Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

NATRIUM – “Elegy for the Flesh”

(The Spew Records) Dio mio e che mazzata questi Natrium! “Elegy for the Flesh” è death metal brutale, massiccio, soffocante. E’ un sound che non disdegna qualche articolazione tecnica, come “Breastfed with Mendacity”, “Plastinated Rebirth”,”Allograft Harvesting” ma ci sono fantastici esempi in tutti brani; assoli espressivi e non i soliti dissonanti e cacofonici, furiose accelerazioni grindcore, come in “Memetic Infection” e “Sarin Benison” e tanto groove. Insomma questa brutalità è dinamica e ben veicolata. Inoltre il fatto che l’album duri soltanto 29′, lascia il sospetto che i ragazzi sardi abbiano concentrato e cesellato le proprie forze. Cura dei dettagli significa lavorare a 360°, registrando in uno studio di qualità (16th Cellar Studio) e sigillando il tutto con una copertina realizzata da Pär Olofsson, artista anche per Immortal, Annotations Of An Autopsy, Immoltation e altri. Ottima la batteria di E.De Muro, perché concede uno spettro stilistico e tecnico ampio, tra questa e il comparto delle chitarre di A.De Muro e Locci, suona maestoso il basso di Farci. La voce è di un orco assassino e bestiale, tale Lorenzo Orrù. Cosa dire se non acquistare un CD del genere, soprattutto chi segue le orde death metal del Florida. Questa è la Sardegna e non è da meno!

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-24T08:09:38+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|

WOLD – “Badb”

(Crucial Blast) Questa release è una ristampa di demo dei Wold, originariamente circolante in versione musicassetta. I Wold sono un duo canadese che somma all’attitudine black metal un robusto e caotico noisecore. in sostanza prendete un pezzo tipico del più gelido raw black metal e sommategli le squinternate diavolerie dei Merzbow, o altre cose del genere. Cosa ne esce fuori? Il caos più dannato possibile! Siccome “Badb” è un demo, soffre sul piano della resa sonora, appiattendo a un unico blocco i pezzi. C’è ripetitività, in sostanza. Questa release però mostra il principio di un qualcosa, è la fotografia della fanciullezza di un sound che è poi cresciuto attraverso cinque album. Obey e Crookedjaw stratificano chitarre crepitanti con elettronica in cortocircuito, raccontando nei testi, rigorosamente in screaming, sulla Dea della guerra. Distorsioni si sommano a distorsioni per 29′, l’elettronica neutralizza tutto e questo passato riproposto è adatto anche a chi non conosce i Wold, però costoro è meglio che passino anche attraverso qualche loro album.

(Alberto vitale) voto: 6/10

Di |2011-12-24T07:57:08+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

THE POTT – “To Those in the Eyes of God”

(Sinusite Records) Ammetto che all’inizio non è stato facile ascoltare questo album. E detto da uno che ne ascolta di cose strane o (apparentemente) difficili… “To Those in the Eyes of God” espone in sequenze proprie elettronica, noise, industrial, drum ‘n bass, alternative rock e altre cosacce del genere. Con questi torinesi The Pott (nati come duo da Emanuele Bertasso e Simone Seminatore, ora sono cinque) c’è poco da ragionare, il concetto di songwriting, di forma tipica della canzone va marginalmente a farsi benedire. Se proprio fosse necessario descrivere con un paragone le loro cose, verrebbe in mente le follie dei Nine Inch Nails di “The Downward Spiral” e anni precedenti. Sarebbe comunque una forzatura, le idee si susseguono a catena, l’elettronica sommerge tutto come una marea singhiozzante ed ecco che vengono in superficie batteria e chitarre vibranti. Nove tracce, trentanove minuti e si arriva alla fine, per poi tornare a capo e ripartire impegnarsi a capire cosa ci sia nella sostanza di questo esordio. I The PotT sono musicisti disinvolti, a loro agio nel ruolo di frullatori sonori e la materia con la quale intagliano le note produce musica ostica nella forma, bella nella sua sostanza. Signori, questo non è un debutto che passa inosservato!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-23T09:10:43+01:0023 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

IRON MASK “Black as Death”

(AFM Records/Audioglobe) Quarto centro consecutivo per gli Iron Mask del guitar hero belga Dushan Petrossi: ancora una volta i nostri danno alle stampe un album di power metal vario e potente, che svetta fra le uscite di genere per un songwriting convincente a 360°. In più, dietro (altro…)

Di |2020-12-03T23:28:07+01:0022 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

PREY FOR NOTHING – “Against All Good and Evil”

(Massacre) Sono sempre entusiasta quando un’etichetta, soprattutto poi se è una major, va a pescare in paesi dove l’heavy metal non ha una scena forte e consolidata. Il caso è quello della tedesca Massacre che recluta gli israeliani Prey For Nothing, autori dell’album “Against All Good and Evil”. Costoro sono padroni di un death metal estremamente tecnico, (vagamente alla Darkane) con spunti thrash metal e con massiccia dose di melodia, il tutto è squadrato da una produzione perfetta (realizzata presso il noto studio polacco Hertz) e avvolto da una copertina interessante. Tutto perfetto? Insomma, nonostante tutti questi elementi positivi, in particolare melodia e tecnica, è sinceramente impossibile non dichiarare questo lavoro piatto! E’ un peccato scrivere questo, ma i Prey For Nothing non riescono a metterci anche qualcosa di sensazionale in quelle melodie che descrivono. Non riescono a stamparsi, perdendosi nel flusso di riff, assoli e ritmiche. Buona tecnica, ma resta solo questo.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-22T08:14:42+01:0022 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

ROUGH ANGEL “Hear the Angels Rock”

(Rock’n’Growl) Senza mezzi termini, dopo una lunghissima frequentazione con il genere e con le uscite degli ultimi anni, mi sento di affermare che il recupero del primo e unico demo dei Rough Angel, datato 1993 e finora inedito, era del tutto evitabile. 4 tracce fra us metal e rock che non aggiungono nulla alla scena, e che prendono un sei politico per la loro scarsa incisività.“Standing the Mirrors” ci mostra un rock sporco con notevoli, ma non decisive, influenze anni ’70: a dire il vero, un certo ruolo lo giocano anche le tendenze street alla Guns’n’Roses (si sente molto che la composizione risale ai primi anni ’90). “Defiance” invece sì, è figlia dei Black Sabbath più distorti e cattivi; “Let it burn” ha da parte sua un bel tiro Metal Church che ne fa uno schiacciasassi niente male. Si conclude con la titletrack, che mostra il lato più genuino del sound, nuovamente più vicino ai seventies e forse volto verso i Led Zeppelin. Disponibile solo per il download digitale.

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-21T08:17:26+01:0021 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

COLDWORKER – The Doomsayer’s Call

(Listenable Records) I Coldworker si sono già messi in mostra grazie ai due album precedenti. Il terzo, sia chiaro da subito, non offre grandi novità rispetto a quanto fatto fino ad ora. Parliamo di un combo svedese, nato dai Nasum, autore di un death metal che unisce una parte dei dettami stilistici della scuola americana con quella svedese più arcaica.  Il sound è fragoroso (in Svezia sanno sempre dare delle ottime distorsioni alle chitarre) ma nella struttura dei pezzi si ravvisano durezza e cattiveria in quantità discontinue. La produzione è dunque responsabile di un lavoro studiato nei dettagli (anche questo in Svezia sanno fare, ma troppe volte esagerano), ma incapace di coprire alcune mancanze nel songwriting. Ciò significa che sono le singole canzoni a distinguersi, non l’insieme. In particolare le buone accelerazioni pregne di groove di “Murderous” e In fatto di velocità vanno citate anche “The Reprobate” e “Violent Society”, uno spedito death metal con tinte hardcore che ricalcano gli Entombed. “Vacuum Fields” è il brano più articolato e intriso di una gelida oscurità , c’è da augurarsi che possa essere questa la vera direzione futura della band, come  anche “The Phantom Carriage”. Ci sono riff su attacchi grind, vedi “Monochrome Existence”, ma si rivelano essere delle piccole frazioni. I brani non citati (la scaletta è di tredici pezzi) sono, chi più e chi meno, autori di esecuzioni poderose, quadrate ma costruite con strutture assodate. Non sono assolutamente scadenti, ma i Coldworker devono concentrarsi su un grado compositivo che tiri fuori qualcosa di caratterizzante, altrimenti rischiano di fare album metà interessanti e metà piatti.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-21T08:06:27+01:0021 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

EISREGEN – “Rostrot”

(Massacre) Oscuri, tenebrosi, cattivi, spiritati, ma anche imprevedibili e inguaribilmente indisciplinati. Cosa altro ancora possano essere gli Eisregen è difficile dirlo. Oltre al canonico dark metal del quale sono da sempre (altro…)

Di |2018-11-06T21:25:03+01:0020 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BUCK SATAN & THE 666 SHOOTERS – “Bikers Welcome! Ladies drink free”

(13th Planet Records) C’è un motivo per cui la AFM ha messo a disposizione dei propri recensori in ambito metal un disco country (!!!) di un’altra etichetta: il mastermind di questa formazione altri non è che Al Jourgensen, leader dei Ministry. Ma ottempero semplicemente a un ‘dovere contrattuale’ nel dirvi che i Buck Satan & the 666 Shooters, che dall’enigmatico sito internet si rivelano essere squilibrati come pochi, non hanno assolutamente niente a che fare con i vostri ascolti abituali: non si tratta neanche di un heavy’n’roll con influenze southern, il che sarebbe stato magari assai divertente, ma soltanto di un purissimo disco di genere con sparuti elementi rock (l’assolo dell’iniziale “Quicker than Liquor”, l’accelerazione di “Drow the Drain”, i suoni di chitarra alla fine di “Ten long Years in Texas”). Se poi siete appassionati di questa musica e siete capitati per caso su un sito che si chiama Metalhead, o siete fan a tal punto dei Ministry da acquistare qualunque cosa c’entri anche vagamente con loro, allora fatelo pure vostro, ma io non ho gli strumenti e le competenze per giudicarlo.

(Renato de Filippis) Voto: S. V.

Di |2011-12-20T07:44:32+01:0020 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

VIRGIN STEELE – “Age of Consent”

(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Se frequentate abitualmente siti come il nostro Metalhead, conoscete sicuramente questa storia (e se non la conoscete o avete 13 anni o il metal non fa per voi): “Age of Consent” è l’album più sfortunato dei Virgin Steele. Distribuito nel 1988 senza promozione e con un ordine dei brani diverso da quello voluto dalla band, portò di fatto alla sospensione delle attività del gruppo per diversi anni. Con la rinascita di DeFeis e soci grazie alla saga di “The Marriage of Heaven and Hell”, questo disco ha finalmente conosciuto i successi e i riconoscimenti che meritava, contando così ben tre riedizioni: quella Noise del ’97, in cui già erano inclusi diversi nuovi pezzi fra cui la splendida “Perfect Mansions”; quella della Dockyard 1 del 2008 (dalla limitata circolazione a causa del fallimento dell’etichetta di Piet Sielck), che in fondo alla scaletta sistemava la discreta “The Curse” e la cover “Screaming for Vengeance”; e infine questa nuova, lussuosissima versione SPV. L’uscita di un altro package, stavolta doppio, è giustificato da due importanti novità: anzitutto presenta ulteriori inediti rispetto a quelli che già si aggiunsero alla scaletta originaria (mi riferisco alla già citata “Perfect Mansions”, a “Coils of the Serpent”, “Serpent’s Kiss” e “Stranger at the Gate”, nonché alle due cover “Stay on Top” e “Desert Plains”); inoltre è disponibile anche in un meraviglioso doppio vinile azzurro (che però, come ogni riedizione SPV, non presenta tutti i brani del cd). Trovo sia superfluo narrarvi le meraviglie di brani come “The Burning of Rome”, una delle prime incursioni dei Virgin Steele in temi mitologici, o di “Lion in Winter”, uno dei pezzi che a mio giudizio rappresentano al meglio la forza e la purezza del metal fine anni ’80; né mi soffermerò sull’epica maestosa di “We are eternal”, sulla potenza senza compromessi di “Let it roar” e sull’heavy metal rock della scandalosa “Seventeen” (che in origine si chiamava “Thirteen”… forse leggendo il titolo del disco capirete perché i discografici insistettero tanto con DeFeis perché modificasse l’età in cui si raggiunge “the consent”). E la faccio breve semplicemente perché l’originale “Age of Consent” è un disco che non può mancare in nessuna collezione, e la cosa è tanto ovvia che non c’è neanche bisogno di spiegare perché. Il secondo cd, quello di inediti, offre comunque dei motivi d’interesse. Da pelle d’oca la versione acustica di “Noble Savage”, che per l’occasione si chiama “A changeling Dawn”: i tempi sono incredibilmente dilatati e talvolta DeFeis si lascia scappare qualche acuto di troppo, ma che magia! “Another Nail in the Cross” ha il mood delle migliori composizioni dei “Marriage” (e proprio a quel periodo risale la sua composizone), mentre “Breach of Lease” (cover degli a me sconosciuti Bloodrock) e “Under the Graveyard Moon”, è necessario dirlo, suonano come le cose peggiori di “Visions of Eden”. “Down by the River” è, infine, completamente diversa: una power ballad con elementi rock molto ispirata e non legata a temi epico/mitologici, che sembra anch’essa ricollegarsi al sound di metà anni ’90. Il tutto è completato da note di DeFeis e da rare foto. Se non ce l’avete, correte a procurarvelo; se (come mi auguro!) è già vostro, probabilmente vi interesserà godervi il vinile.

(Renato de Filippis) Voto: 8,5/10

Di |2011-12-19T08:34:28+01:0019 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

LOPEZ, LANCE – ” Handmade Music”

(Sony/MIG) Lance Lopez è nato in Louisiana ed è poi cresciuto attraverso diversi stati del sud, a 14 anni era già un chitarrista professionista, esibendosi con Lucky Peterson, Johnnie Taylor, Buddy Miles e tanti altri. Il primo album “First Things First” è del 1998 ne sono poi seguiti altri. “Handmade Music” nasce attraverso le mani esperte di Jim Gaines, produttore per Santana (“Supernatural”), Steve Miller Band, Steve Ray Vaughan e il suo contributo nei suoni è nettamente udibile. Il merito del tutto però spetta alle abili mani di Lopez (oltre al bassista Chris Gipson e al batterista Jimmy Dereta), un chitarrista blues dall’energico tocco rock. Il primo pezzo, “Come Back Home” ricorda la carica di Steve Ray Vaughan e “Hard Time” ha un riffing portante di matrice zeppeliana. Più di “Let Go” è “Dream Away” ad avere pathos e un feeling trascinante e southern. Non mancano le sane e robuste raffiche blues, “Your Love”, “Black Cat Moan” (una cover di Don Nix) e “Travelling Riverside Blues” (ovviamente di Robert Johnson). Trai i brani ricchi di fascino si cita doverosamente anche la strumentale “Vaya Con Dios”. I pezzi di Lopez più inclini al rock, sono “Letters” e “Get Out and Walk”. Attenzione però, esiste una versione limitata dell’album, nella quale compaiono due ottime bonus track, in particolare lo slow blues di “Lowdown Ways”. Agli orfani di Steve Ray Vaughan, ai malinconici del blues di classe, a coloro che amano le radici del rock, ecco a chi guarda la travolgente Stratocaster del magnifico Lance Lopez.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-19T08:34:07+01:0019 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

VENDETTA – “Feed the Extermination”

(Massacre) Gli storici Vendetta ritornano con un nuovo album. “Feed the Extermination” è la seconda incisione, dopo la reunion nel 2002. L’iniziale titletrack apre efficacemente l’album e i successivi nove pezzi e da subito si capisce che il poco convincente “Hate”, lo è stato per chi scrive, è ampiamente superato come valore. “Tremendous Brutality” abbandona la velocità quando subentra l’ottimo ritornello di Mario Vogel che aumenta il pathos del pezzo. “Ovulation Bitch” ha un riffing portante che sembra del thrash and roll e “Dog in the Manger” propone più variazioni (un po’ come avrebbero fatto i Megadeth due decenni fa) e della buona melodia. Da segnalare il gran lavoro dinamico alla batteria di Lubber in “De-organ-izer” e l’ottimo brano (per composizione, atmosfera e cantato,) “Abuse”. Lo stile è di scuola teutone, senza trascurare richiami a quella di San Francisco, per esempio i Testament vecchia maniera, ma i Vendetta non sono eccessivamente in debito con altri: la propria individualità è integra! Sono pezzi articolati, non soffocanti e in grado di fornire linee melodiche d’interesse. Qualità importanti, se amate il thrash metal.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-18T15:47:44+01:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

THE NERD FOLLIA – “Logout”

(Autoproduzione/Mainstream) La scena elettro pop-rock dai connotati indie si sta evolvendo da diverso tempo, ma le novità giungevano sempre da lontano (a caso cito i Late Of The Pier). Con questo secondo album i milanesi The Nerd Follia propongono qualcosa che nasce, ovviamente, all’interno dei confini nazionali. “Logout” è l’elettronica a metà tra il pop e la disco che si incontrano con l’indierock; i suoni recuperano timbri non troppo moderni, dimostrandosi così specchi di un ampio bagaglio musicale dei cinque musicisti. Sarebbe troppo banale indicare come riferimento i Subsonica, perché ascoltando i pezzi di “Logout”, vengono in mente Alberto Camerini e la disco italiana che c’era decenni fa. Questi però sono soltanto esempi per mettere a fuoco, per intenderci di cosa si parla. Il lavoro dei The Nerd Follia è autonomo, con i synth prominenti, il basso che pulsa ad ogni giro e la chitarra che ricama contrappunti, mentre la batteria si veste di un sound sempre diverso per scansionare ogni melodia. “Le Cocktail” è docile, ma è una scatola cinese di idee: chitarra slide, batteria elettronica, basso ritmato, melodie sommesse. “Love, Sex, Postepay” mostra una ottima coesione ritmica tra batteria e basso, i quali sorreggono il brano che subisce i cospicui interventi dei synth. Per struttura gli è simile “Power”. Mentre “Logout” e “The Weekend” si concedono alla disco-pop, “Easy Money” è veloce e scatenata, senza cedere proprio ai richiami della disco, rimanendo in terreni indie/elettrorock. I The Nerd Follia sono bravi proprio quando si allontanano dalle dinamiche più strettamente commerciali, tuttavia anche i pezzi più easy non li mettono in condizione di sfigurare.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-18T15:48:12+01:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

THE EROTIK MONKEY – “Samsara”

(Hot Steel Rec./Andromeda) L’alternative rock/grunge di questo album viene da Capoterra, vicino Cagliari, ed è stato inciso da tre ragazzi, che hanno già realizzato l’album “Tempesta di Soli”, curato da Samuele Dessì, collaboratore di (altro…)

Di |2018-03-27T17:36:32+02:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

ENID – “Munsalvaesche”

(Code666) Ricordate Enid, il gruppo black metal tedesco che si fece notare con diverse buone uscite fra la fine dei ’90 e l’inizio del nuovo millennio? Bene, dimenticatelo! Dopo uno stop di più di cinque anni i nostri (o meglio il leader Martin Wiese, affiancato da alcuni session men) torna sul mercato offrendoci un medieval symhonyc metal che poco o nulla ha a spartire con le prove di inizio carriera. “Red Knight” apre infatti il disco lasciando pensare ai Rhapsody of Fire o ai Thy Majestie, forse con un tocco classico in più (il che è tutto dire!). “Legends from the Storm” è un mid-tempo di una epicità quasi traboccante, ma più che ai soliti nomi penserei a Crom o ai nostri Martiria. Poi “Belrapeire” ti spiazza coi suoi suoni moderni e il suo ritmo semplice, direi senza mezzi termini commerciale; avantgarde metal? Non saprei, ma la sensazione di varietà stavolta non è spiacevole. La titletrack sfiora gli undici minuti ed è soprattutto il violino a renderla maestosa quanto sfuggente; “Condiwiramurs” è il complicato nome di una ballad a tratti struggente. “Valley under two Suns” conserva gli unici sprazzi di estremo rimasti nel sound (e peraltro limitati alle harsh vocals). Un disco ostico, che tra l’altro non brilla per produzione, ma può affascinare gli amanti del metallo più epico ed impegnativo allo stesso tempo.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-18T15:49:58+01:0015 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BEEHLER – “Messages to the Dead”

(Pure Steel Records) In questa band canadese milita Dan Beehler, ovvero un ex Exciter, e Brian Stephenson, qui bassista, ma in passato chitarra e voce per gli Aggressor e turnista live per gli Annihilator. Beehler (batterista e cantante) ha una voce ovviamente stridula (con intermezzi nei quali viene filtrata in modo da sembrare gutturale); le chitarre hanno una distorsione che le tramuta in lame affilatissime, seguite a ruota dal basso che si spiega sullo sfondo come un tappeto tremolante. Il sound è esplosivo, ma la resa delle canzoni è ampiamente vincolata al passato di alcuni musicisti. Si, ovviamente agli Exciter! “Messages to the Dead” è speed metal feroce e con toccate al thrash metal che si fa ascoltare, ma non brilla per canzoni che ti restano dentro. Cosa significa quando un album è potente, poderoso e prodotto in modo pulito, ma incapace di stamparsi nella mente del fruitore?  Vuol dire che il songwriting non ha la resa giusta! “Eternal Tormentor” (colpisce per il suo ritornello, più che per la sua velocità), la tiltetrack,”Destroy” hanno la stessa struttura: partenza sparata, velocità ipersonica e mid-tempo centrale lunghissimo. Le altre canzoni? Velocissime o basate su tempi lenti/medi,”Destitude Abuser” e “Organizer Mayhem” ad esempio, con accelerazione nella fase centrale. “Kill the Witch” è un perfetto connubio tra l’heavy metal classico e le sue derivazioni più estreme. Tuttavia è poca roba e arrivati alla conclusiva “The End of the World”, si resta insoddisfatti.

(Alberto Vitale) Voto: 5,5/10

Di |2011-12-18T15:51:48+01:0014 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

ABSURD UNIVERSE – “Habeas Corpus”

(Punishment 18 Records) Perché Adrie Kloosterwaard e gli altri  Sinister hanno necessità di suonare con un altro nome? La domanda sorse al comunicato che annunciava la nascita di questo side project e ascoltando “Habeas Corpus” non si arriva ad alcuna risposta. “Habeas Corpus” è il classico death metal pesante, di granito, dove il riffing viene marcato stretto dal drumming martellante e spietato. Questa disciplinata direzione stilistica non garantisce sensibili novità, rispetto a un lavoro dei Sinister. Dal punto di vista strettamente personale di chi scrive, la minima diversificazione nel sound in questo alter ego dei Sinister è un flebile richiamo al death metal svedese, in particolare ai Dismemeber. Senza dimenticare qualche plettrata alla Slayer, su tutte “Boiled By Dead Water”, ma soprattutto nelle impostazioni dei solos. Da subito si evince l’immenso lavoro di Toep Duin con le bacchette, tuttavia premiato da una produzione che non appiattisce i componenti della batteria. A dire il vero Gertjan Vis con il suo banco mixer è colui che ha reso questo lavoro pulito e potente, insomma il valore aggiunto. Oggettivamente da un side project, teso a coinvolgere una intera band di un certo spessore, ci si aspetterebbe qualcosa di diverso o atipico rispetto al sound proprio, ma in conclusione “Habeas Corpus” è un lavoro che si lascia ascoltare e non deluderà gli appassionati più intransigenti e vincolati al death metal.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-18T16:54:28+01:0013 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

WIDOW “Life’s Blood”

(Pure Steel/Audioglobe) Chiariamo subito una cosa: la musica dei Widow non mi piace. Questo è il terzo album della band che mi capita fra le mani (il quarto, in totale, della loro discografia) e ancora una volta lo trovo decisamente banale e pretenzioso; sta di fatto, però, che rispetto all’ultimo “Nightlife” la situazione è decisamente migliorata, e di questo bisogna rendere atto ai quattro musicisti della North Carolina. “Lady Twilight” è molto classica ma a suo modo coinvolgente; “In Dreams” parte con un bell’arpeggio ma poi si banalizza subito. Costruita diversamente dagli altri brani, e per questo in evidenza, la solida “Another fallen Angel”; “Behind the Light” contiene un assolo per nulla disprezzabile. Ma nella seconda parte della scaletta diventa davvero difficile trovare qualche spunto originale e che si faccia notare: soprattutto le linee vocali, sempre simili, appiattiscono le differenze fra le canzoni. Citiamo soltanto, per la sua velocità e per il suo andamento vagamente thrash, “I scream for Ice Queen”. Un US Metal con influenze alla King Diamond ma dal taglio abbastanza moderno: la sufficienza c’è, se vi accontentate…

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-18T16:55:05+01:0013 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

DEVASTATOR – “La Musica Fa Schifo”

(Fadeout Records) Dieci anni di attività ed esprimersi come se esistessero da venti anni e allo stesso tempo suonare in modo vivace e spedito. Queste sono le doti principali dei toscanacci Devastator. Diventati un trio nel 2009, a seguito dello split con il cantante Albe, la band ha optato per il cantato in italiano del chitarrista Rob. Il risultato di questa scelta è lo si è apprezzato nel precedente EP “Andatevene Tutti Affanculo”, riproposto con i suoi 4 pezzi in questo nuovo album. “La Musica Fa Schifo” è uno sconquassante thrash/hardcore caricato di energia devastante grazie anche alle liriche in italiano. Proprio quell’energia e determinazione riescono a bypassare qualche giro e riff risaputo, dando un’adrenalinica carica emotiva ai singoli brani. Dopo la titletrack introduttiva ad aprire le ostilità c’è “Vergine” (già presente nell’EP citato), ma sinceramente è “Ho Sbagliato Tutto” a sincronizzare dentro di se tutto il sound scatenato dei Devastator. “La Mafia E’ una Montagna di Merda” e “X Falsor” sono altri due pezzi di un certo interesse, ma tutti i brani hanno la durata giusta e l’incisività per stamparsi nella mente di chi li ascolta. “La Musica Fa Schifo” è un album fatto da materia nota, ma assolutamente in grado di inchiodare l’attenzione del fruitore. Al massimo le uniche limature sono adducibili alla voce, per qualche parola che si perde nel growling. Ma il tempo darà ragione a Rob di perfezionarsi, del resto il suo timbro è già unico. Merita qualche riga la parte testuale. “La Musica Fa Schifo” è una feroce critica al circo della scena musicale e sono già i titoli a rivelarlo: “X Falsor”, un morso alla nota trasmissione TV, “Bono Fai Vomitare” missiva alle rockstar, la bordata ai critici “La Bella Musica” e la sprezzante denuncia di agenzie e promoter “Sfilata di Moda”. “La Musica Fa Schifo” è puro coinvolgimento.

(Alberto Vitale) Voto 7/10

Di |2011-12-18T16:55:42+01:0012 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

AMANTYDE – “Mädchen”

(Red Pony Records) Una delle prime esigenze nel redigere la recensione di un album è tentare di spiegarne il genere, il tipo di musica che suona. Esigenza non sempre possibile da soddisfare, come nel caso dei veneti Amantyde. Scriviamo da subito che “Mädchen” è interessante e si dimostra semplice, con suoni cattivi e grondanti di energia. Un alternative metal/crossover che pesca anche dal rock, assemblato da un quartetto veneto dove la voce della Nicky Genovese non è del tipo melodioso, anzi è spessa, irritata, ma espressiva. Le chitarre sono di Dario Pisasale, il basso di Andrea Armiato, e la batteria e l’elettronica sparsa di Geremia Vinattieri. “Myenemy” ha un riff cadenzato (ricorda vagamente lo stile di Dave Mustaine) e trascinante che percorre oltre la metà del brano, mentre “Princess of Lies” è una spedita trasfigurazione dei Metallica. “Join Me in the Desert” sembra una parodia del desert rock, al quale guarda per stile e attitudine. “Summer Breeze”, potrebbe essere un potenziale singolo vista la densità emotiva e il ritornello, capace di liberare la mente e ben interpretato dalla Genovese. Gli Amantyde superano se stessi in “Creepy Crowlies” e soprattutto in “Nothing But the Rain”, i brani più strutturati e forse maturi (sia per la musica che per le variazione del cantato, soprattutto il secondo) dell’album. In tutto questo marasma trova spazio quello che è probabilmente il miglior rifacimento mai sentito di “Zombie” dei Cranberries. Il nuovo album degli Amantyde progredisce nel personale sviluppo delle canzoni, tentando si superare ogni derivazione; ma il songwriting, questo è l’unico appunto, va ulteriormente arricchito per presa e fruibilità per l’intera tracklist.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-18T16:56:19+01:0012 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

TYRANT EYES – “The Sound of Persistence”

(Autoprodotto) I Tyrant Eyes si fecero notare otto anni fa pubblicando un discreto disco di heavy metal classico per la Scarlet Records: li ritroviamo oggi con questo full-“length” autoprodotto, il terzo della loro discografia, che però non ha molto da (altro…)

Di |2018-05-20T23:05:39+02:0011 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

PHASE REVERSE – “Phase Reverse”

(Aural Music) Loro sono greci, ma la musica dei Phase Reverse sembra venire dalla parte sud degli USA perchè in questo rock/heavy c’è tanto southern comfort (ma non così dolce come l’omonimo whiskey) e quindi il desert rock, le chitarre che richiamano Zakk Wylde, i Down, i Kyuss, lo stoner, pochissimo blues e tutte le note generate all’ombra del deserto. Manca la tecnica, questa precisazione è però necessaria visto che si è parlato di Wylde, mancano soluzioni cristalline e di classe, ma c’è tutta la robusta vivacità nel rock proposto da questo trio. Esistono momenti docili e soffusi, come la passionale “High Hopes”, parte di “Changes” e la coda (o ghost track nella track) di “Long Gone”, con tanto di pianoforte adagiato sulle acustiche. Ci sono le ripartenze tipicamente dello stoner, come in “Who Gives a Damn”, ma anche il docile rock americano di “Crash ‘n Burn”. Non c’è un’anima perfettamente definita e i richiami ad altro esistono, sono tangibili, addirittura “I Got Your Back” ricorda in i Pearl Jam. E’ vero però che l’album si ascolta con piacere, ci saranno al massimo tre pezzi non troppo riusciti (in particolare l’iniziale “Road Fever”, semplicemente scontata, e la monotona “Eye to Eye” ) ma viene spontaneo dichiarare ai Phase Reverse lodi anziché critiche.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-09T22:19:47+01:0009 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

DORO feat. ONKEL TOM ANGELRIPPER – “Merry Metal Xmas”

(Nuclear Blast/Audioglobe) Cosa fanno insieme Doro Pesch e il leader dei Sodom? Semplice, un brano metal per Natale! Iniziativa simpatica quella di rilasciare, in digitale e in vinile 7’’ colorato, questa “Merry Metal Xmas” (in due versioni che… mi sembrano assolutamente identiche!), ma sarebbe stato ancora più interessante se al calore delle intenzioni si fosse accompagnato quello del songwriting. Il brano è infatti di una semplicità disarmante, con un testo veramente trito e ritrito: si stampa subito in testa proprio per la sua banalità, ma se fosse stato sul nuovo album di Doro e non avesse parlato del Natale lo avremmo tutti trascurato come un filler. Il contrastato duetto è in ogni caso ben riuscito. Se non avete idee sul regalo per il vostro vicino black metal, con “Merry Metal Xmas” lo farete felice al di là di tutto!

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

(Nuclear Blast/Audioglobe) A Natale si fanno gli auguri e i regali, soprattutto se c’è un legame. Per questo i musicisti realizzano dei singoli natalizi appositamente per l’evento. E’ quanto ha pensato di fare Doro, ex Warlock, con la partecipazione di Tom Angelripper dei Sodom, incidendo “Merry Metal Xmas”. E’ un brano semplice, con un ritornello accattivante e una melodia che ti prende subito. Pochi ingredienti, tutti fondamentali, che producono una canzone la quale però dopo una ventina di ascolti continuati, per la carica e la spensieratezza in grado di fornire, probabilmente verrà in seguito archiviata nei propri ricordi. “Merry Metal Xmas” però trova forza nel duetto davvero riuscito tra le due voci, inoltre la versione “5 Bierchen später Mix” (il singolo consta appunto di due versioni) offre una distribuzione delle strofe tra Doro e Tom in modo più equo. Il singolo è disponibile in vinile verde o in digital download. Gli zii hanno fatto un regalo sinceramente studiato a tavolino per l’evento, ma del resto basta il pensiero! Merry Metal Xmas a tutti!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-09T09:03:19+01:0009 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

NIGHTWISH – “Imaginaerum”

(Nuclear Blast-Audioglobe) Date ai Nightwish quello che è dei Nightwish, mi verrebbe quasi dire: in altre parole, a chi scrive (come ormai temo a tanti altri) la band finlandese non sta più simpatica come prima, ma continua non sbagliare un colpo. (altro…)

Di |2018-06-22T22:24:42+02:0008 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

MEGADETH – “Th1rt3en”

(Roadrunner Records) La paura del numero 13 è il concetto alla base del titolo del nuovo album dei Megadeth. Dave Mustaine lo costruisce con canzoni come sempre permeate di melodie, una latente aggressività e un certo tasso tecnico. “Th1rt3en” si apre con la pompa di “Sudden Death” e svisate dal tipico tocco di Mustaine, oltre cinque (altro…)

Di |2015-12-01T01:56:46+01:0008 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

MORTICIAN – “Mortician”

(Pure Underground-Audioglobe) I Mortician austriaci, da non confondere con quelli americani, sono la classica heavy metal band fondata negli eighties, sciolta nei nineties e rifondata in questo momento (temo ormai al termine) di revival a tutti i costi. Questo è il loro primo full-“length” ufficiale, dato che il cd uscito due anni fa altro non è che la raccolta dello scarno materiale pubblicato fra il 1987 e il 1989. Non credo ci sia qualcuno dubbioso sulla natura e le caratteristiche del sound, quindi passo subito all’analisi dei brani. Si comincia con l’indiavolata “Change your Behaviour”, una vera e propria dichiarazione di guerra. La band spinge anche in “Reflection of your Soul”, da qualche parte fra gli Exxplorer e i Judas Priest. La traccia autotitolata presenta imprevisti elementi alla AC/DC; la classicissima “Worship Metal” nasce per festeggiare il festival greco Up the Hammers, al quale i nostri hanno presenziato lo scorso anno, mentre “No Light” ha un finale da crescendo da urlo, dove emerge tutta la barbarica bravura del drummer Gergely Nagy. Si chiude con tre tracce live dal Keep it true 2010. Il mercato è intasatissimo ma questo prodotto ha i numeri per farsi valere.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-12-08T00:14:37+01:0008 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

ADIMIRON – “K2”

(Bakerteam Records) La band in questione è romana e fino ad oggi ha fatto tanti piccoli passi. Non è dunque un miracolo se “K2” risulta essere un lavoro interessante e musicalmente d’impatto. Dopo i trascorsi thrash metal, gli Adimiron restano in questo territorio ma sfigurandolo con (altro…)

Di |2014-12-10T01:27:31+01:0007 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

SONATA ARCTICA – “Live in Finland”

(Nuclear Blast-Audioglobe) Quando una band pubblica il terzo album live in 13 anni, e questo live è anche il secondo dvd in 5 anni, una antipatica domanda si insinua nella mente del recensore: ne vale davvero la pena? I Sonata Arctica non staranno chiedendo troppo ai propri fans? Questo “Live in Finland”, che come molti sanno doveva essere un “Live in Italy” (progetto poi sfumato per vari problemi legali) è tutto tranne che indispensabile. Ci si limita qui a giudicare il doppio cd, dato che il dvd non è disponibile per la recensione. Anzitutto si nota che il secondo disco ha una durata decisamente contenuta, attorno ai quaranta minuti, e che tre brani sono presenti anche sul primo disco. Ancora la stessa domanda: ne vale davvero la pena? Il cd ‘principale’, invece, presenta l’intero concerto tenuto a Oulu lo scorso 15 aprile: ma i suoni appaiono troppo artefatti e secchi per un live, e la partecipazione del pubblico è relativamente limitata. Veniamo adesso alla scaletta: Kakko e soci hanno, con ogni evidenza, dimenticato di aver inciso il proprio album migliore! Da “Silence” non è infatti presente alcun brano (se escludiamo “Tallulah”, in ogni caso sul secondo disco). I momenti migliori del concerto? Sicuramente la versione acustica di “Letters to Dana” e la torrenziale “Don’t say a Word” conclusiva, che incorpora anche il coro “Vodka” e durante la quale il singer dà il meglio di sé con una interpretazione sentita e teatrale. E per il resto? Un concerto nella media, senza particolari colpi di testa, senza dimenticare che molti dei brani suonati sono già presenti sui due dischi dal vivo precedenti. “Live in Finland” non è affatto un brutto disco, i brani di “Days of Grays” rendono decisamente bene e magari potrebbe essere interessante possedere il doppio vinile colorato: ma forse stavolta i Sonata (o la Nuclear Blast) hanno fatto il passo più lungo della gamba, e non so quanti fans si precipiteranno, come è accaduto in passato, ad acquistare il ricco (e costoso) cofanetto.

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-06T07:50:18+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

SCARLATYNA – “Till the End”

(Pure Underground-Audioglobe) Dagli scantinati più reconditi dell’underground emergono i tedeschi Scarlatyna, autori all’inizio degli anni ’90 di due demo che oggi vengono ristampati su cd dalla sub-etichetta cult Pure Underground Records. La band, guarda caso, si è sciolta nel 1993 per riformarsi in questi anni. Musicalmente, “The Truth” non è affatto male, sospesa così com’è fra tocchi progressive e US metal: ma è davvero insopportabile la voce di Chris J. Marino, che si esibisce a fine brano in una sorta di falsetto lamentoso che dà a tratti l’impressione di stonare. Molto meglio la cupa e serrata “We”, ma in “Selfmade Distruction” si presenta nuovamente il falsetto, stavolta esibito principalmente in acuti improvvisi. “The Tower” è dotata di una istintiva aggressività, segno che i nostri in fondo ci sanno fare; ma “Temple of Despite” risulta un po’ confusa, a causa anche della produzione molto grezza. Un prodotto veramente riservato solo ai puristi più intransigenti.

(Renato de Filippis) Voto: 5,5/10

Di |2011-12-06T07:48:43+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANVIL – “Worth the Weight”

(SPV/Steamhammer) 1992, gli Anvil realizzano il sesto album in studio, l’ultimo era del 1988 e dopo di allora subirono una pausa di arresto. “Worth the Weight”, ora ristampato in digipack, segnava il ritorno della band con l’abbandono dello storico chitarrista ritmico Dave Allison, sostituito da Sebastian (altro…)

Di |2016-02-16T01:38:44+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |
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