Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
LAE – “Break The Clasp”
(The Compound / Battleground) Un album strano, diverso. Mi spiazza. Confonde i miei sensi. Ma facciamo chiarezza, credo sia necessario. Si tratta dei LAE-TSEU, di Montreal, con origini risalenti a metà anni ’90; Al tempo il genere suonato era appartenente alla scena post-rock/post-hardcore. Ebbero un moderato successo locale, ma non debuttarono (altro…)
(Steamhammer/SPV) “Doomsday” degli eterni Discharge viene riproposta con velocità rispettosa nei confronti dell’originale. Il clima di odio, rabbia e nichilismo resta, anche se non eguaglia l’originale. Chi ha mai eguagliato i Discharge? Si saltella di gioia con “Vision Thing”
(Autoproduzione) Ci sono sporadici casi in cui il cambio radicale di line up porta un gruppo ad evolversi e mutare in positivo. E’ il caso dei triestini Hadal, qui al loro secondo Demo. L’entrata di una voce maschile ha tramutato la
(Cyclone Empire) Giungono al secondo album gli Onheil, band Olandese in circolazione dal 1999. Più volte definiti come gli Iron Maiden del black metal, il sound del gruppo è estremo ma ricco di aperture melodiche ed armonizzazioni tipiche, appunto, della Vergine Di Ferro, che si alternano a stacchi di matrice Scandinava, che spesso mi riportano alla
(Defense Records) Proseguono i Formis dopo “Perfect Excuse,
(My Kingdom Music) Ah, i Drakkar: se non ci fossero bisognerebbe inventarli! Quando ero un giovinetto (alla fine degli anni ’90…), “Quest for Glory” e “Gemini” mi entusiasmarono come pochi altri dischi: la band milanese ha forse avuto meno fortuna di Labyrinth, Rhapsody, Vision Divine, Domine e
(Napalm Records) Sono un grande estimatore degli Heidevolk (lo dicevo già recensendo “Batavi”
(Nordvis) L’oscurità e la decadenza delle due band svedesi, Grift e Saiva, si unisce in questo tetro split, ricco di malinconia in qualche modo legata alle tradizioni del loro paese, al folklore di quelle terre. Prodotto su vinile, presenta sul lato A la traccia “Skarprättaren” dei Grift (il titolo significa “Il Boia”),
(Old Mill Records) Piccola premessa: Roberto Tiranti ha un curriculum artistico lungo come il Nuovo Testamento. Voce dei Labyrinth, Ken Hensley, Stef Burns, Il Rovescio Della Medaglia, New Trolls, bassista, doppiatore e altro ancora. Ora Tiranti si approccia al suo primo lavoro solista: era il momento e lo sarebbe stato
(Autoproduzione) Hanno una immagine ben poco raw & wild (andate a vedere il loro profilo facebook per farvi un’idea), ma ci sanno fare: gli Steel Inferno, band internazionale di stanza a Copenaghen, presentano un 7’’ autoprodotto in 300 copie di classico heavy anni ’80.
(Eschatonic Records) Debutto per gli Australiani Undermine Supremacy, autori di questo EP contenente sei brani di metal moderno in bilico tra melodie metalcore e breakdown deathcore. Il riffing è spesso lento e cadenzato, con
(Sony Music) Cinquant’anni di carriera e non sentirli! Dopo il Farewell Tour dello scorso anno, gli Scorpions hanno cambiato idea e, anziché appendere gli strumenti al chiodo, pubblicano questo album, che mostra una band ancora in ottima forma dal punto di vista esecutivo. Le composizioni, a quanto pare, risalgono agli anni ’80, ma non sono mai
(Autoproduzione) Approfitto di un viaggio di lavoro in Germania per procurarmi la nuova fatica degli Elvenpath, metalheads di Frankfurt: e ancora una volta, la quarta per essere precisi (tanti sono i loro full-“length”), mi stupisco della freschezza e della genuinità della loro proposta musicale. Osservando la copertina alla Blind Guardian
(Adarca Records) Da Nizza ci arriva il bel digipack dei francesi Anthropia, dediti a un progressive che alterna toni rock ad altri metal, e si dedica con passione e competenza a raccontare le storie del mondo di H. P. Lovecraft. I francesi sono già al terzo full-length e si avvalgono inoltre della partecipazione di Anthony Lucassen
(Autoproduzione) Il mondo è bastardo e la nostra società non è da meno. Pesce grande mangia pesce piccolo. Mangiare ed essere mangiati, per essere poi sputati via. Manco l’onore di essere ingurgitati e digeriti e se questo accade è per essere espulsi come feccia. Il mondo è questo e bisogna ricordarselo, ma
(Nuclear War Now! Productions) Emergono da inferi putridi gli statunitensi Harvest Gulgaltha. All’attivo hanno una compilation, stanno lavorando al primo full “length”… ma ciò che li ha fatti notare è il primo demo, quello del 2012, roba da cassetta (ne hanno stampate 100 per l’etichetta Aphotic Sonance) mal registrata in perfetto stile black-underground. In attesa della release dell’album, dunque,
(Oblivion / SPV Release) EP fresco fresco per gli ottimi Darkhaus, band di professionisti che si è composta ed ha debuttato nel 2013, integrando artisti di ben 4 nazioni (Scozia, Stati Uniti, Germania ed Austria). Ripeto ciò che dissi in precedenza: questo EP, esattamente come il debutto “My Only Shelter”, avrebbe prodotto soldi a fiumi negli anni ’80
(Autoproduzione) I polacchi Morte esistono da oltre un decennio vissuto con alcuni alti e bassi. La death metal band dell’Est ha realizzato poche cose fino ad oggi e “Serpent King” continua la politica dei piccoli passi, è infatti un singolo di tre pezzi che raccoglie
(Wohrt Records) “Raw black metal from Russia”. Questa la stringata descrizione a cui si limita il flyer. Che poi, pensandoci bene, descrive al cento percento la proposta musicale degli Orthank, gruppo attivo da circa un lustro e dedito a quanto di più grezzo e cacofonico si possa incidere in campo black. Solo in cassetta per
(Moscow Funeral League) Gli split nel doom assumono un significato del tutto diverso rispetto ad altri generi. Vuoi per la lunghezza dei brani, vuoi per l’aura catacombale che aleggia in ogni gruppo doom che si rispetti, questi lavori assurgono spesso e volentieri a livelli paragonabili se non superiori ai più blasonali LP. Ma veniamo al contenuto: i My Shameful,
(Forever Plagued ) Furia sfrenata in questo secondo album dei messicani Funereus, devoti al culto del maligno celebrato tramite un black metal viscerale, volgare, fedele agli anni ’90, con poderose componenti thrash/death che danno origine a riff letali, travolgenti, spudorati. Una costante adorazione del male scandita da sette furiose tracce, con un drumming punk/thrash spesso esaltato da passaggi
(Pathogenic Records) Album di spessore, importante. Album notevole. Semplicemente bello e magistralmente potente, scritto dal batterista e autore dei Tourniquet Ted Kirkpatrick (e pubblicato dalla propria etichetta), accompagnato nei diversi strumenti da più artisti: i chitarristi Marty Friedman,
(Autoproduzione) Debutto discografico per Sinatras, progetto ad opera di Emanuele Zilio, chitarrista degli hardcorers Strange Corner. Pur essendo ancora ben presenti le sonorità hardcore (l’influenza degli Hatebreed è ben presente), i Sinatras spostano il tiro a favore di un death’n’roll, sulla scia di bands come Entombed (post “Wolverine Blues”),
(Nerocromo Music/Heart Of Steel Records) Metallo puro, rovente e tagliente direttamente dal Sud America, da San Paolo, Brasile. Schietti, potenti, meravigliosamente classici, offrono un heavy metal carico di energia, di riff power and heavy, costellaoi da assoli micidiali e veramente ben curati. Questo loro secondo full length è stato pubblicato un anno
(Chaos Records) Gli australiani The slow Death avevano già incrociato la mia strada di recensore (con lo split recensito
(Inverse Records) Già conosciuti
(Moskow Funeral League) Prolifici i My Shameful. In poco più di una decade hanno sfornato ben sei album. E la qualità media si è sempre assestata su buoni livelli. Che cosa propongono i finlandesi? Doom, doom e ancora doom, quello lento e catacombale, con suoni lievemente settantiani e cantato in
(Locic(il)Logic Records) Debutto per i Veronesi Dirty Fingers, band fondata nel 2010 Gabriel Grisanti, unico membro rimasto della line up originale. Dopo svariati avvicendamenti, a fine 2014 firmano per la Logic(il)Logic, per la quale pubblicano questo “250 Dollars”. Influenzato da acts come Metallica, Motorhead e Black Sabbath, l’album
(Beyond… Prod) Sembra proprio che in alcuni ambiti metal i nostri connazionali se la cavino fin troppo bene. Da Palermo arrivano questi Dionisyan, che prendendo come spunto i Dark Lunacy più magniloquenti sfornano un album sincero e veramente ben suonato. Qui sono la malinconia e lo struggimento a farla da padroni, espressi
(Argonauta Records) Decadenza ed oscurità per questo doom/stoner inquietantemente cantato da una voce femminile, capace di incantare, ipnotizzare, deviare la mente. E’ il debutto su full length per la band inglese, dopo l’EP “Euphoric Curse” del 2013, ed il risultato è valido, non totalmente scontato, in un certo senso particolare. Musicalmente
(Nightbreaker Productions) Convincente debutto per i Torinesi Acidity, band nata nel 2010, inizialmente con il monicker Existence, successivamente cambiato in Parasite, fino ad arrivare al nome attuale nel 2012. Questa giovanissima band Piemontese propone un
(Beyond…Prod.) I profondi cambiamenti di una vita, condensati in un’ora e dieci di sublime esperienza sonora. Che poi non conta l’ispirazione ad un romanzo mai scritto o la partecipazione -come guest- di Efthimis Karadimas dei Nightfall. Non conta ci sia del doom o del death. Non contano le altre ispirazioni, o il fatto che questo sia solo un
(Woodcut Records/Inverse Records) Dalla Finlandia arrivano questi Perdition Winds con un black metal senza fronzoli e orpelli. Sei tracce nere come una foresta d’ebano in una notte di eclissi lunare. Potenza nefasta di strumenti suonati il meno professionalmente possibile ma con assoluta devozione ai recessi più oscuri e
(Nordavind) Le chitarre emettono riff lenti che si dilatano, come i cerchi sull’acqua creati dal cadervi dentro di un sasso. L’atmosfera è fredda, le melodie sono dei mantra epici, le ritmiche sono toniche ma modali. Il debut album degli Atrum Tempestas è costituito da soli tre brani, che raggiungono
(Final Gate Records) Lo split in questione racchiude le prove su nastro di due gruppi provenienti dalla Sassonia. I Graveyard Ghoul sono dediti ad un Doom imbastardito con del death di matrice svedese e rigorosamente old school. La registrazione è davvero pessima, come la tradizione impone. Si sente che il trio si