Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
TO/DIE/FOR – “Samsara”
(Massacre/Audioglobe) Dopo una pausa di ben sei anni, si riaffacciano sul mercato i gothic metallers finlandesi To/Die/For, che nella prima metà dei 2000, quando spopolavano queste sonorità, ottennero un ottimo successo e pubblicarono in breve tempo ben cinque album. Li ritroviamo oggi con la Massacre Records, che ha deciso di distribuire in Europa il proprio sesto full-length, completamente autoprodotto e già diffuso da altri rivenditori in Asia e America. (altro…)
(Comatose Music) Gli Engorgement devono aver inciso questo lavoro di debutto con l’intento di apparire marci e corrotti nelle menti. Lo stesso titolo, “Excruciating Intestinal Lacerations”, sembra volerlo dichiarare, ma una volta che l’ascolto parte, l’impressione diventa certezza. La voce di James Murphy è pari a quella di un maiale che viene sgozzato. Una bestia immonda che gorgoglia fuori parole incomprensibili.
(Nuclear Blast/Audioglobe) La carriera dei Threshold è lunga e ricca di soddisfazioni: i nostri superano indenni anche la morte del dotato singer Andrew “Mac” McDermott e si ripresentano sul mercato con un altro masterpiece. Dietro al microfono troviamo adesso Damian Wilson, che aveva già cantato per la band su due dischi di metà anni novanta (“Wounded Land”, il debut del ’93, e “Extinct Instinct” del ’97)
(SoulFood Music) Eldur (il suo nome è Einar Thorberg) ha concepito i Fortid e ha poi deciso di sviluppare una discografia imperniata su Völuspá, un poema della mitologia norrena. E’ nata una trilogia iniziata con il primo album nel 2003 e conclusasi poi nel 2010. “Pagan Prophecies” è dunque il quarto album e già dal titolo e copertina, nella quale campeggia una runa stilizzata, si capisce come l’elemento mitologico sia la base del concetto musicale dei Fortid. Il sound è caratterizzato dal black metal, spesso sottolineato da blast beat feroci e di precisione impressionante
(Autoproduzione) I giovanissimi greci BanDemonic danno alle stampre il loro primo ep di classico heavy metal ottantiano appena venato di thrash; il disco si compone di sei brani medio-lunghi composti forse con poca esperienza ma non per questo malriusciti. “The Seeker” è la classica cavalcata: probabilmente dei cori più incisivi avrebbero giovato alla strofa.
(Autoproduzione) I giovani metallari di Kansas City che rispondono al nome di Solace And Stable, incidono questo multiforme album, masterizzato dall’esperto Jamie King (the Buried and Me, Wretched). Gabe Fry (dei From The Shallows) è il chitarrista (insieme a David Muolo) e fondatore della band, la quale venne concepita da Fry come un progetto solista. In esso il chitarrista ha tentato di far confluire in egual misura melodia e un sound pesante.
(New Justice Records) “The Architectural of Truth” è un intrico di heavy metal moderno, quindi è la fusione tra melodic death metal, thrash e metalcore, oltre a una sequela di riff molto heavy e spesso intrisi di groove. La band australiana As Silence Breaks ha inciso l’album attraverso una trafila di livello: registrazioni nello studio di Tim Lambesis, frontman degli As I Lay Dying, presso Escondido in California, con Daniel Castleman (As I Lay Dying, Carnifex, Winds Of Plague, Sworn Enemy).
(Massacre) I debuttanti di Leeuwarden, Olanda, suonano un melodic death metal che è in bilico tra melodie intense, ricche di feeling, di quel senso dell’armonia ma ripetutamente controbilanciati da soluzioni di death metal veloce. Olandesi si, ma svedesi nella sostanza stilistica. Questo genere dura a morire e i suoi figli si moltiplicano nel tempo. Ben vengano però album come questo dei Disintegrate, il quale pur incastonato alla perfezione negli arcinoti schemi del genere, vuole esprimere buone capacità esecutive e compositive.
(AFM/Audioglobe) Trent’anni di attività (naturalmente senza contare gli almeno 10 di stop) sono un traguardo che ben poche heavy metal band possono vantare, ma gli Helstar sono sicuramente fra queste ultime. Per festeggiare al meglio una così lunga attività sul palcoscenico, i nostri danno alle stampe il primo dvd live che è anche il primo doppio cd live ‘ufficiale’: i texani ribadiscono ovunque, sul loro sito e sul materiale pubblicitario, che “Twas the Night of a Helish X-Mas” va considerato soltanto un bootleg.
(High Roller Records) Energia che si scatena dalla fredda Svezia. La nuova terra delle opportunità, dove moltissime bands sembrano trovare uno sbocco, per farsi conoscere, per farsi sentire. I Bad Poetry Band sono tra queste, suonano un rock di tipo
(Napalm/Audioglobe) L’uscita di un nuovo disco di una delle tue band preferite è sempre un momento di grande ansia: è divenuta ormai una triste legge che tutte le formazioni storiche dell’heavy metal sfornino un disco orrendo dopo l’altro, e “Home at last”, l’ep apripista per questo quindicesimo album dei Grave Digger, lasciava decisamente presagire il peggio. Per fortuna, però, le cose non vanno così male, e “Clash of the Gods” si rivela essere quantomeno un disco onesto, pieno di tutti i gradevoli cliches ai quali Boltendahl e soci ci hanno ormai abituato da una vita.
(Earache Records) Antico. Oscuro. Introverso. E’ la definizione del sound degli americani Hour Of 13, giunti al terzo full length. Ritorna Phil Swanson alla voce, e la band si riduce ad un duo, con Chad Davis che si occupa degli strumenti. Massicciamente
(Total Metal Records) Totale annientamento. Valanga di riff poderosi, che si susseguono, che si inseguono, per tre quarti d’ora di puro assalto in chiave thrash, con uno guardo al death e groove metal. Supportate da una base ritmica sempre intensa e
(Infektion Records) Alexandre Santos è il chitarrista ritmico e bassista dei portoghesi Scar For Life, ma è soprattutto il fondatore di questa band nata nel 2008. Per realizzare il terzo album e fare in modo che fosse il migliore inciso fino ad ora, Santos ha perfino chiamato, in qualità di ospiti, Anne Vitorino d’Almeida, violinista che si esibisce in “One More Day” e nella struggente “Old Man”, canzone realizzata con sovrapposizioni tra lo strumento classico, il piano, l’acustica
(Autoproduzione) Sono di recente formazione i Bloodtruth e questo promo presenta solo due brani assolutamente ben composti, eseguiti e registrati. Insomma, un biglietto da visita che si fisserà nella mente di tutti gli appassionati del brutal-gore death metal. Il sound è un massacro violento e frammisto di variazioni e digressioni che mettono in evidenza un discreto lato tecnico dei perugini. Il drumming è una tempesta indiavolata, mai paga di ritmi, rullate ed evoluzioni.
(Record Heaven-Transubstans Records) Progetto sorto in Russia ad opera della polistrumentista Alisa Coral, gli Space Mirrors propongono in questo quarto album una manciata di brani ispirati al mondo di Lovercraft, autore usatissimo nel mondo metallico. La gamma degli ospiti presenti è molto vasta e variegata: agli ex-Hawkwind Nik Turner e Alan Davey si affiancano anche i nostri Martyr Lucifer e Fabio Bartolini degli Hortus Animae.
(Pure Rock Records) Un delicato equilibrio tra l’hard rock e l’heavy metal. Un hard rock troppo cupo, potente per essere semplicemente hard rock, un heavy metal troppo melodico e pulsante per essere heavy metal. Una proposta geniale, semplice e mostruosamente efficace. Un cantante, Lothar, con una voce fantastica, che oso definire come l’incrocio trans genetico tra Udo Dirkschneider e Lemmy Kilmister, con in aggiunta una capacità di offrire un timbro vocale caldo e avvolgente quando la canzone si fa più profonda o misteriosa.
(Pure Steel/Audioglobe) True/heavy power metal dalla Svizzera: gli inossidabili Emerald tornano alla carica con il sesto disco, che è un soffio inferiore al magnifico “Re-forged” ma si difenderà comunque benissimo sul mercato. L’impressione è che i nostri non abbiano voluto rischiare troppo, e così non abbiamo in scaletta un altro ambizioso brano-fiume come “Mutiny” del full-“length” precedente; i nostri si ‘limitano’ a presentare nove brani old school animati da un songwriting grintoso e indovinato.
(Apostasy Records) Assurdo. Malato. Schizoide. E tuttavia estremamente compatto, con una direzione comune che sfocia in un sorprendente livello emozionale. Questo è il black metal proposto dai debuttanti tedeschi Maladie. Un black metal diverso, tecnico, avanguardia del genere, ma estremamente chiaro. La proposta non è ultra tecnica per soli palati estremamente raffinati, ma bensì l’intelligente semplificazione di un qualcosa molto più complesso. Le sette tracce sono efficaci, coinvolgenti nei loro sbalzi di umore sonoro, spesso evidenziati da diverse proposte vocali che spaziano dalla voce pulita ed epica, allo screaming più devastato e sofferto.
(Autoproduzione) Nati da poco tempo e attraverso le ceneri degli Ebola e con elementi di altre band, i romani Galera pubblicano il loro primo lavoro “Roma Isterica”, EP composto da cinque pezzi. Sono autori di un hardcore potente e con una forte caratterizzazione metal. Riff robusti, un basso denso e pulsante e un drumming ovviamente serrato e asciutto. Il tutto si addensa coagulandosi in note che diventano rocce roventi. Le melodie hanno un che di cupo, claustrofobico, ma tutto avviene attraverso sfuriate, sospensioni e ripartenze.
(High Roller Records) I Gaskin sono una delle numerose band apparse sulla scena all’inizio degli anni ’80 con la prima ondata NWOBHM, e poi più o meno rapidamente dimenticate; i nostri ci hanno riprovato, ancora una volta senza troppo successo, nel 2000, e solo adesso danno alle stampre il proprio quarto full-“length”. Il quale, almeno a parere di chi scrive, farà sicuramente scendere qualche lacrimuccia ai nostalgici, ma neanche in questo caso spalancherà alla band inglese le porte del successo. “Edge of Madness” è infatti un disco abbastanza scontato, oserei dire stanco, senza nulla di particolare che non possa trovarsi ovunque in quest’epoca di revival ottantiano.
(Candlelight) Si erano perse un po’ le tracce dei Rumpelstiltskin Grinder dopo “Living For Death, Destroying The Rest”. La band statunitense pare abbia addirittura tentato di cambiarsi il nome, ma le cose sono rimaste come erano. “Ghostmaker” è una fusione estrema tra il death metal e il thrash (a tratti si avvicina al black metal, anche per via dello screaming nel cantato), la quale genera un sound robusto ma dinamico, senza privarsi delle opportune melodie per diversificare i pezzi e rendere la musica maggiormente fruibile.
(Massacre Records) C’è Dan Swanö lo studio Unisound dietro a questo nuovo lavoro dei turchi Soul Sacrifice e questo significa una qualità e pulizia nel sound di tutto rispetto. Tra il meglio che c’è. A dire il vero però anche la qualità di questo melodic death metal dei Soul Sacrifice è davvero buona. C’è potenza, melodie e capacità di esecuzione da parte dei musicisti che è di tutto rispetto. Questo vale anche per il cantato buon Özgür Özkan. I tratti melodici contraddistinguono i pezzi e dalle iniziali battute l’attenzione nell’ascolto resta elevata, segno che il songwriting è di buona qualità.
(Earache) Heavy metal vecchia scuola. Riffing thrash. Potenza. Assoli. Un grande genere che ha sfornato grandissimi dischi. I Natur sembrano usciti da un’altra epoca. Se questo album avesse almeno venticinque anni, forse, sarebbe un gran bell’album. Purtroppo “Head Of Death” è un disco nuovo, fresco di firma con la Earache. Nonostante i riff siano potenti e divertenti, le canzoni sono spesso troppo lunghe e manca una certa dinamica. Sono cose che sono state scritte e riscritte, e forse a loro piace così. Il feeling è esattamente quello retrò.
(Punishment 18 Records) Il nome dei MadMaze circola nell’ambiente metal già da qualche anno, grazie all’EP di esordio “No Time Left…” e in questo 2012 la band pubblica finalmente il primo album. Thrash metal puro e potente ma affilato e quella lama non è di un coltello, ma di un machete bello grosso e assassino. Thrash puro perché racchiude tutti gli elementi delle grandi band della Bay Area. Non è un thrash metal moderno quello dei MadMaze, ma assolutamente classico e suonato con maestria. Scorre via come un fiume impetuoso “Frames of Alienation”, devasta, trascina via tutto e lascia una catastrofe.
(Autoproduzione) L’uscita del debut album dei MadMaze consente di ritornare sulla prima prova che la band italiana ha inciso nel 2010, ovvero “No Time Left…”. Quattro pezzi messi insieme sotto una copertina inequivocabilmente thrash metal, proprio come la musica che essa ricopre. Quattro pezzi piacevoli e che scorrono davvero bene nell’ascolto. Thrash metal intenso e sicuramente vecchio stampo. Thrash metal in stile Bay Area e quindi in linea con la tradizione. “Lord of All That Remains”, “Mad Maze” fanno subito intendere che la band ha qualità, ma ha bisogno ancora di progressi.
(Deepsend Records) “Expiation” è puro brutal techincal death metal di produzione italiana. I Synapses sono un quartetto che gioca al massacro, ma attraverso armi elaborate e complesse. Alessio “Ciulaz” Fassoli è l’unico chitarrista e il lavoro che svolge con lo strumento è immane, ma allo stesso tempo è anche un lavoro che ammassa riff su riff senza tirare fuori un briciolo di melodia per rendere memorabili e fruibili i pezzi.
(Autoproduzione) Epico e glorioso. Energia che si insinua nelle vene, che da la carica, voglia di vincere, andare avanti. Legami con antiche tradizioni grandiose, storie tramandate con orgoglio. Questo è “Mosemanden”, EP dei Danesi Sylvatica (l’EP contiene anche 4 tracce di una precedente pubblicazione intitolata “Sagn Og Sagaer“). I Sylvatica propongono un folk metal pesante. Fortemente influenzato da death e, a tratti, anche black, il loro sound è molto melodico, ma decisamente robusto, cadenzato.
(High Roller Records) Che Mark Shelton sia inarrestabile è noto a tutti: e così, a circa un anno di distanza dall’ultimo disco dei Manilla Road, lo troviamo impegnato in questo side project di ispirazione lovercraftiana che… è praticamente un disco dei Manilla Road, per il sound e la presenza di pressoché tutti i membri della band madre! Misteri di un enigmatico artista che ancora una volta sceglie per le proprie creature una produzione minimale e volutamente confusa e underground.
(Deepsend Records) Death metal cupo, a più riprese brutale ma con continue frammentazioni del ritmo, un fattore importante per non rendere i pezzi troppo claustrofobici. Diversi e continui inserti solisti delle chitarre e una trama del riffing assolutamente variegata. Una piccola gemma questo “Age of Perversion” degli Offending. Uno di quei lavori che non ti aspetti. Proprio l’abilità di Cyriex alla solista e di G.P. alla ritmica sono i due aspetti sorprendenti e piacevoli. V.R. fa il suo dovere con un drumming puntuale e privo di sbavature, continuamente accompagnato dal basso di Yoni.
(Deep Send Records) I deathers inglesi Detrimentum sono giunti al secondo album in studio dopo “Embracing This Deformity”, lavoro di tre anni fa. Il nuovo “Inhuman Disgrace” va ben oltre il sound manifestato dal suo brutale predecessore. Il clima del riffing, e del comparto ritmico, è più ragionato e di conseguenza le stesse canzoni saltano fuori da un songwriting più dinamico e realizzato con elementi di thrash metal ed estremizzazioni blackened. Essendo inglesi la matrice death metal del proprio paese è ben radicata, ma non si può non segnalare qualcosa dei Cryptopsy o dei Morbid Angel
(Shadow Kingdom Records) Un album molto interessante. Un suono un po’ doom, un po’ 70s, un po’ rock’n’roll, un po’ metal. Un po’ Mercyful Fate, un po’ Black Sabbath. Un cantante che ricorda Messiah Marcolin e King Diamond. Un disco che offre un ascolto piacevole, nostalgico, a tratti epico. Però c’è un problema. Siamo nel 2012. Questo disco uscì nel 1987, solo in formato vinile, e pure in serie abbastanza limitata. E’ un album culto, se si rispetta l’epoca ed il formato. Questo fu l’unico lavoro dei Coven, i quali si sono successivamente rinominati Coven 13, si sono riuniti nel 2011 dopo aver scoperto di avere un discreto seguito in Europa
(Autoproduzione) Ci sono alcuni album o dei modi di suonarli che più di essere musica sembrano un viaggio concettuale. Come se dietro vi fosse un modo di pensare o, più arditamente, una filosofia. Qualcosa di simile vale per “Nel Suo Perduto Nimbo”, nuovo lavoro per Cataldo Cappiello che si rifugia sotto il nome di Caelestis. L’autore ha concepito dell’atmospheric-industrial balck metal con tinte di ambient new age, dunque un lavoro altamente sperimentale, fuori dagli schemi e contaminato ampiamente dall’elettronica.
(Iron Bonehead) Uno spirito black/thrash metal si eleva dalle viscere del suolo boliviano e si manifesta in questa terza opera dei Bestial Holocaust. La voce di Sonia Sepulcral si percepisce assassina e maledetta, attraverso le note di metallo laccate di nero. L’iniziale “Dios Despiadado” è un atto di devastazione pura, nel segno di Slayer, Kreator e di un conseguente black metal amorfo e ruvido. I toni sono praticamente gli stessi anche per le canzoni successive, manifestazioni di pura malvagità e di nera e tenebrosa potenza.
(Autoproduzione) Dannatamente pesanti. Sporchi. Trascinanti. Sono in quattro, vengono dalla Danimarca (anche se hanno componenti sparsi per mezza Scandinavia, Islanda compresa). Suonano uno stoner iniettato di sludge. Gridano nel microfono, voce sporca, a tratti estrema o growl. Propongono una produzione essenziale, chiara, potente, dove ogni corda del basso, quando pizzicata, emana vibrazioni viscerali e devastanti. Dall’heavy metal puro attingono riff massicci, ed il loro EP, purtroppo limitato a soli quattro pezzi, vi fa volare dalla sedia, fa esplodere le casse dello stereo.