VISIONS OF ATLANTIS – “Ethera”
(Napalm/Audioglobe) Adesso mi si dirà che sono antipatico e pretenzioso, ma i motivi del successo dei Visions of Atlantis non li ho mai capiti. La band austriaca, alla quale la Napalm sembra tenere moltissimo (forse per ragioni ‘nazionali’: anche l’etichetta ha sede in Austria), (altro…)
(Steamhammer/SPV) Non amo particolarmente gli album live. Spesso, in questa epoca, sono prodotti strettamente commerciali, di scarso valore artistico. Una fila di canzoni suonate dal vivo, magari registrate in concerti diversi. Per me? Meglio l’album. Grazie.
(Pavement Entertainment / EMI) Il death metal è ormai sospinto da moti interni che ne hanno ridisegnato il suo stile. Il tempo passa e le cose mutano e il death metal non è immune a tali processi di cambiamento. I The Modern Age Slavery sono un brillante esempio
(Super Strong) Può capitare di ascoltare in loop un album da recensire, cioè di farlo partire e poi nuovamente ad ogni sua fine. Mi è capitato con questo lavoro dei transalpini Jizzlobber, il quale dopo questo ossessivo reiterare dell’ascolto mi ha trovato dubbioso sulla materia del quale esso
(Autoproduction/Asenath Records) If for you death metal has reached its maximum glory with albums like “Symbolic”, or you can’t tollerate anything prior to toady’s death sound made with pretentious productions or pumped up by an infallible producer
(Autoproduzione) L’opener “Enemies Wait Inside” non mi ha particolarmente impressionato, il cantante con una pronuncia inglese poco fluida. Un sound ordinario e troppo modern metal. La seguente “Dogs That Lick, Dogs That Bite (The Leary Bill of Rights” ribalta ogni mia
(F.A. Records) La tradizione del thrash nel Nord Europa è particolarmente sentita, basta pensare alla grande scena tedesca che si è sviluppata negli anni ed a quanto essa si sia espansa anche oltre i confini tedeschi. I Project Pain infatti sono olandesi ed in questo loro
(Massacre Records) I californiani Deadlands includono nelle proprie file Brian O’Connor (ex-Vicious Rumors) e Kevin Rohr (Spectre): il loro debut giunge sul mercato senza che la band abbia prodotto altro, ma si difende bene in quel filone power/thrash che passa dagli Iced Earth
(Synister Empire Records) Contariamente al titolo di questo EP e della sua copertina, gli intenti di Marshall “fucking” Beck (cantante della band e paroliere) non sono quelli celebrare il nazismo, ma di raccontare una storia che sembra essere un pastone tra poteri forti e antichi
(Moonlight Records) Se ancora subite il fascino dell’ondata vichinga esplosa qualche anno fa, i veneti Vallorch fanno sicuramente per voi! La band (che conta ben sette membri) ha pubblicato soltanto un ep prima di attirare l’attenzione della Moonlight Records;
(Atomic Stuff) Malinconia. Sensazione triste, che come un respiro si perde tra terre senza fine, imprigionate in un autunno eterno, dove ogni speranza è solcata da una lacrima, dove ogni raggio di sole è reso pallido da un’atmosfera pervasa da colori tenui, pallidi, sbiaditi.
Arrivato a pagina 560, quella che conclude il libro, c’era una domanda che mi girava nella testa da tempo, fatta da chi mi ha visto trafficare nella lettura del testo per giorni e che domandava di cosa trattasse. La mia risposta, “parla del fenomeno del nazismo e del nazionalismo all’interno del movimento black metal”, ha generato l’interrogativo inaspettato: “E ne parla bene?”.
(Indelirium Records) In cinque anni la band vicentina Step On Memories ha realizzato un EP, “More Than Memories”, un video con un regista americano, tale Blake Farber, supportato live di gente come Bane, Trial, Death Before Dishonor, 7 Seconds e altri, oltre ad un tour europeo.
(Spinefarm/Universal Music) Se qualcuno di voi si domandasse se “The Nexus” è paragonabile al precedente “Amaranthe”, vi dichiaro un si immediato e spontaneo. Lo spirito è quello, canzoni semplicemente ruffiane, orecchiabili, da classifica, da radio.
(Pitch Black Records) I Valor sono formazione nota per gli appassionati della scena heavy/power ellenica, dato che in organico troviamo due membri fondatori dei Battleroar. Dopo essere stato pubblicato autonomamente nel corso del 2012, “The Yonder Answer” viene oggi riproposto
(Maa Produnctions – Zero Dimensional Records) Sono sconvolto. Adoro esserlo. Ogni giorno mi arriva materiale da valutare. Spesso mi arrivano bands blasonate, che mi deludono. Oppure mi arrivano bands underground, sconosciute, che mi sorprendono. Mi sconvolgono.
(Autoproduzione) I Dawn Of Memories vantano già un discreto curriculum; pur essendo nati nel 2010 hanno già condiviso il palco con artisti come Sadist, Dark Lunacy, e Vanexa. “In The Sign of Sin” è il loro disco di debutto: sonorità decisamente moderne, produzione in studio
(Crucial Blast) Dietro il nome Mors Sonat si nasconde Mories (Gnaw Thir Tongues ma anche Aderlating, Cloak Of Altering, De Magia Veterum Infamy) e l’australiano Nekrasov (altro autore di cose black noise e rumorismi di ogni sorta). Una release da annunciare come
(Massacre/Audioglobe) Scopro gli inglesi Damnation Angels per puro caso, ma li includo immediatamente fra le band di cui seguirò le gesta! Fondati nel 2006, ma giunti solo oggi al debut sulla lunga distanza, propongono un power metal ai confini col gothic
(Nuclear Blast) Nati a Jyväskylä, in Finlandia, osannati per la loro abilità nella material thrash metal, ma anche speed, e ancor di più per l’età dei singoli (tra i 17 e i 19 anni), finiti nella mani di Nino Laurenne (Amorphis, Ensiferum, Lordi) nei Sonic Pump Studios
(Autoproduzione) I parigini Face Down nel giro di soli tre anni hanno dimostrato una maturità galoppante. Dopo un iniziale EP ecco il debut album, inciso con un nuovo cantante, Byron, inglese ma di origini spagnole che con la sua voce ben si sposa a questo sound selvaggio
(Unique Leader Records) I Lecherous Nocturne non sono gli ultimi arrivati nella scena death metal americana. La band del South Carolina è attiva dal finire degli anni ’90, ma il primo album è del 2006, mentre questo “Behold Almighty Doctrine” è il terzo.
(Eastworld) Se Arthur Paul “Art” Alexakis alla veneranda età di 51 anni suona e canta un genere che si rifà al punk rock da classifica (quindi anche con tendenze pop rock) e con testi spensierati e giovanili, come la stessa musica che suona, un motivo deve pur esistere.
(Spinefarm Records/Universal) Terzo lavoro per questa band norvegese, ma è il primo ascoltato dal sottoscritto. Solitamente il terzo album è il momento cruciale per una band, o almeno così recita la vulgata del recensore. Da subito si nota che Ilkka Volume è al centro 
(Dark Descent Records) Sono finlandesi i Krypts e il loro death metal risente delle influenze di quello della vicina Svezia. Tuttavia “Unending Degradation” non sembra voler riprendere fedelmente i modelli di Entombed, Grave e Dismember.
(Transubstans Records) Ci sono band che hanno il talento di far suonare con un tiro fresco ed attuale il sound anni 70 o comunque retrò in generale. E’ il caso dei Sideburn, band dedita ad un doom metal abbastanza fresco ed infarcito anche di un tocco rock-heavy metal
(All Hard Rock) Miscela esplosiva: follia inglese e hard rock californiano. Roba da maneggiare con estrema cura. Una cassa di nitroglicerina lanciata in aria… sbagli la presa e tutto si vaporizza! Sono pazzi. Sono i Motley Crure inglesi. Anzi, ci sono delle somiglianze
(Autoproduzione) I lombardi Other View mi hanno immediatamente ispirato professionalità e simpatia: una nota promozionale scritta con classe, un autoprodotto accattivante nella sua grafica essenziale ma definita, e quando ho inserito il lettore nel cd sapevo già che
(Regenerative Productions) Una volta la Norvegia era il black metal, ma qualcosa sta cambiando, anzi è già cambiato molto. Ultimamente mi sembra che i norvegesi stiano sperimentando, dilatando i contorni di stili e generi e mutandoli in qualcosa di diverso.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Florida, patria del death metal, o almeno una delle tante. I Druid Lord nascono in questo scenario, ma a loro non basta parlare solo quel verbo ed ecco che la band fonde anche il doom metal nei propri pezzi. “Hymns for the Wicked” è uscito
(Heart Of Steel Records) Grezzi e brutali. Dannatamente heavy, palesemente old school. Sembrano usciti da un’altra epoca, altri tempi, altri gusti. Eppure il loro sound è piacevole, potente, coinvolgente. Suonano un heavy metal tradizionale, sulla scia di bands storiche
(Autoproduzione) Se, come me, amate il symphonic power, non potete prescindere dai Derdian, una delle ultimissime band ancora in pista a suonare come nel 1997. E questo, per quel che mi riguarda, rappresenta il massimo titolo di merito che possa attribuire a un gruppo
(Autoproduzione) “Beatdown Deathcore” è il modo in cui qualcuno (credo chi li rappresenta, il loro management) ha definito il sound dei The Last Shot Of War. In buona sostanza sono una band deathcore e convengo che il loro è molto “rumoroso e brutale”