RADIATION SICKNESS – “Reflections of a Psychotic Past”
(Abyss Records) I Radition Sickness iniziano la carriera alla fine degli anni ’80, nell’Indiana, ma si muovono prevalentemente su un piano underground, realizzando due demo e altrettanti EP e split. Esce solo ora il loro primo full length, dopo uno scioglimento consumatosi almeno venti anni fa. Il tempo per i Radiations si è fermato, “Reflections of a Psychotic Past” è in buona sostanza un death metal crudo e dozzinale, senza troppi fronzoli e produzioni laccate. Un album che è figlio di un death metal spietato e datato, ancora parzialmente contaminato dal thrash metal più estremo e brutale. (altro…)
(Bakerteam Records) Incorniciato da un’altra delle splendide copertine di Felipe Machado Franco, il debut dei toscani Wind Rose è stato prodotto da Cristiano Bertocchi dei Labyrinth, e si offre all’ascoltatore come un concept fantasy (ormai una rarità, di questi tempi!). Ben 16 le tracce in scaletta, molte delle quali sono brevi intermezzi che tengono insieme la storia. Ecco “The endless Prophecy”: power/prog grintoso, serrato, sempre pervaso da un’aura medievale… che finalmente gli eredi dei Thy Majestie di “Hastings 1066” siano fra di noi?
(Cave Canem D.I.Y.) E’ questo EP il testamento finale dei Quiet In The Cave? La band di “Monstro” pare si sia dissolta e “Tell Him He’s Dead”, uscito per la loro etichetta, è il saluto finale. Munholy, Carlo, Ale e Mike si concedono questo ultimo atto compositivo, di soli cinque pezzi che esprimono la personale alchimia che i QITC hanno realizzato con il doom, il post metal, black metal e industrial. Un sound caratterizzante, tetro ma potente, melodico ma aggressivo. Un sound che sembra alla deriva dal metal stesso e porta la band a percorrere acque oscure e pericolose. “Monstro” è un brano dal peso specifico superiore, è fatto di concretezza e post metal marcato e freddo
(Play Top Records) Dopo un solo anno di vita i Dreaming Light producono un EP davvero accattivante o comunque in grado di dare uno spaccato esaustivo su quanto la band possa fare. La release che porta il loro nome, vede un’introduzione basata su tastiere, la quale tinteggia un’atmosfera tra il malinconico e il ricordo. A questo punto è il momento di “Blood in Mirror”, power rock intenso, melodie epiche, pompose e un cantato, di Leandro, che sorregge le stesse senza avere però un timbro eccessivamente alto. Buono il contrasto tra la sua voce fluente e le tematiche musicali.
(Bakerteam Records) La sempre meritoria Bakerteam ripropone su scala europea il debut dei romani Evershine, già uscito come autoprodotto lo scorso anno: nove le tracce in scaletta per un disco ben riuscito e del tutto apprezzabile nella sua immediatezza. La traccia auto titolata fa subito pensare ai Dragon Quest: suoni squillanti, positivi, molto orientati sulle tastiere, e un ritmo incalzante da happy power metal, con la cristallina voce di Marco Coppotelli che svetta su tutto. “Angel/Killer” trasmette anni ’80 da ogni singola nota, ma gli ascoltatori attenti noteranno in particolare influenza Europe e hard rock scandinavo.
(Joyless Jokers) Sono già autori di un EP i Joyless Jokers, ovvero “Arms of Darkness”, e a distanza di due anni maturano i tempi per incidere un full length vero e proprio. I vicentini hanno scelto nuovamente la risorsa dell’autoproduzione, realizzata con una grazia e un qualità davvero buone. Thomas Giardello è il bassista e cantante, il suo strumento sta alla struttura delle canzoni come il sangue sta ad un organismo vivente. Scorre e sorregge il lavoro ritmico del preciso e tecnico batterista Matteo Joverno.
(Candlelight Records) Affermo, in tutta onestà, che non conoscevo I Cold In Berlin. Vengo a conoscenza della band solo perché questo loro nuovo album è giunto a me per conto della Candlelight, etichetta britannica principalmente devota al metal, come molti di voi sapranno. La band proviene dai sobborghi di Londra, il precedente album è del 2010 e si intitola “Give Me Walls” e ha donato in patria l’attenzione e i complimenti di diverse riviste musicali specializzate. My e i suoi tre colleghi mischiano il goth rock, il dark, il punk e qualcosa del doom o comunque di sabbathiana memoria.
(Frontiers) Nono full “length” per i Primal Fear e nona bordata di inossidabile heavy/power metal tedesco: Scheepers, Sinner e compagni hanno ormai raggiunto da tempo uno standard invidiabile di qualità e professionalità sotto tutti i profili, per cui gli appassionati possono sempre acquistare a scatola chiusa. Certo, i nostri non volano più alto da tempo (a parere di chi scrive almeno da “Seven Seals”), ma fanno sempre il loro sporco lavoro di veterani del metallo tedesco. “Strike” è naturalmente ultraclassica – fino all’assolo, che fa stranamente pensare a suoni e ritmi di Luca Turilli!
(Horror Pain Gore Death Production) Prodotto vecchio di un anno, ma estremamente attuale. Pubblicato in occasione di Halloween 2011, questo vinile 7”, colorato di viola, con una pregiata confezione, mostra il ritorno degli Druid Lord ad un anno dalla pubblicazione dell’album “Hymns For The Wiked”. Il pezzo proposto è “Dark Age Sorcery” ed assolutamente malvagio, perverso, pesante, oscuro. Sul lato B, invece, ci sono gli americani/svedesi Skeletal Spectre, band con all’attivo un paio di album, fronteggiata da una bellissima (ed oscura) vocalist, Vanessa Nocera, la cui voce, tuttavia, è quando di più lontano ci possa essere dal gentil sesso.
(Infektion Records) In questo secondo album dell’artista David Pais c’è di tutto, ma il tentativo di dare voce alla sua originale concezione artistica naufraga in un lavoro che appare quanto mai confuso, un ibrido che non trova una direzione coerente. I brani, seppur non privi di spunti fantasiosi, risultano però una miscela stramba di generi, dal metalcore/death alla vena funk del terzo brano “Morning Glory” a cui seguono echi blues, suoni melodici, atmosfere ambient e hard rock, ma niente che lasci davvero il segno.
(Nekro-Tron Records/Black Tears Records) I Negatron videro l’alba dei propri giorni nel 2010, grazie a Samael Von Martin, chitarra basso, tastiere e cori, e Demian De Saba, batteria, tastiere e cori. Costoro provenivano da esperienze in band black metal italiche come Evol, Satanel e altre. L’aggiunta di “Alex “Krom” Kain alla voce (ex Algol, Trifixion e altri)e della guest Belita Aldair, organo, voce e medium, (suona neglistatunitensi Satanic Corpse) ha arricchito e definito l’essenza dei Negatron. Un’essenza che la band definisce “nekro doom metal”
(Abyss Records) Mi fermo a guardare la copertina di questo album. Sarà death metal old style o brutal death metal? Rocking Corpses? Mai sentiti! Il titolo dell’album è “Rock ‘n Roll”? Allora qualcosa non quadra. Inserisco nel lettore l’album e pigio il play. C’è una cantilena, un inno funerario finlandese e lo scroscio della pioggia. Bah, si intitola “Into the Grave”. Segue “Up from the Grave”. Dannazione, è morto e risorge? Aah, forse ora capisco il nome della band, la copertina e, scopro dopo, le immagini interne al booklet.
(Crash & Burn Records) I varesini Nekrosun sono ambiziosi e sicuri di sé, ma decisamente se lo possono permettere: dichiarano di suonare, nel loro secondo album, ‘unlimited metal’, in un continuo intreccio di generi e sonorità, e inoltre con una forte filosofia alle spalle, elaborata dal singer e autore dei testi Alberto Bernasconi. E dando una scorsa alle liriche bisogna davvero dire che esse sono la marcia in più della formazione lombarda: mai scontate, problematiche, pervase da un estraniante senso di religiosità e spesso da una cupa e sfaccettata disperazione che mi ha molto ricordato le composizioni di Darren J. White (primi Anathema, Serotonal, The Blood divine).
(Autoproduzione) Aspettavo questo nuovo album dei Cryptopsy, da quando ho ricevuto il primo comunicato stampa che ne annunciava l’uscita. Ben tornato a Jon Levasseur (chitarrista) che diede un taglio con la band dopo “And Then You’ll Beg”. Tutto quadra in questo album che suona Cryptopsy al 100% perché niente è fuori posto. I maestri ci sono e, forse, rispondono con rabbia e classe a tutte le critiche che li hanno accompagnati dopo “The Unspoken King”. Legittimo criticarli, vista la virata verso un sound non propriamente loro.
(Horror Pain Gore Death Production) Queste sono cose per veri intenditori. Uno split, due band. Due canzoni, una per lato di un vinile 7”, con poster 18×24, produzione limitata a 100 copie. Artwork firmato da Mark Riddick (artista che ha curato diverse copertine death meatal underground fin dal 1991) e Vincent Locke, autore delle copertine sanguinolente dei Cannibal Corpse. Il valore di queste produzioni, specie nell’era digitale, è inestimabile, specialmente per gli amanti del vinile (come chi scrive) e per coloro che sanno apprezzare del buon sano marcio death metal vecchia scuola,
(Autoproduzione)I Jackstraw sono marchigiani e in questo demo sono in sei e pestano a dovere attraverso la loro musica. La prima canzone, title track del demo, denota immediatamente un riff vorace, un timbro della chitarra cupo e inoltre un doppio cantato, uno screaming rognoso, di Maria Elena (non più nella band dal 2011), e un growling infernale, di Ivan. Il brano si sviluppa attraverso un riffing thrash metal, ma “False Smile” sembra essere decisamente incline, nella sua sostanza totale, al crossover, quindi ad un un sound robusto, lineare, carico di rabbia e di hardcore.
(Autoproduzione) I Nephandus sono una band underground e questo EP è un esordio. La registrazione è accettabile, la batteria ha un rullante tipo scatola di latta, il cantante ha un growling torvo e le chitarre vengono coperte dalla voce e dalla batteria. Questo death metal vecchio stampo, abbondantemente contaminato dal thrash metal, è catramoso e incrostato di ruggine, nel senso che quell’essenza di vecchio, di qualcosa di passato e di marcio sembra levarsi da questo sound crudo e approssimativo.
(Slow Food play fast) I toscani Fallen Fucking Angels sono notissimi veterani della scena speed italiana e dal 1997 a oggi hanno dato alle stampe una messe considerevole di demo, split, live e album a pieno titolo. “Italian Restaurant” è il terzo di questi ultimi; al nucleo storico, costituito dal batterista e vocalist Filippo “Butch” Belli e dal chitarrista Stefano Giusti, si affiancano ora il bassista Leonardo Tomei e il giovane guitar hero Alberto “GlamChild” Moriani. Vediamo i più significativi dei brani in scaletta. “Annapurna” ha tutte le caratteristiche del buon vecchio speed (appena sporcato da schegge di thrash): batteria come un martello pneumatico, chitarre ‘zanzarose’, voci urlate e sgangherate.
(Autoproduzione) Lo stile musicale dei Beyond The Gates tende ad avere più aspetti, ad essere multiforme, lo si era notato già nel precedente album autoprodotto “The Inhumanity of Human Mind”. Questo nuovo lavoro viene presentato dalla band come un concept. Quasi che i ragazzi di Padova abbiano sentito il bisogno di dare ancora più spazio alla loro voglia di espandersi in più direzioni, appunto sfruttando il mezzo del concept. “Zodiac” è strutturato sui segni zodiacali e sulla storia d’amore tra Bellezza e Tenebre.
(Massacre/Audioglobe) Una copertina vagamente inquietante (di Eric Philippe), un titolo enigmatico, e undici brani di ottimo heavy/power metal: il debut dei francesi DarkTribe ci narra con classe e inventiva dei guasti della civilizzazione umana sul nostro pianeta. La band è composta da due fratelli e altri tre amici di vecchia data e finora aveva dato alle stampe soltanto un demo autoprodotto nel 2009. “Taiji”, primo brano in scaletta, apre gradevoli scenari sinfonici con un vago tocco progressive. “Roma XXI” va ancora ad aumentare la dose di melodia fino ad assomigliare a qualcosa dei Secret Sphere o dei Powerquest;
(Autoproduzione) “Juggler” è il primo atto discografico di questa band polacca, sulla quale non ci sarebbe molto da dire sulla loro musica. E’ un thrash metal totalmente old style, espresso attraverso quattro pezzi. La band nasce a Varsavia pochi anni fa e fino ad ora il suo curriculum è cospicuo in quanto ad esibizioni live. Hanno partecipato al Pozerkill4Ever Tour con Hirax e Assassin, al Metal Battle PL, arrivando terzi, e suonato al MetalFest dove c’erano Megadeth, Kreator, Death Angel, Blind Guardian e altri. In agosto 2012 la band è stata in studio per incidere quello che sarà il debut album.
(SG Records) Registrato a Göteborg da Arnold Lindberg, il nuovo album dei Naughty Whisper ha un approccio decisamente diverso rispetto a quello dei due precedenti: i lombardi sono passati dal glam degli esordi a un modern metal nel quale si intersecano senza soluzione di continuità elementi gotici e rock. I risultati in ogni caso restano molto interessanti! “Welcome to my Nightmare” ha un wall of sound corposo, animato sia da effetti elettronici che da chitarre dai suoni a tratti molto vintage.
(SG Records/Andromeda) I frusinati Metaphysics hanno atteso ben sette anni per poter dare alle stampe il proprio debut: “Beyond the Nightfall” esce infine per la SG Records e vede come guest in formazione Andrea De Paoli, ben noto per essere il tastierista dei Labyrinth. “Fallin’”, che inizia le danze, dispiega un progressive metal dove largo spazio hanno anche il piano e le chitarre acustiche; l’unica nota stonata è costituita dai suoni un po’ incerti della batteria. Caleidoscopio di stili e sensazioni è “Letter from a dead Man”
(SFC Records) Islandesi e dovoti ad un death metal si pesante, ma concepito attraverso la tecnica. Una tecnica che appare fluente e la stessa etichetta infatti li avvicina a coloro che hanno nei propri gusti la passione per Obscura, Necrophagist eThe Faceless. Insomma, gli Ophidian I sembrano la tipica band che anziché subordinare la musica alla tecnica, mettono quest’ultima a disposizione della musica. Non tutto deve avvenire per conto dell’esasperazione esecutiva.
(Rock It Up Records) Doom, progressivi, sinfonici, epici. Vasta la possibile collocazione dell’arte dei greci Sorrows Paths. Un percorso lirico concepito su un deviato concetto di amore, un percorso sonoro basato su una marcata meticolosità nella scelta dei suoni, dei cambi di tempo, delle atmosfere create. Un album che si sviluppa in maniera imponente, monumentale. Servono diversi ascolti
(Metal Scrap Records) La musica dei Cryogenic Implosion girava da tempo non solo in Ucraina, loro paese natio, ma anche attraverso un demo-album, “The Demons Come Again”, pubblicato dalla francese Nihilistic Holocaust, e due brani inclusi nella compilation dell’argentina Highlights Records. “Creation of the New World” è dunque un album d’esordio concepito nel 2010 e a seguito del quale la line-up ha subito una variazione
(Massacre/Audioglobe) Tre album in tre anni per i simpatici rockers tedeschi Unherz, che si propongono oggi sul mercato con una copertina diciamo accattivante, e un titolo che suggerisce un doppio senso non proprio finissimo (tradotto in italiano sarebbe “La verità sta nel mezzo”…). Il cd si divide equamente fra brani rock molto tirati, alla Toten Hosen (l’opener “Schmerz neu definiert”, ad esempio, ha un tiro grintoso da headbanging, ma va citata anche la melodica “Seite an Seite”), e pezzi più ironici e svagati (“Benzin” o l’irresistibile “King Kongs Schwester” – ‘la sorella di King Kong’ – con una intro alla Platters e uno sviluppo quasi teen rock).
(Pure Rock Records) Benzina ad alto numero di ottani. Con il piombo. Dannatamente inquinante. Carburazione grassa, ritorni di fiamma, puzza di motore surriscaldato. Energia sprigionata senza misura da questi cinque rockers svedesi, che si fanno trasportare dalla voce di Björn, una versione molto incazzata di Brian Johnson, mentre una valanga di hard rock pompa, batte, sfuria, catturando, trascinando, schiaffeggiando. Venerano il deviato dio del rock’n’roll più sommo, overdose di anni ’70 e anni ’80, chiave moderna nella produzione,
(Shadow Kingdom Records) Il doom metal dei danesi Altar of Oblivion si è leggermente alleggerito rispetto alle prove precedenti: il risultato è molto più vicino alle matrici ottantiane del genere, e quindi piacerà di meno agli estimatori degli Ahab o dei Funeral e di più a quelli dei Candlemass o dei Saint Vitus. Sei i pezzi in scaletta di un disco forse un po’ breve, che si assesta attorno ai 35 minuti di durata. “When Darkness is Light” è un macigno che – appunto – urla Candlemass in ogni nota, reso più interessante dalla voce stentorea del singer Mik Mentor.
(EarMusic) Qui c’è decisamente qualcosa che non va. Quando ho sentito che Kai Hansen e Michael Kiske sarebbero tornati a suonare insieme dopo 24 anni, come molti altri sono balzato dalla sedia; la notizia che sarebbero stati accompagnati da musicisti di spicco come il bassista Dennis Ward, il batterista Kostas Zafiriou (entrambi impegnati con i Pink Cream 69 e D. C. Cooper) e il guitarist Mandy Mayer (in passato con Krokus e Gotthard) non poteva che aumentare la curiosità. L’ep “Ignition”, a dispetto del titolo, aveva già un po’ raffreddato l’entusiasmo
(Cosmic Swamp Records & ZZPot Records) La materia di questo split è l’ideale per lanciarsi in orbita. Perfetta per prendere il cervello e lanciarlo oltre le stelle. Dopo l’ottimo “Noisy Spirit”, gli Otehi elaborano due brani per questo incontro discografico. “Delirious” è lenta, sensuale, una melodia languida, psichedelica e spaziale. Un drumming che ricorda il Mason di “Set the Controls for the Heart of the Sun”. Il brano si frattura in due, dura 13’55”, c’è una lunga pausa, sembra che arrivi una nuova canzone.
(DTM Productions) Dalla città di Cracovia un album schizoide, folle e al di sopra di ogni regola. Detto in modo elementare gli Iblis con “Menthell” producono un sound di progressive death metal, ma la linea progressive dell’album è eccentrica, esasperata ed appunto schizoide. Un basso che crea melodie che si espandono e chitarre che sembrano ora cantilene e qualche secondo dopo delle arpie rapaci e più cattive del solito. Attraverso il death metal di base, si intravede il thrash metal, ma anche del mathcore o del semplice metal moderno.
(Rogues Records) Questi sono schizzati. Sanità mentale defunta. Sono da internare, d’urgenza. Tre musicisti fenomenali, ma completamente pazzi. Pericolosi. Da internare, si, ma anche da mettere sotto sedativo. Perenne. Nove tracce di musica schizofrenica. Riproducono sonorità anni 70, sonorità moderne, sonorità strane, sonorità assurde, sonorità e basta. Non vi so dire che musica fanno. Forse non lo sanno nemmeno loro. Le influenze dichiarate sono Einsturzende Neubauten, primi Primus e Motorpsycho.
(This Is Core Music) Ci sono stato a Reading, Inghilterra, luogo dal quale provengono gli High Hopes e capisco tutta l’energia, o rabbia che possa essere, che sprigionano e veicolano in questo EP di debutto. Musica che arriva dalla periferia, lontano dai grandi centri e alla periferia del grosso circuito discografico. Musica fatta da giovani di questi tempi. La tensione emotiva dell’epoca che viviamo sembra trasparire dalle note rabbiose degli High Hopes. Un thrash/metalcore fatto con suoni taglienti, con batteria pesante,
(Abyss Records) Ho sempre pensato che il revival di generi e sonorità venga spesso incentivato da qualche buon album che salta fuori dal marasma generale del pentolone di turno.La Abyss Records è un’etichetta che fonda le proprie strategie verso il death metal di matrice old style, la quale pubblica i Corrosive Carcass, band presa in adozione dalla Svezia. Due condizioni che mettono in piedi un album, “Composition of Flesh”, in cui il death metal svedese di una volta (particolarmente Grave e primissimi e truci Dismember)