Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DARK SPACE – “Dark Space -I” (Reissue)
(Avantgarde Music) Una malvagità che proviene dagli abissi infiniti dello spazio. Malvagità siderale, brutale, fredda, incompatibile con la vita. I Darkspace sono sempre stati assurdi, incomprensibili, ma brutalmente diretti. Ogni loro canzone ha lo stesso titolo (“Dark”) differenziato solo da un numero (altro…)
(Ukem Records) I Foul Body Autopsy sono la follia brutale ed estrema di Tom Reynolds tradotta in musica. Un connubio perfetto tra sete di violenza e brutal death metal di stampo tecnico che affonda pienamente le mani nelle viscere sanguinolente dei Cannibal Corpse e dei Carcass, guardando però anche verso orizzonti
(FDA Rekotz) Chiunque è amante dei Carcass e in particolare del grindcore di natura splatter, forse conoscerà gli spagnoli Gruesome Stuff Relish, autori di una discografia di tutto rispetto, assassini concettuali, cannibali sonori. Folli, come quella copertina da b-movie. Il grindcore/deathcore (e gore)
(Grau Records) Lacerante opera che descrive con musica e testi i nostri tempi, caratterizzati da assurdi incubi, terribili incertezze, agghiacciante realtà. Tempi oscuri, brutali, esaltati da questo lavoro immenso della durata di un’ora e venti, suddivisa in solo sei elaboratissimi capitoli,
(Black Widow Records) Melodia. Semplicemente la definizione di melodia. Questo album è pura emozione diffusa, espressa, emessa, concepita in chiave elettronica con un’ispirazione vagamente rock. Un album quasi tutto registrato negli anni ’90 quando Freddy, attuale tastierista dei Death SS, diede vita al suo progetto solista denominato appunto Journey e ricevette ampia approvazione
(Apostasy Records) Lo dico francamente e fin dall’inizio della recensione, io da una band come gli Overtorture mi sarei aspettato qualcosa di più. Da una band con Magnus Martinsson (ex Grave e Insision) e Andreas Hemmander, alle chitarre, Jonas Torndal (ex Grave e ora non più nella band) al
(Horror Pain Gore Death Prod.) Qualsiasi cosa suonino i Vomitile, lo fanno esclusivamente con l’impuso dell’old style. Death metal, variazioni thrash metal, tutto squarciato da velocità, ritmi sostenuti, frenate con riff che prendono uno spessore poderoso oppure che tirano fuori intrichi sonori e melodici
(AFM/Audioglobe) Presentati come la più grande heavy metal band argentina, gli Helker hanno alle spalle una storia di oltre quindici anni, ma solo con questo quarto full-“length”, e l’interessamento della AFM, superano i patri confini per approdare anche al mercato europeo.
(Black Widow Records) Film trasformato in musica. Musica che materializza immagini. Immagini che diventano solide, vere, reali. Reali come le tenebrose e paurose emozioni che vengono generate dall’esplorazione dei meandri più reconditi della mente.
(Pulverised Records) Cosa c’è da aspettarsi da una band che si chiama Ulcer, proveniente dalla Polonia e che pubblica sotto la bandiera della Pulverised Records? Che suoni death metal, ovviamente! Gli Ulcer sono al secondo album, il primo è di sei anni fa, e non vogliono assolutamente spostarsi dalla direzione stilistica in cui credono, ovvero quella svedese (in particolare degli Entombed dell’esordio).
(Greyhaze Records) Nuovo album della spietata e ben quotata band brasiliana Nervochaos. “To the Death” è una incursione nel death metal più truce e potente, più o meno nella scuola dei Cannibal Corpse. Il riffing è lineare, pur ritrovandosi con una dose di potenza e cattiveria.
(Red Sound Records) Negazione della voce. Semplice, rigorosa e pura espressione musicale. Espressione decadente. Oscura. Esagerata sorgente di atmosfere cupe, angoscianti. Violenza sonora in puro stile post-metal, drone, che a tratti accarezza il black metal. Un continuo equilibrio tra sofferenza e rinascita.
(Metal Scrap Records) Ormai è risaputo che l’Est Europa rappresenta la nuova frontiera geografica e sonora del metal estremo. Sulla scia di band affermatissime del calibro di Behemoth, Vader, Decapitated ed Hate troviamo i Mind Affliction a porsi come degni eredi del verbo polacco del black/death metal.
(Total Metal Records) MetalHead continua la sua conquista del mercato est-europeo: questo è il primo disco che mi trovo a recensire con titolo e monicker scritti in cirillico sulla copertina! Gli ucraini Lethargia sono qui al secondo album e presentano un dark/gothic metal piacevolmente retrò,
(Art of Propaganda) Dopo l’album “Mortem Illuminate Mea” del 2010 i Vanhelga hanno registrato diversi EP ed anche uno split album. Questo nuovo full length arriva sul finire del 2012 e presenta una band piena di smalto e idee. L’apertura di “A Sinister Longing” fa inevitabilmente pensare a Burzum
(Pure Legend/Audioglobe) Chi ricorda gli Arryan Path? La band cipriota offre una delle più interessanti proposte power metal mai arrivate dall’area ellenica negli ultimi dieci/quindici anni. Nicholas Leptos e Paris Lambrou, bassista e vocalist della succitata formazione, danno vita oggi al nuovo progetto
(Devouter Records) Fin dalle prime note questo lavoro dei Wiht appare abbastanza complesso: innanzitutto questo disco consta solamente di tre tracce strumentali di durata abbastanza elevata, dai venti minuti della titletrack, ai dodici abbondanti di “Orderic Vitalis” fino ai nove di “End of the Reign”,
(Shadow Kingdom Records) Nel 1967 nasce in Florida, a Fort Lauderdale, una delle tante garage band dell’epoca. Sotto la spinta della Sumemr of Love e attraverso lo stravolgimento della pop music, con l’avvento del rock e di tutto ciò che lo stava creando, allevando e istruendo, in Florida
(Autoproduzione) Credo che con quel nome sia facile intuire che questa band serba si dedichi al thrash metal, ovviamente di carattere old school. “(E)ra” apre le ostilità con una tensione sonora che si avvicina a Slayer e Testament, la struttura del brano propone delle articolazioni nel riffing
(Autoproduzione) Ecco uno split creato con due band francesi. Corbeaux è una band post rock e l’iniziale “Airpaint” lo conferma. Un pianoforte che crea una introduzione e poi la struttura del brano che pian piano monta, cresce, esplode e poi abbassa nuovamente i toni, attraverso un arpeggio soave
(Indie Recordings) Cinque anni per avere un nuovo album e non tradire le attese, è questo il merito più grande che si possa riconoscere ai Cult Of Luna con “Vertikal”. Album costruito tenendo a mente il film “Metropolis” di Fritz Lang, per costruire la propria architettura sonora
(Autorpoduzione) I Serments sono un brillante trio parigino con all’attivo già diverse release. Spunta la figura della cantante (anche chitarra e basso) Vanessa al fianco di Romain, chitarra, e Etigo, batteria. La band si serve anche di altri musicisti. Il sound è fatto di chitarre molto distorte e che passano da un alternative rock/metal, al grunge e il post rock. Vanessa alterna cantati con voce ispirata,
(Sun & Moon Records ) Sono un appassionato del black metal nelle sue forme più ruvide, approssimative, arrangiate e, in una sola parola, underground. Nonostante ciò questo nuovo 7” dei rumeni Siculicidium non mi garba per nulla. “Valse Triste” è un canzone “personalmente interpretata” su “New Mind”
(Massacre/Audioglobe) Southern groove metal? Mah, se lo dite voi… a me viene ancora la tentazione di chiamarlo rock’n’roll! I germanici Dirt, dopo essersi autoprodotti il primo album, approdano alla corte della Massacre con questo disco di rock arcigno
(Avantgarde Music) Melodie che toccano l’anima, che guidano attraverso quel labirinto interiore, viaggio introspettivo verso il centro dell’io. Atmosfere malinconiche, un’aura depressiva, che guarda lontano, al futuro, con una lieve sensazione di speranza data dalla comprensione, dalla scoperta
(Autorpoduzione) “Vom Seelensterben” è un lavoro che al primo impatto, ovvero alle prime tre canzoni, mi ha lasciato un pochino freddo. Le forti tendenze Cradle Of Filth e Dimmu Borgir mi hanno fatto pensare ad una band con una personalità
(Nuclear Blast Records) Questo è semplice, puro, diretto e maledettissimo heavy metal. Quello vero. Quello libero da qualsiasi inquinamento moderno. Non si tratta di old-school, i quattro svedesi odiano questa definizione in quanto dichiarano, a ragione, che il metal è eterno, senza tempo.
(Bakerteam Records) Il deathcore è un genere che non seguo molto e per un motivo molto semplice: le band che mi ritrovo ad ascoltare o non mi piacciono per come suonano oppure si. Dentro o fuori! Diventa una scelta totalmente soggettiva. Gli Straight On Target fanno parte del filone deathcore
(To React Records) Forza, potenza, un substrato di elettronica, sampler, circuitazioni sonore e tanto metalcore, nu metal ed anche melodic deathcore. Su tutto questo si fonda l’ossatura compositiva degli emiliani Terminal Sick. Un nuovo lavoro, diretto, molto muscolare e abbondantemente schematico.
(Autoproduzione) Il djent metal nelle pagine di Metalhead arriva soprattutto attraverso le pubblicazioni di band francesi. Il genere sta prendendo piede da qualche tempo e anch’esso credo che tra non molto potrebbe dare vita a qualche suo surrogato o sotto-genere,
(R.I.P. Records) So che provengono dall’Indiana gli Stone Magnum, non molto altro. A guardarli sembrano cinque tizi che dopo il lavoro vanno in qualche baracca fuori città e si menano con gli strumenti, i quali magari saranno un pochino scorticati e vissuti.
(Indie Recordings) Un giorno cinque amici norvegesi si recano a suonare la loro musica in un vecchio bunker tedesco della Seconda Guerra Mondiale. Giorno dopo giorno si formano e nascono i Man The Machetes, i quali volano poi in Canada per registrare con Eric Ratz,
(Pulverised Records) Questo album non mi ha convinto del tutto e forse solo per un discorso di preferenze personali. Però se avete sbirciato il voto, allora debbo motivare immediatamente il perché della differenza tra la mia affermazione e il numero posto in calce. Innanzitutto gli Skineater sulla carta sono una formazione rispettabile con gente che è passata, o è ancora in pianta stabile, nei Wombbath,
(Pure Underground Records) Ma tu guarda cosa è andata a pescare la Pure Underground Records! Gli Amon Ra statunitensi (da non confondere con quelli spagnoli) pubblicarono un solo disco nel 1992 (sempre quest’anno maledetto!) e poi scomparvero risucchiati dal grunge. 