Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
GLOMB – “11/3”
(Misantrof ANTIrecords)Glomb. Entità assurda, essere immondo, creatura realmente inesistente, essere fantastico tuttavia reale. Primo EP ufficiale per questa sostanza senza forma e consistenza, firma ufficiale con l’antitesi delle case discografiche. Glomb. Non è una band. “11/3” non è un album. Le due tracce che lo compongono non sono musica. (altro…)
(Autoproduzione) I Devianz hanno delle chitarre con corde ben tese e che vibrano di energia, le note prodotte sono cascate cristalline dalle quali si irradiano poi arcobaleni dai colori scuri o splendidamente luminosi. Il rock dei Devianz è alterno nella sua indole: passa da momenti ruggenti e articolati, come “Des Racines Dans la Chair”,
(Autoproduzione) Sotto il sole cocente del Nevada prolifica una nuova forma di vita doom metal. I Demon Lung dichiarano la propria genetica già dal logo, con quel verde vispo e le forme indiscutibilmente anni ’70. La musica è discende, concettualmente, dai Black Sabbath, ma possiede anche qualcosa dei figli diretti della band di Birmingham
(dysfUNCTION Productions) Album dotato di energia questo lavoro degli A Crime Called…, trio italiano molto vivace e proporzionalmente melodico nelle canzoni prodotte, le quali hanno avuto anche l’assistenza nella produzione e arrangiamenti di Dualized e Eddy Cavazza, il primo ha anche curato la parte elettronica e il secondo le orchestrazioni;
(UDR-Emi) Nel 2009 i Saxon festeggiavano i 30 anni di attività; con un certo ritardo possiamo goderci oggi le testimonianze audio e video delle loro celebrazioni! “Heavy Metal Thunder Live” si presenta in così tante versioni che alcuni colleghi hanno fatto un po’ di confusione, per cui proviamo a riportare ordine:
(Dreamcell11) Celebrazione live di una band che ormai ha un suo seguito anche all’estero. Il Moonlight Waltz Tour trova posto in questo DVD e anche CD, il tutto racchiuso dentro un box. L’evento che ha generato questa release video/audio è avvenuto il 16 aprile 2011 al Plan B Club di Mosca.
(Autoproduz./Domino Media Ag.) I Cosmonauts Day provengono dalla Russia e “Paths of the Restless” è stato pubblicato in versione limitata a novembre dello scorso anno. Ora viene riproposto questo piccolo grimorio di pezzi strumentali, dalle tinte post-metal/rock ma dal carattere atmospheric. Insomma, c’è un bell’insieme di chitarre distorte,
(AFM/Audioglobe) Il sottoscritto è uno di coloro che non ha mai compreso le ragioni del successo dei Crystal Viper. Sia chiaro, i polacchi ci sanno fare: ma a parte il fatto di essere ‘guidati’ da una front-lady (cosa che non è neanche più tanto rara, per le formazioni di heavy metal classico) non gli riconosco nessuna peculiarità che valga un contratto con la AFM
(Dreamcell11/Aural Music Group) Disperazione e rabbia interiori che, rinchiusi in una prigione infernale, cercano di urlare emozioni assordanti. Vagito ucciso dalla sordità dell’oblio, che si trasforma in disperata malinconia. Malinconia elevata allo stato di arte da questo trio Francese. Un album composto da precedenti creazioni ed un inedito,
(Massacre) Tommy Vetterli (Coroner e Kreator, chitarrista) perfeziona il secondo album di questo trio che ha pianificato con Diego Rapacchietti alla batteria e Nina Vetterli-Treml alla voce e basso. Ok, a quanto pare è stata Nina a pianificare la band con suo marito oppure è un parto comune, tuttavia il secondo lavoro (“War on the Inside” è del 2009)
(Atomic Stuff) Dalle nebbie del mantovano fuoriescono quattro anime dannate, folli, rockeggianti e su di giri. Adoratori dei B-movies e trasferita questa passione attraverso lo sleazy rock e il punk, gli Splatters tirano su l’esordio dal titolo “Fear of the Park”. E’ un lavoro che scorre con impeto e tante buone canzoni, dal sound trascinante
(Strong Music Prod.) Mai sentiti nominare gli ID:Vision. Forse perché sono bielorussi e non vengono dunque dall’Ucraina, terra che spesso mi ha fatto conoscere ottime realtà black metal. Scopro che gli ID:Vision sono nati ne 2003 e che hanno già inciso un album e altre pubblicazioni più modeste. “Destination Cybermind” mette in risalto una band di sei elementi
(Crucial Blast) Diavoleria elettro-alchemica della Crucial Blast, la quale è promossa nella versione cassetta (la quale poi ha incuso l’accesso ad una versione digitale). Project: Void è un’idea allucinante ed estrema, è la fusione tra metal estremo, elettronica e industrial, ma di chitarre elettriche iperdistorte non ne sentirete, tutto passa attraverso synth, sequencer e filtri
(Candlelight) Il black metal più selvaggio, epico, dilatato e primordiale. I pezzi che si allungano come un universo in espansione, per via di un minutaggio delle canzoni che tende ai o supera i 10′. I Wodensthrone (inglesi di Sunderland) sono al secondo album (prima ancora hanno partecipato a due split), ed evolvono il proprio sound in modo compiuto. 
(High Roller Records) Gli Existance sono francesi e questo risulta subito evidente non tanto dal loro sound, quanto dalla pronuncia dell’inglese da parte del singer Julian Izard (figlio di uno dei membri dei seminali H-Bomb); il loro debut, che segue a un unico demo del 2008, presenta otto tracce che affondano le loro radici nel più remoto passato dell’heavy meta
(Comatose Music) Death metal. Di un’altra epoca. Da un solo uomo. Per dieci canzoni. Death puro, senza fronzoli. Peter Hasselbrack, mente perversa, musicista poliedrico, voce infernale. Terzo album, fine della speranza, violenza senza pietà, devastazione, terrore. Un death metal che suona opprimente, senza le asettichetecnologie moderne le quali spesso attenuano il colpo, attenuano il dolore.
(Autoproduzione) Dietro un demo o autoproduzione di una neonata band, c’è sempre una storia. Quella qui raccontata è dei Raging Age e inizia in Puglia nel settembre del 2011. Mentre si dedicano alla birra, alla tequila e alla disoccupazione, i quattro musicisti si danno il suddetto nome e ripongono il proprio futuro in questo promo di cinque pezzi e la ricerca di una etichetta che creda in loro.
(Eastworld Recordings) Il primo album degli Hawkwind è del 1970, cioè 42 anni fa: si resta senza parole a sapere che Dave Brock, ormai da anni ultimo rimasto, porta ancora avanti questa creatura spaziale che ha donato alla musica album indimenticabili. L’ultimo lavoro è stato il buon “Blood of the Earth”, nel 2010, ma questa nuova prova riesce ampiamente a superarlo.
(Autopoduzione/Weird Truth Production) 3′ e mezzo di ambient nero, synth, suoni, una chitarra che batte note ipnotizzate. Sostanzialmente una intro lunghissima. L’identità vera di Luca Desideri aka Martyr, ovvero Lucus A Non Lucendo, la si evince da “Oikeiosis I”, 11′ minuti di blak metal sulfureo, lento, molto, con synth epici, grandiosi e la chitarra che lacera l’atmosfera con ipnotica insistenza.
(ConSouling Sounds) Conosciuto con gli Amenra, il belga Mathieu Vandekerckhove ha scavato nei suoni e dentro le sue idee e dopo due pubblicazioni lo scorso anno, ritorna con i Syndrome per una nuova escursione sonora. Lo affiancano Colin H. van Eeckhout (Amenra, Kingdom, CHVE,…) alla voce e Josh Graham (Neurosis, A Storm Of Light, Battle Of Mice,…) al piano e al moog.
(ConSouling Sounds) Questo è uno split, nel formato vinile 7″, tra due nomi della Neurot Recordings, cioè CHVE, ovvero Colin H. van Eeckhout di Amenra, Kingdom, Sembler Deah e Nate Hall di USX Apallachia e US Christmas. Eeckhout si esibisce in “She Never Left”, malinconia infinita di voce e chitarra acustica. Brano legnoso e poco dinamico. Nate Hall propone “Dark Star”
(Pure Steel-Audioglobe) Qualcuno potrebbe conoscere i losangelini New Eden come ex-band di James Rivera, il dotato cantante degli Helstar; i nostri sono al quarto album e il genere proposto è un US metal con non poche sorprese. “Anthem of Hate” si situa infatti fra Metal Church e Symphony X, ma il sound non è affatto statico: brani come “Flames of Hades”
(GoreGoreCords) “Inside the Unreal” è un capitolo dell’ipotetica storia del metal in Italia. Un capitolo di death metal del 1993, ma gli Electrocution nascevano già anni prima di quella data e con una serie di pubblicazioni ridotte. L’album tenne bene, venne apprezzato e poi a seguito di vicende discografiche divenne irreperibile e non più in catalogo. Ora è la GoreGoreCords
(Nocturnal Art Prod/ Candlelight Records) I The Wretched End sono la nuova band di Samoth (ex Emperor), per la quale crea e compone da prima del 2010, lo stesso anno del primo album “Ominous”, il quale manifestò le palesi differenze stilistiche e concettuali tra Ihsahn e Samoth; in quel periodo infatti il primo pubblicò l’album solista “After”.
(Hellthrashers Productions) 2009, Salvador, Brasile, nascono gli Escarnium e il loro vagito è un demo dal titolo “Covered in Decadence”. Nel 2010 la band incide uno split con Inside Hatred e l’anno dopo fanno parlare di se in giro con l’EP “Rex Verminorum”. Quest’anno è arrivato il primo album. Quantità di materiale più cospicua per un death metal (lo avrete intuito dai nomi e titoli succitati) verminoso,
(Apostasy Records) I Deadborn sono di Baden-Baden, in Germania, e quache anno fa realizzarono un album dal titolo “Stigma Eternal”. Sono passati cinque anni e cosa abbiano fatto nel mentre di questo “Mayhem Maniac Machine” non si sa. La certezza è il presente, il loro passato si legge in questa maledetta opera di death metal con innesti tecnici e un clima a tratti brutal.
(Metal Scrap Records)Voce violentissima, incazzata, furia cieca. Canta, anzi urla, sensazioni, odio, rabbia, disperazione, ingiustizie. Voce registrata in modo particolare, sembra uscire da una caverna oscura, umida ed insalubre. E da questo antro poco ospitale si scatena il sound di questi quattro Russi, i quali producono un groove-thrash-core senza tanti compromessi, ma con diversi richiami ai classici
(Autoproduzione) Chaos come forza interiore. Plague come piaga, morbo, malattia. Condanna alla conoscenza ed alla coscienza del chaos interiore. Da questo concetto filosofico Nietzschiano nasce questo progetto italiano composto da cinque musicisti di ottimo livello. L’EP, tre canzoni, diciasette minuti di potenza e tecnica, è il biglietto da visita di questo gruppo che si affaccia sulla scena con determinazione
(Autoproduzione) Forse i Rosa Infra sono la band più singolare che mi sia mai capitata di recensire in questi undici anni al servizio dell’heavy metal. Non tanto per la proposta musicale, che è un gothic metal con qualche influsso industrial, ma perché i nostri sono moscoviti, il promo è arrivato senza una riga di spiegazione, i testi sono in russo, il dominio del loro sito è scaduto
(Grindpromotion) Sono italiani, di Modena, e hanno realizzato un album nel 2008. Quattro anni per ritornare a massacrare con il grindcore migliore possibile, cioè non fatto di sola velocità e caos. I Jesus Ain’t Poland evidenziano influenze dal thrash, dal death metal e dall’hardcore nel proprio sound, estremizzandone le coordinate e spostandosi verso un clima
(Napalm Rec./Audioglobe) La Napalm Records li presenta come IL newcomer del 2012, e forse stavolta l’etichetta austriaca non ha tutti i torti! In ambito power/death, infatti, il debut degli Huntress ha una carica disumana che gli permette di distanziarsi notevolmente dalle ‘solite’ uscite del genere. Ovviamente la band non inventa nulla, ma questo non è certo importante se la musica è un terremoto
(Comatose Music) Ritornano gli Antropofagus e una band con un nome del genere non può che diventare un vero incubo, nel sapere che è ancora in giro! A quanto pare Metagrinder (chitarra) è l’unico rimasto dal debutto datato 1999, così si è tirato dentro Jacopo Rossi al basso (Nerve) e Davide “Brutal Dave” Billia (Putridity, Septycal Gorge) alla batteria e la voce è quella di Tya
(My Kingdom Music) L’intro leggiadra e sognante lascia pensare a qualcosa di etereo, delicato, rilassante, in questo “Nightrain to Samara”. Invece non è così perché i Kenos sono una band death metal che viene forgiato attraverso il sound tipicamente svedese, con grossi innesti melodici (filtrati però attraverso lo stile dei Fear Factory) su un tappeto durissimo e potente
(Dream Cell 11) Se “Parasynthesis” avesse avuto una produzione più incisiva, avrei assegnato un volto altissimo ai Levania: la band di Ferrara mi ha subito colpito per la freschezza del songwriting e per la capacità di creare atmosfere raffinate e sfuggenti, che davvero possono costituire – come sembra essere nelle intenzioni della band – una sorta di ideale colonna sonora del Romanticismo