MIRRORMAZE – “Walkabout”
(Bakerteam Records) Ottimo esordio per i piemontesi Mirrormaze, che con questo “Walkabout” danno un notevole impulso alle ultime tendenze del progressive italiano: un genere nel quale abbiamo davvero tanto da dire! “Prisoner” ha una solidità invidiabile e ci trasporta subito in una intricata selva prog, più simile a quella dei Fates Warning che a quella dei Dream Theater. (altro…)
(Autoproduzione) La fredda meccanica della recensione di un prodotto non sincronizzato con i tempi. Spietata e dura. Ma unica e ovvia: ascolto questo demo mentre il progetto King’s Band sta per rilasciare l’EP. Questo demo, ormai vecchio, offre degli indizi molto chiari: Karlage King, il leader massimo (ed unico componente della band)
(Mortal Music) I Monsterworks vivono a Londra da tempo e tra il 2000 e il 2011 hanno realizzato ben sette album, facendolo attraverso le note del death metal, dello stoner, del black metal e del thrash. Diversi passaggi, diverse esigenze d’espressione, una direzione mai costante.
(Lavadome) Questo album è un massacro totale, una furia devastatrice. Dirompente, violento ma suonato con estrema fluidità. Death metal nella migliore tradizione e che risente anche di alcune manovre stilistiche più attuali, come gli impasti sonori dei Behemoth; tuttavia i pezzi sembrano risentire maggiormente dei Morbid Angel
(Deathgasm) I Morbid Execution mi sono familiari, il loro nome mi è giunto diverse volte all’orecchio ed ho anche ascoltato un paio di loro pezzi, ma adesso l’uscita di “Vulgar Darkness”, il loro primo album, mi permette un approccio completo ai polacchi. Autori di un death metal molto crudo, con escursioni verso il black metal primevo
(Candlelight Records) Tributo agli Emperor. Omaggio alla mitologia del black metal norvegese attraverso un’ode declamata da un pugno di fedeli come i Necrodeath (“Lord of the Storms”), Helheim (“Witches Sabbath”), Taake (“I am The Black Wizards”), Troll (“Towards the Pantheon”), ma anche Saltus (“Curse You All Men!”), Infer (“Ye Entrancemperium”)
(Autoproduzione) Dopo un silenzio di ben cinque anni dall’ultimo demo si riaffacciano sulla scene i marchigiani Nefesh: “Shades and Lights” è il debut sulla lunga distanza e vanta la produzione di Frank Andiver. Ancora una volta nel sound della band troviamo un mix di generi molto accattivante, ma fatto forse più per il mercato nordeuropeo che per quello italiano. In “Delirium of War” prevalgono il progressive e il gotico:
(Logic(il)logic) Una atmosfera gotica che si amalgama ad una melodia dolce, mistica, una viaggio musicale avvolgente, a tratti onirico, sensazioni travolte, coinvolte, esaltate. Una eterogeneità sonora che abbraccia arpeggi dolci, power metal potente, orchestrazioni ammalianti ed una componente speed metal che emerge a tratti, contribuendo ad una esperienza acustica completa.
(Autoproduzione) I comaschi All Amort propongono tre canzoni, messe in piedi da una overdose di thrash metal in quello che poi è del melodic death metal, ma dai toni cattivi e rabbiosi. “Gain from Love”, massacro e strutture melodiche, batteria furiosa, suoni come un’artiglieria che esplode colpi. C’è un buon equilibrio tra melodie e rabbioso death metal alla svedese ed è più o meno lo stesso atteggiamento di “Eternal Lies”
(Coroner Records) Ettore Rigotti e Claudio Ravinale (il primo è polistrumentista e magnifico produttore di grido e compagno del secondo nei Disarmonia Mundi) non si fermano e lanciano i The Stranded, insieme a Elliot Sloan (chitarra e basso, nonché skater professionista) e Alessio Neroargento (tastierista anche con i Disarmonia Mundi e altri)
(Cyclone Empire) Intrappolati nella brutalità dei riff. Catturati dalla massacrante batteria. Rapiti dagiri ritmici strappa vertebre. Avvolti da un basso potente, metallico, schietto. Questa è la sensazione che si prova ascoltando questi quattro olandesi, che offrono un album death metal diretto, facile da assimilare, ricco di energia e perversa atmosfera.
Rivolgere qualche domanda ad Emi Dattolo degli Illogicist significa avere uno spaccato di prima mano di una delle band italiane più apprezzate all’estero. Autori di un technical death metal eccellente, rinnovatosi con il nuovo album “The Unconsciousness of Living”, gli Illogicist parlano attraverso Emi Dattolo; tra i migliori bassisti in Italia e uomo che vive la scena da anni anche attraverso una sua personale e poliedrica attività, denominata Music Solutions Agency.
(Metal on Metal Records) Gli svedesi Mortalicum, qui al secondo album, si inseriscono alla perfezione in quello strano filone che mescola il doom primordiale alla Black Sabbath con il rock un po’ acido di metà anni ’70: ne esce un ibrido che, se scritto e suonato bene (come in questo caso), ha un tocco di originalità niente male che sorge proprio dai contrasti del sound. “My dying Soul” si ricollega molto ai Sabbath meno cupi
(High Roller Records) Esce in vinile e per la High Roller Records, figlia della tedesca Pure Steel, questo macigno di energia hard ‘n heavy. I quattro lerci e storici laziali suonano undici pezzi in circa trentasette minuti alcolici, dando sfogo alle loro chitarre e cavalcando la furia della batteria e del basso. Spaccano di brutto, rievocano un riffing in stile NWOBHM (“Satan vs God”), dell’hard rock (“Metal Bullets”, “Black Widow”)
(Limb/Audioglobe) Tutte le volte che in redazione arriva un cd della Limb Music, la mia mente va subito con nostalgia alla golden era of power metal, quando produzioni come questa dei Dragony arrivavano nei negozi una volta alla settimana. Ora invece uscite come questo “Legends” sono rarissime e finiscono pure per essere criticate a priori, solo perché l’etichetta dice ‘power metal’!
(Atomic Stuff) E’ tutta colpa dei Mötley Crüe. Hanno reso celebre un genere. Hanno creato grandi canzoni. Sono diventati un mito. Hanno inneggiato alla devastazione, alla perdizione, alla depravazione. Hanno reso tutto questo un modello di vita, una religione. Quindi è davvero colpa loro se questo stile devastato continua, dopo tre decenni, a sfornare bands che vogliono bere, scopare e far casino.
(Autoproduzione) “It’s only Rock’n’Roll but I like it”, diceva un certo Mick Jagger: e direi che questa frase va benissimo per presentare l’ultima fatica degli abruzzesi RockRace, 10 brani di rock/blues sporco ma genuino con un piede nei ’70 e l’altro all’incirca fra 1987 e 1993, nell’epoca dei Guns’n’Roses. Le composizioni sono immediate, fatte per essere suonate dal vivo, e intrattengono piacevolmente l’ascoltatore
(This Is Core Music) Pescaresi, giovani, appassionati dell’alternative rock-metal americano. Quindi melodie a tutto andare, cori accattivanti, canzoni brevi e spedite, con l’occhiolino al punk, al rock, al metal e al pop. E’ questo “How Life Should Be”: semplice, spontaneo, ricco di adrenalina e che puzza di gioventù. Doti o limiti? E chi può dirlo! 
(This Is Core Music) Le radici di questa band italiana sono corte. La nascita è recente, 2008, e avvenne sotto il segno del post-hc. Dopo “Where The Ocean Meets The Sky”, un EP, e una buona manciata di live, gli Avenue Of Heroes partoriscono, a seguito di una lenta gestazione, un debutto nel segno del metalcore più classico, e cioè “Consequences”. Debutto limato con certosina pazienza e cura, dei suoni e degli arrangiamenti.
(Napalm Records) Salmi. Rituali. Messe. Cerimonie oscure. Le note di questo undicesimo lavoro appaiono oscure, maligne, terrificanti. Puro heavy metal, puro doom. Totale oscurità. Un tempio. Streghe. Demoni. Subdola malvagità che trasuda da ogni accordo di questa opera. Una opacità dei sensi, resa quasi infernale dalla suprema interpretazione di Robert Lowe. Potenza di “Prophet”.
(Graviton Music Service) Gli Inmate hanno realizzato un album che contiene una vagonata di musica, cioè ben 14 canzoni, ma dal minutaggio comunque normale. “free at Last” è dunque un lavoro che segna il debutto di questo comlesso sloveno, attraverso una proposta ricca, ma decisamente inflazionata, sia per qualità che per quantità.
(Nuclear Blast-Audioglobe) E’ del tutto superfluo annunciare che attorno a questo “Ascending to Infinity” si era creata una attesa spasmodica: dopo lo split più cortese della storia della musica, Turilli aveva preso con sé Dominique Lerquin e Patrice Guers e si era subito dedicato alla composizione di nuovo materiale, mentre i superstiti Rhapsody of Fire (compreso Alex Holzwarth, che ha continuato a collaborare pure con Turilli fino a poco fa!) si lanciavano in nuovo tour
(Autoproduzione) Non lo direste che i Deimos hanno iniziato come cover band dei Gamma Ray, perché il sound che mostrano in queste composizioni inedite è molto più cupo e carico – pur mantenendosi nei classici confini del power metal. Cinque le composizioni di questo EP d’esordio, disponibile sia in copia fisica che per il download digitale. “Wargeed” è quasi epic metal con un sound corposo e molto tirato: a tratti i nostri ricordano i primi Domine, a tratti i White Skull.
(Massacre) La band portoghese Disaffected era ben avviata quando nel 1997 si sciolse. Nel 2006 José Costa (voce) e gli altri si sono rimessi a suonare insieme ed ora pubblicano il secondo album, appunto intitolato “Rebirth”. Peccato per il tempo perduto, perché i Disaffected con “Rebirth” fanno buona mostra di se. Canzoni articolate, progressive, con suoni scintillanti, su un tessuto di death/thrash metal.
(Steamhammer SPV) E’ la first lady del metal. La regina dell’hard rock. La sua carriera è unica, esemplare. Nessun’altra donna ha mai avuto il carisma, l’energia, l’anima dannata dal rock ‘n’ roll come Lita. Lita si confessa. Si apre. Un regalo al suo pubblico, un album intimo, quasi autobiografico, un eterno legame con uno stile di vita, un obiettivo nella vita, una ragione di vita. Ha lavorato con creature oscure come Nikki Sixx e Ozzy Osbourne. Ha 54 anni.
(PRC Music) Ai più forse il nome di costoro non dirà nulla, ma gli Stalwart sono tra le realtà più attive della scena metal estrema russa. Il loro essere estremi è un qualcosa che avviene tramite suoni roboanti, forti, robusti, ma anche nitidi e aggressivi, ma c’è anche qualcosa di più personale in questo death metal e cioè la volontà di cambiare, di dare più volti alle canzoni e passare da uno scenario all’altro. 
(Graviton Music) Il ritorno dei Channel Zero significa una ripresa del thrash metal stile metà anni ’90. La band subì uno split nel 1997, ma di recente si è rimessa all’opera. “Feed ‘Em with a Brick” riprende il discorso interrotto dai Channel Zero, cioè con thrash metal ammorbidito e levigato, con canzoni di grande impatto sonoro ma dalle ampie melodie, nello stile dei Metallica anni ’90
(The Path Less Travelled) Non mi ha del tutto convinto questo nuovo lavoro dei black metallers americani Vesperian Sorrow, però la musica che si porta dentro ha irisvolti di sicuro interesse. In pausa da un album vero da almeno sei anni, i texani ritornano con un lavoro nel quale l’impegno e la volontà di metterci il meglio di se stessi traspaiono con assoluta certezza.
(Century Media) Dodici infernali oscenità vomitate sopra un mondo putrefatto. Dodici capitoli di una saga oscura ed infetta, dodici come le ali di Lucifero. Dodici blasfemie che chiudono un cerchio malvagio, maledetto, dannato. I signori del male sono tornati. Carichi di odio, di brutalità, di repulsione verso le religioni. Una bestia immonda carica di sentimenti marci e contagiosi.
(Autoproduzione) Krieg è una band dal sound roccioso definito attraverso più livelli espressivi, come il thrash metal, il melodic death metal e il crossover. Fondere alcuni aspetti musicali, fondere il genoma di alcuni riffs e produrre un sound che possa essere d’impatto, non solo perché intriso di groove, ma anche grazie distorsioni nitide e corpulente, sostenute dalla buona batteria di Walter Valli.
(Autoprod./Godz Ov War Prod.) I Centurion mangiano pane e polish death metal, questo li rende spietati esecutori di un lavoro altamente veloce, brutale, estremo come molte realtà provenienti dalla loro nazione, ovviamente la Polonia. Blast beat estremi, come una concatenazione di uragani, e un riffing ossessivo e frenetico e, nei bridge o intermezzi vari, massiccio e marziale, imponente come nella migliore tradizione dei Morbid Angel.
(Napalm/Audioglobe) Se amate le sonorità alla Candlemass conoscete per forza gli Ahab e il loro “Nautik funeral Doom”: ispirandosi stavolta a Poe, i tedeschi producono un terzo album che, nel bene e nel male, è asfissiante e monolitico come non mai. “Furher South” comincia su tonalità stranamente leggere e con un sofferto cantato pulito: poi d’improvviso si sprofonda nel doom più plumbeo e oscuro, quello dei primi Paradise Lost e Anathema.
(Dark Descent) Una creatura condannata. Murata viva. Spazio angusto, oscuro, pestilenziale, marcio. Il suo odio verso i carcerieri, psiche che si deforma, pensieri oscuri sottoposti ad un processo di rapida putrefazione. Rabbia. Furia. L’odore del corpo che si dilania, decade, invecchia, ferite aperte come gole profonde. Autolesionismo per una morte più rapida, per sfuggire alla dannazione.