SHAKRA – “Powerplay”
(AFM Records) I Shakra sono fantastici. L’immagine è curata. Sanno suonare. Hanno un cantante bravissimo, che tra l’altro ricorda la new entry dell’altra hard rock band svizzera, i Gotthard. Suonano benissimo, ogni riff è azzeccato, ogni accordo colpisce dritto in fronte. Sanno scrivere canzoni, le quali sono potenti, cariche di energia, con ritornelli impossibili da dimenticare. Questo “Powerplay” rispecchia esattamente queste caratteristiche della band, (altro…)
(Autoproduzione) Se un album folk metal proviene dall’Irlanda, si può stare sicuri che la componente celtica sarà predominante: e il terzo album dei Sirocco naturalmente non fa eccezione a questa regola. “Lambay”, come si legge sul sito ufficiale, è un concept sull’invasione che i vichinghi perpetrarono ai danni della Verde Isola. Subito la titletrack: la componente celtica – come si diceva – è ben evidente, ma le voci pulite e alcune cose delle chitarre provengono dal metallo tradizionale.
(Subasound Records) Mazzate e botte, non menate a casaccio ma con lucida efferatezza. Questo è “tributo di Sangue”. Thrash metal che in fin dei conti è ripulito e modernizzato un po’ come hanno fatto i Testament negli ultimi anni. Lungi da me dal voler accostare o paragonare la poderosa realtà toscana a quella di Chuck Billy e soci, perché è innegabile come i Subhuman tirino fuori un sound thrash metal con ritocchi e impennate death metal e levigando e smussando gli angoli, in modo da non apparire old style o scontati,
(VS Records) Suoni distorti e violenti. Una cacofonia di sensazioni deviate, ai confini della psiche umana. I Danesi See The Sky producono un suono molto strano, molto contorto. Un suono affascinante, capace di deviare i pensieri in una iperbole emotiva perversa. Oltre settanta minuti di violenza acustica assolutamente strana e sperimentale. Il progetto condotto dall’australiano Blake Gardner (session member per Crowded House, Inxs), e dal cantante Bjarne Matthiesen, è partito quasi per gioco
(Goat Man Records) Chi ha un minimo di conoscenza della scena non mainstream italiana avrà già intuito che dietro al moniker qui proposto c’è qualcosa dei Mombu. Infatti la line up vede Luca T. Mai e Antonio Zitarelli appunto dei Mombu e il chitarrista Paolo Spaccamonti. Il risultato è suddiviso in sei tracce ossessive, folli, doom, sperimentali, psichedeliche. Su di giri, impazziti, pezzi che recitano la fine del mondo. Chitarra nebulizzata da distorsioni lancinanti, sax maldestro e alieno
(Total Metal Records) Debutto per i polacchi Shame Yourself con questo album di thrash metal rinforzato da groove e ritmi sempre pesanti. Un thrash metal per nulla old school ma legato alle derivazioni dei Pantera opprue degli Slayer di questi ultimi anni. Thrash metal quadrato, denso, comunque impreziosito da assoli sparsi che rompono la monotonia. Le canzoni hanno quel tipico senso di forza e possanza, ma non tutte riescono a colpire poi nel segno.
(PRC Music) Espressione di un death metal muscolare e rimpolpato con riff in versione thrash metal e il tutto ricoperto da una patina di tecnica che emerge ad ogni livello e rende vivace l’ascolto. Sin Of God è una compagine ungherese, attiva da qualche anno con alcuni demo e un EP nel 2010 e che ora tenta il grande salto presentandosi al pubblico europeo con questo debut album. “Limbus” assesta bene i primi colpi e infatti la title track e “Kill the Irrelegious” sono l’immediato esempio di come i Sin of God facciano male
(Spinefarm Records) Mi ritengo puro. Senza macchia. Non soffro la corruzione di un giudizio guidato, violentato, stereotipizzato. Personalmente non ho mai seguito questa band svedese. Ce ne sono tantissime di bands da ascoltare la fuori, semplicemente non posso sentirle tutte. Aggiungiamo, poi, il fatto che non ascolto solo un singolo sottogenere di metal, ma sono di ampie vedute. Posso passare da hard rock a grind core con assoluta scioltezza. Io la musica la vivo così.
(Sonic Attack Records) Maybe the moment has come to provide a serious answer to those bands in the vein of Pantera and Machine Head, the sound that breaks through in America and then by reflex, throughout the world and leave room for a solid European reality? Maybe, I don’t know, I can’t understand it. At the first listen, Superbutt and precisely the opener “Cleaver” induces me to think that the band is the usual American Pantera style band.
(Autoproduzione) Ho ascoltato questo album tre volte e conoscendo solo il nome della band. A dire il vero dall’arrivo all’ascolto avevo dimenticato di chi fosse. Ascolto realizzato mentre facevo altro, nonostante ciò mi è capitato di soffermarmi a guardare gli altoparlanti e pensare “sono tedeschi”, “roba teutonica”, “le tipiche sonorità germaniche”
(This Is Coe Music) Circa due anni di esistenza, un promo di tre pezzi e poi un secondo, ora grazie alla This Is Core esce il terzo, sempre con tre canzoni, per gli Stereo Age. Cosa ci ha visto l’etichetta in questi quattro torinesi che si stanno impegnando soprattutto per suonare live, oltre a costruirsi un’identità solida?
(Pure Steel/Audioglobe) Con un concept sull’inferno di Dante, i tedeschi Stormrider festeggiano il terzo album e il decimo anno di attività, ma devo dire che, a parere di chi scrive, la band purtroppo non brilla né per inventiva né per capacità di coinvolgimento. “The Path of Salvation” suona quindi come il tipico album power senza infamia e senza lode…
(Autoproduzione) Il Texas ha partorito dei nuovi killer, gli Sparrows. Sono di Dallas e sono la manifestazione di un black-death metal che mi ha ricordato i Watain, anche se nelle peggiori sfuriate black metal sono gli Immortal ad essere un punto di riferimento. Influenze o meno che vi siano, “Mark of the Beast: Indoctrination” è un lavoretto, in pratica un EP
(Church Within Records) Un album semplicemente stupendo. Ed io, che di un album riesco ad innamorarmi, sono completamente perso tra le note, la melodia, gli arpeggi e la voce di questi cinquantacinque minuti di emozione. Di cosa parlo? E’ complesso. La radice è indubbiamente il doom. Non a caso il vocalist di questo progetto è Phil Swanson degli Hour Of 13.
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Immense le potenzialità di questa band Italiana capitanata da Luigi Sangermano. Una line up composta da cinque musicisti di altissimo livello che suona compatta, coordinata, un gruppo di amici che adorano fare hard rock, divertirsi e scrivere musica ricca di energia, roba che scuote, arricchita da dosi massicce di melodia.
(Autoproduzione) I Soliloquium sono un duo svedese con un sound doom/death metal dai tratti melodici. Questa release consta di due soli pezzi, “Garden of Truculence” e “Autumn State”. Il primo supera di poco i 7′ e il secondo arriva quasi ad 8′. Stefan Nordström e Jonas Bergkvist (provengono dai Desolator) mettono in mostra un songwriting scorrevole, senza ristagni o perdite della bussola.
(The Leaders Records) In cinque anni la piccola realtà greca Show Your Face ha fatto diversi passi importanti. Il Waken Open Air Battle, del 2010, dove la band è stata tra le finaliste dell’evento e poi le diverse esibizioni live, anche nel nostro paese, e alcune con Sodom, Tankard e altri. Ora arriva un nuovo piccolo lavoro di soli tre pezzi, ma la band è già autrice dell’album “Unleash” e nel prossimo anno si appresterà a pubblicarne un altro.
(Goomba Music/SPV) Questa band ha un cordone ombelicale con Rob Zombie perché il fondatore è Mike Riggs, ovvero il chitarrista dell’artista del Massachusetts. La band nasce nel 2003 ed ora è al terzo album in studio. Nei due precedenti sono passati in formazione gente come Mike Tempesta (chitarrista, ex Testament), suo fratello John Tempesta (batterista per Exodus, Testament e White Zombie), John Dolmayan
(Eisenwald Records) I Silent Leges Inter Arma sono un promettente trio tedesco che suona un potente e strutturato black/death metal in questo debut album omonimo. La band ha il black metal nel sangue, si avverte, ma si tiene ai suoi esatti confini in modo da inserire momenti più melodici. Melodie epiche, pagane, magari esposte a velocità non necessariamente estreme e di conseguenza con atteggiamento più death metal o di natura thrash e prende forma nelle canzoni della band. In loro c’è qualcosa tra Satyricon e Dark Funeral, ma i SLIA lo esprimono attraverso suoni laccati di nero
(SG Records) Anche in Italia il metalcore fa breccia e gli Speaking To The Deaf sono tra gli ultimi arrivati, la band infatti è nata nel 2009 e questa release rappresenta il debutto. La prima cosa che colpisce è che nonostante la struttura dei brani sia in fin dei conti quella canonica del genere, cioè parti rabbiose intervallate da cadute di tensione o da improvvise andature melodiche, il suono è crudo e non patinato
(Autoproduzione) I Saturn and Melancholy sono una band alternative rock fondata a Treviso nel 2008, e questo “Sum over Histories” è il loro primo ep di quattro pezzi: si potrebbe dire che il materiale è poco ma vi garantisco che è più che sufficiente per mettere in chiaro qualità e potenzialità della band. La titletrack, con la quale si aprono le danze, è rock deciso ma contemporaneamente dal tocco delicato
(ConSouling Sounds) Per rendervi comprensibile cosa siano gli svedesi Sanilking, vi svelo da subito che il nome della band è stato preso da un album degli Ufomammut. Questo imposta già la comprensione su come suoni “Samsara”, ovvero uno sludge lento, suadente, con quell’atteggiamento da trip che serpeggia nei pezzi o nelle distorsioni delle chitarre, sempre un tantino lisergiche e gommose.
(FDA Rekotz) Sono nuovi nel circuito del death metal americano questi californiani, ma di loro si è già detto (https://www.metalhead.it/?p=7881) per via del demo “Desolate Isolation”. “Beyond the Flesh” è un album allocabile nella nuova ondata di death metal made in USA, il quale sta riproponendo dei modelli non propri (in particolare quello svedese, di Stoccolma) oppure di ripresentare il proprio patrimonio death metal,
(Cyclone Empire) Un gioco di incastri musicali concepito da una mente dispersa nella pura paranoia, in preda ad una sindrome di annullamento di qualsiasi essenza sia in grado di alimentare la vita umana. Pura disperazione, totale annientamento della luce, completa negazione della speranza, del futuro, della felicità. Depressione. Depressione infinita che emerge da ogni singola nota di questo album
(Autoproduzione) Blackened thrash/deat metal dalle atmosfere torbide e che diventano epiche e subdolamente maligne, grazie al nero drappo musicale che i Sanctus Nosferatu concretizzano, oltre all’innesto vocale di Camila Morticia, la quale è una perfida e degna growler oppure un sublime e sensuale angelo gotico. “Darvulia’s Apprentice” è un maelstrom che riecheggia a melodie della scuola di Göteborg.
(Napalm/Audioglobe) Gli islandesi Skálmöld avevano già convinto con il debut “Baldur” (è stato uno dei primi dischi recensiti per questo portale:
(Autorpoduzione) Non li ho mai sentiti nominare questi tizi di Minneapolis, ma credo sia normale visto che pur essendo nati nel 1998 questo lavoro è il debut album. Nel foglio promozionale di “The Global Elite” figurano alcuni estratti di recensioni statunitensi, e mi ha colpito quel “Ministry with parts Pitchshifter and White Zombie pushed to 11.5”.
(Atomic Stuff/Andromeda Dischi) Solo per dare un quadro di chi e cosa siano i Sin’ Sound occorre un po’ di spazio. La band italiana è il risultato di una fusione di altre due e forse questo spiega come mai la formazione sia costituita da ben sette elementi: cantante, basso, batteria, chitarra solista e ritmica, tromba e sax. Niente male, altro che band è una mini-orchestra.
(D-Thrash Records) Che il Dio del Metal possa perdonare questo peccatore. Io non conoscevo Schizoid! Canadese, di Toronto e prodotto della locale scena hardcore nel 1998. Strettamente connesso alla D-Trash Records, etichetta canadese la quale annovera nel roster gente come Drugzilla, MataMachete, Secret Life Of Teenage Girls e altri ancora. Ha realizzato diversi album e questo è il primo dopo ben sette anni
(Autoproduzione) Chissà, forse le Azorre sono un paradiso, ma l’arcipelago portoghese ha comunque qualcosa che non va per gli StampKase. La band proveniente dalle isole dell’atlantico mette in questo album una tirata di metal totalmente moderno, ma rabbioso, muscolare e con le melodie stipate solo nei ritornelli o comunque principalmente lì.
(This Is Core/Ammonia Records) Con “Good Luck” gli abruzzesi Startoday ribadiscono la propria personalità nella scena hardcore italiana. Non sono gli unici e supremi, ci mancherebbe anzi…per quanto se ne possa dire non reputo il loro hardcore puro, è più melodico e il punk è molto più in evidenza. Queste però sono solo disquisizioni stilistiche, utili a chi non li conosce, e note a qualche fanatico del genere già conoscitore della band.
(Autoproduzione) La band è di Kansas City e il nome si pronuncia “Sih-kay-dis” e questo è il debut album. Da subito risalta all’orecchio la bravura di Andy Nagorski e Mike MacDowell, due padroni delle sei corde che sviluppano sempre ottimi assoli, fraseggi e qualche polifonia, quindi un guitarworking sempre ricco. Il lavoro dei due però è quel genere di cosa che ti invita a concentrarti su di loro e seguirne le evoluzioni.
(Nuclear Blast) Silenzio surreale. Quel silenzio che divide la fine di “Enshrined” dalla ghost track presente nell’album. Il silenzio di tutto ciò che deve smettere di vibrare, di suonare. Un’ipotesi di silenzio. Una nuova genesi, di nuove cose. Nuovi inferi che emergono verso la luce, verso la gloria di una deviata divinità. O forse è un concetto puramente scientifico. L’evoluzione. Puro fenomeno di selezione naturale. Deriva genetica.
(Ishtar Gate Prod.) I Sublevels sono di Córdoba, Argentina e suonano un metal estremo. Death metal con distorsioni rocciose, pesanti e che producono dei riff spesso interrotti da breakdown che ne aumentano la densità, oltre a sostanziosi innesti di groove e all’uso di riff dai toni cyber. Su tutto regna la voce di Lucas Pacheco che si comporta come un demone gorgogliante.