Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
HEAVEN’S BASEMENT – “Filthy Empire”
(Red Bull Records) Esplosivi, irresistibili, maledettamente potenti. Hanno aperto per gente come Bon Jovi, Thunder e Tesla. E non basta. Loro vogliono di più. Molto di più. Vogliono andare ovunque. Dichiarano che il loro unico scopo e fare un album che faccia urlare alla gente “Cazzo, non sentivo roba così pompata da anni”. (altro…)
(Pure Steel/Audioglobe) Erano più di quattro anni che i catanesi Steel Raiser non davano notizie: eccoli tornare alle luci della ribalta con il secondo disco, “Regeneration”, che come il precedente “Race of Steel” è edito dalla Pure Steel Records. Nove i brani in scaletta. “Cyber Laser” ha un andamento che non può non far pensare
(Black Widow Records) Una copertina stile liberty, da puro rock anni ’70, incornicia il secondo disco dei Crowned in Earth, progetto quasi del tutto in solitario dell’inglese Kevin Lawry, impegnato in diversi altri ensemble doom metal. E un doom involuto e a tratti sardonico, che non disdegna contatti con la psichedelia
(Autoproduzione) La band esiste da una dozzina di anni, ma subendo anche delle pause e cambiamenti nella line-up e infatti questa release è del 2011 e alcuni dei musicisti che vi presero parte oggi non ci sono più. Un lavoro datato e che la band sta promuovendo ancora. “Holy Leech” è un death metal dirompente,
(Pulverised Records) Totale astio verso religione e culti. Odio. Nichilismo estremo. Un’aura oscura che emerge da ogni singola maledetta nota di questo terzo full length dei greci Enshadowed. Un album che scatena ansia, sofferenza, paura. Una maledizione articolata su nove pezzi estremamente tetri, pesanti.
(Massacre Records) Mi prostro davanti a Sua Maestà Steve ‘Zetro’ Souza. Lui e la sua voce assurda, quella voce che sentivo gridare in tutti i mie incubi, in tutte quelle notti di sonno tormentato, sudato, dalla metà degli anni ’80 in poi. Non mi è mai importato nulla di cosa cantasse. Ho sempre pensato sia unico, strepitoso,
(Sun & Moon Records) Terzo lavoro per Peter e il suo progetto Blaze Of Sorrow. “Echi” conferma la volontà del musicista di esprimersi con testi rigorosamente in italiano e che ben si sposano con questo sound fatto di black metal, folk, scenari ambient, situazioni di carattere progressive. Le chitarre sono continuamente protese a sviluppare delle trame melodiche,
(Code 666) Molto, molto bello il quarto disco dei The Prophecy, fra gli ultimi emuli e continuatori fedeli di quell’ondata di atmospheric metal che sconvolse l’Inghilterra attorno alla metà degli anni ’90. In generale, a dire il vero, trovo che la definizione di semplice ‘doom’ data dall’etichetta stia stretta a questo disco:
(Skull Crown Records) Per chi non li conoscesse, gli Arctic Flame sono una onesta band di us metal che ha già all’attivo quattro album e più di dieci anni di attività. Per quel che ricordo delle prove precedenti, mi sembra che “Shake the Earth” sia sicuramente una spanna sopra a “Guardian at the Gate”, del 2011, anche se temo che questo nuovo album
(Autoproduzione) I Le Jardin Des Mémoires sono una band avantgarde metal italiana composta da Gianluca alla chitarra, basso e campionamenti elettronici e Christian alla voce, batterie e campionamenti. Lo scopo del progetto è quello di coniugare musica metal ed emozioni. La tecnica è elevata e si percepiscono subito le influenze nel sound
(Sun & Moon Records) Forse qualche frequentatore dell’underground metal estremo conoscerà questa scalmanata band brasiliana. Autrice di due album (consigliato il primo, “Sign of Doom”) e di pubblicazioni minori, il 12/03/2012 la band si è esibita in Francia e questa live release ne è la testimonianza.
(Moonlight Records) La mancanza di luce descritta dal titolo di questo album è ampiamente confermata nel corso di questi quaranta minuti di riffing esagerato, voce estremamente incazzata e groove in perfetto stile stoner. Nonostante un richiamo a bands quali Pantera e Lamb Of God, gli Italiani Throne riescono ad essere personali,
(GlassVille Records) Suoni e ambienti raffinati costruiti con chitarre distorte e non solo. Una voce non spettacolare, ma ben inserita nel clima compositivo di questi pezzi. La band polacca Dianoya è tacciata come una formazione di progressive rock, o addirittura di progressive metal. Bah, non saprei. Io li conosco grazie a questo secondo album
(Autorpoduzione) A volte un artista decide di cambiare direzione. Il chitarrista Eric Castiglia, abbandonati i romagnoli Sedna, con i quali aveva aperto anche per bands di grosso calibro come Taake e Shining, fonda la sua “one man band”, e crea questo bellissimo album, dall’emblematico titolo “The End of Our Days”.
Per tredici anni ci sono stati i Tabula Rasa, mentre da almeno sette anni è nata la nuova formazione denominata Diabula Rasa. L’idea è stata quella di prelevare melodie e testi del XIII e XIV secolo e di rendere il tutto presentabile a noi contemporanei. Ne vien fuori una sorta di folk heavy, in alcuni casi anche rock, estremamente dinamico
(Red Cat Records) Gran bella musica questa dei Signs Preyer. Roba energica, ritmata, robusta. Influenze southern in una sorta di stoner/thrash metal, con punte di hard rock e, dunque, nell’insieme un po’ crossover. I pezzi si appremdono da subito: partono e la logica che c’è dietro si intuisce immediatamente.
(Autoproduzione) La band berlinese Declamatory è autrice di un melodic thrash metal, ovviamente di taglio moderno, con innesti di death metal, di fattura scandinava, e improvvisi ritornelli che danno sul metalcore. Il risultato è un sound attuale e che credo possa essere incline esclusivamente alle preferenze delle giovani leve del metal.
(Synthetic Symphony) Dopo il singolo “Industrie – Mädchen” uscito nel 2012, i Die Krupps (o ciò che ne rimane) ne presentano un altro. Uscito il18 gennaio, “Risikofaktor” vede la title track e il remix di “Zwei Herzen, ein Rhythmus” e “Der Amboss”, eseguita all’Amphi Festival nel 2011. “Risikofaktor” è un brano vecchio stampo, cantato in tedesco,
(Pest Productions) Nonostante questa band esista da pochissimo tempo, per volere di Griss (chitarra) e Torpore (batteria), si dimostra immediatamente conscia delle proprie intenzioni. I Misere Nobis sono un progetto depressive black metal in cui i toni disperati e strazianti sono controbilanciati da melodie,
(GlobMetal Promotions ) Qualcuno definisce la musica dei russi “nu art metal”, ma io non ho ben capito il perché. Ho capito però che questa female fronted band ha realizzato nel 2011 un demo e questo è il primo full length. Inoltre ho capito che al di là di ogni etichetta, devo da subito riconoscere che Dani Hellstrom ha una voce incantevole.
(Raging Planet Records) Loro sono sporchi, brutti e cattivi. I loro riff non sono da meno, in quanto risultano pesanti, grezzi, avvolti in una distorsione ossessiva. Musica prodotta bruciando innumerevoli pieni di benzina, polverizzando intere casse di birra ghiacciata. Sono portoghesi, ma il loro sound è esattamente la colonna sonora
(Autoproduzione) In casi come questi la parola musica dovrebbe essere convertita al maschile. Questo è rock maschio, rock virile, possente. Sono in quattro, e sono Sudafricani. Hanno all’attivo un paio di releases, ma ben oltre trecento esibizioni dal vivo. Rock maschio sbattuto in faccia alla gente, dal vivo, sudore ed amplificatori, un furgone
(Ukem Records) Presentati come “RAW FUCKING SCOTTISH BLACK METAL”, Asphyxiator e Necrotica non possono essere descritti meglio. Al massimo si può contestualizzare il loro black metal come quello dei Mayhem e Darkthrone della prima età. Asphyxiator, voce e batteria, Necrotica, chitarra e basso, fanno coppia dal 2009
(Indelirium Records) Toh, dell’hardcore! Non furioso e grezzo, contemporaneo, ma abbastanza ragionato e qualche riff con la sua modesta vena di melodia. Un cantante che abbaia invettive e denunce, fino a sputarle fuori le corde vocali. L’hardcore dei The Memory arriva, di nuovo, dopo un EP e tanto suonare live, anche in Europa.
(ConSouling Sounds) Ho adorato quel capolavoro di “Morinde” ed ora ascoltare questo figlio “dimenticato” degli Alkerdeel fa un certo effetto. Dimenticato perché pezzi sono stati registrati durante le session del 2006 per il demo “Luizig” e rinvenuti a ridosso dell’ inverno già iniziato (2012) e offerti al mondo in questo split con gli A Den Of Robbers.
(Cruz del Sur Records) “Lords of Hypocrisy” (senza l’articolo, almeno in questa ristampa) è il secondo disco dei Pagan Altar: la Cruz del Sur procede quindi nella sua opera di riproposizione del catalogo della band inglese, opera iniziata con il debut “Judgment of the Dead” (recensito
(Shadow Kingdom Records) Thrash appena venato di heavy metal classico nel secondo ep degli inglesi Deceptor, che affiancano questo “Chains of Delusion” a due demo e un altro ep precedenti: manca ancora la pubblicazione del full-“length”. Sei i pezzi, ma due sono brevi intermezzi. Nonostante la pomposa presentazione, “To know Infinity” è thrash anni ’80
(Metal Scrap Records) Thrashers ucraini e che cantano in lingua. La loro connazionale Metal Scrap propone spesso compagini di matrice thrash metal, segno che il genere riceve continuamente riscontri anche in luoghi lontani da quelli “istituzionali” di nascita (Europa Occidentale e USA). Dopo Endless Torment e Shame Yourself arriva un’altra vagonata del genere menzionato,
(High Roller Records) Ma come fa la High Roller Records? Ma dove li scova? Una formazione americana che si chiama “Album” (…), composta da amici che suonano per gioco (…), e che stampa un 7’’ con quattro brani (e quella copertina!) distribuito praticamente senza nessuna informazione promozionale… che si rivela poi un gran disco!
(Folkstone Records) Ammiro sinceramente i Folkstone: una band che ha deciso, data l’attuale situazione del mercato europeo (e italiano in particolare), di fare praticamente tutto da sola, pubblicando i propri dischi in assoluta indipendenza e spesso con il sostegno dei fans più accaniti. Ho già recensito “Il Confine” (
(Mortal Music) Gli Ion Vein, di Chichago, sono una band americana che ha deciso di prendere la strada del digitale: già a partire dall’ep “IV v1.0”, del 2011, i nostri diffondono la propria musica senza stampare cd. Una scelta ben strana per una formazione sorta a metà anni ’90 e proveniente da un lunghissimo periodo di inattività, ma così va il mercato! “IV v2.0” è dunque il secondo ep di questa nuova serie, ma presenta solo tre brani. “Seemless” mi ha ricordato molto gli Iced Earth di dieci anni fa, ed ha anche un bell’utilizzo del basso. “Fools Parade” è più arrembante e se possibile ancora più americana; meno riuscita, ma non del tutto disprezzabile, “This is me”. Di questo passo, chissà fra quanti anni i nostri assembleranno un full-“length” completo!
(Pure Steel/Audioglobe) Uno dei monicker più curiosi che abbia mai sentito è stampato su una delle copertine più kitsch che abbia mai visto (credo rappresenti il combattimento subacqueo fra un guerriero con spada fiammeggiante e un gigantesco tritone/polipo dai piedi palmati; l’autore è il blasonato Michael Welan, che ha lavorato anche per i Cirith Ungol). Ho fra le mani il secondo full-“length” degli inglesi Disarm Goliath, che la vulcanica Pure Steel stampa soltanto su vinile
(Kornalcielo Records) Potenti e dannatamente rock’n’roll. Si scatenano i Gonzales, con i loro riffoni, con la loro radice blues, con questo suono così diretto, schietto, completo, pieno. Diciotto minuti di rock duro ma melodico, ben suonato, intelligente, divertente. “Liars” sfiora sonorità punk; pezzo potente, scatenato, con quel piano così maledettamente southern. “Spellbound”, melodica, con quel riff irresistibile, e quel ritornello indimenticabile, da cantare con tutta la voce che avete in corpo.
(Bakerteam Records) Daniele Galassi e Alessandro Vagnoni, chitarra e batteria, sono ormai due elementi dei Dark Lunacy, ma dopo “Nervous System Failure” la band marchigiana non si è di certo smontata e a quattro anni di distanza ecco il nuovo album. “Paraphiliac” è tra le release italiche più attese e in cui ovviamente anche Galassi e Vagnoni hanno dato il loro contributo e credo che in definitiva gli Infernal Poetry non hanno deluso le attese.
(Sad Sun Music) Nati dai gloriosi Mortuary Drape, i The Magik Way realizzarono tra il 1997 e il 1999 due promo. Dopo tredici anni “Materia Occulta 1997-1999” rimette insieme tutto quanto hanno realizzato i The Magik Way. Il primo periodo, 1997, è “The Magik Way”, una suite divisa in quattro movimenti: ovvero “The Doubt”, “The Dizziness”, “The Knowledge”, “The Sacrifice”. Quattro oscuri e tenebrosi atti di morte, in cui il primo ha un black metal seminale, mentre il secondo si muove tra il doom e il black.