Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
INFERNO SCI-FI GRIND’N’ROLL – “The Fall and Rise and Fall of Inferno Sci-Fi Grind’n’roll”
(Subsound Records) E’ come essere in un videogioco della Atari, tipo Vanguard, in questo lavoro degli Inferno Sci-Fi Grind ‘n’ Roll. Si attraversano scenari in cui esplodono suoni mathcore, noisecore e inserti di elettronica folle, atti di schizofrenica alterazione, caos e pazzia e riff corrosivi o adrenalinici. C’è da tenere i nervi saldi per seguire questo album di quasi 32’. Le melodie ci sono ma lievitano in sottofondo (altro…)
(Autoproduzione) Vi racconto una storia: Una notte, tenebre e spiriti. Musicisti demoniaci su un palco. Pubblico di seguaci dannati. Io ci sono. Devo fotografare, devo intervistare, devo assumere la mia dose di deviazione. Si parla di musica, di bands. Si avvicina uno dei dannati, si presenta come Filippo. Persona assolutamente gentile, timida, introversa. Mi parla di un progetto di black sinfonico, mi propone ascoltare qualcosa.
(code666) Lo scouting dell’italiana code666 (parte del gruppo Aural Music) ha mirato a questi giordani Bilocate, definiti spesso come dark oriental metal. Per le loro origini geografiche, per le tastiere (di Waseem Essayed, membro fondatore ed ex batterista) che tinteggiano scenari epici, dalle melodie ibride. Nel 2004 la band è stata autrice di “Dysphoria” e nel 2006 di “Sudden Death Syndrome”
(Seven Kingdom Records) I Forefather non hanno mai sfondato, questo è noto: ma Wulfstan e Athelstan, i due fratelli inglesi che compongono la band, possono guardare con orgoglio, e forse un po’ anche dall’alto in basso, tantissime formazioni pagan o viking che hanno avuto più successo di loro. “Last of the Line” è il sesto album e prosegue la tendenza relativamente ‘morbida’
(Reverie Records) Una volta, fino al 2009, si chiamava Reverie ora è Sylvan Realm, ovvero un progetto di Sylvan (chitarra e voce, ma anche testi e l’artwork) con Evan Madden (alla batteria, con una militanza nei Woods of Ypres) e Jason Ian-Vaughn Eckert (bassista). E’ la prima prova dei Sylvan Realm ed è strutturata su un black metal rozzo nei suoni e nelle rifiniture
(Coroner Records) Messo fra parentesi per un attimo il death metal dei Soilwork, Björn Strid ha dato vita a un interessante side project fra rock e metal che prende il nome di The Night Flight Orchestra: nella band è coinvolto anche Sharlee D’Angelo degli Arch Enemy. 11 i brani del disco, più una bonustrack disponibile solo per la copia fisica e non per il download digitale. “Siberian Queen” ricorda subito gli ultimi Rainbow
(Cyclone Empire) Un album incentrato sui miti di Cthulhu, ideati da H.P.Lovecraft, da parte di una band di death metal svedese old style, nata nel 2008 grazie a componenti dei Nominon, Reclusion, Thorium e altri. Loro sono i Puteraeon e sono al secondo album. Il missaggio è di Andy La Roque, sinonimo di qualità e in effetti “Cult Cuthulhu” ha un sound fresco, nitido, aggressivo e dannatamente death metal.
(Disgorge Media) I Marasmus suonano un brutal death metal di proporzioni assassine. Dieci pezzi (comprese due intro) che ricoprono di sangue l’atmosfera a causa di un riffing serrato, pesante come un’ascia maneggiata con istinto violento. Le canzoni hanno tutte un passo breve, spesso non arrivano ai 3’, la batteria di Trynt Kelly è vivace, ma quanto fastidio da quella doppia cassa triggerata, da sembrare una macchina da scrivere!
(Pure Steel/Audioglobe) Se amate l’us power metal più sporco e cattivo, alla Metal Church o anche alla primi Iced Earth, i Power Theory meritano certamente la vostra attenzione. La band della Pennsylvania sembra aver passato indenne un notevole cambio di formazione (due membri su quattro) e si presenta sul mercato con un secondo album più potente e violento che mai.
(logic(il)logic) Romantici, caldi, avvolgenti. È la definizione per questa band, questi brani, questi suoni. La voce di Federico, come velluto, scorre, scivola, accarezza e fa provare sensazioni. Un talento vocale notevole, alla pari di Ville Valo (al quale è molto simile) e Chris Isaak. Un album dal titolo stupendo, filosofico, umano e reale
(Despise The Sun Records) Autori di un demo ristampato più volte, uno split con i siciliani Bunker 66 e un tour in Germania, Olanda, Rep. Ceca e Austria, i Barbarian producono questo lavoro omonimo dalla durata contenuta, 27’ e sei pezzi totali, nella migliore tradizione del metal di metà degli anni ’80.
(Bakerteam Records) Ottimo esordio per i piemontesi Mirrormaze, che con questo “Walkabout” danno un notevole impulso alle ultime tendenze del progressive italiano: un genere nel quale abbiamo davvero tanto da dire! “Prisoner” ha una solidità invidiabile e ci trasporta subito in una intricata selva prog, più simile a quella dei Fates Warning che a quella dei Dream Theater.
(Autoproduzione) La fredda meccanica della recensione di un prodotto non sincronizzato con i tempi. Spietata e dura. Ma unica e ovvia: ascolto questo demo mentre il progetto King’s Band sta per rilasciare l’EP. Questo demo, ormai vecchio, offre degli indizi molto chiari: Karlage King, il leader massimo (ed unico componente della band)
(Mortal Music) I Monsterworks vivono a Londra da tempo e tra il 2000 e il 2011 hanno realizzato ben sette album, facendolo attraverso le note del death metal, dello stoner, del black metal e del thrash. Diversi passaggi, diverse esigenze d’espressione, una direzione mai costante.
(Lavadome) Questo album è un massacro totale, una furia devastatrice. Dirompente, violento ma suonato con estrema fluidità. Death metal nella migliore tradizione e che risente anche di alcune manovre stilistiche più attuali, come gli impasti sonori dei Behemoth; tuttavia i pezzi sembrano risentire maggiormente dei Morbid Angel
(Deathgasm) I Morbid Execution mi sono familiari, il loro nome mi è giunto diverse volte all’orecchio ed ho anche ascoltato un paio di loro pezzi, ma adesso l’uscita di “Vulgar Darkness”, il loro primo album, mi permette un approccio completo ai polacchi. Autori di un death metal molto crudo, con escursioni verso il black metal primevo
(Candlelight Records) Tributo agli Emperor. Omaggio alla mitologia del black metal norvegese attraverso un’ode declamata da un pugno di fedeli come i Necrodeath (“Lord of the Storms”), Helheim (“Witches Sabbath”), Taake (“I am The Black Wizards”), Troll (“Towards the Pantheon”), ma anche Saltus (“Curse You All Men!”), Infer (“Ye Entrancemperium”)
(Autoproduzione) Dopo un silenzio di ben cinque anni dall’ultimo demo si riaffacciano sulla scene i marchigiani Nefesh: “Shades and Lights” è il debut sulla lunga distanza e vanta la produzione di Frank Andiver. Ancora una volta nel sound della band troviamo un mix di generi molto accattivante, ma fatto forse più per il mercato nordeuropeo che per quello italiano. In “Delirium of War” prevalgono il progressive e il gotico:
(Logic(il)logic) Una atmosfera gotica che si amalgama ad una melodia dolce, mistica, una viaggio musicale avvolgente, a tratti onirico, sensazioni travolte, coinvolte, esaltate. Una eterogeneità sonora che abbraccia arpeggi dolci, power metal potente, orchestrazioni ammalianti ed una componente speed metal che emerge a tratti, contribuendo ad una esperienza acustica completa.
(Autoproduzione) I comaschi All Amort propongono tre canzoni, messe in piedi da una overdose di thrash metal in quello che poi è del melodic death metal, ma dai toni cattivi e rabbiosi. “Gain from Love”, massacro e strutture melodiche, batteria furiosa, suoni come un’artiglieria che esplode colpi. C’è un buon equilibrio tra melodie e rabbioso death metal alla svedese ed è più o meno lo stesso atteggiamento di “Eternal Lies”
(Coroner Records) Ettore Rigotti e Claudio Ravinale (il primo è polistrumentista e magnifico produttore di grido e compagno del secondo nei Disarmonia Mundi) non si fermano e lanciano i The Stranded, insieme a Elliot Sloan (chitarra e basso, nonché skater professionista) e Alessio Neroargento (tastierista anche con i Disarmonia Mundi e altri)
(Cyclone Empire) Intrappolati nella brutalità dei riff. Catturati dalla massacrante batteria. Rapiti dagiri ritmici strappa vertebre. Avvolti da un basso potente, metallico, schietto. Questa è la sensazione che si prova ascoltando questi quattro olandesi, che offrono un album death metal diretto, facile da assimilare, ricco di energia e perversa atmosfera.
(Metal on Metal Records) Gli svedesi Mortalicum, qui al secondo album, si inseriscono alla perfezione in quello strano filone che mescola il doom primordiale alla Black Sabbath con il rock un po’ acido di metà anni ’70: ne esce un ibrido che, se scritto e suonato bene (come in questo caso), ha un tocco di originalità niente male che sorge proprio dai contrasti del sound. “My dying Soul” si ricollega molto ai Sabbath meno cupi
(High Roller Records) Esce in vinile e per la High Roller Records, figlia della tedesca Pure Steel, questo macigno di energia hard ‘n heavy. I quattro lerci e storici laziali suonano undici pezzi in circa trentasette minuti alcolici, dando sfogo alle loro chitarre e cavalcando la furia della batteria e del basso. Spaccano di brutto, rievocano un riffing in stile NWOBHM (“Satan vs God”), dell’hard rock (“Metal Bullets”, “Black Widow”)
(Limb/Audioglobe) Tutte le volte che in redazione arriva un cd della Limb Music, la mia mente va subito con nostalgia alla golden era of power metal, quando produzioni come questa dei Dragony arrivavano nei negozi una volta alla settimana. Ora invece uscite come questo “Legends” sono rarissime e finiscono pure per essere criticate a priori, solo perché l’etichetta dice ‘power metal’!
(Atomic Stuff) E’ tutta colpa dei Mötley Crüe. Hanno reso celebre un genere. Hanno creato grandi canzoni. Sono diventati un mito. Hanno inneggiato alla devastazione, alla perdizione, alla depravazione. Hanno reso tutto questo un modello di vita, una religione. Quindi è davvero colpa loro se questo stile devastato continua, dopo tre decenni, a sfornare bands che vogliono bere, scopare e far casino.
(Autoproduzione) “It’s only Rock’n’Roll but I like it”, diceva un certo Mick Jagger: e direi che questa frase va benissimo per presentare l’ultima fatica degli abruzzesi RockRace, 10 brani di rock/blues sporco ma genuino con un piede nei ’70 e l’altro all’incirca fra 1987 e 1993, nell’epoca dei Guns’n’Roses. Le composizioni sono immediate, fatte per essere suonate dal vivo, e intrattengono piacevolmente l’ascoltatore
(This Is Core Music) Pescaresi, giovani, appassionati dell’alternative rock-metal americano. Quindi melodie a tutto andare, cori accattivanti, canzoni brevi e spedite, con l’occhiolino al punk, al rock, al metal e al pop. E’ questo “How Life Should Be”: semplice, spontaneo, ricco di adrenalina e che puzza di gioventù. Doti o limiti? E chi può dirlo!
(This Is Core Music) Le radici di questa band italiana sono corte. La nascita è recente, 2008, e avvenne sotto il segno del post-hc. Dopo “Where The Ocean Meets The Sky”, un EP, e una buona manciata di live, gli Avenue Of Heroes partoriscono, a seguito di una lenta gestazione, un debutto nel segno del metalcore più classico, e cioè “Consequences”. Debutto limato con certosina pazienza e cura, dei suoni e degli arrangiamenti.
(Napalm Records) Salmi. Rituali. Messe. Cerimonie oscure. Le note di questo undicesimo lavoro appaiono oscure, maligne, terrificanti. Puro heavy metal, puro doom. Totale oscurità. Un tempio. Streghe. Demoni. Subdola malvagità che trasuda da ogni accordo di questa opera. Una opacità dei sensi, resa quasi infernale dalla suprema interpretazione di Robert Lowe. Potenza di “Prophet”.
(Graviton Music Service) Gli Inmate hanno realizzato un album che contiene una vagonata di musica, cioè ben 14 canzoni, ma dal minutaggio comunque normale. “free at Last” è dunque un lavoro che segna il debutto di questo comlesso sloveno, attraverso una proposta ricca, ma decisamente inflazionata, sia per qualità che per quantità.
(Nuclear Blast-Audioglobe) E’ del tutto superfluo annunciare che attorno a questo “Ascending to Infinity” si era creata una attesa spasmodica: dopo lo split più cortese della storia della musica, Turilli aveva preso con sé Dominique Lerquin e Patrice Guers e si era subito dedicato alla composizione di nuovo materiale, mentre i superstiti Rhapsody of Fire (compreso Alex Holzwarth, che ha continuato a collaborare pure con Turilli fino a poco fa!) si lanciavano in nuovo tour
(Autoproduzione) Non lo direste che i Deimos hanno iniziato come cover band dei Gamma Ray, perché il sound che mostrano in queste composizioni inedite è molto più cupo e carico – pur mantenendosi nei classici confini del power metal. Cinque le composizioni di questo EP d’esordio, disponibile sia in copia fisica che per il download digitale. “Wargeed” è quasi epic metal con un sound corposo e molto tirato: a tratti i nostri ricordano i primi Domine, a tratti i White Skull.
(Massacre) La band portoghese Disaffected era ben avviata quando nel 1997 si sciolse. Nel 2006 José Costa (voce) e gli altri si sono rimessi a suonare insieme ed ora pubblicano il secondo album, appunto intitolato “Rebirth”. Peccato per il tempo perduto, perché i Disaffected con “Rebirth” fanno buona mostra di se. Canzoni articolate, progressive, con suoni scintillanti, su un tessuto di death/thrash metal.
(Steamhammer SPV) E’ la first lady del metal. La regina dell’hard rock. La sua carriera è unica, esemplare. Nessun’altra donna ha mai avuto il carisma, l’energia, l’anima dannata dal rock ‘n’ roll come Lita. Lita si confessa. Si apre. Un regalo al suo pubblico, un album intimo, quasi autobiografico, un eterno legame con uno stile di vita, un obiettivo nella vita, una ragione di vita. Ha lavorato con creature oscure come Nikki Sixx e Ozzy Osbourne. Ha 54 anni.