Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
LAST KINGDOM – “Chronicles of the North”
(Limb-Soulfood) Cari (e sempre più rari) appassionati di power metal… meno male che esistono ancora band come i Last Kingdom! Questi ragazzi svedesi sono al debut dopo due demo e sono evidentemente cresciuti a pane ed Helloween (come del resto loro stessi dichiarano): “Chronicles of the North” sembra composto nel 1997 e scongelato quindici anni dopo (altro…)
(Goomba Music) Questa band – perfettamente sconosciuta a chi scrive, prima di iniziare a lavorare su questa release- è composta da Clint Lowery (chitarrista dei Sevendust), Will Hunt (batterista degli Evanescence), Troy McLawhorn (chitarra degli Evanescence), Brett Hestla (cantante e chitarrista, Virgos Merlot) e Corey Lowery (bassista per Stereomud e Eye Empire).
(autoproduzione/Vomit In Silence Records) Non ci mettono molto questi quattro deathsters della Transilvania a tirare giù tutto. Devastare ciò che li circonda. Lo fanno con i tre pezzi, poco più di dieci minuti, che compongono questo EP. Produzione pesantissima che anticipa il full length previsto durante il 2012. Death cattivo, grezzo, sporco.
(Autoproduzione) La negazione della separazione. Estremi opposti fusi in un’unica colata lavica, antica, ancestrale, alle origini del mondo. Bene e male, uccidere per supremazia ed uccidere per difesa, rabbia divina e furia infernale: tutti concetti che stanno agli antipodi secondo la nostra umana percezione, ma che sono alimentati dallo stesso impulso primitivo.
(AFM Records) Nel giro di quattro anni i tedeschi Words of Farewell sono passati da un demo e un EP al primo album in studio. Il contratto con la AFM è stato firmato a gennaio di quest’anno e il 30 marzo l’album è sul mercato. Tutto velocemente, tutto con enorme soddisfazione per una band che nel sound riprende il death metal alla Dark Tranquillity
(Metal Scrap Records/Twilight-Vetrieb) Un certo Drunkroll, russo, mette su questo progetto, chiama a registrare il cantante Alexander e il batterista Peter dei Metalhearts, band della stessa cità di Drunkroll, Saratov. Da qui nasce un album nel 2010, poi arriva un chitarrista e questo secondo lavoro. Drunkroll abbina al thrash metal orchestrazioni (attraverso i synth), speed metal
(High Roller Records) I Trappazat sono una delle pochissime band rimaste al mondo a non avere neanche una pagina sull’Encyclopedia Metallum (per non parlare di un sito o di un myspace): tutte le informazioni derivano soltanto dalla lunga e non troppo interessante nota promozionale scritta dal cantante Paul Britton. Il nostro ripercorre con tono avvelenato
(Bakerteam Records) Terzo lavoro per i vicentini Stigmhate. Terza prova che deve dire quanto la band sia maturata e se incamminata su un percorso proprio. Gli Stigmhate sviluppano un black metal veloce e serrato, ma non grezzo. La volontà di costruire dei pezzi con una linea melodica precisa, l’istinto di variare il riffing avvicinano la band al black metal
(autoproduzione) Credo fermamente che il titolo di questo album e la stessa copertina rappresentino l’epoca nella quale viviamo, sopravviviamo. Illusione di gioia, felicità, totale mancanza di problemi, mentre il mondo si fotte letteralmente alle nostre spalle, mentre il fungo nucleare della nostra autodevastazione ci consuma, ci annienta, ci estingue.
(Cosmic Swamp Records) Plutone e Urano stanno per scontrarsi. I due pianeti ai limiti del nostro sistema solare si avviano ad uno scontro. Galleggiano nello spazio, sono silenziosi. Due enormi globi colorati e sornioni. Le stelle guardano e una catastrofe sta per giungere. Immaginate uno scenario del genere e montateci in sottofondo una colonna sonora
(Frontiers Records) Questo album di debutto mette in luce una band britannica che è sospesa tra uno stile che viene dall’età classica dell’heavy metal e le nuove tendenze neo melodiche. Viene anche difficile decidere se definire questi individui di Brighton una band hard rock o heavy metal. Sono nel mezzo, questo è chiaro, visto il dubbio di chi scrive, e questa collocazione
(Zonda Records) Granito, roccia pura. Colata di cemento. Ulteriore paratia di acciaio rinforzato. Antiproiettile. Assolutamente impenetrabile. Drumming possente, basso dinamico e chitarre monumentali. Voce graffiante, subdola. Questo è il sound di questi quattro di Buenos Aires, che cantano nel dialetto, anzi lingua locale, il Porteño.
(Nuclear Blast) I Meshuggah? Ad essere sincero non li ho mai graditi! Si, è un mio limite e ne sono consapevole e comunque non ho mai negato i loro meriti. Dopo il getto continuo di album tra il 2005 e il 2008 (mai stati veloci a farne uno dietro l’altro) ecco che dopo quattro anni si rifanno vivi con “Koloss”. L’album è, per mia sorpresa, davvero interessante e tuttavia
(Politur) Potenza. Tecnica. Precisione di esecuzione. Musicisti con grandi capacità. Intesa, ensemble compatto, efficace. Italia, Friuli. Area nota per aver dato i natali a musicisti del calibro di Turilli e Staropoli. Un’altra creatura. Progressiva. Potente. Pesante. Quintetto in grado di generare musica dura, mantenendo un’eccellente tecnica, una sublime melodia.
(Frontiers) Venti anni di attività (compreso il lungo stop quinquennale, sia chiaro) e non sentirli neanche un po’: la musica dei Fair Warning è frizzante come il primo giorno e a dimostrarlo c’è questo ricchissimo doppio cd celebrativo. Inutile dire che se seguite i tedeschi dall’inizio, non comprerete certo questa raccolta per la cover live di “Rock’n’Roll” dei Led Zeppelin
(SPV/Audioglobe) Hard Rock all’ennesima potenza nel nuovo album dei Mad Max di Michael Voss: un prodotto che farà subito la gioia di tutti gli appassionati legati agli stilemi di fine anni ’80/inizio anni ’90, riletti con un occhio (per fortuna non troppo esclusivo!) al più smaliziato pubblico di giovani di oggi. Il titolo del disco si riferisce naturalmente al classico “Night of Passion”
(Abyss Records) Sono svedesi e vengono pubblicati da un’etichetta americana. Sono svedesi e sono solamente in due, il chitarrista e cantante Markus Joha e il batterista Michael Ibrahim. Sono svedesi e fino ad ora avevano realizzato solo due demo. Sono svedesi e non sono soltanto questo. I Desultor hanno suonato un album di death metal progressive,
(Metal Scrap Records) Pesanti. Melodici. Quasi sinfonici. Deviatamente eterei, industrialmente plumbei. Questi russi United Mind Club sono assurdi. E’ molto difficile, a parole, spiegare che razza di musica suonano. Ci provo: Fear Factory e Rammstein. Mescolati assieme in un frullatore nucleare. Poi un po’ di Dimmu Borgir campionati, forse un pizzico di Megadeth violentati.
(Black Orgon Records) Gli inferi non sono solamente la condanna estrema delle popolazioni nordiche in perenne guerra contro una cristianità opprimente, la cancellazione di una cultura, l’espressione di stagioni private del dono della luce. Anche la terra del sud soffre delle proprie infernali ferite. E’ in questa terra luminosa, calda, solare che si nasconde la dannazione
(autoproduzione) Nuovo EP, dopo un anno dal precedente. Il tempo è servito agli Oryzon per concepire dell’ottima musica, anche se confinata in soli cinque pezzi. Il nuovo lavoro degli Oryzon si presenta bene: una copertina geometricamente astratta, una confezione decisamente elegante e funzionale. Anche l’occhio vuole la sua parte.
(Deathgasm) Tra le band più longeve della Repubblica Ceca, anche se è uno nome, quello degli Avenger, che ruota attorno alla figura di Honza Kapák. Questo nuovo capitolo si attesta su un symphonic black metal con qualche sfuriata di death metal devastante. Quindi un sound oscuro, epico e decisamente glaciale nella sua essenza. Un album indiavolato, spietato,
(13th Planet Records/AFM Rec.) Quel figlio di puttana di Al Jourgensen qualche tempo fa dichiarava in giro che “The Last Sucker” sarebbe stato l’ultimo album dei Ministry. “Bastardo”, pensai. I problemi di salute nati nel tour di quell’album, forse contribuirono a questa decisione: “vuoi vedere che mi tira le quoia?”, pensai.
(Peyote Müzik) Sono turchi questi Chopstick Suicide, ma non sono alle prime armi, visto che “Lost Fathers and Sons” è il loro secondo album. La band si esprime attraverso un mathcore estremamente fantasioso, altamente in sintonia con le bizzarrie dei The Dillinger Escape Plane, As The Sun Sets, Bloodlet e altri ancora. Mischiano blast-beat e cavalcate semi-grindcore
(UKEM Records) Metallo nero, lucido, riflette immagini distorte, orribili, mortali. Metallo temprato, duro, estremo, la pioggia battente e persistente dell’inghilterra non lo danneggiano, non lo arrugginiscono. Blasfemie ed inni al re oscuro. Sangue, dottrine del male, distruzione, crudeltà di altri tempi, oblio, negazione ripartiti su tredici tracce,
(autoproduzione) Potente salto nel mio passato. Trasporto brutale verso un’epoca andata, ma mai veramente morta. Un’epoca dove il metallo era rovente, infuocato. Un’epoca dove la negazione era un arma, l’unica arma conto il sistema, contro tutti i sistemi. Negazione della società ovvia, dei valori scontati, dell’umanità ordinaria. Destini che condannano.
(Abyss Records) I Fester realizzarono “Silence” nel 1994, quindi sono passati molti anni prima che la band si rifacesse viva con un nuovo album. La band ripropone il proprio personale blackened death metal, fatto di death, thrash e black metal, attraverso questo “A Celebration of Death”, la cui copertina è di Eliran Kantor (Testament, Sodom, Atheist, Sigh, Anacrusis).
(Soulseller Records) Pare che dietro questo nome, Manipulator, aleggi una presenza incerta, ovvero quella di tale M. Manipulator arriva dalla Francia e sembra essere un progetto totalmente solista. “Voidbound” è un EP che segue due demo, dei quali “Unearthed” è incluso in questa pubblicazione, in modo da rimpolpare la quantità di musica offerta.
(Massacre/Audioglobe) I Nightqueen convincono, c’è poco da fare. Se di questi tempi si osa un disco power metal, bisogna avere le idee molto chiare e un songwriting d’eccezione, perché la possibilità di dire qualcosa di nuovo è pressoché nulla. I belgi compongono (è inutile nasconderlo) un disco di ritagli già sentiti, ma li mettono assieme con un tocco veramente magico
(Listenable Records) Sticky Boys sul palco, è giunta l’ora, volumi a palla, schitarrata iniziale dell’introduzione “This is Rock’n’Roll” che scalda gli animi e fa partire “Rock’n’Roll Nation”. Il pubblico va via di testa. Corpi sudati fuori controllo. Il controllo è defunto. Controllo è una definizione morta, sepolta dalla pulsante linea di basso di JB. Intanto Alex
(Graphite Records) E’ inevitabile che in terra Britannica a cicli indefiniti nasca una nuova realtà pop-rock. Nel 2007 i LostAlone pubblicarono “Say No to the World”, il quale si fece notare dal pubblico e dalla critica; per quest’ultima particolarmente nelle nomination degli award di Kerrang per quell’anno. Il trio più ruffiano, melodico e che sapientemente
(High Roller Records) I canadesi Alcoholator sono una band di sano thrash metal. La band esiste da un paio di anni, grazie all’impulso del chitarrista Matt Butcher. Lo stesso ammette influenze di Razor, Exodus, S.O.D., Kreator, Anthrax, Destruction e Tankard. Si, perchè gli Alcoholator sunano un thrash metal classico, quello canonico che decenni fa
(Pest Records) I The Obscene nascono dalle ceneri dei Blessed Realm. Non un nome altisonante, infatti hanno realizzato solo pubblicazioni minori. Basso, batteria e voce provengono da li e Tom, cantante, si è aggregato a loro. La band inglese ha pubblicato questo EP nel quale figurano undici pezzi, ma sei in realtà sono canzoni tratte da un EP del 2008.
(Doomentia Records) Formazione scarna questi Horse Latitudes, un batterista e cantante e due bassisti che regolano i propri colpi con una cascata di effetti e controller vari. Nasce, per questo loro secondo album, un doom dalle radici impensabili e dal sound cavernoso, denso, malsano, inquietante. “Awekening” è una casa popolata da fantasmi,
(Cosmic Swamp Records) Una rivoluzione psichedelica iniziata negli anni 60 e mai estinta. Incrocio artistico ai limiti dell’incomprensibile, dove non basta saper suonare uno strumento per poter essere amalgamati, fusi, assorbiti. Metallo disciolto nell’acido. Ritmi aggressivi, distorti al limite dell’indecenza. Effetti Larsen, che ritornano nelle tracce
(Svarga Music) Il secondo album dei Thunderkraft è un lavoro “pieno come un uovo”. “Totentanz” suona con deflagrazioni verso più direzioni stilistiche, le quali potrebbero indurre a fermare l’ascolto e ricominciare da capo. Le chitarre hanno un sound corposo e tessono delle trame tra il groove metal, il thrash metal, il death metal, gli Slayer e altro.