Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
THE MAGIK WAY – “Materia Occulta 1997-1999”
(Sad Sun Music) Nati dai gloriosi Mortuary Drape, i The Magik Way realizzarono tra il 1997 e il 1999 due promo. Dopo tredici anni “Materia Occulta 1997-1999” rimette insieme tutto quanto hanno realizzato i The Magik Way. Il primo periodo, 1997, è “The Magik Way”, una suite divisa in quattro movimenti: ovvero “The Doubt”, “The Dizziness”, “The Knowledge”, “The Sacrifice”. Quattro oscuri e tenebrosi atti di morte, in cui il primo ha un black metal seminale, mentre il secondo si muove tra il doom e il black. (altro…)
(Autoproduzione) Dopo due demo, gli Irlandesi Celtachor hanno evidentemente deciso di pubblicare il loro debut in piena autonomia: ecco quindi “Nine Waves from the Shore”, onesto prodotto di celtic metal fra gli ultimi Suidakra e i Forefather, e quindi fruibile da un pubblico abbastanza vasto. I testi sono legati a complicatissime vicende del folklore e dell’antichissima storia irlandese e vi confesso che mi sono perso praticamente subito, dato i colti riferimenti a nomi e luoghi in gaelico.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Più volte mi è capitato di incrociare questo monicker e credo sempre in relazione a band death metal statunitensi. I Vex, sono di San Marcos, in Texas, e il precedente album “Thanatopsis” ha ricevuto buoni riscontri. Tre anni dopo ecco il secondo album – con un nuovo cantante, Joe Jackson, proveniente da una band denominata Sakrefix- per questi figuri del death metal, sempre contaminato da momenti di thrash metal e addirittura black metal.
(Debemur Morti Productions) Ritorna Lars Stavdal dopo l’album “Ceremony of Ascension” del 2009. Questo “Shunya” è di metà novembre 2012 ed è il terzo che questo Monicker tira furoi dal 1999. Lars è il vero tutore di Wallachia, nel quale compaiono spesso altri sessionmen, in particolare Eystein Garberg (chitarrista dei Lumark). Il musicista norvegese ripropone un symphonic death metal classico, non si sposta dai tipici canovacci del genere, tranne per il sound di alcune tastiere a volte vintage
(Autoproduzione) Le pulsazioni che arrivano dalla sessione ritmica di questo album sono micidiali. Roba da sfondare le casse dello stereo. Cinque canzoni, venti minuti, una breve ed intensa corsa pazza in nome dell’hard rock, del divertimento . Loro si definiscono irriverenti, rumorosi, alcolizzati ed arroganti. Ma anche divertenti e estremamente cool. Ironici, aggiungo io, a partire dal moniker totalmente sciroccato, un po’ come la band stessa. Hanno immagine, sono tutti fighi, tutti cattivi,
(Autoproduzione) Disponibile soltanto in digitale, ma anche per il free download (
(AFM Records) Gli A Life [Divided] non mi hanno mai convinto e in passato ho sempre pensato che pasticciassero un po’ troppo con le canzoni. La AFM li ripropone e vorrei chiarire che la label farebbe bene a definirli non electro-rock ma electro pop-rock, perché a conti fatti è quella la loro direzione, cioè il pop. Che poi vi siano synth aggressivi, chitarrone e una batteria colpita con furia, di certo non sono questi elementi a togliere proprio la patina pop dall’anima di questi pezzi.
(Dark Descent Records) Le trombe del giudizio universale, l’apprestarsi della fine. L’immagine di copertina è eloquente e saluta questo secondo full length dei finlandesi Desolate Shrine. Il death metal presentato è grigio, cupo, ma tendente agli scenari black metal e dunque con atmosfere cariche di tensione e malessere, avvolte da un clima estremamente dark e fino ad arrivare, in situazioni brevi, a passaggi doom, come per “Plane of Awake (Dreams Over the Angel – Serpent to”.
(Nuclear Blast/Audioglobe) Quando gli Holy Grail sono esplosi con “Crisis in Utopia”, ero naturalmente fra gli scettici e i defenders pronti a lamentarsi sempre (beh, anche noi della vecchia guardia sappiamo essere ironici…): l’ardita miscela di vecchio e nuovo heavy metal della band californiana arrivava a infastidirmi, pur se non potevo negare che questi giovanotti avessero fatto centro con il loro songwriting spumeggiante. 
(Massacre Records) I Saratan sono un trio polacco i cui due precedenti album sono stati pubblicati dalla campana My Kingdom Records. Ora è l’illustre tedesca Massacre ad occuparsi di loro. La band propone un sound death/thrash con qualche inserto di melodie tipiche dei confini tra la vecchia Europa e l’Asia. “Mastema” possiede un accoppiata riff-batteria possente, quasi alla Meshuggah, mentre la voce di Jarek Niemiec si avvicina a quella di Max Cavalera.
(Comatose Music) Credo sia la prima volta che ascolto qualcosa degli Infected Flesh. Non riesco a ricordarmi se ho incrociato già la musica del duo catalano, il quale però mi è nominalmente noto. Nel 2011 hanno partecipato ad uno split nel quale figuravano, tra gli altri, anche i nostrani Antropofagus. “Concatenation of Severe Infections” è il terzo album, fatto con un death metal dai tratti brutal e a volte quasi grindcore. Un sound ossessivo ed ossesso da un clima da macellai!
(The Leaders Records) La title track apre questa seconda prova della band greca. La canzone mette in pari il rock e lo stoner. Un brano mansueto e con la sua dose di feeling e sfumature seventies. I toni però non sono tutti così e i ritmi e l’agilità del riffing si impenna, pur rimanendo continuamente legato ad estrazioni rock. Un qualcosa che ricorda i The Cult, Clapton e i Cream, ma anche il southern rock, quello degli anni ’70, i Deep Purple in “Howl”, il rock ‘n roll blues di “Scissor Tongue” e cose simili.
(Van Records) Con quanto sto per scrivere temo mi inimicherò molti defenders… ma devo confessare che il debut degli Attic, così lodato in giro, mi ha impressionato soltanto in negativo. A prescindere dal fatto che i nostri imitano in modo estremamente fedele (per non dire pedestre) le atmosfere alla King Diamond e Mercyful Fate, non capisco proprio perché questa band si sia subito guadagnata uno status cult che, fra le nuove armate dell’horror metal, avrei volentieri attribuito ai nostri Hell Theater
(Satanic Records) I Darkness di cui si parla sono quelli nostrani e nordici, autori di diverse release e con l’ossianico M. (The True Endless, Opera IX e altri) a fare il suo solito “sporco” lavoro. Black metal ferale, gelido e dannatamente old school. Una release questa che racchiude il nuovo MCD “Anti Human Life” e il demo del 2001 ” Let the Napalm Rain”. Il demo ha una qualità audio ovviamente approssimativa, tipica di una release underground.
(Autoproduzione) “Uno-” è un titolo strano perché è un titolo che non esiste. L’album di cui vi rendo conto non esiste ancora. Formalmente non c’è. Esistono e sono reali i Rejekts una band che mischia grindcore, crust, crossover, brutal/death metal, black metal e cose affini. Sono una band del milanese un po’ folle e su di giri e che dal 2007 ad oggi hanno inciso diversi demo e split. E questo dovrebbe essere il primo full length. Dovrebbe… ma non esiste, perché non è ancora uscito
(M & O Music) L’album presentato in queste righe è un esordio di una band nizzarda. Il lavoro è uscito nel dicembre 2012 e preceduto da un EP. L’album è stato curato da Willdric Lievin (Fairyland, Hamka, Anthropia) e, a detta dell’etichetta o di chi ne segue le sorti promozionali, la band è influenzata dal meodic death metal scandinavo. Dark Tranquillity, In Flames, addirittura gli Stratovarius “Lies and Hypocrisy” e “Last Judgment”.
(Black Widow Records) La band bresciana Psycho Praxis si esibisce in un ragionato e raffinato sound rock progressive degli anni ’70. Già lo stile dell’opener “Privileged Station” mi ha riportato alla mente gli Atomic Rooster di “Death Walks Behind You”, mentre altre sonorità gloriose che potrei citare per dare un’idea di cosa sia questa musica sono Jethro Tull e Van Der Graaf Generator. Anche la formazione si rifà ad una tipica degli anni addietro del rock,
(Limb/Masterpiece) Che finalmente gli Eyefear abbiano fatto il botto? Forse ancora no, ma il quinto album dei power/progsters australiani supera di certo (e di molte lunghezze) il precedente “The Unseen”. Dopo il fallimento della Dockyard1 si erano un po’ perse le tracce di questa formazione interessante e sottovalutata, che si ripresenta oggi dopo essere stata accolta dalla Limb. Il sound si è fatto decisamente altisonante e direi che le capacità dei singoli strumentisti si avvertono chiaramente.
(This Is Core) “Imiarma” è un EP di sei canzoni, sfornate da questa band piemontese che affianca sonorità melodiche e chitarre irrobustite che producono un alternative rock-metal e dai toni emocore. A cantare c’è Frankie, una ragazza, che oltre a tonalità melodiche propone anche momenti rabbiosi o addirittura in growl. “Something More” presenta il lato della band più “easy”, immediato, melodico e perfetto per le classifiche indie.
(Selfmadegod Records) L’ipertrofia creativa di Rogga Johansson mi infastidisce, l’ho scritto già diverse volte, eppure Megascavenger è un suo progetto che aspettavo, perché l’EP “Songs of Flesh (Part I)” si era rivelato un lavoro di “Nihilist o comunque dell’old style fatto di muffa, cadaveri e funerali trasformati in banchetti allucinati del death metal svedese dei primordi“. Questo sembrava l’EP è questo è l’annunciato “Descent of Yuggoth”.
(Kornalcielo Records) Un’esplosione di rock’n’roll. Ricca di calore, di forza. Triestini, sono un trio, numero perfetto, chitarra, basso e batteria. Tutti strumenti ben suonati, ben registrati, chiari e completi, per soffiare sulle braci di un sound travolgente, divertente, di quelli che fanno muovere, sudare, bere, esagerare. Musica piantata su solide basi ritmiche dove il basso e la batteria giocano, si inseguono, improvvisano, dando a chitarra e voce lo spazio per fare la differenza, fare il suono, creare il fattore che coinvolge.
(Autoproduzione) Sono degli esordienti quasi assoluti, i marchigiani Nightland, ma non lo danno assolutamente a vedere: anzi, il loro secondo ep (il primo è del 2011) suona potente e professionale come non mai! Sono cinque i brani di questo “In solemn Rise”, power/folk/death (o forse… battle metal?) all’ennesima potenza: mentre la titletrack e la splendida “Knights of the dark Empire” hanno un impianto 100% Children of Bodom, con potenti spunti death dominati dalle tastiere,
(Apathia Records) Questo album è stato composto nel 2008 e poi registrato tra il 2009 e l’anno seguente e solo in questi giorni riesce a finire sul mercato. Gli Abstrusa Unde realizzarono un demo nel 2008 e da allora tanto penare per arrivare alla fine di questo percorso che li ha portati finalmente alla pubblicazione di questo debut album di prog-symphonic black metal. Partecipa vocalmente ai brani la soprano Perrine G., ma anche quasi una dozzina di musicisti che suonano violino, violoncello, clarinetto
(FDA Rekotz) La copertina di questo album riprende la mitologia e le immagini, da essa derivate, dei Miti di Cthulhu di H.P.Lovecraft. Anche l’intro dell’album pronuncia litanie e nomi di quei Miti e i titoli delle canzoni sono apertamente ispirate al ciclo di Lovecraft che è appunto il soggetto base di questo album di debutto dei tedeschi Sulphur Aeon. Personalmente non mi tange il fatto che l’argomento sia stato ampiamente trattato, in particolare in ambito metal,
(Gardarika Musikk) Nonostante sia attento da qualche anno alle proposte black metal che provengono dall’Est Europa, e in particolare dall’Ucraina, non avevo mai sentito il progetto del bielorusso Temnarod e denominato Zaklon. “Chornae Lis’ce” è stato pubblicato a fine novembre 2012 ed il terzo lavoro uscito dal 2010. Temnarod si presenta con una registrazione direi nitida per la comprensione delle melodie, mentre chitarre e tastiere si mettono sullo stesso piano,
(Heart Of Steel Records) Rock adulto per palati dai gusti delicati. Quarantacinque minuti di hard rock piacevole, mai estremo, sempre sublime, ricco, elaborato. L’italiano Alex De Rosso vanta una carriera ed una esperienza a dir poco enormi, le quali includono essere stato anche nella line up di acts come i Dokken. Ed è proprio questa esperienza a trecentosessanta gradi che converge in questo album, dove un hard rock melodico ricorda i grandi del genere, aggiungendo quel sapore moderno,
(Autoproduzione) Resto convinto che la scena metal dell’ex Jugoslavia sia uno dei territori più fertili dell’attuale panorama europeo, e a dimostrarlo ci sono oggi i Downcast Art; la band croata ha edito il proprio debut nel 2011, ma solo in questi mesi lo pubblicizza sistematicamente fuori dai patri confini. “Forbidden Memories” è un gothic metal di pregio, mai incline alle classiche brutture di questo genere e anzi colorato di alcuni elementi stravaganti che sono il valore aggiunto al risultato finale.
(BloodRock Records/Black Widow Records) Si narra che Paolo VI fosse un lussurioso e che tra i suoi piaceri vi fosse il “ballo delle castagne”, ovvero donne nude che a lume di candela ballavano e raccoglievano con la bocca castagne dal pavimento. Beh, forse questo genere di happening non è qualcosa confinato alla sola Italia dei potenti del 4-500. “Surpassing All Other Kings” è il nuovo album che chiude la trilogia del Ballo delle Castagne, iniziata con il 10″ “108” e il secondo album “Kalachakra”.
(Deepsend) Sembra di una vita fa l’uscita di “A New Species of Deviant”. Era il 2007 e l’8/1/2013 è il giorno del ritorno e i danesi Corpus Mortale lo fanno con un nuovo album e da subito posso dichiarare che il loro death metal è sempre truce. Il precedente lavoro non mi avevo convinto del tutto, nonostante poi il sound dei danesi fosse un discreto compromesso tra situazioni di tipo brutal della Florida e altre di maniera polacca, tipo Vader. Una via di mezzo, spiegata attraverso qualche etichetta, comunque generica,
(Dark Descent Records) Ricordo ancora il comunicato stampa che annunciava l’uscita di questo album. Per un solo motivo: adoro le immagini di demoni e del diavolo tratte da stampe di epoca medioevale o che riprendono quello stile. La cover di “Coils of the Black Earth” è davvero inquietante e non lascia spazio a dubbi sul fatto che i Maveth abbiano un sound malvagio e infernale. Del resto anche i titoli, prima ancora di arrivare ad ascoltarli, si rivelano eloquenti: “Hymn to Azael”, “Hymn to the Black Matron”,
(Ektro Records/Karkia Mistika Records) Strada. Vita di strada. Tutto così Sporco. Volgare. Così sfacciato, dannatamente esplicito. Oggi in Finlandia, così come negli anni ’80 a Los Angeles. Oggi con “Showdown” così come con “Too Fast for Love” trent’anni fa. E’ sincero il rock dei Rust N’ Rage. Sballate e svogliate le lyrics. E come i pionieri del glam, anche questi ragazzi sono votati alle pettinature cotonate, ai pantaloni risucchiati, al look con stivali di cuoio ed una chitarra a tracolla.
(Pure Steel/Audioglobe) Il ritorno degli Exxplorer, l’anno scorso con “Vengeance rides an angry Horse”, ha fatto tremare le vene e i polsi di tutti gli appassionati del metallo a stelle e strisce; è del tutto naturale, quindi, che la Pure Steel cavalchi quest’onda proponendo, nel solito limitatissimo vinile, la seconda prova della formazione americana, originariamente datata 1994. Us metal di classe cristallina fin dalla positiva “Rockin’ bound”. Con “Life’s Seduction” abbiamo subito la power ballad,
(Pure Steel/Audioglobe) Signori, che bomba! Fa davvero piacere vedere arrivare un disco così bello in redazione e scoprire poi che è italiano al 100%. Gli In Aevum agere (nome che potremmo tradurre, un po’ poeticamente, come “Immersi nell’eternità”) sono una creatura di Bruno Masulli, la cui maestria è al servizio anche degli Annihilationmancer e dei Power beyond, e questo è il loro debut dopo l’ep “MMXI”, edito l’anno scorso. Le coordinate sonore? Un epic/doom ottantiano dinamico e di grande impatto sonoro.
(Trollzorn) Quello che non capisco degli Obscurity è perché tutti parlino di loro, management compreso, in chiave “pagan” e “viking” in merito alla loro musica. Riconosco che sia quello il loro retroterra musicale, oltre ad un black metal dei primi anni, però già “Tenkterra” aveva proposto scenari diversi e meno condizionati da quelle due matrici. Accade anche in questo nuovo lavoro e infatti devo aspettare la seconda canzone, “Obscurity”, e il suo ritornello per sentire quel tipo di sonorità che si ispira a Odino e Thor.