GORELUST – “Reign of Lunacy”
(PRC Music) Se negli USA c’è una nuova e imponente ondata di death metal band, oltre ad una riscoperta e riproposta di album che hanno fatto la storia di quel genere e anche in Canada sta avvenendo qualcosa di simile. La PRC Music rimette sul mercato l’unico album dei Gorelust, ovvero “Reign of Lunacy”. I Gorelust erano cinque deather del Quebec, i quali realizzarono un demo e uno split prima di questo album e niente altro dopo. (altro…)
(This Is Core Music) Pare siano di Empoli questi baldi giovani dall’anima agitata, allegra e decisamente rockettara. Loro non suonano rock (però alcuni assoli di chitarra lo sono), non quello classico. Il sound è una commistione tra punk/hardcore, qualcosa dal grunge (soprattutto alcune distorsioni delle chitarre) e in loro c’è anche un’anima pop, nel senso che alcuni ritornelli e soluzioni hanno una immediatezza proprio della musica pop(ular).
(Pure Prog/Audioglobe) Gli Helreidh si affacciarono sulla scena progressive a metà degli anni ’90, pubblicando un album e un ep per poi ricadere improvvisamente nell’oblio; il ritorno, in grande stile, avviene con questo “Fragmenta”, platter che non ha nulla da invidiare alle tanto lodate produzioni straniere di genere. “In hoc Signo vinces”, dedicata al sogno dell’imperatore Costantino che ha cambiato la storia religiosa d’Europa
(Autoproduzione) I Saturn and Melancholy sono una band alternative rock fondata a Treviso nel 2008, e questo “Sum over Histories” è il loro primo ep di quattro pezzi: si potrebbe dire che il materiale è poco ma vi garantisco che è più che sufficiente per mettere in chiaro qualità e potenzialità della band. La titletrack, con la quale si aprono le danze, è rock deciso ma contemporaneamente dal tocco delicato
(Bastardized Recordings) Il combo di Francoforte The Green River Burial è approdato a questo primo album nel giro di quattro anni. La crescita fatta attraverso pubblicazioni minori e concerti raggiunge il suo apice in questo “Separate & Coalesce”, atto di undici pezzi di matrice hardcore moderno e continue puntate nel deathcore. Mert, il vocalist, e compagni non riescono dunque mai ad essere dei figli minori degli Agnostic Front
(Neverheard Distro) Quante band al mondo si chiamano Witchcraft? A decine almeno, ma questa è quella ungherese e suona black metal di quello ruvido, glaciale, dozzinale, raw, pagano e oscuro. Registrazioni
(Heart Of Steel Records /DEFOX Records) Credo esistano diverse dimensioni di valutazione. Ciascuna mostra le cose da un punto di vista completamente diverso, talvolta opposto alla precedente. Nella musica le dimensioni sono molteplici. Originalità. Abilità. Effetto. Alla fine, comunque, l’unica vera dimensione che conta è quella emozionale.
(This Is Core Music) Questi ragazzi della provincia di Gorizia si dedicano ad una specie di melodic hardcore all’americana, di conseguenza le canzoni sono quei motivetti ben fruibili e di immediata assimilazione, soprattutto quando la band si rivolge ad un pop-punk a buon mercato, come in “Going to California (Thanks to Danielle)” e “Girls vs Nintendo (Tale of a Nerd)” ad esempio.
(Grom Records) Autori sei anni fa di un album e poi di un promo nel 2008, i croati melodic deather Defiant riescono a realizzare un nuovo album. Il sound pur essendo sul versante melodic del death metal è comunque aggressivo e corredato da un drumming robusto, abbastanza tecnico e che contribuisce a murare il sound dei pezzi. Il riffing è fatto di alta tensione, è continuo, dinanico, agguerrito e diversificato.
(Napalm/Audioglobe) Long live Paragon, long live heavy metal! Gli inossidabili tedeschi sono arrivati al decimo album e non una virgola del loro sound è cambiato rispetto agli esordi. E questo nonostante siano passati ben quattro anni dall’ultimo disco e lo storico chitarrista Martin Christian abbia abbandonato la formazione. Limitatezza di fantasia, dedizione al genere suonato, fedeltà ai defenders che dal lontano 1990 ne seguono le gesta?
(Listenable Records) La Tasmania viene di nuovo sconsacrata da un’opera dei Ruins! La black metal band ha già pubblicato l’album in patria da qualche tempo e il 26 novembre esce in Europa attraverso la francese Listenable. “Place of No Pity” è un lavoro con una tensione narrativa frutto di melodie davvero ammirevoli perché il sound è nero, in senso assoluto, è inquietante, alieno, cattivo e si avvicina agli ultimi Satyricon.
(ConSouling Sounds) Per rendervi comprensibile cosa siano gli svedesi Sanilking, vi svelo da subito che il nome della band è stato preso da un album degli Ufomammut. Questo imposta già la comprensione su come suoni “Samsara”, ovvero uno sludge lento, suadente, con quell’atteggiamento da trip che serpeggia nei pezzi o nelle distorsioni delle chitarre, sempre un tantino lisergiche e gommose.
(Shadow Kingdom Records) Prima di “Necropolis” e “Flaming Metal System”, prima dell’epic metal, per certi versi prima ancora dell’heavy metal stesso, i Manilla Road erano una fra le tante band che, nella seconda metà degli anni ’70, sperimentava nuove soluzioni sonore nel fertile humus musicale nordamericano. “Invasion” è il loro primo disco, a dire il vero non troppo noto, ristampato un paio di volte nel corso degli anni
(Soulseller Records) “Il diritto divino dei re”, un titolo importante, usato per marchiare la seconda opera di questa band britannica che è stata educata a Black Sabbath, Blue Cheer, Uriah Heep e cose simili. Doom/stoner affinato con il rock anni ’70, il quale non va oltre ciò che già siamo soliti sentire nell’ambito del genere, ma l’armonia e lo stile dei Groan è davvero intenso, accattivante e con alcuni toni esoterici e accorati.
(Candlelight) I misteriosi black metaller inglesi Nine Covens pubblicano il secondo album a solo un anno di distanza dal debut “…on the Coming of Darkness”. Misteriosi perché non si ha conoscenza dell’identità dei quattro, ma le loro personalità producono canzoni legate all’essenza del genere e che si rifanno al suo passato glorioso. Black metal che si ammanta di atmosfere gelide
(FDA Rekotz) Sono nuovi nel circuito del death metal americano questi californiani, ma di loro si è già detto (https://www.metalhead.it/?p=7881) per via del demo “Desolate Isolation”. “Beyond the Flesh” è un album allocabile nella nuova ondata di death metal made in USA, il quale sta riproponendo dei modelli non propri (in particolare quello svedese, di Stoccolma) oppure di ripresentare il proprio patrimonio death metal,
(Cyclone Empire) Un gioco di incastri musicali concepito da una mente dispersa nella pura paranoia, in preda ad una sindrome di annullamento di qualsiasi essenza sia in grado di alimentare la vita umana. Pura disperazione, totale annientamento della luce, completa negazione della speranza, del futuro, della felicità. Depressione. Depressione infinita che emerge da ogni singola nota di questo album
(Eastworld) Avverto tutti coloro che hanno passione verso i Focus che “X” è un vero album della band. Al di là di quello che leggerete in queste righe o altrove sappiate che “X” rappresenta totalmente i Focus o per lo meno quello che ne è rimasto e che ancora va avanti. Il sound c’è, fatto di escursioni strumentali raffinate, tra il jazz e il rock progressivo e con quei toni cari alla band olandese.
(Devizes Records) Duo britannico dalle ascendenze stoner, ma che tende ad essere anche altro, fino a mascherare la propria essenza e tanto da costringere l’ascoltatore a sentir più volte questo album per capirne tutti i variopinti elementi. Questo è l’omonimo dei Kroh, ovvero Paul Kenney, polistrumentista e membro dei Fukpig , dei Mistress, e sessionman live per gli Anaal Nathrakh, e il cantante Francis Anthony (Shebrew, Tumor,
(Napalm Records Handels GmbH) Alla Napalm Records stanno perdendo la testa per lo stoner e anche questo mese arriva un nuovo titolo collocabile nel genere ed è il nuovo album dei The Sword. La band si dimena in cavalcate e fraseggi heavy che portano lo stile ad essere più rock che altro. Non viene meno la potenza e le melodie, ma sembra che per “Apocryphon” i The Sword abbiano puntato ad un sound parzialmente più docile
(My Graveyard/Masterpiece) Seguo i friuliani Revoltons dagli inizi della loro carriera, e devo dire che ho apprezzato molto tutti i passi che hanno compiuto per giungere a questo quarto album dal titolo lunghissimo: sono particolarmente affezionato all’esordio “Night Visions”, vicino alle sonorità che più mi appassionano, ma “Lost Remembrance” e “Underwater Bells” erano sicuramente più maturi nel loro giostrare fra power, thrash e prog.
(Autoproduzione) Anche se il folk/pagan metal è un genere decisamente inflazionato nel mercato odierno, fa sempre piacere scoprire qualche formazione che vi si dedica tenendosi lontana dai soliti cliché. Appartengono certamente a questa categoria gli esordienti danesi Huldre, che stemperando i toni e aumentando le dosi ‘naturalistiche’ del sound si tengono equidistanti dai due estremi di questo genere
(Indie Recordings) Ascolto questo disco, e non mi dice nulla. Zero assoluto. Però ho una strana sensazione. Io sono uno che va a fondo con le cose. Non lascio nulla al caso. E quando descrivo un album, cerco di metterci almeno una frazione dell’impegno che i musicisti ci hanno riversato dentro. Che il risultato faccia schifo oppure no. Riascolto il disco. Sento una specie di tentacolo di ghiaccio che esce dal pavimento,
(The Path Less Traveled Records) Un concentrato di rabbiosa violenza che non si priva di qualche idea sperimentale, è questo l’esordio dei californiani Abstracter. I loro pezzi sono la fusione di più idee, di tipo sludge, post metal, avantgarde. “Walls That Breathe” è un groove inacidito e “To Vomit Crows” è l’impetuoso abbraccio tra lo sludge il post metal.
(code666) Metà album con sonorità doom, decadenti e improvvisi spunti black metal. Poi c’è l’altra metà che si rifà al black metal classico. Perché non fare due album distinti e separati? La freddezza di questa band islandese sembra avere una logica che mi sfugge e forse è un mio limite, ma “Sem Skuggin” non mi suona con linearità. La prima metà di questi 75′ totali gioca a salire e scendere di umore, tra suoni ombrosi, gelidi e tormentati.
(Pure Legend/Audioglobe) I tedeschi Dark Sky hanno iniziato come rockers nel lontano 1982, e dopo l’inevitabile split durante gli anni ’90 sono tornati alla carica con un sound sempre morbido, a tratti addirittura AOR, ma con una notevole attenzione al power più melodico. Nonostante non si tratti di una christian metal band, “Initium” (il loro quinto full-“length”) è un gradevole concept sulle ultime vicende umane di Cristo
(Moonlight Records) C’è qualcosa di magico in questa band e lo si avverte già dal nome e ovviamente anche la copertina ha il suo fascino astrale ed esoterico. I suoni poi sono una possibile ed acerba colonna sonora di rituali dionisiaci: chitarre cariche di fuzz e wah-wah, basso denso e una batteria con suono pieno, netto, genuino e senza eccessi di trigger che smontano i suoni.
(Discouraged Records) Due anni fa il debut album ed ora un nuovo album per i Plector, in modo da poter mettere in mostra il loro stile fatto di tanto thrash metal e di melodic death metal. La componente Bay Area è molto forte e ricopre per buona parte tutte le canzoni di “Punishment Day”, mentre il death metal sembra essere tra i due generi quello che spesso va ad aggiungersi al contesto.
(Napalm Records) Signore e signori possiamo anche chiudere la baracca: la Napalm Records pubblica un album metalcore! Voglio dire, fin quando pubblichino cose al passo con le mode del momento ma con dentro qualcosa di diverso, come ad esempio di recente con i Beyond all Recognition, i capi della Napalm hanno tutta la mia stima e comprensione, ma se l’etichetta austriaca che punta vistosamente ad avere un roster a 360°
(Sonic Attack Records) E’ forse giunto il momento di dare una risposta seria a quelle band figlie dei Pantera e Machine Head e dare spazio ad una concreta realtà europea a quel sound che fa breccia in America e che poi di riflesso nel mondo? Forse, non lo so, non posso capirlo. Al principio ascolto i Superbutt e proprio l’iniziale “Cleaver” mi induce a pensare che la band sia la solita “americanata panterosa”.
(Dunkelheit Produktionen) Questa incisione è stata recuperata dal passato, cioè da sette anni fa uscito per una certa Magik Art, etichetta russa. Il master che conteneva questo album venne danneggiato nella spedizione verso la Russia ed ora è stato rimasterizzato e presentato, dalla tedesca Dunkelheit, in una nuova confezione: digipack e con annesso booklet che include disegni del cantante Mysterion
(Horror Pain Gore Death Prod.) Lo split in questione vede due realtà della scena death americana. Spun in Darkness sono di Las Vegas e suonano un death metal molto condizionato dal thrash metal, con ritmi mai troppo veloci e chitarre che ammassano riff su riff. Gente che non ama le finezze, a loro interessa apparire malvagi e neri, come esseri vomitati fuori dalle tombe.
(Purodium Rekords) Siamo in presenza di un demo tape (si, in cassetta) proveniente dalla città di Oporto e limitato a sole 100 copie. Come un piccolo libro di esoterismo della più abominevole magia nera. I Nefastu sono quattro lerci black metaller. Lerci per il sound grezzo e ovviamente underground, legato al black metal di prima maniera. Niente tastiere o innesti death e thrash metal, qui i Nefastu pensano a marciare con furia e concedendosi qualche mid tempo d’ordinanza, lo schema non è rispettato nella lenta marcia di “Mórbida Premonição” e in “Trevas”,
(My Graveyard/Masterpiece) Dopo aver registrato un demo l’anno scorso sotto il nome di Turbo Mass, questi quattro ragazzi marchigiani hanno deciso di cambiare nome ed ecco così il debut dei Turbo Rexx, edito per la sempre lungimirante My Graveyard Productions di Giuliano Mazzardi. Copertina minimale, booklet con altri disegni esplicativi delle varie tracce, suoni gradevolmente vintage, testi spesso sospesi fra sci-fi e heroic fantasy,
(INVINCIBLE Records / DEFOX Records) Devastanti. Pesanti. Cupi. Potenti. E Melodici. Feeling svedese, ma origine Repubblica Ceca. Un suono decisamente maturo per questa band estremamente giovane. La capacità compositiva dimostrata in questo EP di tre pezzi lascia davvero prevedere un futuro interessante. Un death metal molto melodico, potente, ibrido, con grosse influenze della scuola svedese.