Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
ALKERDEEL/A DEN OF ROBBERS – Split: “CM Kamp 1996/Horion Jugend”
(ConSouling Sounds) Ho adorato quel capolavoro di “Morinde” ed ora ascoltare questo figlio “dimenticato” degli Alkerdeel fa un certo effetto. Dimenticato perché pezzi sono stati registrati durante le session del 2006 per il demo “Luizig” e rinvenuti a ridosso dell’ inverno già iniziato (2012) e offerti al mondo in questo split con gli A Den Of Robbers. (altro…)
(Cruz del Sur Records) “Lords of Hypocrisy” (senza l’articolo, almeno in questa ristampa) è il secondo disco dei Pagan Altar: la Cruz del Sur procede quindi nella sua opera di riproposizione del catalogo della band inglese, opera iniziata con il debut “Judgment of the Dead” (recensito
(Shadow Kingdom Records) Thrash appena venato di heavy metal classico nel secondo ep degli inglesi Deceptor, che affiancano questo “Chains of Delusion” a due demo e un altro ep precedenti: manca ancora la pubblicazione del full-“length”. Sei i pezzi, ma due sono brevi intermezzi. Nonostante la pomposa presentazione, “To know Infinity” è thrash anni ’80
(Metal Scrap Records) Thrashers ucraini e che cantano in lingua. La loro connazionale Metal Scrap propone spesso compagini di matrice thrash metal, segno che il genere riceve continuamente riscontri anche in luoghi lontani da quelli “istituzionali” di nascita (Europa Occidentale e USA). Dopo Endless Torment e Shame Yourself arriva un’altra vagonata del genere menzionato,
(High Roller Records) Ma come fa la High Roller Records? Ma dove li scova? Una formazione americana che si chiama “Album” (…), composta da amici che suonano per gioco (…), e che stampa un 7’’ con quattro brani (e quella copertina!) distribuito praticamente senza nessuna informazione promozionale… che si rivela poi un gran disco!
(Folkstone Records) Ammiro sinceramente i Folkstone: una band che ha deciso, data l’attuale situazione del mercato europeo (e italiano in particolare), di fare praticamente tutto da sola, pubblicando i propri dischi in assoluta indipendenza e spesso con il sostegno dei fans più accaniti. Ho già recensito “Il Confine” (
(Mortal Music) Gli Ion Vein, di Chichago, sono una band americana che ha deciso di prendere la strada del digitale: già a partire dall’ep “IV v1.0”, del 2011, i nostri diffondono la propria musica senza stampare cd. Una scelta ben strana per una formazione sorta a metà anni ’90 e proveniente da un lunghissimo periodo di inattività, ma così va il mercato! “IV v2.0” è dunque il secondo ep di questa nuova serie, ma presenta solo tre brani. “Seemless” mi ha ricordato molto gli Iced Earth di dieci anni fa, ed ha anche un bell’utilizzo del basso. “Fools Parade” è più arrembante e se possibile ancora più americana; meno riuscita, ma non del tutto disprezzabile, “This is me”. Di questo passo, chissà fra quanti anni i nostri assembleranno un full-“length” completo!
(Pure Steel/Audioglobe) Uno dei monicker più curiosi che abbia mai sentito è stampato su una delle copertine più kitsch che abbia mai visto (credo rappresenti il combattimento subacqueo fra un guerriero con spada fiammeggiante e un gigantesco tritone/polipo dai piedi palmati; l’autore è il blasonato Michael Welan, che ha lavorato anche per i Cirith Ungol). Ho fra le mani il secondo full-“length” degli inglesi Disarm Goliath, che la vulcanica Pure Steel stampa soltanto su vinile
(Kornalcielo Records) Potenti e dannatamente rock’n’roll. Si scatenano i Gonzales, con i loro riffoni, con la loro radice blues, con questo suono così diretto, schietto, completo, pieno. Diciotto minuti di rock duro ma melodico, ben suonato, intelligente, divertente. “Liars” sfiora sonorità punk; pezzo potente, scatenato, con quel piano così maledettamente southern. “Spellbound”, melodica, con quel riff irresistibile, e quel ritornello indimenticabile, da cantare con tutta la voce che avete in corpo.
(Bakerteam Records) Daniele Galassi e Alessandro Vagnoni, chitarra e batteria, sono ormai due elementi dei Dark Lunacy, ma dopo “Nervous System Failure” la band marchigiana non si è di certo smontata e a quattro anni di distanza ecco il nuovo album. “Paraphiliac” è tra le release italiche più attese e in cui ovviamente anche Galassi e Vagnoni hanno dato il loro contributo e credo che in definitiva gli Infernal Poetry non hanno deluso le attese.
(Sad Sun Music) Nati dai gloriosi Mortuary Drape, i The Magik Way realizzarono tra il 1997 e il 1999 due promo. Dopo tredici anni “Materia Occulta 1997-1999” rimette insieme tutto quanto hanno realizzato i The Magik Way. Il primo periodo, 1997, è “The Magik Way”, una suite divisa in quattro movimenti: ovvero “The Doubt”, “The Dizziness”, “The Knowledge”, “The Sacrifice”. Quattro oscuri e tenebrosi atti di morte, in cui il primo ha un black metal seminale, mentre il secondo si muove tra il doom e il black.
(Autoproduzione) Dopo due demo, gli Irlandesi Celtachor hanno evidentemente deciso di pubblicare il loro debut in piena autonomia: ecco quindi “Nine Waves from the Shore”, onesto prodotto di celtic metal fra gli ultimi Suidakra e i Forefather, e quindi fruibile da un pubblico abbastanza vasto. I testi sono legati a complicatissime vicende del folklore e dell’antichissima storia irlandese e vi confesso che mi sono perso praticamente subito, dato i colti riferimenti a nomi e luoghi in gaelico.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Più volte mi è capitato di incrociare questo monicker e credo sempre in relazione a band death metal statunitensi. I Vex, sono di San Marcos, in Texas, e il precedente album “Thanatopsis” ha ricevuto buoni riscontri. Tre anni dopo ecco il secondo album – con un nuovo cantante, Joe Jackson, proveniente da una band denominata Sakrefix- per questi figuri del death metal, sempre contaminato da momenti di thrash metal e addirittura black metal.
(Debemur Morti Productions) Ritorna Lars Stavdal dopo l’album “Ceremony of Ascension” del 2009. Questo “Shunya” è di metà novembre 2012 ed è il terzo che questo Monicker tira furoi dal 1999. Lars è il vero tutore di Wallachia, nel quale compaiono spesso altri sessionmen, in particolare Eystein Garberg (chitarrista dei Lumark). Il musicista norvegese ripropone un symphonic death metal classico, non si sposta dai tipici canovacci del genere, tranne per il sound di alcune tastiere a volte vintage
(Autoproduzione) Le pulsazioni che arrivano dalla sessione ritmica di questo album sono micidiali. Roba da sfondare le casse dello stereo. Cinque canzoni, venti minuti, una breve ed intensa corsa pazza in nome dell’hard rock, del divertimento . Loro si definiscono irriverenti, rumorosi, alcolizzati ed arroganti. Ma anche divertenti e estremamente cool. Ironici, aggiungo io, a partire dal moniker totalmente sciroccato, un po’ come la band stessa. Hanno immagine, sono tutti fighi, tutti cattivi,
(Autoproduzione) Disponibile soltanto in digitale, ma anche per il free download (
(AFM Records) Gli A Life [Divided] non mi hanno mai convinto e in passato ho sempre pensato che pasticciassero un po’ troppo con le canzoni. La AFM li ripropone e vorrei chiarire che la label farebbe bene a definirli non electro-rock ma electro pop-rock, perché a conti fatti è quella la loro direzione, cioè il pop. Che poi vi siano synth aggressivi, chitarrone e una batteria colpita con furia, di certo non sono questi elementi a togliere proprio la patina pop dall’anima di questi pezzi.
(Dark Descent Records) Le trombe del giudizio universale, l’apprestarsi della fine. L’immagine di copertina è eloquente e saluta questo secondo full length dei finlandesi Desolate Shrine. Il death metal presentato è grigio, cupo, ma tendente agli scenari black metal e dunque con atmosfere cariche di tensione e malessere, avvolte da un clima estremamente dark e fino ad arrivare, in situazioni brevi, a passaggi doom, come per “Plane of Awake (Dreams Over the Angel – Serpent to”.
(Nuclear Blast/Audioglobe) Quando gli Holy Grail sono esplosi con “Crisis in Utopia”, ero naturalmente fra gli scettici e i defenders pronti a lamentarsi sempre (beh, anche noi della vecchia guardia sappiamo essere ironici…): l’ardita miscela di vecchio e nuovo heavy metal della band californiana arrivava a infastidirmi, pur se non potevo negare che questi giovanotti avessero fatto centro con il loro songwriting spumeggiante. 
(Massacre Records) I Saratan sono un trio polacco i cui due precedenti album sono stati pubblicati dalla campana My Kingdom Records. Ora è l’illustre tedesca Massacre ad occuparsi di loro. La band propone un sound death/thrash con qualche inserto di melodie tipiche dei confini tra la vecchia Europa e l’Asia. “Mastema” possiede un accoppiata riff-batteria possente, quasi alla Meshuggah, mentre la voce di Jarek Niemiec si avvicina a quella di Max Cavalera.
(Comatose Music) Credo sia la prima volta che ascolto qualcosa degli Infected Flesh. Non riesco a ricordarmi se ho incrociato già la musica del duo catalano, il quale però mi è nominalmente noto. Nel 2011 hanno partecipato ad uno split nel quale figuravano, tra gli altri, anche i nostrani Antropofagus. “Concatenation of Severe Infections” è il terzo album, fatto con un death metal dai tratti brutal e a volte quasi grindcore. Un sound ossessivo ed ossesso da un clima da macellai!
(The Leaders Records) La title track apre questa seconda prova della band greca. La canzone mette in pari il rock e lo stoner. Un brano mansueto e con la sua dose di feeling e sfumature seventies. I toni però non sono tutti così e i ritmi e l’agilità del riffing si impenna, pur rimanendo continuamente legato ad estrazioni rock. Un qualcosa che ricorda i The Cult, Clapton e i Cream, ma anche il southern rock, quello degli anni ’70, i Deep Purple in “Howl”, il rock ‘n roll blues di “Scissor Tongue” e cose simili.
(Van Records) Con quanto sto per scrivere temo mi inimicherò molti defenders… ma devo confessare che il debut degli Attic, così lodato in giro, mi ha impressionato soltanto in negativo. A prescindere dal fatto che i nostri imitano in modo estremamente fedele (per non dire pedestre) le atmosfere alla King Diamond e Mercyful Fate, non capisco proprio perché questa band si sia subito guadagnata uno status cult che, fra le nuove armate dell’horror metal, avrei volentieri attribuito ai nostri Hell Theater
(Satanic Records) I Darkness di cui si parla sono quelli nostrani e nordici, autori di diverse release e con l’ossianico M. (The True Endless, Opera IX e altri) a fare il suo solito “sporco” lavoro. Black metal ferale, gelido e dannatamente old school. Una release questa che racchiude il nuovo MCD “Anti Human Life” e il demo del 2001 ” Let the Napalm Rain”. Il demo ha una qualità audio ovviamente approssimativa, tipica di una release underground.
(Autoproduzione) “Uno-” è un titolo strano perché è un titolo che non esiste. L’album di cui vi rendo conto non esiste ancora. Formalmente non c’è. Esistono e sono reali i Rejekts una band che mischia grindcore, crust, crossover, brutal/death metal, black metal e cose affini. Sono una band del milanese un po’ folle e su di giri e che dal 2007 ad oggi hanno inciso diversi demo e split. E questo dovrebbe essere il primo full length. Dovrebbe… ma non esiste, perché non è ancora uscito
(M & O Music) L’album presentato in queste righe è un esordio di una band nizzarda. Il lavoro è uscito nel dicembre 2012 e preceduto da un EP. L’album è stato curato da Willdric Lievin (Fairyland, Hamka, Anthropia) e, a detta dell’etichetta o di chi ne segue le sorti promozionali, la band è influenzata dal meodic death metal scandinavo. Dark Tranquillity, In Flames, addirittura gli Stratovarius “Lies and Hypocrisy” e “Last Judgment”.
(Black Widow Records) La band bresciana Psycho Praxis si esibisce in un ragionato e raffinato sound rock progressive degli anni ’70. Già lo stile dell’opener “Privileged Station” mi ha riportato alla mente gli Atomic Rooster di “Death Walks Behind You”, mentre altre sonorità gloriose che potrei citare per dare un’idea di cosa sia questa musica sono Jethro Tull e Van Der Graaf Generator. Anche la formazione si rifà ad una tipica degli anni addietro del rock,
(Limb/Masterpiece) Che finalmente gli Eyefear abbiano fatto il botto? Forse ancora no, ma il quinto album dei power/progsters australiani supera di certo (e di molte lunghezze) il precedente “The Unseen”. Dopo il fallimento della Dockyard1 si erano un po’ perse le tracce di questa formazione interessante e sottovalutata, che si ripresenta oggi dopo essere stata accolta dalla Limb. Il sound si è fatto decisamente altisonante e direi che le capacità dei singoli strumentisti si avvertono chiaramente.
(This Is Core) “Imiarma” è un EP di sei canzoni, sfornate da questa band piemontese che affianca sonorità melodiche e chitarre irrobustite che producono un alternative rock-metal e dai toni emocore. A cantare c’è Frankie, una ragazza, che oltre a tonalità melodiche propone anche momenti rabbiosi o addirittura in growl. “Something More” presenta il lato della band più “easy”, immediato, melodico e perfetto per le classifiche indie.
(Selfmadegod Records) L’ipertrofia creativa di Rogga Johansson mi infastidisce, l’ho scritto già diverse volte, eppure Megascavenger è un suo progetto che aspettavo, perché l’EP “Songs of Flesh (Part I)” si era rivelato un lavoro di “Nihilist o comunque dell’old style fatto di muffa, cadaveri e funerali trasformati in banchetti allucinati del death metal svedese dei primordi“. Questo sembrava l’EP è questo è l’annunciato “Descent of Yuggoth”.
(Kornalcielo Records) Un’esplosione di rock’n’roll. Ricca di calore, di forza. Triestini, sono un trio, numero perfetto, chitarra, basso e batteria. Tutti strumenti ben suonati, ben registrati, chiari e completi, per soffiare sulle braci di un sound travolgente, divertente, di quelli che fanno muovere, sudare, bere, esagerare. Musica piantata su solide basi ritmiche dove il basso e la batteria giocano, si inseguono, improvvisano, dando a chitarra e voce lo spazio per fare la differenza, fare il suono, creare il fattore che coinvolge.
(Autoproduzione) Sono degli esordienti quasi assoluti, i marchigiani Nightland, ma non lo danno assolutamente a vedere: anzi, il loro secondo ep (il primo è del 2011) suona potente e professionale come non mai! Sono cinque i brani di questo “In solemn Rise”, power/folk/death (o forse… battle metal?) all’ennesima potenza: mentre la titletrack e la splendida “Knights of the dark Empire” hanno un impianto 100% Children of Bodom, con potenti spunti death dominati dalle tastiere,
(Apathia Records) Questo album è stato composto nel 2008 e poi registrato tra il 2009 e l’anno seguente e solo in questi giorni riesce a finire sul mercato. Gli Abstrusa Unde realizzarono un demo nel 2008 e da allora tanto penare per arrivare alla fine di questo percorso che li ha portati finalmente alla pubblicazione di questo debut album di prog-symphonic black metal. Partecipa vocalmente ai brani la soprano Perrine G., ma anche quasi una dozzina di musicisti che suonano violino, violoncello, clarinetto
(FDA Rekotz) La copertina di questo album riprende la mitologia e le immagini, da essa derivate, dei Miti di Cthulhu di H.P.Lovecraft. Anche l’intro dell’album pronuncia litanie e nomi di quei Miti e i titoli delle canzoni sono apertamente ispirate al ciclo di Lovecraft che è appunto il soggetto base di questo album di debutto dei tedeschi Sulphur Aeon. Personalmente non mi tange il fatto che l’argomento sia stato ampiamente trattato, in particolare in ambito metal,