DARK AGE – “A Matter of Trust”
(AFM/Audioglobe) Piuttosto noti in Germania ma non qui da noi (ed è un dato che sottolinea ancora una volta quanto sia smisurato il mercato tedesco), i Dark Age suonano una sorta di melodeath o metalcore che io mi ostino a chiamare, sempre convinto che esistano soltanto i generi classici, power moderno con inserti death. E devo dire che, in un genere inflazionato come questo, i Dark Age hanno poche probabilità di farsi notare fuori dai patri confini, anche se spingono molto sugli elementi più appetibili per un pubblico (altro…)
(Heaven and Hell Records) Se gli americani fanno power, in linea di massima non si dedicano alle atmosfere più epiche e sinfoniche, ma lo contaminano con il thrash e soprattutto con il prog metal. Rispettano questa ‘regola’ gli esordienti Dark Design, del North Carolina, autori di un debut granitico, naturalmente per nulla originale ma decisamente godibile per gli appassionati del genere. La traccia autotitolata è un power/thrash roccioso, sullo stile degli Iced Earth o forse ancora di più dei
(IronBonehead) Cripte che si aprono, tombe che si scoperchiano, rituali che invocano demoni innominabili. Ascoltare questo split album è come avvicinarsi a questa catastrofe dell’occulto, a questo rituale del male. “Accept the Mark”, appunto, accettate il marchio di Satana e non ve ne pentirete. Deiphago, dalle Filippine, un mostruoso, longevo (sulla scena dagli anni ’90) e underground esempio dei primissimi Slayer, ma suonati alle velocità
(Massacre) Si sente che questa band non ha nulla di improvvisato o almeno i suoi musicisti nell’operare, nel suonare, riescono a comunicare una certa padronanza e non dello strumento, ma in ciò che fanno, nel songwriting. Secondo lavoro per i Duskmachine, gente che annovera musicisti presi da Primal Fear e Annihilator, come il batterista Randy Black, il bassista e tournista degli Annihiltator Russell Bergquist, l’ex Deception
(Black Widow Records) I Daemonia non fanno metal nel senso stretto del termine. Ma sono sempre stati vicini a questo mondo, un po’ per alcuni pezzi decisamente heavy, un po’ per essere un simbolo che si è sviluppato sulle colonne sonore dei mitici film di Dario Argento, solitamente pellicole che gli appassionati di musica dura sanno apprezzare, gustare, amare. Questa produzione è una specie di nuova release
(Massacre) Cinque anni per un nuovo album, sono tanti. Lo sono perchè al giorno d’oggi in media le band lavorano, almeno quelle grosse, quelle delle major o presunte tali, sulla routine dell’album, tour, altra manciata di concerti sparsi e nuovamente in studio per un nuovo album, quindi si va sui due anni o appena tre. I Darkane si sono presi il loro tempo – ed io il mio per recensirli, visto che
(RemedyRecords) Sotto certi aspetti questa band di Lubecca si sta facendo le ossa, visto che è nata da circa quattro anni e prima di questo debut album ha realizzato un EP e una serie di situazioni live di un certo prestigio. Una delle tante storie, una delle tante realtà della musica metal , se non fosse che “Planet Earth: Ground Zero” risulta talmente maturo e ben suonato che il thrash metal dei Tedeschi sembra essere quello di una band allenata e d’esperienza. Thrash metal molto potente, con un sufficiente livello
(High Roller Records) Composti da membri di Dismember, Carnage, Grave e Necronaut, i Dagger saggiano il mercato con un 7’’ di esordio, edito ovviamente dalla High Roller Records. Poco più di sei minuti di musica: il brano che dà il titolo al singolo è una cover degli a me sconosciuti Quartz, band seminale di NWOBHM recentemente riformatasi: il pezzo è piuttosto lento fino all’esplosione finale, bella la linea
(Svart Records) Un’ora e venti. Tempo trascorso. Mi risveglio da un torpore, con un senso di angoscia. Tutto appare cambiato. Tutto è morto. Tutto è marcio. La luce è oscura, l’aria è tetra, l’atmosfera è opprimente. Un dio oscuro, una divinità oscena, uno spirito perverso. “Dakhmandal”, quarta opera dei misteriosi finlandesi
(Autoproduzione) Stoner e hard rock. E’ questa la dichiarazione di intenti. E le influenze parlano chiaro: Black Label Society, Down, Pantera. Cosa mai può risultare da una simile idea musicale? Decisamente qualcosa di esplosivo, originale, molto personale. Gli Italiani Di’Aul arrivano con questo nuovo album, il secondo, e non
(Napalm Records) Sesto album per i Deadlock e consueta ondata di (pop) melodic metal. E’ curioso, ma ancora oggi ancora si utilizza per la band tedesca l’aggettivo “death”, ma bando al loro passato e valutiamo al netto della sostanza il loro presente. “The Arsonist” possiede canzoni sorrette da una gemellare andatura cavalcante
(Autoproduzione) Chitarrista della band death metal Neurosphere, il giovane Marco De Francesco si cimenta, e devo dire con ottimi risultati, nella produzione di un disco strumentale in cui lascia il proprio estro libero da ogni freno di sorta. Ho già scritto in passato (e non sono certo l’unico a pensarla così) che i dischi dei guitar
(Candlelight) Meno di un mese fa ho ripreso tra le mani e per puro caso “Pareidolia” dei Demon Lung. L’EP non mi convinse del tutto (
(13th Planet Records/AFM) Puzzano di Ministry a chilometri di distanza i Deth Rok o per lo meno ne danno sentore. Nonostante l’assenza di notizie biografiche allegate al promo, la casa discografica è quella di Al Jourgensen, anche la copertina ha quella folle allegoria tipica delle immagini della sua band.
(Scarlet/Audioglobe) Adoro i Dark Moor: sono l’espressione più barocca e romantica del symphonic power metal, quel genere che nella seconda metà dei ’90 e nella prima metà dei 2000 andava per la maggiore, e che poi tutti hanno rinnegato, al punto che oggi le uscite di genere si contano sulle dita di una mano.
(Hellthrasher Distributon) I casi di omonimia nel metal sono molto comuni, specialmente in ambito estremo, è meglio quindi essere chiari fin da subito: quelli in questione sono la band svedese, artefice di un death metal truculento e malato nel più puro stile scandinavo primi anni novanta. Quasi in automatico si pensa
(Tanzan Music) Nome decisamente desueto per questa band italiana ma guidata da un cantante di origini bulgare, Dimitar Argirov (‘Dimmi Argus’ è appunto il suo soprannome): “Bad Dream” è il primo full-“length” e segue a un demo e un ep, allineando undici tracce (una è una cover) di old school heavy metal
(Century Media) Inquietante ed oscuro. Ispirato e ricco di sentimenti. “Construct” apre con la stupenda “For Broken Words”, dove quella lama estremamente tagliente quale è la voce di Stanne assalta l’ascoltatore, mentre si rivela una costruzione musicale di superlativa qualità, con suoni potenti,
(Autoproduzione) Provenienti da alcune pubblicazioni precedenti, i francesi Death Agony piombano nella scena death metal europea con un debut album che abbraccia pienamente la scuola europea, soprattutto attraverso Behemoth, God Dethroned, Bolt Thrower, tanto per citare alcune band
(Coroner Records) Questa band svedese proviene da un album pubblicato dalla Massacre Records, mentre ora si è accasata con una etichetta italiana che tenterà il rilancio di questo sound death/thrash metal di natura melodica e dunque tipicamente svedese. Uno sound, uno stile, ampiamente noto
(Lucifer Rising Records) L’occulto diventa immagine. L’ottavo sigillo va oltre. Un perverso matrimonio tra rock e cinema, tra culti e cult, tra storia e fiction, tra esoterismo e musica. L’ottavo sigillo ha un titolo emblematico: “Resurrection”. Risorgono i Death SS. Risorge una band talmente di culto da rappresentare
(AFM Records) Dinseyland After Dark. Forse l’unica band che è riuscita a farsi fare causa legale dalla Walt Disney Company. L’unica band che ha cambiato molte volte il nome per ragioni assurde: D.A.D, dopo la causa, D:A:D, perché gli andava. Ed infine D-A-D perché con i due punti il nome era incompatibile
(Napalm Records) Il terzo album dei Delain ha dato un segnale al mondo, come se la band di Zwolle, Olanda, volesse dire “ci siamo!”. Due album con Roadrunner Records e dopo son passati tre anni per accasarsi su Napalm Records e pubblicare “We Are the Others”. L’etichetta austriaca per rilanciare al meglio la band
(High Roller Records) Ho in bella mostra a casa il 7’’ d’esordio dei Dead Lord: non sono un naturale consumatore di rock composto dopo la fine dei seventies, ma “No Prayers can help you now” suonava come i Thin Lizzy del ’76, e quindi non ho saputo resistere. Ecco finalmente il full-“length” degli svedesi:
(Autoproduzione) Dimitri Bonani è un vero rocker, è uno che crede in ciò che fa. Ci crede perché probabilmente ha passione, ma più di tutto credo senta sue certe sonorità. Infatti “Once Upon a Long Ago” è l’esatta riproposizione di quel sound hard & heavy degli anni ’80. Non è i Mötley Crüe o i Poison,
(This Is Core Music) Uno dei più classici inizi che il rock possa proporre, ovvero qualche colpo della batteria e poi una chitarra che entra corposa, distorta, con un riff tossicchiante e di seguito tutto il resto. Trascina immediatamente “My Place”, apre l’album con immediatezza e fresco coinvolgimento.
(Artic Music Group) I Deaflock sono una thrash death metal band direttamente dal Giappone, patria insolita, se vogliamo, per questo tipo di sonorità, ma chi siamo noi per impedire che anche in Oriente si faccia musica pesante? E soprattutto, il bello del metal è che non ha confini, in tutti i sensi. Già dalla opener
(This Is Core Music) “Try to Look Back” è il terzo lavoro dei Deisler e contiene sette pezzi suonati in meno di 30’ con estrema decisione e in modo asciutto, attraverso uno schema prefissato in cui ognuno della band ci mette il proprio lavoro. I Deisler a mio avviso mostrano un punk rock di fondo nel cantato rabbioso,
(Videoradio) L’arte non sempre è quantificabile in numeri e identificabile in parole. Voti e giudizi possono essere inadatti, soprattutto di fronte ad opere di una bellezza unica o tale che non si può far altro che ammirarla e tacere. Il chitarrista sardo di flamenco Claudio Deoricibus realizza un nuovo album, con la collaborazione
(Soulseller Records) “Time to Repent” è stato un album che deve aver avuto un buon riscontro e così in meno di due anni i norvegesi Devil si sono rifatti vivi con un altro full length. Prima di questo “Gather the Sinners” è stata pubblicata anche una compilation (
(Rock’n’Growl) Qualche tempo fa ho recensito, senza troppo entusiasmo a dire il vero, il debut dei Raven Lord (
(Scarlet/Audioglobe) Scoprire che i DGM danno alle stampe un nuovo album è sempre un piacere: l’ultima pubblicazione è stata il dvd live “Synthesis”, ed erano circa tre anni che non si sentivano notizie della band romana, una delle ultime istituzioni power del nostro Paese. “Momentum”, l’ottavo disco
(Artifical Sun) Distorted World è un progetto personale del tastierista Unbekannter, ovvero Ivan M, di Anthracitic Moths. “Between The Strophes” è un esempio, per niente originale, di gothic ed electronic darkwave. Ovvero è un insieme di basi ritmiche elettroniche, dominate da synth e tastiere,
(Autoproduzione) Debutto assoluto per i simpatici power metallers Devious Mine, di Pesaro: nonostante qualche piccola sbavatura in fase di songwriting, inevitabile in un gruppo così giovane, “Revelation” è già un prodotto convincente e coinvolgente. Cinque i brani in scaletta più la consueta intro.
(Metal Scrap Records) I Deathember Flower sono una band death metal ucraina, capitanati dalla grintosa e arrabbiata Christina Makovsaya; le coordinate di base per orientarsi sono quelle di un death moderno e molto melodico, che alterna voci in growl e voci in pulito, non si può quindi evitare il paragone