DECREPITAPH / HUMILIATION – Split: “The Carnal Slumber / Enemy’s Perimeter”
(Eldritch Lunar Miasma / Dybbuk) Adoro gli split e soprattutto se arrivano da band oscure e miasmatiche e con nomi che sono tutto un programma. A dire il vero i Decrepitaph hanno solo il sound di oscuro e miasmatico, ma Sinworm ed ElecktoKutioner sono ormai una solida e rispettabile istituzione del death (altro…)
(Pavement Entertainment / EMI) Tempo fa avevo sentito nominare questa band, per via del fatto che in formazione figurano Will Hunt e Troy McLawhorn, ovvero una delle due chitarre e il batterista degli Evanescence. In pratica la loro presenza potrebbe essere utile
(Massacre Records) I californiani Deadlands includono nelle proprie file Brian O’Connor (ex-Vicious Rumors) e Kevin Rohr (Spectre): il loro debut giunge sul mercato senza che la band abbia prodotto altro, ma si difende bene in quel filone power/thrash che passa dagli Iced Earth
(Autoproduzione) I Dawn Of Memories vantano già un discreto curriculum; pur essendo nati nel 2010 hanno già condiviso il palco con artisti come Sadist, Dark Lunacy, e Vanexa. “In The Sign of Sin” è il loro disco di debutto: sonorità decisamente moderne, produzione in studio
(Massacre/Audioglobe) Scopro gli inglesi Damnation Angels per puro caso, ma li includo immediatamente fra le band di cui seguirò le gesta! Fondati nel 2006, ma giunti solo oggi al debut sulla lunga distanza, propongono un power metal ai confini col gothic
(Horror Pain Gore Death Prod.) Florida, patria del death metal, o almeno una delle tante. I Druid Lord nascono in questo scenario, ma a loro non basta parlare solo quel verbo ed ecco che la band fonde anche il doom metal nei propri pezzi. “Hymns for the Wicked” è uscito
(Autoproduzione) Se, come me, amate il symphonic power, non potete prescindere dai Derdian, una delle ultimissime band ancora in pista a suonare come nel 1997. E questo, per quel che mi riguarda, rappresenta il massimo titolo di merito che possa attribuire a un gruppo
(Universal) Se non conoscete “Dream Evil” avete sicuramente sbagliato sito: il quarto album solista di Ronnie James Dio è a giudizio di molti una delle perle della sua discografia, che nella mia personale classifica si colloca subito dopo il capolavoro “Holy Diver” e il sottovalutatissimo
(Radioactive Records) Il genere proposto dai Damned Pilots è decisamente strano. Non si può definire propriamente stoner, poiché i suoni comunque sono ben definiti e limpidi, non si può parlare di progressive, perché tecnicamente il songwriting è si originale ma non è tecnicamente troppo elevato,
(Croner Records) Dopo un EP autoprodotto nel 2007, da Kalle Niininen alla chitarra e Jarkko Lunnas alla batteria, i finlandesi Damnation Plan sono cresciuti, fino a trovare un’etichetta italiana per “The Wakening”, debut album realizzato tra la casa di Kalle Niininen, il D-Studio (la batteria)
(My Graveyard/Masterpiece) Un paio di anni fa ricordo di essere stato positivamente colpito dall’esordio dei Dumper: “Rise of the Mammoth” era un disco di heavy metal classico, a forti tinte anni ’80, con qualche elemento di rock stradaiolo che rivelava bene la caratterizzazione fortemente
(Autoproduzione) Probabilmente “Octocrura” è stato una specie di work in progress per i D8 Dimension. La voglia di registrare un EP si è tradotta in una serie di composizioni, sette, che hanno portato a totalizzare oltre mezz’ora di musica. Più di tutto, per ammissione della band, il sound è passato nel giro di un anno dall’essere un metal moderno
(Massacre Records) Geniali. Semplicemente geniali. I tedeschi Dante riescono a proporre un prog molto ricco, estremamente atmosferico, diluito in pezzi imponenti (spesso sopra i dieci minuti di durata), ma comunque godibile, fruibile, piacevole, di sicuro impatto anche su un pubblico più vasto.
(Massacre) Professor Gurrath mi spiace, ma stavolta il voto per lei è basso. Thomas Gurrath, la mente del monicker Debauchery, opta per un death ‘n roll sicuramente ben calibrato nei suoni ma tanto anonimo in alcuni pezzi e troppo scontato per alcuni riff e ritmiche che spesso e volentieri riportano alla mente idee altrui (in particolare mi sembra di scorgere continuamente i Six Feet Under), derivazioni
(Peaceville Records) Molti di coloro che non gradirono la svolta di alcuni anni fa da parte di Fenriz e Nocturno Culto, probabilmente non intuirono (e forse ancora oggi) l’idea canzonatoria e tributo insieme verso le loro (dai su, diciamo nostre) radici e forse di un’intera scena musicale.
(My Kingdom Music) Fuori tetti innevati e la luce del giorno che arriva attraverso un cielo bianco. C’è solitudine e di li a poco, con lo sbocciare dei primi suoni di questo album, si ripropone un amore nato tre anni fa. “Io Sono un Errore” era un album toccante e di rara bellezza.
(BloodRock Records) Il nuovo lavoro dei Demetra Sine Die è una dimensione oscura, nascosta da quella comune e nella quale tutti viviamo. Sono sonorità plumbee, liquide, frutto di lampi neuronali o forse è semplicemente musica psichedelica. E’ un rock puntellato da suoni lisergici, da ritmi ipnotizzati,
(High Roller Records) I Deep Machine sono noti ai più fanatici cultori della NWOBHM per la manciata di demo che realizzarono all’inizio degli anni ’80 per poi sparire nel nulla, anche se alcuni dei membri originari sono andati a far parte dei Tokyo Blade o degli Angel Witch.
(Avantgarde Music) Una malvagità che proviene dagli abissi infiniti dello spazio. Malvagità siderale, brutale, fredda, incompatibile con la vita. I Darkspace sono sempre stati assurdi, incomprensibili, ma brutalmente diretti. Ogni loro canzone ha lo stesso titolo (“Dark”) differenziato solo da un numero
(Black Widow Records) Melodia. Semplicemente la definizione di melodia. Questo album è pura emozione diffusa, espressa, emessa, concepita in chiave elettronica con un’ispirazione vagamente rock. Un album quasi tutto registrato negli anni ’90 quando Freddy, attuale tastierista dei Death SS, diede vita al suo progetto solista denominato appunto Journey e ricevette ampia approvazione
(Massacre/Audioglobe) Southern groove metal? Mah, se lo dite voi… a me viene ancora la tentazione di chiamarlo rock’n’roll! I germanici Dirt, dopo essersi autoprodotti il primo album, approdano alla corte della Massacre con questo disco di rock arcigno
(GlassVille Records) Suoni e ambienti raffinati costruiti con chitarre distorte e non solo. Una voce non spettacolare, ma ben inserita nel clima compositivo di questi pezzi. La band polacca Dianoya è tacciata come una formazione di progressive rock, o addirittura di progressive metal. Bah, non saprei. Io li conosco grazie a questo secondo album
Per tredici anni ci sono stati i Tabula Rasa, mentre da almeno sette anni è nata la nuova formazione denominata Diabula Rasa. L’idea è stata quella di prelevare melodie e testi del XIII e XIV secolo e di rendere il tutto presentabile a noi contemporanei. Ne vien fuori una sorta di folk heavy, in alcuni casi anche rock, estremamente dinamico
(Autoproduzione) La band berlinese Declamatory è autrice di un melodic thrash metal, ovviamente di taglio moderno, con innesti di death metal, di fattura scandinava, e improvvisi ritornelli che danno sul metalcore. Il risultato è un sound attuale e che credo possa essere incline esclusivamente alle preferenze delle giovani leve del metal.
(Synthetic Symphony) Dopo il singolo “Industrie – Mädchen” uscito nel 2012, i Die Krupps (o ciò che ne rimane) ne presentano un altro. Uscito il18 gennaio, “Risikofaktor” vede la title track e il remix di “Zwei Herzen, ein Rhythmus” e “Der Amboss”, eseguita all’Amphi Festival nel 2011. “Risikofaktor” è un brano vecchio stampo, cantato in tedesco,
(Ukem Records) Presentati come “RAW FUCKING SCOTTISH BLACK METAL”, Asphyxiator e Necrotica non possono essere descritti meglio. Al massimo si può contestualizzare il loro black metal come quello dei Mayhem e Darkthrone della prima età. Asphyxiator, voce e batteria, Necrotica, chitarra e basso, fanno coppia dal 2009
(Shadow Kingdom Records) Thrash appena venato di heavy metal classico nel secondo ep degli inglesi Deceptor, che affiancano questo “Chains of Delusion” a due demo e un altro ep precedenti: manca ancora la pubblicazione del full-“length”. Sei i pezzi, ma due sono brevi intermezzi. Nonostante la pomposa presentazione, “To know Infinity” è thrash anni ’80
(Pure Steel/Audioglobe) Uno dei monicker più curiosi che abbia mai sentito è stampato su una delle copertine più kitsch che abbia mai visto (credo rappresenti il combattimento subacqueo fra un guerriero con spada fiammeggiante e un gigantesco tritone/polipo dai piedi palmati; l’autore è il blasonato Michael Welan, che ha lavorato anche per i Cirith Ungol). Ho fra le mani il secondo full-“length” degli inglesi Disarm Goliath, che la vulcanica Pure Steel stampa soltanto su vinile
(Dark Descent Records) Le trombe del giudizio universale, l’apprestarsi della fine. L’immagine di copertina è eloquente e saluta questo secondo full length dei finlandesi Desolate Shrine. Il death metal presentato è grigio, cupo, ma tendente agli scenari black metal e dunque con atmosfere cariche di tensione e malessere, avvolte da un clima estremamente dark e fino ad arrivare, in situazioni brevi, a passaggi doom, come per “Plane of Awake (Dreams Over the Angel – Serpent to”.
(Satanic Records) I Darkness di cui si parla sono quelli nostrani e nordici, autori di diverse release e con l’ossianico M. (The True Endless, Opera IX e altri) a fare il suo solito “sporco” lavoro. Black metal ferale, gelido e dannatamente old school. Una release questa che racchiude il nuovo MCD “Anti Human Life” e il demo del 2001 ” Let the Napalm Rain”. Il demo ha una qualità audio ovviamente approssimativa, tipica di una release underground.
(Heart Of Steel Records) Rock adulto per palati dai gusti delicati. Quarantacinque minuti di hard rock piacevole, mai estremo, sempre sublime, ricco, elaborato. L’italiano Alex De Rosso vanta una carriera ed una esperienza a dir poco enormi, le quali includono essere stato anche nella line up di acts come i Dokken. Ed è proprio questa esperienza a trecentosessanta gradi che converge in questo album, dove un hard rock melodico ricorda i grandi del genere, aggiungendo quel sapore moderno,
(Autoproduzione) Resto convinto che la scena metal dell’ex Jugoslavia sia uno dei territori più fertili dell’attuale panorama europeo, e a dimostrarlo ci sono oggi i Downcast Art; la band croata ha edito il proprio debut nel 2011, ma solo in questi mesi lo pubblicizza sistematicamente fuori dai patri confini. “Forbidden Memories” è un gothic metal di pregio, mai incline alle classiche brutture di questo genere e anzi colorato di alcuni elementi stravaganti che sono il valore aggiunto al risultato finale.
(Abduction Records) Questo trio di Seattle si dichiara parte di quella scena, ma a scanso di equivoci è meglio chiarire che ha ben poco del grunge, di quello che ne resta e di quello che lo ha seguito dopo gli anni d’oro. I Diminished Men sono un prodotto dell’underground, cresciuto poi negli anni, e questo secondo album è stato come sempre stimolato dalle idee visionarie e cinematografiche ed anche la loro biografia ufficiale lo lascia intendere.
(Lucifer Rising Records) Il profeta ha mentito. La profezia era falsa. O era errata. Il settimo sigillo doveva essere la fine di tutto. L’apocalisse di un inferno che durava da trent’anni. Ma il purgatorio è un posto strano. Deviato. Un luogo transitorio. Uscirne è possibile, forse verso un paradiso perdito, forse verso un la dannazione, un diabolico ritorno alla vita, all’agonia di una esistenza oscura, macabra, occulta.
(Let It Bleed Records) Credo che fosse da tanto tempo che non sentivo del death metal di questa portata. La label polacca Let It Bleed definisce i connazionali Dira Mortis come una brutal death metal band e l’aggettivo brutal potrei anche farlo passare, ma di loro c’è quella tipica sonorità densa, robusta e cavernosa, ma allo stesso tempo inquietante, vicina a quelle di Autopsy, Vader e Bolt Thrower. Questo vale per le distorsioni, ma il discorso compositivo tocca altre tematiche di riferimento.