CYSTIC DYSENTERY – “Culture of Death”
(Deathgasm Records) Caspita e che nome! Aggiungiamoci pure che provengono dalla Florida e che alcuni componenti della band hanno esperienze in realtà underground chiamate Feculent Abscess, Dead Flesh e cose del genere. Mostruosi. Brutal death metal che tira dritto come un mulo incavolato, come un toro che si appresta a incornare qualsiasi forma di vita. Macellai che hanno studiato i Suffocation, Dying Fetus, Cannibal Corpse e altre autorità poco raccomandabili. (altro…)
(Limb/Audioglobe) Cinque anni fa comprai con grandi speranze “Revolution rising”, il debut del supergruppo power transcontinentale Civilization One… e devo dire che fu una discreta delusione! Il power appena venato di progressive della band, capitanata dal singer asiatico Chity Somapala, si rivelò molto banale e scontato. In questo ultimo scorcio di 2012 i nostri, dopo uno split e la ricomposizione, ci riprovano con questo “Calling the Gods”: devo dire che le cose vanno meglio, anche se forse non ancora bene…
(Godeater Records) L’album in questione è del 2011 e nel prossimo aprile i Ctulu pubblicheranno il terzo album, “Seelenspiegelsplitter”. Nel mentre la band tenta di fare promozione, annunciando futuri eventi live e magari ripresentando quello che è ancora l’ultimo album. I tedeschi sono una band micidiale, una bufera continua. I Ctulu però non sono mai veramente sparati a mille, nelle loro tematiche lovecraftiane, e infatti si concedono anche sprazzi di epica, come la struggente e solenne “Nachtwind”. 
(Autoproduzione) Contorsione è un progetto del solo Franco Bonaccorsi, ex cantante dei Death Cell autori di un album prodotto da Paul Chain, e il quale ha già realizzato nel 2009 il lavoro “Tra le Onde”. Ora esce l’album omonimo e sempre in sintonia di questa fusione tra rock ed elettronica.
(Goomba Music / SPV Release) Un’improvviso salto nel passato. La totale devastazione di una band in giro da vent’anni. Parlo dei Crowbar. Parlo di una band le cui origini e carriera si mescolano con Pantera e Black Label Society. Un disco, questo “Obedience Thru Suffering”, originariamente pubblicato agli inizi degli anni 90
(logic(il)logic/Andromeda) I pugliesi Cancrena sono un thrash metal dai contorni texani. Southern. Anche se qualcosa, soprattutto con la gamma vocale di Francesco Morgese, ma non solo, mi ha fatto pensare ai Testament. Un thrash metal pulito che riprende il passato ma senza eccedere nel revival generico.
(Pure Steel/Audioglobe) Dopo quattro dischi di power metal teutonico, i germanici Custard sarebbero passati all’US metal: o almeno così dice il materiale promozionale. In realtà non sarei così drastico nelle distinzioni: in questo “Infected by Anger” si respira l’aria classica del buon metallo d’annata, che sia us power, power teutonico, heavy/power o quello che volete voi
(Horror Pain Gore death) La title track di questo album che arriva immediatamente dopo l’intro, mette in mostra un death metal oscuro dall’impeto inzialmente blackened, ma che va a cedere immediatamente il posto all’attitudine melodica che punta soprattutto a creare atmosfere. Il songwriting dei californiani Crepitus è questo, cioè un insieme di scenari nei quali melodie particolarmente intense
(Flix Records/This Is Core Music) Provenienti dall’album “Family, Music, Me”, uscito attraverso la Fastball/Sony Music nel 2010 e con l’assistenza di Clemens Matznick (Donots, Guano Apes, Revolverheld, Rammstein ecc.), gli svizzeri Cancer pubblicano un EP che lo si consuma come una lattina di bibita fredda in piena estate. Melodie semplici, pop punk come nell’opener “As Long As We Are One”
(Autoproduzione) Chaos Echœs è la rinascita dei Bloody Sign, band death/black metal francese arrivata al capolinea e dal quale sono scesi il chitarrista Kalevi Uibo e il batterista Ilmar Uibo, i quali fondano appunto i Chaos Echœs trascinandosi dentro questa nuova cosa Etienne Testart, altra chitarra (Children Of Doom, Evisceration), e il bassista nonché visual artist Stefan Thanneur.
(DysFunction Records) Il Ciementificio è in azione, le ciminiere fumano, qualcosa sta per accadere. “Marcia Marcia” nuovo lavoro dei pazzi abruzzesi. Nuovo lavoro per una band che è stata indicata con diversi aggettivi, ma altro non sono dei narratori, spietati e cinici, del mondo che circonda tutti noi. Sopra le righe per quello che dicono (ma sono sinceri e non diversi da molti di noi) e per come lo fanno
(Peaceville Records) Demoni che hanno scritto la loro propria bibbia. Demoni diversi, di un inferno diverso. Inferno fuori dal comune, fuori dagli schemi, mai ovvio. Un inferno tutto loro, fatto di poesia oscura, sangue, erotismo, perversione. I demoni hanno una loro religione, ed ora la profezia si è avverata: è arrivato il decimo comandamento. Mostri. Paure. Chimere. Demoni interiori. La Manticora, nella sua perversa bellezza
(Autoproduzione) I quattro Chains & Visions sono italiani e hanno un retroterra formativo di tutto rispetto, studiando e perfezionandosi attraverso gente di quotata bravura ed esperienza, come Marco Pasquariello (voce), Stefano Pellegatta (batterista), Carmine Savoia (chitarra) ed altri. Il sound che è nato dall’infusione delle loro creatività
(Demnhood Productions) Sule prima il nome della band non mi aveva detto assolutamente nulla e, come sempre, mi sono avviato all’ascolto senza leggere nulla di loro. Niente bio o comunicati in allegato, solo la musica la quale pian piano mi ha montato nell’animo dei sospetti. Quella voce, quel tipo di sound, la struttura dei pezzi…”ma chi diavolo sono?”, mi son detto. I Cobolt 60 sono norvegesi
(Architects Of Melody) Si legge nel comunicato stampa che affianca questa uscita dei Viza che <<“Amo il nuovo disco; Carnivalia è straordinario” così si è espresso Serj Tankian a proposito del nuovo lavoro dei Viza>>. La band è in tour qui in Europa con Tankian e sembra avere qualcosa dell’anima polimorfa dell’artista di origini armene. Il sound è un insieme di cose e di modi di essere
(Mon Cul C’est du Tofu) “Siamo i CRABS, stiamo suonando una sorta di musica Post-Punk/Dirge. Stiamo attualmente registrando un EP di sei tracce con l’aiuto di “Mon cul c’est du Tofu” (la quale è un’etichetta indipendente di parigi)”, questo è quanto scrissero alla redazione la prima volta. C’era incluso anche un estratto, una scheggia di “Dull” ma era davvero poco per farsi un’idea. “Dull” è poi giunto in redazione e al primo ascolto ho scritto a Maxime Lescurieux (bassista, colui che ci ha contattato) per chiedergli se
(Candlelight Records) Affermo, in tutta onestà, che non conoscevo I Cold In Berlin. Vengo a conoscenza della band solo perché questo loro nuovo album è giunto a me per conto della Candlelight, etichetta britannica principalmente devota al metal, come molti di voi sapranno. La band proviene dai sobborghi di Londra, il precedente album è del 2010 e si intitola “Give Me Walls” e ha donato in patria l’attenzione e i complimenti di diverse riviste musicali specializzate. My e i suoi tre colleghi mischiano il goth rock, il dark, il punk e qualcosa del doom o comunque di sabbathiana memoria.
(Autoproduzione) Aspettavo questo nuovo album dei Cryptopsy, da quando ho ricevuto il primo comunicato stampa che ne annunciava l’uscita. Ben tornato a Jon Levasseur (chitarrista) che diede un taglio con la band dopo “And Then You’ll Beg”. Tutto quadra in questo album che suona Cryptopsy al 100% perché niente è fuori posto. I maestri ci sono e, forse, rispondono con rabbia e classe a tutte le critiche che li hanno accompagnati dopo “The Unspoken King”. Legittimo criticarli, vista la virata verso un sound non propriamente loro.
(Horror Pain Gore Death Production) Queste sono cose per veri intenditori. Uno split, due band. Due canzoni, una per lato di un vinile 7”, con poster 18×24, produzione limitata a 100 copie. Artwork firmato da Mark Riddick (artista che ha curato diverse copertine death meatal underground fin dal 1991) e Vincent Locke, autore delle copertine sanguinolente dei Cannibal Corpse. Il valore di queste produzioni, specie nell’era digitale, è inestimabile, specialmente per gli amanti del vinile (come chi scrive) e per coloro che sanno apprezzare del buon sano marcio death metal vecchia scuola,
(Metal Scrap Records) La musica dei Cryogenic Implosion girava da tempo non solo in Ucraina, loro paese natio, ma anche attraverso un demo-album, “The Demons Come Again”, pubblicato dalla francese Nihilistic Holocaust, e due brani inclusi nella compilation dell’argentina Highlights Records. “Creation of the New World” è dunque un album d’esordio concepito nel 2010 e a seguito del quale la line-up ha subito una variazione
(Abyss Records) Ho sempre pensato che il revival di generi e sonorità venga spesso incentivato da qualche buon album che salta fuori dal marasma generale del pentolone di turno.La Abyss Records è un’etichetta che fonda le proprie strategie verso il death metal di matrice old style, la quale pubblica i Corrosive Carcass, band presa in adozione dalla Svezia. Due condizioni che mettono in piedi un album, “Composition of Flesh”, in cui il death metal svedese di una volta (particolarmente Grave e primissimi e truci Dismember)
(Napalm Records) La Napalm Records presenta i finlandesi Chaosweaver, giunti al secondo album quattro anni dopo quello di esordio, come una band di cinematic extreme metal, ovvero suonano del (quasi) black metal, non tanto cattivo nell’approccio, intriso di synth, tastiere varie che creano uno strato sinfonico il quale molto spesso ricopre come una neve ogni cosa. Dunque la parte metal diventa quasi un’ossatura, sulla quale si impiantano sinfonie, melodie oniriche ed astratte, a volte irreali o totalmente fiabesche.
(Shadow Kingdom Records) Un album molto interessante. Un suono un po’ doom, un po’ 70s, un po’ rock’n’roll, un po’ metal. Un po’ Mercyful Fate, un po’ Black Sabbath. Un cantante che ricorda Messiah Marcolin e King Diamond. Un disco che offre un ascolto piacevole, nostalgico, a tratti epico. Però c’è un problema. Siamo nel 2012. Questo disco uscì nel 1987, solo in formato vinile, e pure in serie abbastanza limitata. E’ un album culto, se si rispetta l’epoca ed il formato. Questo fu l’unico lavoro dei Coven, i quali si sono successivamente rinominati Coven 13, si sono riuniti nel 2011 dopo aver scoperto di avere un discreto seguito in Europa
(Autoproduzione) Ci sono alcuni album o dei modi di suonarli che più di essere musica sembrano un viaggio concettuale. Come se dietro vi fosse un modo di pensare o, più arditamente, una filosofia. Qualcosa di simile vale per “Nel Suo Perduto Nimbo”, nuovo lavoro per Cataldo Cappiello che si rifugia sotto il nome di Caelestis. L’autore ha concepito dell’atmospheric-industrial balck metal con tinte di ambient new age, dunque un lavoro altamente sperimentale, fuori dagli schemi e contaminato ampiamente dall’elettronica.
(AFM/Audioglobe) Ricchissima raccolta celebrativa per i Circle II Circle di Zak Stevens: doppio cd con 32 brani (!) che pescano equamente dai cinque dischi della band e includono anche alcuni brani live e qualche rarità. Messe tutte in fila, quali si rivelano essere le maggiori hit della band? Sicuramente l’incalzante e fiera “Watching in Silence”, presente anche in versione live; la veloce e tecnica “Consequence of Power”; l’ammaliante power balld “Blood of an Angel”.
(Metal Scrap Records) Vento freddo dalla remota Russia. Un vento malvagio, pervaso di dolore, pazzia, malvagità, ossessione, deviazione mentale. I Cydia producono un sound diverso, particolare, da valutare nell’insieme, senza osservare la singola canzone. Un album che è un percorso a tratti caratterizzato da furia e violenza, a tratti da momenti atmosferici oscuri ed avvolgenti, con esperienze che coinvolgono sonorità death metal, industrial metal, metal core
(AFM/Audioglobe) “Metal Nation” è il secondo full-“length” dei polacchi Crystal Viper, che la AFM Records ripropone sul mercato con 6 bonustrack. Meno riuscito del predecessore “The Curse of crystal Viper”, ma comunque godibile, “Metal Nation” mostra una certa flessione nel songwriting, che sfrutta senza troppa fatica gli schemi classici dell’heavy metal ottantiano. La titletrack è più Running Wild dei Running Wild stessi, mentre “The Anvil of Hate” è uno schiacciasassi priestiano.
(AFM/Audioglobe) Heavy metal tradizionale per questa torrida estate: la AFM ha rilevato dalla Karthago Records i diritti per i primi dischi dei Crystal Viper e ripropone contemporaneamente, con numerose bonustrack, “The Curse of crystal Viper” e “Metal Nation”. Qui ci occupiamo dell’esordio dei polacchi, originariamente apparso nel 2007.
(Massacre Records) Ogni anno la Massacre sforna un sensibile numero di release thrash metal, del resto ai tedeschi quel genere è sempre piaciuto e hanno contribuito ad evolverlo. Fa dunque piacere che l’etichetta abbia posato i propri occhi sugli italiani (sono trentini, di Rovereto), decidendo di pubblicare il loro debutto. 
(Total Metal Records) Pregevole iniziativa della russa Total Metal (figlia della Metal Scrap) la quale ristampa il quarto album dei polacchi Christ Agony, con art work rinnovato e booklet di 16 pagine. I Christ Agony allora erano Cezar (confluito poi anche in band come Whispers, Moon, Vader) voce e chitarra e Gilian (batteria e percussioni) e Mauser (basso, ex Dies Irae e Vader), anche se l’album venne composto
(Spectrastral Records) Progetto quasi in solitaria del musicista bulgaro Angel Angelov, che si avvale di session men per alcuni strumenti e per la voce, i Colobar si affacciano sul mercato europeo con il loro progressive metal raffinato e dreamtheateriano. Dell’opener “A Change of Ages” convince soprattutto la chitarra shred, che da vita a un giro subito memorizzabile.
(Pulverised Records) Strano. E’ tutto molto strano. Questa band svedese, creatrice di un death metal alternativo, progressivo, avant-garde è da ritenere una cult band. Di fatto ha pubblicato un solo album. Il resto sono EP, compilations, demos. La sua attività non è chiara, tanto che non la consideravo più una band, piuttosto un marchio che di tanto in tanto pubblica qualcosa di vecchio con una nuova confezione. E’ infatti dal 2006 che circolano voci relative alla scrittura di nuovo materiale, ma questo non è ancora, purtroppo successo.
(Superstrong) Un’oscurità avvolgente, soffocante. La sensazione dell’abbandono totale. Viaggio alla deriva in un universo silenzioso, angosciante, tuttavia inquieto, elettrizzante, in tensione perpetua. Suoni che rapiscono, emozioni che annientano, un infinito orgasmo psicologico che a tratti è devastante, pericoloso, mortale.