AMAZE KNIGHT – “The Key”
(Autoproduzione) Gli Amaze Knight sono una band torinese fautrice di un progressive metal complesso e abbastanza vario: “The Key” è il loro disco d’esordio e naturalmente, secondo i canoni del genere, si tratta di un concept! Sono soltanto cinque i pezzi in scaletta, ma il minutaggio totale si aggira attorno ai 50 minuti, quindi fate i vostri conti… “Imprisoned (Shadow’s Past)” si apre su evoluzioni alla EL&P (altro…)
(R.I.P. Records) Doom classico, quello melodico, quello potente, quello decisamente heavy metal. Musica ormai senza tempo, ma anche troppo abusata, troppo sentita. Gli americani Stone Magnum non inventano nulla di nuovo, ma quello che fanno lo sanno fare molto bene. La loro musica è piacevole, ben suonata, condita da una voce ideale per questo genere, che non può non ricordare Messiah Marcolin.
(EMI) Ambizione legittima quella dei Five Finger Death Punch, ovvero tirare fuori un doppio album ma nell’arco di alcuni mesi, infatti esce ora “The Wrong Side of Heaven and the Righteous Side of Hell, Vol. 1” e il 19 novembre il volume 2. Doppio album in due mandate per dare uno slancio consistente alla propria immagine e magari riuscire ad avere un successo più planetario che solamente confinato
(Listenable) A mio avviso i Panzerchrist sono tra le migliori band estreme in circolazione. Magari non hanno l’appeal di altri fenomeni del genere death/blackened, ma non mi si controbatta alla qualità che i danesi hanno sempre manifestato nei loro pezzi. Questo settimo lavoro (ofefnsiva, che titolo superbo e minaccioso) squarcia un po’ le tematiche estreme e pone sonorità più malleabili, meno serrate, meno cupe,
(Ektro) Non sapevo se scrivere qualcosa relativamente a questa pubblicazione della Ektro, una label che reputo strana, assurda, ma sicuramente geniale. Tuttavia credo che il loro impegno nel pubblicare materiale come questo meriti attenzione, specie da parte di persone come me e molti di voi, che sanno vedere oltre, sentire oltre, percepire oltre. Un solo avvertimento: non c’è nulla che abbia a che fare con
(Hells Headbangers) Un’atmosfera opprimente, soffocante. Nebbia. Oscurità. Aria piena di polvere. Morte. Decadenza. Suono che assorbe la luce, uccide la vita. Culto. Puro culto. I Void Meditation Cult sono una band americana, che si dedica a produrre un sound che ha sempre a che fare con satanismo, occultismo, rituali e sacrifici. Sacrifici umani. Ha all’attivo un demo con questo moniker. Ma nel 2009, anno
(13th Planet Records/AFM) Saltiamo a piè pari ogni discorso riassuntivo e biografico sui Ministry (state leggendo in internet, dunque vi sarà facile cercare e capire chi sono) e veniamo direttamente a quello che rappresenta “From Beer to Eternity”. Parliamo del presente, anzi partiamo dal 22 dicembre del 2012, quando Mike Scaccia, chitarrista, muore per un attacco cardiaco a Dallas, durante uno show
(Moonlight Records) A guardare copertina, monicker e nome dell’album, si è quasi certi di trovarsi di fronte a uno di quei dischi pagan/folk allegri e caciaroni, da ‘osteria’ o da festa etnica: ma nell’ep di debutto dei giovanissimi Folk Metal Jacket c’è decisamente di più, dato che il loro sound, oltre che un interessante banjo, incorpora anche qualche elemento estremo, e comunque in generale i brani sono abbastanza ‘seri’
(Ektro) I Falcon sono una band strana. Forse è per questa ragione che mi diverto a seguirli. Si dedicano ad un avant-rock tutto loro. Sono in giro dal 1991. A maggio è uscito, sotto il moniker Circle, il bellissimo “Six Day Run” (
(Autoproduzione) I giovani Lambton Curse, di Arezzo, hanno preso la coraggiosa decisione di produrre per il proprio debutto assoluto non un ep o un singolo, ma un intero disco di dieci tracce: la registrazione è un po’ carente (soprattutto nella regolazione dei volumi e nei suoni di batteria), ma le idee ci sono, e ne esce fuori un onesto disco di power metal con qualche venatura epica. Dopo la classica intro alla Rhapsody,
Colpaccio di Metalhead.it che si assicura una intervista con il noto guitarist italiano Pier Gonella e con il batterista John Macaluso, che ha lavorato fra gli altri con Malmsteen. Si parla principalmente di “On Fire”, il nuovo disco dei Mastercastle, ma non mancano considerazioni sulle tendenze dell’odierno mercato metal. Buona lettura!
(Svart Records) Interessante reissue dell’unica pubblicazione dei finlandesi Exitus. Questa band che suonava doom/thrash ebbe vita breve (circa due anni) e si sciolse nel 1990 (i membri fondatori continuarono suonando space rock con il moniker Dark Sun). All’epoca gli Exitus fecero diversi spettacoli ed erano abbastanza noti nell’underground, e questo loro demo fu registrato in edizione limitata (300 copie)
(Livewire/Cargo Records) Semplice e classico AOR fatto in Svezia. Hank Erix, voce, Ricky Delin, tastiere, Freddie Allen, batteria si muovono in questo nuovo album nel segno della tradizione AOR, come del resto lascia capire la copertina, molto simile per stile a quelle dei Boston, rimarcati anche nel sound, insieme ai Foreigner e Journey. Manna per gli amanti del genere
(Autoproduzione) Ascolto e riascolto questo nuovo EP dei romani Thin Wire Unlaced e non riesco a capire se il loro sia un sound derivativo e un concentrato essenziale di altri autori, ma anche in questo caso sarebbe una derivazione. Il punto vero è però un altro, cioè come la band sia riuscita in un certo senso a crearsi una propria dimensione, collocandovi delle sonorità alternative metal, cariche di groove, sfumature
(Nuclear Blast) Floor Jansen confluì dagli After Forever ai ReVamp (attualmente è formalmente nei Nightwish), una sorta di progetto solista datato 2009. Fiorì una nuova realtà symphonic-gothic metal (o qualcosa di simile), con esempi di progressive e scorie alternative metal (vedi il riffing di ” The Anatomy of a Nervous Breakdown: The Limbic System” e le altre due parti della stessa composizione,
(Massacre) Cinque anni per un nuovo album, sono tanti. Lo sono perchè al giorno d’oggi in media le band lavorano, almeno quelle grosse, quelle delle major o presunte tali, sulla routine dell’album, tour, altra manciata di concerti sparsi e nuovamente in studio per un nuovo album, quindi si va sui due anni o appena tre. I Darkane si sono presi il loro tempo – ed io il mio per recensirli, visto che
(Pyrames International) Recensire un lavoro di qualche axeman o progetto da questi creato non è semplice. A dire il vero vi confido che spesso ci sono persone che si tirano indietro nel prendersi in carico lavori simili, quasi la complessità o provata capacità dei musicisti incuta un senso di smarrimento in chi deve valutare. La materia sonora di queste opere non è certo semplice, ma non mi azzardo a pensare
(Massacre/Audioglobe) I Thrudvangar bazzicano da anni i palchi germanici, ma – anche a causa della scelta di cantare in tedesco – sono poco noti in area mediterranea: in ogni caso questo è il quinto album di una carriera non stellare ma neanche del tutto negativa. I nostri ci sparano subito la titletrack: pagan/black di sostanza, ‘alla tedesca’ ovviamente, cioè senza troppa inventiva ma con grande potenza
(High Roller Records) Provengono da Rovereto i Sign of the Jackal, band all’esordio sulla lunga distanza, che ha attirato nientemeno l’interesse della High Roller Records. “Mark of the Beast”, questo il titolo del loro primo disco, scorre via che è un piacere nella sua scientifica fedeltà al verbo degli eighties. I brani sono immersi in una atmosfera fumosa e oscura, fra citazioni da b-movie horror degli anni ’70
(Century Media) E’ stato detto di tutto su questa mitica band nei tempi recenti. La dipartita di Geoff Tate, la doppia esistenza, le guerre legali per il moniker. Francamente non me ne può importare di meno: si tratta di gente adulta con una notevole carriera alle spalle, tutta gente con il diritto di prendere decisioni, di unirsi, dividersi, fare musica. Il nuovo album della versione senza Geoff, ovvero con la restante
(Transcending Obscurity) La cartella stampa parla chiaro: un massacro dove nessun uomo rimarrà in piedi. Rimarranno solo ossa e polvere. Descrizione perfetta per un death metal devastante, tecnico, veloce, fulmineo. Una tortura sonora travolgente che rende questa band polacca un esempio di totale devastazione, annientamento, massacro. In poco più di mezz’ora scatenano un inferno inimmaginabile, un abisso
(Soulseller Records) No, non si tratta di un nuovo album dei blackster norvegesi Mactätus ormai silenziosi dal 2002. Si tratta invece del loro debut album, “Blot”, semplicemente un grande disco, un esempio di black metal ricco di atmosfera che nel 1997 mise in luce la band e che successivamente la portò a firmare con Napalm Records. Questa release è la riedizione di un lavoro ormai quasi introvabile
(Ripple Music) I doomster di Chicago Earthen Grave, che vantano fra le proprie file l’ex bassista dei Trouble Ron Holzner, hanno pubblicato il loro cd d’esordio alla fine del 2012; la Ripple Music ha quindi deciso di ristamparlo in un lussuoso doppio vinile completo di bonustracks. La traccia autotitolata, che apre le danze (se così si può dire…) è un doom a tratti morboso dalle chiare caratteristiche seventies; la marcia in più è costituita dal suono del violino, spesso veloce e incalzante.
(Pesanta Urfolk) Anche se il beneamato direttore si lamenta (e ne ha ben ragione!), quando arriva in redazione un disco folk, anche di folk puro come questo dei Sangre de Muerdago, che non ha assolutamente NIENTE di metal, chiedo sempre di poterlo recensire. Fra i miei interessi ci sono anche Mittelalter Rock, musica medievale, lamenti celtici e similari, e quindi chiedendo la recensione spero sempre in una gradevole ‘pausa’ dal metallo duro e puro, in un album che sia la mia rilassante colonna sonora
(Metal on Metal Records) Negli ultimi anni, i maltesi Nomad Son si sono guadagnati una certa notorietà quale secondo progetto doom di Albert Bell, bassista già in forza ai Forsaken. È per questo motivo che la sempre accorta Metal on Metal Records ha deciso di ristampare il loro debutto del 2008 (esaurito da tempo) e di corredarlo inoltre di un dvd live, “Pilgrimages of Doom” (che però non fa parte del mio
(Kaotoxin) La Kaotoxin pubblica un nuovo atto estremo, ovvero il debut album di questi connazionali francesi attivi da qualche anno e con piccole release alle spalle. Nephren-Ka (divinità del pantheon dei Miti di Cthulhu di Lovecraft) è un complesso musicale appunto estremo e si esprime attraverso un brutal death metal molto dinamico, quindi con discreti spunti tecnici e poco serrato e ottuso perché il riffing non è un motosega in azione e il drumming non si comporta come un martello pneumatico,
(Saadi Saati (SS-0°1)/A Pesanta Urfolk Imprint) Può capitare che tra le varie etichette, agenzie e promoter vari con i quali si collabora arrivino proposte non propriamente metal. Nei limiti del possibile si tenta di dare spazio a queste pubblicazioni, ma il tempo
(Another Side Records) Gotico. Pieno di lacrime. Pieno di sofferenza. Una sofferenza che si trasforma in rabbia, in urla disumane che emergono dal profondo dell’oscurità, portando in superficie una sensazione di dolore totale, una ferita aperta, una ferita che ha difficoltà a percorre la via verso la cicatrice, una cicatrice che comunque sarà permanente, orribile, sempre dolente. Duo di Mosca, composto dal musicista Alexey Mikhaylov e dalla bella Mila Ianova, che si basa un profondo e struggente gotic metal,
(My Kingdom/Masterpiece) Nell’ambito dell’extreme metal, raramente la My Kingdom Music sbaglia un colpo: la legge è rispettata anche per l’esordio dei romani Raving Season, formazione di ben sette membri (con due donne dietro al microfono) che si esibisce in un raffinato gothic/doom metal sulle orme di primi Anathema, Katatonia e per certi versi anche Opeth. “Turandot” è un brano di contrasti: fra il growling sofferto di Federica e il canto etereo di Judith, fra una batteria martellante e delle chitarre
(RemedyRecords) Sotto certi aspetti questa band di Lubecca si sta facendo le ossa, visto che è nata da circa quattro anni e prima di questo debut album ha realizzato un EP e una serie di situazioni live di un certo prestigio. Una delle tante storie, una delle tante realtà della musica metal , se non fosse che “Planet Earth: Ground Zero” risulta talmente maturo e ben suonato che il thrash metal dei Tedeschi sembra essere quello di una band allenata e d’esperienza. Thrash metal molto potente, con un sufficiente livello
(EwigesEis) Crudo e distruttivo pagan black metal per Skoll, progetto alternativo ai The True Endless di M., cantante e chitarrista. La fredda notte ancestrale di questo album vede anche la presenza di Mayhem, alla batteria, un ex The True Endless, Lunaris alla tastiera, un ex Opera IX, il violino di Laura, di Furor Gallico, e il basso di Marcello. Il sound che si sprigiona da “Grisera” è come il cammino di avventurieri in una landa immensa e remota, alla ricerca di una discendenza o radici barbariche.
(Autoproduzione) Interessante crossover tra anni ’70 e stoner moderno proposto da questa band veneta. Un suono sempre caldo, sempre coinvolgente, ricco di riff pesanti, ma anche di una costante componente melodica che diventa raffinata grazie al timbro vocale di Semenz, estremamente vintage e a tratti paragonabile all’impostazione vocale di Ozzy; non a caso l’influenza principale della band sono proprio i Black Sabbath, anche se il risultato si rivela molto più dinamico, più allegro, più spensierato, proprio grazie
Quando si è metal kids alle prime armi viene naturale interessarsi, in parallelo alla grande scena, alla realtà metal della propria città. Savona possiede un calderone di band e musicisti molto ricco ed all’epoca fra questi il sottoscritto sentiva spesso parlare di Wild Steel (vero nome Andrea De Stefanis, nda), vocalist degli Shadows of Steel che successivamente ha intrapreso la carriera solista e diverse altre collaborazioni, ecco quindi l’occasione per una chiaccherata con il cantante savonese… (*)
(Napalm/Audioglobe) Pochi giorni fa abbiamo presentato il singolo (
(Heaven and Hell Records) La copertina non può ingannare: i texani Witches Mark sono dei true defenders e questo è il loro primo full-“length”, seguito di un ep di ben quattro anni fa. “Witching Metal Ritual” è abbastanza breve (circa 41 minuti) ma contiene tutto quello che serve all’headbanging. “Bringers of Heavy Metal Death” è quello speed/thrash dei primordi che oggi sta attraversando un grandioso momento di revival; i nostri lo suonano come va suonato, ovvero in velocità, con un suono grezzo e sporco.