Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
MESMERIZE – “Paintropy”
(Punishment 18 Records) Quando è partita “It happened Tomorrow”, ho pensato inizialmente di aver sbagliato disco: muro di chitarre heavy/thrash, voce leggermente filtrata, assolo molto acido… ma siamo sicuri che si tratti dei Mesmerize che conosco io? Gli stessi di quel piccolo capolavoro di metallo classico (altro…)
(Street Symphonies Records) Ok, le statistiche (me le sto inventando, ma non sbaglio di molto) dicono che nasce una nuova band ogni minuto (o ora, o secondo, sono comunque tante). Milioni di ragazzi che prendono una chitarra e cercano di fare qualcosa. Il novanta percento di questi, un giorno,
(Memorial Records) I parmigiani Roots Of Pain propongono al proprio esordio un thrash/death metal con lievi spunti hardcore e a tratti melodici. In sostanza c’è un metal solido e abbastanza aggressivo con richiami alla prima età della scuola di Goteborg. Aspetti e caratteristiche che vengono dimostrati attraverso
(Mortal Music) E venne il momento di “Album of Man”. Dopo aver pubblicato due EP “Man :: Instincts” (
(Dangerous Rock Records) Si. Sono una piaga. Infetti. Impestati. Mi riferisco al titolo di questo disco, che significa “diffondiamo malattia”. Lo fanno davvero questi punk-rockers svedesi. Lo fanno in maniera pericolosamente improvvisa. La loro musica la potrei descrivere come una lattina di birra agitata e poi…
(Misantrof ANTIRecords) Il primo brano, “The Crazy Race”, è spedito, sostenuto, quasi sullo speed metal. Assoli funambolici e note a cascate. Inaugura “The Thirst World War” questo pezzo e gli altri che lo seguono tengono il passo, come la successiva “The Cockroach Man” e “1518”.
(AFM Records) Questa band dell’Irlanda del Nord si rifà viva dopo quattro anni dal precedente lavoro, percorrendo sempre e con fede la strada del thrash metal iperveloce e anfetaminico, con quelle diverse influenze neo-hardcore e dunque crossover. Un sound estremamente ingessato in quelle partenze a razzo,
(Moonlight Records) Questo debutto dei The Coffeen è a metà strada tra il tutto e il nulla. Il primo è rappresentato da sei canzoni che mischiano più cose, sonorità, ma anche atteggiamenti. Il nulla può essere il rischio di non piacere a chi non ha nelle proprie preferenze certi modelli proposti dai The Coffeen.
(Sliptrick Records) I Thyreos vengono dalla Svezia, e nonostante l’altisonante nome epico sono decisamente una band alla mano, capace di esprimersi attraverso pezzi brevi e diretti. Infatti “I don’t live to fail”, il loro secondo disco, allinea dodici brani che, tranne due eccezioni, sono sempre sotto i quattro minuti; il risultato finale
(Napalm Records) Il terzo album dei Delain ha dato un segnale al mondo, come se la band di Zwolle, Olanda, volesse dire “ci siamo!”. Due album con Roadrunner Records e dopo son passati tre anni per accasarsi su Napalm Records e pubblicare “We Are the Others”. L’etichetta austriaca per rilanciare al meglio la band
(Steamhammer/SPV) Sballati. Fuori di testa. Probabilmente ubriachi. Questi gli aggettivi che emergono dall’ascolto di questa band devota ai boccali di birra da litro, fedele all’Oktoberfest (la band è di Monaco di Baviera). Divertenti, rumorosi, volgari. Parlano di alcol, donne (dai facili costumi) e macchine.
(Punishment 18 Records) Settimo album per i piemontesi Highlord, che non si facevano sentire da “The Death of the Artists” del 2009: un disco che, devo essere sincero, non mi aveva colpito particolarmente a causa dell’alleggerimento del sound. Con la reintroduzione di un tastierista, Emanuele Salsa, i nostri tornano
(Autoproduzione) I mantovani As The Monster Becomes sono la ulteriore prova di come il metal oggi non possieda più confini in merito a sperimentazioni e contaminazioni. Il loro genere si presenta come un Technical Death Metal molto strutturato e veloce, che richiede quindi delle doti tecniche non da poco
(Party Smasher/BMG) Una volta un amico mi disse “devi ascoltare questi, a te che piacciono cose estreme ti entusiasmeranno”. Quando avviò la riproduzione di “Calculating Infinity” i suoi occhi vispi e le labbra a mo’ di sorriso, si stancarono nel non leggere sul mio volto i sintomi dell’entusiasmo! No dai, ricordi a parte
(Autoproduzione) Con due ep e due album in poco più di un anno, i Corners of Sanctuary di Philadelphia sono sicuramente una delle heavy metal band più prolifiche del globo! Il nuovo “Harlequin” si compone di ben sedici tracce, nessuna delle quali, però, supera i cinque minuti di durata,
(Autoproduzione) A giudicare semplicemente dalla foto pervenutami deduco che i Gawither sono una band formata da membri molto giovani, ma badate bene non per questo bisogna saltare subito alle conclusioni. Nel loro EP di debutto c’è una grande attitudine, un amore svenato per il thrash metal old school
(Autoproduzione) Si scrive Nervecide, ma si dovrebbe leggere Giorgio Benedetti (ex Cadaveric Crematorium), perché costui ha inciso tutti gli strumenti, cantato e fatto da ingegnere. Tutto da solo, dimostrando in “Impermanence” di essere una bestia feroce che usa gli strumenti come utensili da macelleria!
(Steamhammer / SPV) Musica adulta, musica complessa. Musica sublime. Atmosfere dolci, ambientazioni sofisticate, suoni digitali e suoni molto rock, graffianti, incisivi. Quattordicesimo capitolo per il progetto di Lenny Wolf. Un album non immediato, che rivela la sua sofisticata complessità a piccole dosi, coinvolgendo
(High Roller Records) Ho in bella mostra a casa il 7’’ d’esordio dei Dead Lord: non sono un naturale consumatore di rock composto dopo la fine dei seventies, ma “No Prayers can help you now” suonava come i Thin Lizzy del ’76, e quindi non ho saputo resistere. Ecco finalmente il full-“length” degli svedesi:
(Horror Pain Gore Death Prod.) Cosa mai può suonare una band di Philadelphia che si chiama Nihilistinen Barbaarisuus? Non death metal, ma gelido, dannato e misantropico black metal. Dannatamente simile alla corrente norvegese dei primi periodi o vicina a quella canadese del black metal québécois.
(Sliptrick Records) Gli svedesi Jack’s Residence esordiscono con un quattro pezzi ben prodotto. “Limbo” propone e dispone di un lineare e sfumato riffing hard rock. “Mans Ruin” si presenta come una tigre, cioè quella dell’hard rock con striature grunge. L’andatura delle chitarre ricorda qualcosa tra Nirvana e, soprattutto,
(SPV/Steamhammer) Undicesimo album per i Vicious Rumors di Geoff Thorpe, da sempre alfieri dell’US power metal (ovvero di quel power pesantemente contaminato dal thrash, che per me essenzialmente significa gli Helstar e quel che ne deriva), e reduci dal non proprio esaltante “Live you to Death” (che ho recensito
(Cyclone Empire) Di solito non adoro le mosse strettamente commerciali, le riedizioni, le ripubblicazioni di roba vecchia e stravecchia. Questo a meno che non si tratti di riproporre al pubblico un album che per motivi assurdi non ha avuto la visibilità che meritava, o riproporre qualcosa di marcatamente cult
(Autoproduzione) Dimitri Bonani è un vero rocker, è uno che crede in ciò che fa. Ci crede perché probabilmente ha passione, ma più di tutto credo senta sue certe sonorità. Infatti “Once Upon a Long Ago” è l’esatta riproposizione di quel sound hard & heavy degli anni ’80. Non è i Mötley Crüe o i Poison,
(This Is Core Music) Uno dei più classici inizi che il rock possa proporre, ovvero qualche colpo della batteria e poi una chitarra che entra corposa, distorta, con un riff tossicchiante e di seguito tutto il resto. Trascina immediatamente “My Place”, apre l’album con immediatezza e fresco coinvolgimento.
(Temple of Torturous) La materia oscura di Wiedergaenger, titolare unico del progetto, è piuttosto varia. Total Negation per stile generale mi ha ricordato i Bethlehem, con la differenza che Wiedergaenger è meno folle, ma anche lui è della Westphalia, indugia in passaggi che vanno dal death/dark metal al black metal e anche lui tende
(AFM/Audioglobe) Lo split dei Rhapsody of Fire ha dato moltissimo materiale alle riviste metal, e anche MetalHead ha affrontato l’argomento in una intervista con Alessandro Conti (
(Sliptrick Records) Rock scozzese. Tosto, duro ma continuamente rifinito con melodie. Un miscuglio che ha dell’interessante. Il debut EP dei Fallen Of Faith si presenta con un’identità abbastanza definita. Canzoni che mostrano qualcosa del punk rock, soprattutto nell’atteggiamento vocale (cantato e cori o seconda voce
(Mausoleum) Nonostante l’iconografia power, gli scozzesi Code of Silence suonano un hard rock cristallino (ma pur sempre in buoni rapporti con l’heavy metal). Il loro debut è un concept sulle crociate e vede la partecipazione di due volti abbastanza noti: al microfono il brasiliano Gus Monsanto,
(Ektro Records) Allucinazioni trasformate in musica, una musica che opprime, deprime, annienta. Suoni post metal, divagazioni sludge, concetti acidi e psichedelici, teorie drone. I finlandesi Mother Susurrus arrivano al debutto con questo full length imponente, diviso in cinque monumentali tracce che arrivano anche a toccare
(Autoproduzione) Decisamente interessante la proposta di questo promo dei ciprioti Stormcast. Un Black Metal molto epico ed atmosferico; una proposta molto moderna che si discosta leggermente dal symphonic pomposo e magniloquente dei Dimmu Borgir o degli Emperor, per elaborare una soluzione più in linea con i nostrani
(Autoproduzione) E’ un passo spedito quello dei torinesi Your Anguish. Non una marcia, ma la cavalcata di un carro armato moderno e agile, ma pur sempre un carro armato, quindi un’arma distruttiva e possente. L’ascolto di “Heroes & Zeroes” mi mette di fronte a questo, ovvero ad un devastante modern metal/melodic death metal.
(Black Axis Records) 18’51” è la durata della prima delle due uniche tracce di questo nuovo album dei Pombagira. “Maleficia Lamia”, questo il titolo, esordisce con una distorsione, un rumore, che si gonfia e lasciare poi il posto ad una sommessa, cupa e doom/sludge atmosfera, dove il basso e le chitarre sprigionano note
(SPV/Steamhammer) Doppia raccolta celebrativa per i quindici anni di attività dei Freedom Call: una di quelle formazioni che si ama o si odia, ma che in Germania raccoglie fans anche all’esterno della ristretta cerchia di appassionati di heavy metal… e lo dimostra una discografia che conta sette album in studio, due live, un ep,
(Indie Recordings) Strano album, veramente strano. Più lo ascolto e più mi lascia in un delicato equilibrio tra il percepirne genialità e subirne la monotonia. Sicuramente è un album adulto, molto adulto, specialmente se consideriamo che questo quartetto proveniente dal Belgio ha un’età media che non supera i diciotto anni.