VICIOUS RUMORS – “Electric Punishment”
(SPV/Steamhammer) Undicesimo album per i Vicious Rumors di Geoff Thorpe, da sempre alfieri dell’US power metal (ovvero di quel power pesantemente contaminato dal thrash, che per me essenzialmente significa gli Helstar e quel che ne deriva), e reduci dal non proprio esaltante “Live you to Death” (che ho recensito QUI, (altro…)
(Cyclone Empire) Di solito non adoro le mosse strettamente commerciali, le riedizioni, le ripubblicazioni di roba vecchia e stravecchia. Questo a meno che non si tratti di riproporre al pubblico un album che per motivi assurdi non ha avuto la visibilità che meritava, o riproporre qualcosa di marcatamente cult
(Autoproduzione) Dimitri Bonani è un vero rocker, è uno che crede in ciò che fa. Ci crede perché probabilmente ha passione, ma più di tutto credo senta sue certe sonorità. Infatti “Once Upon a Long Ago” è l’esatta riproposizione di quel sound hard & heavy degli anni ’80. Non è i Mötley Crüe o i Poison,
(This Is Core Music) Uno dei più classici inizi che il rock possa proporre, ovvero qualche colpo della batteria e poi una chitarra che entra corposa, distorta, con un riff tossicchiante e di seguito tutto il resto. Trascina immediatamente “My Place”, apre l’album con immediatezza e fresco coinvolgimento.
(Temple of Torturous) La materia oscura di Wiedergaenger, titolare unico del progetto, è piuttosto varia. Total Negation per stile generale mi ha ricordato i Bethlehem, con la differenza che Wiedergaenger è meno folle, ma anche lui è della Westphalia, indugia in passaggi che vanno dal death/dark metal al black metal e anche lui tende
(AFM/Audioglobe) Lo split dei Rhapsody of Fire ha dato moltissimo materiale alle riviste metal, e anche MetalHead ha affrontato l’argomento in una intervista con Alessandro Conti (
(Sliptrick Records) Rock scozzese. Tosto, duro ma continuamente rifinito con melodie. Un miscuglio che ha dell’interessante. Il debut EP dei Fallen Of Faith si presenta con un’identità abbastanza definita. Canzoni che mostrano qualcosa del punk rock, soprattutto nell’atteggiamento vocale (cantato e cori o seconda voce
(Mausoleum) Nonostante l’iconografia power, gli scozzesi Code of Silence suonano un hard rock cristallino (ma pur sempre in buoni rapporti con l’heavy metal). Il loro debut è un concept sulle crociate e vede la partecipazione di due volti abbastanza noti: al microfono il brasiliano Gus Monsanto,
(Ektro Records) Allucinazioni trasformate in musica, una musica che opprime, deprime, annienta. Suoni post metal, divagazioni sludge, concetti acidi e psichedelici, teorie drone. I finlandesi Mother Susurrus arrivano al debutto con questo full length imponente, diviso in cinque monumentali tracce che arrivano anche a toccare
(Autoproduzione) Decisamente interessante la proposta di questo promo dei ciprioti Stormcast. Un Black Metal molto epico ed atmosferico; una proposta molto moderna che si discosta leggermente dal symphonic pomposo e magniloquente dei Dimmu Borgir o degli Emperor, per elaborare una soluzione più in linea con i nostrani
(Autoproduzione) E’ un passo spedito quello dei torinesi Your Anguish. Non una marcia, ma la cavalcata di un carro armato moderno e agile, ma pur sempre un carro armato, quindi un’arma distruttiva e possente. L’ascolto di “Heroes & Zeroes” mi mette di fronte a questo, ovvero ad un devastante modern metal/melodic death metal.
(Black Axis Records) 18’51” è la durata della prima delle due uniche tracce di questo nuovo album dei Pombagira. “Maleficia Lamia”, questo il titolo, esordisce con una distorsione, un rumore, che si gonfia e lasciare poi il posto ad una sommessa, cupa e doom/sludge atmosfera, dove il basso e le chitarre sprigionano note
(SPV/Steamhammer) Doppia raccolta celebrativa per i quindici anni di attività dei Freedom Call: una di quelle formazioni che si ama o si odia, ma che in Germania raccoglie fans anche all’esterno della ristretta cerchia di appassionati di heavy metal… e lo dimostra una discografia che conta sette album in studio, due live, un ep,
(Indie Recordings) Strano album, veramente strano. Più lo ascolto e più mi lascia in un delicato equilibrio tra il percepirne genialità e subirne la monotonia. Sicuramente è un album adulto, molto adulto, specialmente se consideriamo che questo quartetto proveniente dal Belgio ha un’età media che non supera i diciotto anni.
(Artic Music Group) I Deaflock sono una thrash death metal band direttamente dal Giappone, patria insolita, se vogliamo, per questo tipo di sonorità, ma chi siamo noi per impedire che anche in Oriente si faccia musica pesante? E soprattutto, il bello del metal è che non ha confini, in tutti i sensi. Già dalla opener
(Blind God Records) La band americana Morgengrau sembra tracciare un percorso all’inizio dell’album, il quale però non è poi rispettato nei fatti. L’opener “Extrinsic Pathway” è un prodotto a metà tra una specie di speed/thrash metal molto asciutto, piacevolmente scorrevole nella sua andatura.
(Marple Metal Records) Esordio sullo scenario metallico per i canadesi Kemilon, che si affidano alla neonata Marple Metal Records, anch’essa canadese e impegnata soprattutto nella promozione di artisti nazionali. Al primo ascolto, mi hanno subito colpito le splendide keys dal suono spaziale: un tempo qualcuno chiamava
(Massacre Records) Album complesso. Album contorto. Album difficile da criticare. Nonostante un progressivo addolcimento nel corso degli anni, e la grande diffusione del genere gothic/death, gli Eternal Tears Of Sorrow mantengono la loro identità, la loro grande capacità compositiva, l’abilità di creare atmosfere
(Autoproduzione) Una band che parte da zero. Che studia. Impara. Osserva. Per poi proporsi al mondo. E’ questa la storia dei danesi Atius, che dal nulla con sacrificio ed impegno hanno costruito il loro sound, la loro esperienza in studio e sul palco, facendo scelte mirate, come quella di non affidarsi ad alcuna etichetta
(Sliptrick Records) Quell’alone di ostilità e subdola cattiveria che la copertina comunica, la si avverte dopo i primi due brani di “The Apokalypse”. I Bulletsize sono un assalto furioso, l’avvento dell’apocalisse, la bestia prospettata dalle Sacre Scritture. Dei mestieranti dell’annichilimento.
(Collectors Dream Records) Non ci capisco mai un accidenti con gli L.A. Guns. Una delle bands più incasinate del mondo. Una band creata da un tizio (Tracii Guns) che la molla e ne riforma un’altra con lo stesso nome (per poi sopprimerla). Sdoppiamento di personalità del monicker. E che dire dei membri? Oltre 40 persone
(AFM Records) Il titolo annuncia che è il terzo lavoro degli heavy rockers di Würzburg. I teutoni The New Black si ripropongono con il proprio sound fatto di hard rock, heavy metal (o quasi) e rock, fatto di durezza, di un qualcosa di selvatico o comunque non patinato. Il tutto è sempre convolato nei giusti schemi,
(Unspeakable Axe Records) Niente di più che una sana valanga di crossover votato all’hardcore e thrash metal, quellod ei Birth AD, trio di Austin, Texas. “I Blame You” è un esordio puntellato da 18 mazzate alla S.O.D., D.R.I., gli Exploited post “Punks not Dead” e qualche altra soluzione in linea con il sound di cui si è scritto.
(Fuel Records/Self) Volenti o nolenti bisogna riconoscere che gli Extrema sono una delle band più rappresentative del panorama Hard ‘n’ Heavy italiano; a partire dal loro debutto “Tension at the Seems” fino ad arrivare a questo nuovo lavoro hanno infatti segnato diverse tacche sul calcio del loro fucile
(Dominus Records) Gli australiani Lord sono la nuova incarnazione dei Dungeon, una band che conosco molto bene perché, nello scorso decennio, pubblicò diversi dischi di power energico e melodico (stile Gamma Ray, per capirci) presso la Limb Records. Questo ultimo progetto, che si raccoglie ancora presso il cantante
(Horror Pain Gore Death Prod.) Per quanto rispetti il lavoro dei Master di Paul Speckmann, non ho mai fissato per bene nella mente “Faith Is in Season”. E’ stato il quarto album, cinque anni dopo “Collection of Souls” (un signor disco) e quattro anni prima “Let’s Start a War”. Era il 1998 e il death metal, come sempre corposo nelle sonorità
(The Grind-House) Per i dieci anni di attività i Lair Of The Minotaur tirano fuori questo 7’’ in versione limitata a 300 copie, oppure in digital download nei vari store online, contenente “Godslayer” e “The Black Heart of the Stygian Drakonas”. La prima canzone sembra qualcosa dei Bolt Thrower, ma portati su terreni più veloci
(logic(il)logic Records) Fantastico. Semplicemente fantastico. Decisamente un capolavoro. Una storia. Una storia coinvolgente che sostiene un concept sublime. Un racconto chiaro, marcato, deciso. Uno di quei racconti che sanno incantare, trasportare, rapire. Gli Italiani Echotime danno origine ad una opera completa,
(Sliptrick Records) Esordio per la band turca Pitch Black Process (che in realtà ha un passato di tutto rispetto col nome Affliction), sotto il vessillo di un’etichetta italiana. La Sliptrick Records allarga dunque il proprio roster abbastanza variegato. Il melodic death metal dei Pitch Black Process è di taglio moderno
(Coyote Records) Derivazione verso il crust, l’hardcore, il brutal death metal e il grindcore. Violenza sonora. Estremismo musicale che si esprime con disgusto. Ma cosa può essere se non questo il grindcore e i suoi fratelli maggiori? Metteteci poi il nome della band di Chieti che da l’idea di averlo preso da
(T-boy / Zodiac Swan / USM) Rob Zombie, ovvero Robert Bartleh Cummings, è tra gli artisti a stelle e strisce più noti. Musicista, regista (prima di questo album si è visto in giro con il film “le Streghe di Salem”), scrittore, un personaggio a 360°, anticonformista e non, innovatore e non. Rob Zombie è una figura. Una specie di icona
(Loma Vista/Republic Rec) La band di Linköping, Svezia, ha guadagnato notorietà per l’immagine molto particolare che propone di se. I Ghost si esibiscono con abiti talari, maschere macabre e cappucci, scenografie misteriose, croci rovesciate, nomi dei singoli occultati. Il nuovo cantante si chiama come il precedente,
(Sliptrick Records) Questo EP di tre canzoni degli Assaultery parla chiaro fin da subito: thrash-speed metal senza tanti fronzoli, niente progressive o virtuosismi vari, solo ciò che la lezione di D.R.I., Nuclear Assault ed Anthrax ha da offrire. Già dalla premessa si capisce subito che questo lavoro può essere apprezzato e goduto appieno
(Autoproduzione) Non sono molti i gruppi tedeschi a suonare progressive, ma ora alla lista potete sicuramente aggiungere i Blacklands: band attiva dal 2006, ma che solo oggi, con la sponsorizzazione della Pure Steel, si produce da sola il proprio debut. “Cold Embrace” ci mostra tre cose: che il disco suona prog rock
(Agonia Records) Lo sanno tutti. Il blues sta alle radici. Poi qualcuno ha pigiato sull’acceleratore ed è nato il rock’n’roll. Poi è esplosa una specie di cometa, dalla quale tutto il resto è derivato. Ma ci sono le incongruenze spazio-temporali. Ci sono le cose assurde. Quei casi che la scienza non riesce a spiegare e che etichetta