Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
GLORIA MORTI – “Lateral Constraint”
(Cyclone Empire) Tecnica ed abilità, notevoli. Velocità, in abbondanza. Brutalità, senza limiti. Cattiveria, infinita. Quarto album per i finlandesi Gloria Morti. Quarta dichiarazione di intenti. Una copertina apocalittica creata da Killustrations (Sodom, Amon Amarth), portale d’accesso a queste dieci brutali tracce di death metal tecnico, melodico, strutturato con il preciso intendo di generare dolore e rabbia, (altro…)
(Constellation) Mi accorsi di loro attraverso un documentario mandato in onda a tarda notte su Fuori Orario. Il documentario era intitolato “American Nightmare” ed era stato realizzato con contributi filmati e colloquiali di Carpenter, Craven, Cronenberg e altri. Ricordo la scena di Faccia di Cuoio (personaggio cardine di “Non Aprite Quella Porta”) che rincorre Sally, la ragazza che sopravvive allo sterminio
(Flix Records/This Is Core Music) Provenienti dall’album “Family, Music, Me”, uscito attraverso la Fastball/Sony Music nel 2010 e con l’assistenza di Clemens Matznick (Donots, Guano Apes, Revolverheld, Rammstein ecc.), gli svizzeri Cancer pubblicano un EP che lo si consuma come una lattina di bibita fredda in piena estate. Melodie semplici, pop punk come nell’opener “As Long As We Are One”
(Autoproduzione) La butto così, ma credo che al giorno d’oggi l’hardcore vero e proprio non esista più. Le poche cose rimaste sono confinate nel Do It Yourself, il resto che circola e che spesso è definito hardcore in realtà è un sound che è solo direttamente derivato o influenzato. Le band che si rifanno all’hc devono avere carattere ed esprimere la propria identità.
(Massacre/Audioglobe) Anche se orfani dello stesso Uwe Lullis, i Rebellion hanno deciso di continuare la loro missione di alfieri dell’heavy/power tedesco, ed ecco quindi un altro dei concept storici tanto caratteristici di questa formazione così quadrata e sanguigna: stavolta tocca ad Arminio, il guerriero germanico educato a Roma che distrusse gli eserciti imperiali nella celebre battaglia di Teutonburgo (9 d. C.),
(Cyclone Empire) Ventidue anni vissuti al rallentatore. Ventidue anni di esistenza pesante come un’infinita sofferenza, lenta come la morte, cadenzata come il ritmo di una marcia funebre. Eternamente confinati nell’underground, con una produzione lenta tanto quanto i loro ritmi doom, i Dawn Of Winter riescono ad arrivare al ventiduesimo autunno, con una line up praticamente indistruttibile ed inscindibile,
(Autoproduzione) Chaos Echœs è la rinascita dei Bloody Sign, band death/black metal francese arrivata al capolinea e dal quale sono scesi il chitarrista Kalevi Uibo e il batterista Ilmar Uibo, i quali fondano appunto i Chaos Echœs trascinandosi dentro questa nuova cosa Etienne Testart, altra chitarra (Children Of Doom, Evisceration), e il bassista nonché visual artist Stefan Thanneur.
(Autoproduzione) Blackened thrash/deat metal dalle atmosfere torbide e che diventano epiche e subdolamente maligne, grazie al nero drappo musicale che i Sanctus Nosferatu concretizzano, oltre all’innesto vocale di Camila Morticia, la quale è una perfida e degna growler oppure un sublime e sensuale angelo gotico. “Darvulia’s Apprentice” è un maelstrom che riecheggia a melodie della scuola di Göteborg.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Oh Signore, ma questi da dove son venuti? Non dalla gloria del Signore, con quel nome e quella copertina poi…sono di Bologna! Sono ragazzi ammantati di nero, votati ad un dark grezzo, dalle tinte gotiche e da fregi punk. Qualcosa di loro già da “Black Rivers”, prima canzone dopo l’intro, mi ha fatto balzare alla mente il compianto Rozz Williams e i suoi Christian Death con quei toni così gotici
(Napalm/Audioglobe) Gli islandesi Skálmöld avevano già convinto con il debut “Baldur” (è stato uno dei primi dischi recensiti per questo portale:
(Massacre Records) Melodia spinta ai massimi livelli. Musicisti di alto livello, compositori intelligenti e precisi. Un cantante estremamente potente, con un range vocale decisamente ampio. L’aggiunta di un tastierista. Ricetta totale, che rende davvero grandi i LOVE.MIGHT.KILL, e, con assoluta certezza, li tiene molto lontani da un fallimento. Secondo capitolo per questo progetto recente. Quasi un’ora di metal
(Soulseller) Come molti esordienti che nascono e fanno tutta una trafila di pubblicazioni minori, come 7″ e demo, la band olandese Entrapment giunge al sospirato debut album, il quale è un manifesto di old style death metal da inserire nelle costellazioni luminose degli Entombed, primi due album, Dismember (dai quli il logo sembra ispirato) e Autopsy, età di mezzo.
(Metalhit.com) La fama dei Grave Desecrator mi ha raggiunto qualche tempo fa, pur non avendo poi mai avuto l’occasione di ascoltarli. Loro sono tra le band estreme brasiliane più quotate e questo grazie a due album, uno dal vivo e qualche EP. Ora Metalhit.com (su licenza dell’italiana Depise The Sun) propone negli USA questa raccolta (appunto di “marca italiana”) con diverso lay out e in versione digipack.
(Autoproduzione) Questo EP è uscito all’inizio del 2012, ma in redazione è arrivato solo in questi giorni. I deather bresciani hanno compiuto un altro passo dopo un primo demo, approdando appunto a questa release di quattro pezzi. “Sick Human Essence” è death metal feroce, vecchio stile e con alcune trame delle chitarre in versione thrash metal.
(My Graveyard/Masterpiece) Ecco un disco capace di attirare veramente l’attenzione! I trevigiani Hell Theater, qui al debutto per (guardate un po’ che caso) la My Graveyard Productions, danno alle stampe un concentrato di power/thrash a tinte orrorifiche concepito per farvi saltare dalla sedia (e in più di una occasione ci riesce benissimo!). La vera marcia in più del disco sta nel dettagliato concept che colora (di rosso sangue) le trame musicali
(Nuclear Blast) Trovo impressionante come questa band riesca a fare passi avanti pur avendo un sound retrò e comunque affascinante. Fenomeno prettamente svedese, la band di Goteborg Graveyard non ha tardato a farsi notare. Contratto con la Nuclear Blast e successivi riconoscimenti in patria e all’estero. Il precedente “Hisingen Blues” si è guadgnato tutte le lodi possibili e pensare che l’album in fase di promozione a qualcuno
(Nuclear Blast) “Goliath” è il singolo che precede l’album “Lights Out” dei Graveyard. I blues hard rocker svedesi optano per questa canzone dal sound a metà tra Led Zeppelin e Free. Tuttavia sia “Goliath” che l’altra canzone dal titolo “Leaving You” (non inclusa in “Lights Out”), mettono in mostra il lato più spigliato della band, ma nessuna delle due canzoni rivela in questa anteprima 
(M & O Music) Nati da poco tempo, gli Unchained si presentano come una band di carattere e dalla padronanza nel songwriting. Pur avendo solo due anni di vita gli Unchained non danno l’impressione di essere dei debuttanti nel settore del melodic death metal. Jonathan Rabache è uno dei due chitarristi e fondatore della band insieme al batterista Olivier Gavelle, con eperienze nei nizzardi Kragens, e per questo primo album
(Svarga Music) Munruthel è un Signor Artista. Esperienze nei favolosi Astrofaes, nei Nokturnal Mortum e di recente ha partecipato nei Thunderkraft per l’album “Totentanz” e dopo un anno da “The Dark Saga” ecco un nuovo atto di symphonic folk black metal. L’ucraino Munruthel scava nelle proprie radici culturali ed etniche e tira fuori melodie antiche, suoni di terre sconfinate, trame dalla poetica sonora universale.
(SPV-Steamhammer) Tempo del primo Best of per gli Angra: ventuno anni di carriera sono decisamente un grandioso traguardo che va in qualche modo suggellato. Kiko Loureiro ha così pensato a scegliere i venti brani che a suo giudizio rappresentano meglio la band brasiliana, e che vanno a comporre questo doppio cd (per un minutaggio complessivo di due ore quasi esatte):
(AreaDeath Productions) I Dismantle sono in attività da poco più di un lustro, ma sono al secondo album oltre ad essere autori di diversi demo. Il thrash metal che suonano con entusiasmo e dedizione è tipicamente vecchio stampo. Thrash metal americano e con alcuni passaggi di natura teutonica. Questo è in buona sintesi la nuova prova della band californiana.
(Art Gates Records) La seconda prova della band spagnola L’Endeví conferma la mancanza di una evoluta capacità compositiva che vada oltre la meravigliosa voce di Mamen. Tuttavia per onestà nei confronti di tante band che hanno bussato alla porta di Metalhead per una recensione e che si autoproducono e dietro non hanno etichette o distributori, devo riconoscere che la Mamen pecca anche lei in fatto di pronuncia inglese
(Chaos Records) Non conoscevo prima di questo EP i messicani Evil Entourage, i quali sono già autori di due album, nel 2007 e nel 2010. Questo EP ripropone la band attraverso un death metal estremamente furioso e che per scuola avvicinerei a quella polacca. Quindi un sound sempre teso al suo massimo. Una tempesta continua. Sei pezzi dei quali uno è un intermezzo sinfonico, assestati tra gli oltre due minuti e i quattro.
(Indie Recordings) Malvagità. Un sentimento oscuro, marcio, che dilaga. Un alito pestilenziale che esce da una bocca di un diavolo perverso, nube nera piena di orrore, demoni, sofferenza. E decadenza. Spiriti delle tenebre, creature degli inferi. I God Seed si materializzano. E come dice il titolo dell’album, iniziano. Primo passo verso una nuova dimensione del male, percorso diretto verso la dannazione delle anime. Gaahl e King.
(Autorpoduzione) Non li ho mai sentiti nominare questi tizi di Minneapolis, ma credo sia normale visto che pur essendo nati nel 1998 questo lavoro è il debut album. Nel foglio promozionale di “The Global Elite” figurano alcuni estratti di recensioni statunitensi, e mi ha colpito quel “Ministry with parts Pitchshifter and White Zombie pushed to 11.5”.
(Autoproduzione) San Antonio nel Texas è un luogo da cui spesso si sente arrivare qualcosa di estremo. E’ proprio il Texas ad avere qualcosa di selvaggio ed irruento e questo non lo si avverte solo nella musica. Voglio dire che il Texas non è solo Pantera o Absu, ma anche Tobe Hooper (regista di “Non Aprite Quella Porta”) oppure lo scrittore John Lansdale e fermiamoci qui. Terra selvaggia, quella del vecchio West
(SG Records) Provengono da Macerata gli OsseltioN e soprattutto dall’idea di Ulag (No Lost, Slaves,KaosEngine, Scala Mercalli, Feasting, Hoxxis), chitarra voce e synth. Col tempo si sono poi affiancati all’artista il bassista Grak (KaosEngine, Scala Mercalli ) e il batterista Reglud. Un trio dedito al death metal vecchio stampo di novantiana memoria.
(Scarlet Records) Una trave d’acciaio che improvvisamente vi viene scaraventata sui denti, lacerando, devastando, rompendo. Sangue che scorre, dolore micidiale, devastazione dei sensi, perdita del controllo, esplosione. Negli anni 80 e 90 bands come Anthrax, Dark Angel, Defiance ed Exodus erano capaci di scatenare sensazioni simili con la loro musica. Con ogni maledetto disco, e con ogni fottuta canzone.
(My Graveyard/Masterpiece) Nel 1987 usciva l’esordio dei Dark Quarterer: stampato in sole 500 copie da una piccola etichetta toscana, mostrava al mondo le incredibili potenzialità del trio Nepi-Ninci-Serena e del loro epic/progressive metal, qualcosa di assolutamente inconcepibile per il mercato dell’epoca e ancora oggi praticamente senza eguali.
(Headxplode Records) Nome suggestivo per questa band deathcore russa formatasi nel 2008 e che sta pian piano sommando diverse esperienze professionali: un secondo Ep, un debut album, “Zodiac” del 2001, ed esibizioni live con Norma Jean, Caliban, Napalm Death, Arsonists Get All The Girls, Sonic Syndicate ed altre. “Time of Solution” propone solo tre pezzi fatti di metal pesantissimo e melodie da manicomio.
(TilziT Records) I Deformity provengono da Kaliningrad, Russia, e sono autori di un thrash metal old style molto vicino ai Metallica (soprattutto) e gli Slayer. Le due band dominano il riffing dei Deformity. In particolare i Metallica compaiono anche grazie al fatto che il cantante è un figlio diretto, vocalmente, di James Hetfield. Ascoltare “Alone” significa avere la sensazione che il brano sia un refuso dei ‘Tallica.
(My Graveyard/Masterpiece) Fra le tante formazioni che si vantano di professare il genuino verbo dei Manowar, i sardi Icy Steel sono sempre stati, a mio giudizio, i più ortodossi e capaci: e questo non tanto sotto il mero profilo del sound e dei testi (il che, data la situazione attuale dei Kings of Metal, è sicuramente un bene!), ma per quella atmosfera epica e senza tempo che molte delle loro composizioni riescono a creare.
(Atomic Stuff/Andromeda Dischi) Solo per dare un quadro di chi e cosa siano i Sin’ Sound occorre un po’ di spazio. La band italiana è il risultato di una fusione di altre due e forse questo spiega come mai la formazione sia costituita da ben sette elementi: cantante, basso, batteria, chitarra solista e ritmica, tromba e sax. Niente male, altro che band è una mini-orchestra.
(Pure Rock Records) Geniale. Un artista che eleva a livello industriale la creazione musicale. Un artista la cui attività principale è produrre musica, suonare musica come session performer, cantare musica per album di altri… basta guardare in giro per il suo sito web e vedere la vasta gamma di servizi che offre. Si guadagna da vivere onestamente facendo ciò che gli piace fare e mettendo a disposizione la sua esperienza agli altri.