BLOOD RED THRONE – “Blood Red Throne”
(Sevared Records) Non è che io riesca ad ascoltare tutti gli album che escono nella scena metal ogni mese, ma il nuovo e omonimo album dei deather norvegesi Blood Red Throne è sicuramente tra le cose migliori con le quali mi sono confrontato da gennaio 2013. La band di Død presenta dei riff spaventosi (altro…)
(I Hate) Doom italiano. Sepolcro italico, il secondo, dopo “The Third Aeon”. La più nera atmosfera intossicata dalla morte, ma con una radicata melodia che si plasma nota dopo nota e in ogni singola canzone di questo album. Canzoni dalla durata quasi sempre considerevole, ma che riescono a scorrere
(Galy Records) Sarà una delle tante band che arrivano dal Nord America, ma i canadesi Blinded By Faith sono in attività da una dozzina di anni e questo “Chernobyl Survivor” è il terzo lavoro in studio, ma anche l’ennesima release. Inoltre i Blindeds si sono esibiti dal vivo di continuo ed anche su palchi calcati
(Autoproduzione) Piacevole sorpresa. Questa band Russa mi sottopone un EP di tre pezzi con voce femminile. Genere dichiarato: hard rock. Non sono un amante delle voci femminili, ma questi dodici minuti di musica mi hanno fatto molto piacere. Non si tratta di hard rock, ma di un sano heavy metal,
(Autoprodotto) Pur essendo un amante del thrash vecchia scuola devo mio malgrado “bocciare” questo demo dei Wargame. In esso troviamo una forte influenza della scuola anni ottanta, quella più grezza di band come primi Anthrax, D.R.I e Stormtroopers of Death e basta; niente di più e niente di meno, eppure il thrash
(F.O.A.D. Records) Un fauno che soffia nel suo strumento è una visione epica, ma la musica che giace sotto quell’immagine è devastante, apocalittica, assolutamente concreta e reale. Un nuova opera dei Concrete Block significa una nuova serie di cazzotti thrash-hardcore, ovvero chitarre pesanti
(Metal on Metal Records) La Battaglia delle Termopili è uno dei temi eterni dell’epica e quindi anche di certo metal battagliero: a parte singoli brani (fantastico, ad esempio, “Thermopiles” dei Wotan), per gli ultimi dieci anni conosco almeno due concept album dedicati all’argomento, quello meraviglioso
(AFM Records) Dinseyland After Dark. Forse l’unica band che è riuscita a farsi fare causa legale dalla Walt Disney Company. L’unica band che ha cambiato molte volte il nome per ragioni assurde: D.A.D, dopo la causa, D:A:D, perché gli andava. Ed infine D-A-D perché con i due punti il nome era incompatibile
(Battlegod Productions) Tempo delle metal opere. Tempo degli ospiti d’eccezione. Cose che ho già detto. Cose note. Sembra quasi il supermercato dei musicisti, dei vocalist. Chiunque sappia comporre qualcosa, ma non abbia il coraggio di affrontare la scena con una band anonima, si porta in casa (pagando?)
(Quality Steel Records) Avevo ascoltato qualcosa di “The I-Conception”, del 2010, rimanendone abbastanza soddisfatto. Questo nuovo album credo però vada ben oltre il precedente, in quanto i teutoni Harasai hanno perfezionato il proprio songwriting che sforna un progressive melodic death metal
(Pure Steel/Audioglobe) Gli Halloween non incontrano il mio favore, devo dirlo in massima onestà e l’ho già espresso chiaramente
(Scarlet/Audioglobe) La lunga saga “Legend of the forgotten Reign” (sei dischi: una media da Rhapsody!) si è conclusa, ma i romani Kaledon non hanno per questo rinunciato a raccontare le storie dell’omonimo regno: “Altor: the King’s Blacksmith” è infatti una sorta di spin-off che descrive in dettaglio
(Schwarze Tod) I russi Bastion, provenienti da una città dal nome abbastanza impronunciabile (Krasnoznamensk, a poca distanza da Mosca), stanno per dare alle stampe il proprio secondo cd; ed entrati in contatto con MetalHead, hanno ben pensato di girarci il debut (uscito nel 2011) per una esclusiva
(Cyclone Empire) Gusto perverso, amaro, graffiante. Sono tedeschi, di Amburgo, il loro moniker significa “minatore” in lingua Russa. La stessa copertina (creata da Christian “Zeichentier” von Wieding, il quale ha lavorato già con gente come Nuclear Assault) emana quell’atmosfera fredda e metallica di territori e vite
(Pure Prog Records) Cosa ci propone oggi la Pure Prog Records? Il secondo full-length degli A cosmic Trail, band di prog strumentale che non disdegna di inserire, nel proprio mix sonoro, anche numerosi spunti provenienti da altri generi. Due dei suoi componenti sono peraltro anche nei power/progsters
(Autoproduzione) Premetto subito che questo EP dei Six In Line è un lavoro abbastanza particolare: i metallari oltranzisti passino pure oltre perché in pezzi di metal ci sono sporadiche tracce; giusto “Hero” sembra la più adatta ai metalheads, per il resto c’è molto funky nel songwriting che si alterna all’hard rock
(Punishment 18 Records) Quando è partita “It happened Tomorrow”, ho pensato inizialmente di aver sbagliato disco: muro di chitarre heavy/thrash, voce leggermente filtrata, assolo molto acido… ma siamo sicuri che si tratti dei Mesmerize che conosco io? Gli stessi di quel piccolo capolavoro di metallo classico
(Street Symphonies Records) Ok, le statistiche (me le sto inventando, ma non sbaglio di molto) dicono che nasce una nuova band ogni minuto (o ora, o secondo, sono comunque tante). Milioni di ragazzi che prendono una chitarra e cercano di fare qualcosa. Il novanta percento di questi, un giorno,
(Memorial Records) I parmigiani Roots Of Pain propongono al proprio esordio un thrash/death metal con lievi spunti hardcore e a tratti melodici. In sostanza c’è un metal solido e abbastanza aggressivo con richiami alla prima età della scuola di Goteborg. Aspetti e caratteristiche che vengono dimostrati attraverso
(Mortal Music) E venne il momento di “Album of Man”. Dopo aver pubblicato due EP “Man :: Instincts” (
(Dangerous Rock Records) Si. Sono una piaga. Infetti. Impestati. Mi riferisco al titolo di questo disco, che significa “diffondiamo malattia”. Lo fanno davvero questi punk-rockers svedesi. Lo fanno in maniera pericolosamente improvvisa. La loro musica la potrei descrivere come una lattina di birra agitata e poi…
(Misantrof ANTIRecords) Il primo brano, “The Crazy Race”, è spedito, sostenuto, quasi sullo speed metal. Assoli funambolici e note a cascate. Inaugura “The Thirst World War” questo pezzo e gli altri che lo seguono tengono il passo, come la successiva “The Cockroach Man” e “1518”.
(AFM Records) Questa band dell’Irlanda del Nord si rifà viva dopo quattro anni dal precedente lavoro, percorrendo sempre e con fede la strada del thrash metal iperveloce e anfetaminico, con quelle diverse influenze neo-hardcore e dunque crossover. Un sound estremamente ingessato in quelle partenze a razzo,
(Moonlight Records) Questo debutto dei The Coffeen è a metà strada tra il tutto e il nulla. Il primo è rappresentato da sei canzoni che mischiano più cose, sonorità, ma anche atteggiamenti. Il nulla può essere il rischio di non piacere a chi non ha nelle proprie preferenze certi modelli proposti dai The Coffeen.
(Sliptrick Records) I Thyreos vengono dalla Svezia, e nonostante l’altisonante nome epico sono decisamente una band alla mano, capace di esprimersi attraverso pezzi brevi e diretti. Infatti “I don’t live to fail”, il loro secondo disco, allinea dodici brani che, tranne due eccezioni, sono sempre sotto i quattro minuti; il risultato finale
(Napalm Records) Il terzo album dei Delain ha dato un segnale al mondo, come se la band di Zwolle, Olanda, volesse dire “ci siamo!”. Due album con Roadrunner Records e dopo son passati tre anni per accasarsi su Napalm Records e pubblicare “We Are the Others”. L’etichetta austriaca per rilanciare al meglio la band
(Steamhammer/SPV) Sballati. Fuori di testa. Probabilmente ubriachi. Questi gli aggettivi che emergono dall’ascolto di questa band devota ai boccali di birra da litro, fedele all’Oktoberfest (la band è di Monaco di Baviera). Divertenti, rumorosi, volgari. Parlano di alcol, donne (dai facili costumi) e macchine.
(Punishment 18 Records) Settimo album per i piemontesi Highlord, che non si facevano sentire da “The Death of the Artists” del 2009: un disco che, devo essere sincero, non mi aveva colpito particolarmente a causa dell’alleggerimento del sound. Con la reintroduzione di un tastierista, Emanuele Salsa, i nostri tornano
(Autoproduzione) I mantovani As The Monster Becomes sono la ulteriore prova di come il metal oggi non possieda più confini in merito a sperimentazioni e contaminazioni. Il loro genere si presenta come un Technical Death Metal molto strutturato e veloce, che richiede quindi delle doti tecniche non da poco
(Party Smasher/BMG) Una volta un amico mi disse “devi ascoltare questi, a te che piacciono cose estreme ti entusiasmeranno”. Quando avviò la riproduzione di “Calculating Infinity” i suoi occhi vispi e le labbra a mo’ di sorriso, si stancarono nel non leggere sul mio volto i sintomi dell’entusiasmo! No dai, ricordi a parte
(Autoproduzione) Con due ep e due album in poco più di un anno, i Corners of Sanctuary di Philadelphia sono sicuramente una delle heavy metal band più prolifiche del globo! Il nuovo “Harlequin” si compone di ben sedici tracce, nessuna delle quali, però, supera i cinque minuti di durata,
(Autoproduzione) A giudicare semplicemente dalla foto pervenutami deduco che i Gawither sono una band formata da membri molto giovani, ma badate bene non per questo bisogna saltare subito alle conclusioni. Nel loro EP di debutto c’è una grande attitudine, un amore svenato per il thrash metal old school
(Autoproduzione) Si scrive Nervecide, ma si dovrebbe leggere Giorgio Benedetti (ex Cadaveric Crematorium), perché costui ha inciso tutti gli strumenti, cantato e fatto da ingegnere. Tutto da solo, dimostrando in “Impermanence” di essere una bestia feroce che usa gli strumenti come utensili da macelleria!
(Steamhammer / SPV) Musica adulta, musica complessa. Musica sublime. Atmosfere dolci, ambientazioni sofisticate, suoni digitali e suoni molto rock, graffianti, incisivi. Quattordicesimo capitolo per il progetto di Lenny Wolf. Un album non immediato, che rivela la sua sofisticata complessità a piccole dosi, coinvolgendo
(High Roller Records) Ho in bella mostra a casa il 7’’ d’esordio dei Dead Lord: non sono un naturale consumatore di rock composto dopo la fine dei seventies, ma “No Prayers can help you now” suonava come i Thin Lizzy del ’76, e quindi non ho saputo resistere. Ecco finalmente il full-“length” degli svedesi: