Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DARKTRIBE – “Mysticeti Victoria”
(Massacre/Audioglobe) Una copertina vagamente inquietante (di Eric Philippe), un titolo enigmatico, e undici brani di ottimo heavy/power metal: il debut dei francesi DarkTribe ci narra con classe e inventiva dei guasti della civilizzazione umana sul nostro pianeta. La band è composta da due fratelli e altri tre amici di vecchia data e finora aveva dato alle stampe soltanto un demo autoprodotto nel 2009. “Taiji”, primo brano in scaletta, apre gradevoli scenari sinfonici con un vago tocco progressive. “Roma XXI” va ancora ad aumentare la dose di melodia fino ad assomigliare a qualcosa dei Secret Sphere o dei Powerquest; (altro…)
(Autoproduzione) “Juggler” è il primo atto discografico di questa band polacca, sulla quale non ci sarebbe molto da dire sulla loro musica. E’ un thrash metal totalmente old style, espresso attraverso quattro pezzi. La band nasce a Varsavia pochi anni fa e fino ad ora il suo curriculum è cospicuo in quanto ad esibizioni live. Hanno partecipato al Pozerkill4Ever Tour con Hirax e Assassin, al Metal Battle PL, arrivando terzi, e suonato al MetalFest dove c’erano Megadeth, Kreator, Death Angel, Blind Guardian e altri. In agosto 2012 la band è stata in studio per incidere quello che sarà il debut album.
(SG Records) Registrato a Göteborg da Arnold Lindberg, il nuovo album dei Naughty Whisper ha un approccio decisamente diverso rispetto a quello dei due precedenti: i lombardi sono passati dal glam degli esordi a un modern metal nel quale si intersecano senza soluzione di continuità elementi gotici e rock. I risultati in ogni caso restano molto interessanti! “Welcome to my Nightmare” ha un wall of sound corposo, animato sia da effetti elettronici che da chitarre dai suoni a tratti molto vintage.
(SG Records/Andromeda) I frusinati Metaphysics hanno atteso ben sette anni per poter dare alle stampe il proprio debut: “Beyond the Nightfall” esce infine per la SG Records e vede come guest in formazione Andrea De Paoli, ben noto per essere il tastierista dei Labyrinth. “Fallin’”, che inizia le danze, dispiega un progressive metal dove largo spazio hanno anche il piano e le chitarre acustiche; l’unica nota stonata è costituita dai suoni un po’ incerti della batteria. Caleidoscopio di stili e sensazioni è “Letter from a dead Man”
(SFC Records) Islandesi e dovoti ad un death metal si pesante, ma concepito attraverso la tecnica. Una tecnica che appare fluente e la stessa etichetta infatti li avvicina a coloro che hanno nei propri gusti la passione per Obscura, Necrophagist eThe Faceless. Insomma, gli Ophidian I sembrano la tipica band che anziché subordinare la musica alla tecnica, mettono quest’ultima a disposizione della musica. Non tutto deve avvenire per conto dell’esasperazione esecutiva.
(Rock It Up Records) Doom, progressivi, sinfonici, epici. Vasta la possibile collocazione dell’arte dei greci Sorrows Paths. Un percorso lirico concepito su un deviato concetto di amore, un percorso sonoro basato su una marcata meticolosità nella scelta dei suoni, dei cambi di tempo, delle atmosfere create. Un album che si sviluppa in maniera imponente, monumentale. Servono diversi ascolti
(Metal Scrap Records) La musica dei Cryogenic Implosion girava da tempo non solo in Ucraina, loro paese natio, ma anche attraverso un demo-album, “The Demons Come Again”, pubblicato dalla francese Nihilistic Holocaust, e due brani inclusi nella compilation dell’argentina Highlights Records. “Creation of the New World” è dunque un album d’esordio concepito nel 2010 e a seguito del quale la line-up ha subito una variazione
(Massacre/Audioglobe) Tre album in tre anni per i simpatici rockers tedeschi Unherz, che si propongono oggi sul mercato con una copertina diciamo accattivante, e un titolo che suggerisce un doppio senso non proprio finissimo (tradotto in italiano sarebbe “La verità sta nel mezzo”…). Il cd si divide equamente fra brani rock molto tirati, alla Toten Hosen (l’opener “Schmerz neu definiert”, ad esempio, ha un tiro grintoso da headbanging, ma va citata anche la melodica “Seite an Seite”), e pezzi più ironici e svagati (“Benzin” o l’irresistibile “King Kongs Schwester” – ‘la sorella di King Kong’ – con una intro alla Platters e uno sviluppo quasi teen rock).
(Pure Rock Records) Benzina ad alto numero di ottani. Con il piombo. Dannatamente inquinante. Carburazione grassa, ritorni di fiamma, puzza di motore surriscaldato. Energia sprigionata senza misura da questi cinque rockers svedesi, che si fanno trasportare dalla voce di Björn, una versione molto incazzata di Brian Johnson, mentre una valanga di hard rock pompa, batte, sfuria, catturando, trascinando, schiaffeggiando. Venerano il deviato dio del rock’n’roll più sommo, overdose di anni ’70 e anni ’80, chiave moderna nella produzione,
(Shadow Kingdom Records) Il doom metal dei danesi Altar of Oblivion si è leggermente alleggerito rispetto alle prove precedenti: il risultato è molto più vicino alle matrici ottantiane del genere, e quindi piacerà di meno agli estimatori degli Ahab o dei Funeral e di più a quelli dei Candlemass o dei Saint Vitus. Sei i pezzi in scaletta di un disco forse un po’ breve, che si assesta attorno ai 35 minuti di durata. “When Darkness is Light” è un macigno che – appunto – urla Candlemass in ogni nota, reso più interessante dalla voce stentorea del singer Mik Mentor.
(EarMusic) Qui c’è decisamente qualcosa che non va. Quando ho sentito che Kai Hansen e Michael Kiske sarebbero tornati a suonare insieme dopo 24 anni, come molti altri sono balzato dalla sedia; la notizia che sarebbero stati accompagnati da musicisti di spicco come il bassista Dennis Ward, il batterista Kostas Zafiriou (entrambi impegnati con i Pink Cream 69 e D. C. Cooper) e il guitarist Mandy Mayer (in passato con Krokus e Gotthard) non poteva che aumentare la curiosità. L’ep “Ignition”, a dispetto del titolo, aveva già un po’ raffreddato l’entusiasmo
(Cosmic Swamp Records & ZZPot Records) La materia di questo split è l’ideale per lanciarsi in orbita. Perfetta per prendere il cervello e lanciarlo oltre le stelle. Dopo l’ottimo “Noisy Spirit”, gli Otehi elaborano due brani per questo incontro discografico. “Delirious” è lenta, sensuale, una melodia languida, psichedelica e spaziale. Un drumming che ricorda il Mason di “Set the Controls for the Heart of the Sun”. Il brano si frattura in due, dura 13’55”, c’è una lunga pausa, sembra che arrivi una nuova canzone.
(DTM Productions) Dalla città di Cracovia un album schizoide, folle e al di sopra di ogni regola. Detto in modo elementare gli Iblis con “Menthell” producono un sound di progressive death metal, ma la linea progressive dell’album è eccentrica, esasperata ed appunto schizoide. Un basso che crea melodie che si espandono e chitarre che sembrano ora cantilene e qualche secondo dopo delle arpie rapaci e più cattive del solito. Attraverso il death metal di base, si intravede il thrash metal, ma anche del mathcore o del semplice metal moderno.
(Rogues Records) Questi sono schizzati. Sanità mentale defunta. Sono da internare, d’urgenza. Tre musicisti fenomenali, ma completamente pazzi. Pericolosi. Da internare, si, ma anche da mettere sotto sedativo. Perenne. Nove tracce di musica schizofrenica. Riproducono sonorità anni 70, sonorità moderne, sonorità strane, sonorità assurde, sonorità e basta. Non vi so dire che musica fanno. Forse non lo sanno nemmeno loro. Le influenze dichiarate sono Einsturzende Neubauten, primi Primus e Motorpsycho.
(This Is Core Music) Ci sono stato a Reading, Inghilterra, luogo dal quale provengono gli High Hopes e capisco tutta l’energia, o rabbia che possa essere, che sprigionano e veicolano in questo EP di debutto. Musica che arriva dalla periferia, lontano dai grandi centri e alla periferia del grosso circuito discografico. Musica fatta da giovani di questi tempi. La tensione emotiva dell’epoca che viviamo sembra trasparire dalle note rabbiose degli High Hopes. Un thrash/metalcore fatto con suoni taglienti, con batteria pesante,
(Abyss Records) Ho sempre pensato che il revival di generi e sonorità venga spesso incentivato da qualche buon album che salta fuori dal marasma generale del pentolone di turno.La Abyss Records è un’etichetta che fonda le proprie strategie verso il death metal di matrice old style, la quale pubblica i Corrosive Carcass, band presa in adozione dalla Svezia. Due condizioni che mettono in piedi un album, “Composition of Flesh”, in cui il death metal svedese di una volta (particolarmente Grave e primissimi e truci Dismember)
(Abyssal Warfare Promotion) E’ un po’ difficile valutare una band da due sole canzoni. Peggio ancora se queste due si sommano solamente alle altre tre del precedente demo, risalente al 2006. Cinque canzoni in sei anni (anzi cinque anni, il promo è del 2011)? Mi spiace, ma è un po’ poco. Gli italiani HASTUR suonano un death metal molto tecnico, ricco, veloce e molto ben registrato. I due bezzi hanno una struttura ben organizzata e si sviluppano con idee, cambi di tempo, intermezzi veloci. Qualitativamente sempre ad alti livelli, nonostante non ci siano idee particolarmente nuove, dimostrano una capacità compositiva notevole, seguita da un’esecuzione impeccabile.
(Bakerteam Records) La musica dei nostri connazionali Lykaion è in equilibrio, sospesa tra il rock e il metal melodico. Ne viene fuori un lavoro moderno, dunque influenzato da più stili, con suoni decisi e netti, una produzione curatissima. La musica, vera sostanza poi delle cose, è diretta, senza troppe evoluzioni e madre di canzoni che hanno una buona linearità. Se la title track che apre l’album ha un sound più rock, la seguente “A Cold Summer Day” ne presenta uno più carico e più metal, dai toni thrash.
(Infektion Records) Gli esordienti Venial Sin (hanno infatti alle spalle soltanto un demo) provengono dal Portogallo e si offrono sul mercato con questo ep di lunga durata: quasi un disco vero, essendo il minutaggio attorno ai 36 minuti. “A new Rose” propone tempi dispari e ritmi serrati, repentini cambi d’atmosfera e qualche spunto tribale. “Prepared for Battle” contiene quasi spunti progressive nel finale, e la varietà del sound e del songwriting è confermata da un brano come “Real End”, che non starebbe male in un disco dei Porcupine Tree.
(Pure Steel-Audioglobe) Molti dei defenders conoscono già Kevin Goocher, che ha avuto l’onore di cantare con gli Omen: i Phantom X, da Dallas, Texas, sono la sua nuova band, che con questo quarto album di onesto e potente US power metal si lancia all’attacco del mercato internazionale. I nostri, tra l’altro, hanno in programma fra meno di un mese un tour europeo che li porterà anche in Italia, per diverse date e in location peraltro inusuali (fra le quali Napoli e la Sardegna). Tre quarti del disco costituiscono un concept sul quale, purtroppo, noi recensori non abbiamo troppe informazioni!
(Hellthrasher Productions) Sensazioni malvagie che si materializzano nel profondo subconscio e che emergono come un’eruzione apocalittica attraverso i sensi, emergendo sotto forma di urlo liberatorio, violento e devastante. Un nuovo malefico progetto dalle menti che già hanno dannato il mondo con Putrified ed Infuneral. Produzione a cura di Devo (Marduk, Nefandus ecc). Trentatre minuti di black metal potente e furioso, ma sempre caratterizzato da una componente melodica,
(Metal Blade/Audioglobe) Di una reunion dei Mythotyn ancora non si parla, e quindi dobbiamo ‘accontentarci’ del secondo disco dei King of Asgard, che a parere di chi scrive si candida ad essere fra le cinque migliori uscite dell’intero 2012. Karsten Larrson e Karl Beckmann non hanno certo dimenticato le proprie origini e “…to North” finisce quindi per rappresentare la quintessenza di un certo modo di intendere la musica, la mitologia e la società norrena che, in un contesto di grande standardizzazione, ha ben pochi equivalenti sul mercato.
(Napalm Records) La Napalm Records presenta i finlandesi Chaosweaver, giunti al secondo album quattro anni dopo quello di esordio, come una band di cinematic extreme metal, ovvero suonano del (quasi) black metal, non tanto cattivo nell’approccio, intriso di synth, tastiere varie che creano uno strato sinfonico il quale molto spesso ricopre come una neve ogni cosa. Dunque la parte metal diventa quasi un’ossatura, sulla quale si impiantano sinfonie, melodie oniriche ed astratte, a volte irreali o totalmente fiabesche.
(Rock N Growl Records) Xander Demos è un virtuoso della chitarra che ha suonato al fianco di Johnson, Steve Vai, Vinnie Moore, Jason Becker, Neal Schon, Michael Romeo e John Sykes. Ha già inciso un Ep, “Road To Guitarcadia. Ha chiamato con se, per questo full length Adam Heusey, tastiere sequencers, I batteristi Chris Batton per “Right Angles”, “Boys of Summer” e “Lady in Red” oltre a Mike Stover per la batteria su “Right Angles” e Dean Minerva per “Boys Of Summer”, Matt Williams al basso e I cantanti Kevin Rasel per “Under a Darkened Sky” e Mike Sciullo per “Boys Of Summer”.
(Crucial Blast) Ricardo Donoso, John Garcia e Ryan McGuire fondono in questa nuova e terza prova, un avant-death/doom oscuro, plasmato nelle ombre e concepito con l’assistenza di due membri aggiuntivi, ovvero Greg Kelley (Heathen Shame) e Forbes Graham (Kayo Dot), alle trombe. “Old Earth” è dunque una depressa e macchinosa espressione di metal sperimentale ed estremo, con aggiunta di tratti jazz. I brani totali sono quattro e vanno dai 5’ di “Old Earth III” agli oltre 13’ di “Old Earth I”.
(Pure Legend/Audioglobe) La classica e scontata heavy/power band tedesca? Stavolta no. I veterani The Mystery (con questo arrivano al quinto album) hanno anzitutto un’ottima singer, Iris Boanta, discretamente famosa in Germania per essere stata la cantante di una tribute band tutta al femminile degli AC/DC; e poi nei solchi ottici di questo “Apocalypse 666” dimostrano sicuramente di avere un estro compositivo non comune. Quando si tratta di heavy metal classico, la differenza fra un buon brano e uno pessimo non sta nell’innovazione, ma nella cura degli arrangiament
(7 Hard) I tedeschi Hopelezz si inseriscono nel debordante pentolone del melodic death metal. I loro riff sono decisamente svedesi, in particolare In Flames. Per carità, hanno energia e dinamismo, ma a conti fatti questo “Black Souls Arrive” è decisamente un altro album di melodic death come tanti. Si, c’è una produzione attenta, ma i contenuti delle canzoni sono ormai schemi ampiamente noti. A dirla tutta c’è un senso di piattezza che gira in queste note. Canzoni aggressive, cangianti, ampi squarci melodici, qualche breakdown di troppo in giro, come nella title track, e alla fine si giunge alla conclusiva
(Autoproduzione) Registrato in casa, con uno scheda audio di 100 euro, e qualche microfono, i Beyond The Gates presentano dunque undici pezzi dalle sonorità caotiche. La resa audio lascia purtroppo a desiderare, ma andiamo oltre e concentriamoci strettamente sulla musica. I Beyond The Gates, band italiana, suonano un death metal, in parte melodico, che spesso è scosso da innesti metalcore o thrashcore. Vuoi per la qualità audio o per una identità ancora in incubazione, i Beyond The Gates dimostrano una certa approssimazione e confusione compositiva.
(Mordgrimm) Complesso. Un album decisamente complesso. L’ho ascoltato per una settimana intera, ignorando qualsiasi altra musica. Trovavo il lavoro vagamente banale, troppo contorto, eccessivamente ridondante, lungo e dispersivo. Questo fino a quando mi sono lasciato catturare dalla loro atmosfera opaca, cupa, fumosa. Un’opera misteriosa, mistica. Patti infernali, forze universali, regno dei morti tra gli argomenti che rendono questo solenne album di doom occulto un’autentico viaggio nei meandri più oscuri della mente e dei culti umani.
(Horror Pain Death Gore Productions) Per parlare degli Shadows In The Crypt bisogna soffermarsi sulla figura di Lawrence Wallace, ovvero di colui che ha generato la band. Wallace realizzò verso la fine del 2009 le basi per alcune canzoni, le quali divennero poi parte del primo album, “Beyond the Grave”. In quella release del 2011 oltre a Wallace a curare la parte musicale, compariva anche Christian Simms alla voce. Da allora ci sono state poi esperienze live, due demo usciti proprio quest’anno ed ora il secondo album in studio.
(Pulverised Records) Devo essere sincero, adoro la Pulverised Records. Perchè il suo discorso di dare alle stampe album di death metal old school, non è eccentrico, nostalgico, ma solo una fede incrollabile verso un sound che ha caratterizzato il metal. I Bombs Of Hades sono svedesi, hanno uno stile che attinge dalla tradizione death metal del proprio paese. La band nasce grazie a memebri di The Crown, God Macabre, Abhoth, Utumno e l’album è stato registrato al Welfare Sounds Studio (RAM, Bombus e altri).
(Peaceville) Nuovo capitolo che esplora ancora i territori di ‘Night Is the New Day’ e prosegue nell’ambiziosa esperienza avanguardistica, decrescente forse in termini di sorpresa ma non per qualità, suggestione sonora e nobiltà d’intenti. Suoni malinconici per un risultato che sarà anche poco metal, secondo alcuni, ma che scalpita sotto la superficie e vive di frammenti, colori e risvolti inaspettati, evoluzioni che partono dal passato ma che in quest’album si muovono ancora più libere.
(Pure Steel/Audioglobe) Composti per tre quarti da ex membri dei Lizzy Borden, i Knight Fury hanno pubblicato su cd il proprio esordio l’anno passato; la Pure Steel ha quindi acquisito i diritti per una riedizione su vinile limitata a 525 copie. Ci troviamo di fronte a un bel disco fra rock ed heavy che ha qualcosa in comune con il sound della band madre, ma pesca naturalmente a piene mani dal mare degli anni ’80. Melodica e invitante l’opener “Nothing left”, gran lavoro chitarristico in “Attack”; epico e indovinato il ritornello di “Battle for the Castle”
(This Is Core Music) Secondo lavoro, dopo un primo album omonimo e autoprodotto nel 2008, l’ anno dopo essersi formati. Con l’inglese Casket/Copro Records hanno poi inciso un EP ed ora con la This Is Core Music esce il secondo full Length. Nel mentre c’è stato anche un tour tra Italia e Inghilterra. Gli umbri Shinebox hanno rivelato un buon potenziale e si sono dati da fare per manifestarlo. “Into the Great Void” è un lavoro a metà tra il metalcore e l’hardcore o comunque una sua derivazione.
(AFM/Audioglobe) Ho seguito la carriera degli Elvenking fin dal primo demo, e ritengo senza dubbio che la band friuliana vada annoverata fra le più interessanti formazioni di power metal italiane. I primi tre dischi sono sicuramente dei classici della scena più orientata verso il folk: come molti defenders vecchio stampo ho apprezzato di meno il corso iniziato con “The Scythe” e i suoi potenti influssi death, e proseguito con i suoni moderni di “Red silent Tides”.