruvida e l’altra capace di acuti laceranti. (altro…)
(Black Tears/Masterpiece Distr.) Gli Horrid sorgono a Milano, ma con altro nome (Rites Of Death) sul finire degli anni 80. La band ha realizzato due album e diverse altre pubblicazioni, per manifestare il loro titanico death metal, fatto di strutture e riff della vecchia scuola, quella svedese e delle prime epoche dei Dismember e altri. E’ doveroso precisare che tuttavia il sound di Max (basso) e Belfagor (chitarra) è puntellato da situazioni proprie
(High Roller Records) I Vladimirs provengono da Los Angeles e il nuovo album “The Late Hours” arriva dopo una pausa di riflessione di cinque anni. L’energia che sprigiona questo lavoro è dunque comprensibile, la voglia di tornare e spaccare tutto è decisamente legittima. I Vladimirs suonano un horror punk ben ritmato, con diversi passaggi inclini al metal (in particolare “Where to Run?”) e al rock duro,
(Autoproduzione) Provengono dalla Francia e pubblicano “The Rise of Meldral-Nok” tre anni dopo “The Downfall of Fire-Enmek”. L’album è un arcano e demoniaco insieme di black e death metal, sempre teso a dipingere scenari importanti, epici, maestosi, sinfonici ed estranianti oppure cupi e decadenti con momneto doom. “The Rise of Meldral-Nok” è un viaggio perché è un concept, il quale è stato finalizzato in due anni di lavoro
(Idle Star Records) Mirk Star e Jimmy Idle sono due amici da tempo, almeno dai primi anni ’90, e hanno fatto musica insieme, poi artisticamente hanno percorso strade diverse. “Hardcore Rock n Roll” rappresenta un legame tra i due e, soprattutto, un ritorno alle canzoni redatte e suonate insieme. Lo hanno pensato nel 2009 e costruito tra Parigi e la Germania, con la supervisione di Mr. Andy Brings
(code666) Gli Eternal Deformity sono una consistente realtà polacca, nati nella prima metà degli anni ’90. Ora la band trova asilo nell’italiana code666 per l’uscita del nuovo album. “The Beauty of Chaos” (non c’è che dire, è un titolo d’effetto) è un lavoro che palesa una evidente maturità, ma soprattutto uno stile ben definito e che abbraccia diverse situazioni musicali, stili, generi e idee.
(Nuclear Blast-Audioglobe) Giudicare e recensire un album dei Sonata Arctica è sempre molto difficile per il sottoscritto, che deve equilibrare l’entusiasmo del fan con l’oggettività dei risultati. Volendo quindi anticipare le conclusioni, possiamo dire che “Stones Grow Her Name” si colloca a metà strada, come sound e come riuscita, fra l’appena sufficiente “Unia” e l’ottimo “The Days of Grays”
(Battlegod/Twilight) Stranissimo progetto questo dei Tomorrow’s Outlook: due musicisti e un manager-songwriter dell’estremo nord della Norvegia che hanno messo su un metal project con tre ‘guest singer fissi’ (cosa significhi non ne ho idea) e altri ospiti dietro alle pelli e al microfono (fra cui l’immancabile Michael Kiske), registrando singolarmente 12 brani e una cover nell’arco di quattro anni per poi darli alle stampe in un unico cd
(Listenable Records) Epiche cavalcate, cavalieri immortali. Memorabili battaglie, guerrieri consegnati all’eternità. Gloria. Potenza. Dignità di una vita consacrata al sangue, nel nome di una bandiera, di un dio, di una patria, di un simbolo. Onore. Fiero e potente. Heavy metal e power metal, nelle loro essenze più pure, più sincere, reali, pesanti. Gli svedesi Katana reinventano un genere spesso troppo imitato, troppo ovvio, troppo scontato
(Autoproduzione) Interessante EP d’esordio di cinque pezzi per i bolognesi Reasons behind, che propongono con intelligenza e vivacità un gothic metal abbastanza ispirato alla scena nord-europea. “The End of our Chapter” inizia su toni decisamente alla Nightwish ma si avvicina anche ai Within Temptation quando il ritmo rallenta: davvero piena e avvolgente la voce della singer Elisa Bonafè, sicuramente la marcia in più di questa giovane formazione.
(AFM/Audioglobe) I francesi Nightmare sono, per chi ancora non li conoscesse, una onesta band francese di power metal a tinte oscure su cui la AFM punta moltissimo – l’ultimo prodotto prima di questo ottavo full “length” è un cd live/dvd che mostra lo show tenuto ai festeggiamenti per il trentennale di attività. Sì, perché i Nightmare sono attivi dal 1979: hanno iniziato suonando AOR, si sono sciolti nel 1985 e sono tornati, completamente trasformati
(Dragonheart Records/Audioglobe/Kizmaiaz) Una bandiera. La sola. Unica patria, unico credo, unica fede: si chiama Heavy Metal, e gli storici sacerdoti di questa religione sono tornati. Si chiude un cerchio. Ritorno alle origini. Dopo oltre vent’anni sono loro, dettano legge, ridefinizione delle regole. Sono tornati i White Skull. Ed è tornata anche Federica Sister (dopo dodici anni)
(Massacre/Audioglobe) I Winter’s Verge sono noti agli appassionati di power metal per il paese di provenienza, Cipro, che a quel che mi risulta non ha mai ospitato altre band di settore. Questo è il loro terzo album, il secondo a uscire presso la Massacre, e conferma tutte le impressioni che la band ha sempre suscitato negli appassionati: i Winter’s Verge sono sicuramente bravini, ma le loro produzioni non sfondano mai davvero!
(Abyss Records) Poderosi ed oltraggiosi. Istinto animale. Diretti verso l’energia e la canzone. Death e black che s’intrecciano, con un semplice risultato: devastazione completa. Questi quattro deathsters da Stoccolma hanno un solo concetto in mente: fare musica che distrugge. Sono veloci, sono tecnici, sono pesanti, sono ribelli, completamente irrispettosi. Una creatura mostruosamente deforme
(Doomentia Records) I Monnless sono un concentrato di doom e influenze degli anni ’70, ma il tutto è rivisto attraverso il loro personale modo di essere. I brani di questo debutto sono sei e quasi tutti si adagiano su slow e mid tempos, quindi sull’incedere posato, quasi a voler sottolineare continuamente ogni singola nota che costruisce i riff marcati, profondi, pesanti. La melodia più spigliata è nella title track, momento più vivace dell’album,
(Massacre Records) Ecco a voi la prima compilation dei Catamenia. Nove album in discografia, l’ultimo è del 2010. Un giusto momento per tributare se stessi e provare a riassumere i punti focali del loro percorso musicale. La band finnica deriva da un black metal primordiale, ma dai tratti ampiamente melodici e dal carattere epico, poi i Catamenia nel tempo virarono verso il gothic.
(Napalm Records) Mai stati tra i miei preferiti i lusitani e forse per un mio limite. Una loro esibizione live alla quale ho assistito diede conferma alle mie reticenze verso Ribeiro e soci. Nonostante ciò è doveroso ascoltare e recensire questo lavoro perché da una parte segna il loro ritorno (“Night Eternal”, il precedente, è del 2008), inoltre il materiale proposto non è poca cosa.
(Pulverised Records) Gli HeXen sono di Los Angeles e hanno già fatto parlare di se con “State of Insurgency”, un lavoro di quattro anni fa. Loro sono dei thrashers e hanno dei suoni cristallini, ma estremamente pesanti. “Being and Nothingness” si apre con “Macrocosm”, ovvero una sorta di canzone-intro totalmente strumentale. Il suo incedere, la melodia portante aprono degnamente questo lavoro.
(Pure Underground/Audioglobe) Consueta operazione nostalgia per la Pure Steel, anzi per la sub-etichetta Pure Underground Records: cosa c’è di più cult di una band di Cleveland, Ohio, che ha pubblicato soltanto un demo di 3 tracce nel 1989 e altri due brani su compilation negli anni immediatamente successivi, scomparendo poi nel nulla? Dato che il materiale a disposizione era pochino, questo ‘debut’ dei Sacred Heart
(Il Verso Del Cinghiale Records / Sympress44) L’essenza. Le origini. La purezza. Il sound senza il quale nulla di quello che leggete in queste pagine avrebbe senso, vita, fama. I Thee Jones Bones, quartetto bresciano, dopo 10 anni di onorata carriera, se ne escono con queste undici tracce di assoluta sincerità, di vero rock’n’roll, di profonda passione. Musica intensa, carica di un’energia trascinante, capace di scuotere, eccitare, animare.
(Comatose Records) L’etichetta è americana e la band è norvegese, ma loro non suonano black metal d’esportazione. Assolutamente no. I Kraanium sono l’espressione di un brutal gore death metal allucinante. Aggettivo suggerito ed espresso da una copertina dalle fattezze grossolane, ma alquanto esplicita nella sua brutalità. Allucinante questo death metal per il titolo, per quelli delle canzoni
(Schwardorn Production) Asaru, un nome che mi ricorda qualcosa. Ma cosa? Ecco, è Frank Nordmann, il fondatore, il quale ha militato negli Agathodaimon per diversi anni. Il chitarrista e cantante viveva in Germania e fondò la band, la quale incise due demo e un EP, incise anche un album, ma le difficoltà a trovare una etichetta disposta a pubblicarlo, annientarono la vita stessa degli Asaru.
(Soulseller Records) I Tombstones qui discussi sono norvegesi e suonano qualcosa di veramente dimesso e a metà tra il doom e lo stoner. Un sound vicino agli Sleep e con sonorità dilatate in stile Electric Wizard. Le canzoni dei Tombstone sono cupe, seppellite da ombre, decadenza e una pesantezza che si trascina per quasi tutti i pezzi. Se da una parte rispetta il genere, da un’altra “Year of the Burial” fatica a diramarsi in qualcosa di sostanzioso.
(High Roller Records) Dopo l’inatteso comeback di cinque anni fa, gli Steel Assassin dimostrano di non aver alcuna intenzione di fermarsi: il nuovo disco di inediti, come annunciato da tempo, è un concept sulla Seconda Guerra Mondiale che soddisferà senza riserve tutti gli appassionati del buon vecchio US Metal. “God save London” si apre sul suono delle sirene che annunciano l’arrivo dei bombardieri tedeschi: metallo spigoloso
(SG Records/Andromeda-Twilight) Gli Antagonism sono autori di un death metal suonato con chitarre voraci, le quali sprigionano dei riff aggressivi, possenti, death metal nella sostanza, ma con un sguardo al thrash metal e all’hardcore. La base ritmica Leonardo Ciccarelli, basso, e Giacomo Scattolini, batteria, lavora molto ispessendo il sound, ma è pur vero che la batteria è vittima dell’abominio della cassa, ampiamente triggerata
(Hellthrasher Production) A quanto sembra gli svedesi Malfeitor nacquero nel 1990, ma si sciolsero nel 1995. Benny Moberg (Blood Mortized) decise di rimettere in piedi questo progetto con l’ex collega e cantante Mattias Parkkila (Stignata, Excrucitate, Blood Mortized) e il batterista Janne Rudberg Björkenfjäll (Excruciate, Mastication, Morpheus, Exhumed, Egypt, Birch Mountain).
(Autoprodotto) Gli interessanti Tamed Darts provengono da Siracusa e hanno coraggiosamente deciso di autoprodurre il proprio debut album, il quale presenta una riuscita fusione di generi e atmosfere che li colloca fuori dai soliti schemi ma comunque all’interno dei generi classici. Dopo la intro d’atmosfera, “War to reign” può essere ritenuta battle metal per il suo sviluppo molto quadrato
(Autoproduzione)Oscurità. Morte della natura, morte interiore. Riposo del mondo, riposo delle coscienze. Fino al ritorno della luce, celebrazione di antichità celtiche, dovuto ringraziamento a madre natura che, ancora una volta, offre speranza, luce, prosperità, futuro. Capitolo essenziale nella ciclicità della storia del mondo, e dell’uomo stesso. Tutto è ciclico, anche il tempo. Anche l’esistenza. Si nasce, si cresce, si declina e si muore.
(Napalm Records) La Napalm lancia questa band svedese indicandola come autrice di un apocalyptic post rock metal. In sostanza “Skylight” è costituito da dieci canzoni le quali, messe in riga l’una dietro l’altra, formano una sorta di colonna sonora. Ovviamente il tutto sembra la base di scenari catastrofici, da fine millennio, da incubo o da visioni inconcepibili. Tastiere e orchestrazioni si muovono come un muro che si erge dagli abissi,
(Worm Hole Death Records/Aural Music) Violenza alla Children Of Bodom. Ma senza tastiere. Potenza alla Lamb of God, ma con una voce decisamente più potente e ricca, che quasi ricorda il sound di Gotheborg (In Flames, Dark Tranquillity). Tre quarti d’ora di assalto senza pietà, tredici urla forsennate. Odio, distruzione, agonia, rabbia. Un disco che attinge da diverse influenze, rimescolandole in una idea irresistibile, energetica, potente, devastante.
(Horror Pain Gore Death Prod.) I Fisthammer giungono da Philadelphia e suonano un impressionante death metal. Impressionante per qualità, potenza, cattiveria, purezza dei suoni e tecnica, per la maturità e consistenza della musica suonata. Sebbene vi sia qualche rimando ad altri, la cosa non produce effetti collaterali, visto che le diversità di questi rimandi portano i pezzi a porsi con identità diverse
(code666) Debutto in nero, maledetto e spaventoso. Musica votata a suoni dilatati, distorti, inquietanti e probabilmente malvagi. Un black metal estremo, caotico, assordante e con l’identità post-black metal e quindi in parte sperimentale. Musica potente ma strana, pubblicata il 26 aprile 2012, data importante per gli ucraini Agruss, perché è quella dell’anniversario dell’incidente di Chernobyl.
(Pure Prog/Audioglobe) La Pure Prog Records, costola della beneamata Pure Steel, inizia al meglio le proprie pubblicazioni nientemeno che con il terzo album degli Adramelch! La band lombarda potrebbe non essere nota ai più giovani fra di voi, ma “Irae Melanox” (1988) si trova ancora oggi fra i dieci migliori debut italiani di tutti i tempi, e “Broken History” (2004) fu un ritorno esplosivo e apprezzatissimo in tutta Europa.
(Street Symphonies Rec./Atomic stuff) Cavo dell’alta tensione strappato violentemente dal suo traliccio. Impazzito si dimena come un serpente dalla testa mozzata negli ultimi spasmi di vita. Scariche elettriche che colpiscono ed inceneriscono. Energia pura scatenata, incontrollata, impazzita. Elettroni che seguono il loro destino frettoloso, cariche elettriche che viaggiano a folle velocità, colpendo ed annientando tutto ciò che incontrano.
(AFM/Audioglobe) Con questa ricca raccolta su doppio cd, Udo Dirkschneider festeggia non soltanto i 25 anni di attività con la sua band solista, ma anche il proprio 60° (!) compleanno. Ben 25 i brani presenti, per un minutaggio totale che supera l’ora e quaranta: per i seguaci del folletto tedesco questa compilation ha effettivamente numerosi motivi d’interesse,