Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
ORDEN OGAN – “To the End”
(AFM/Audioglobe) In procinto di andare in tour con Luca Turilli, i tedeschi Orden Ogan danno alle stampe per AFM il proprio terzo full “length”: rispetto a “Easten Hope”, del 2010, assistiamo a una ulteriore piccola maturazione nel songwriting, ma le coordinate sonore restano sostanzialmente le stesse. La titletrack si sviluppa fra velocità e trame intricate tipiche del power prog; “The Things we believe in”, invece, propone le strutture folk (altro…)
(DysFunction Records) Il Ciementificio è in azione, le ciminiere fumano, qualcosa sta per accadere. “Marcia Marcia” nuovo lavoro dei pazzi abruzzesi. Nuovo lavoro per una band che è stata indicata con diversi aggettivi, ma altro non sono dei narratori, spietati e cinici, del mondo che circonda tutti noi. Sopra le righe per quello che dicono (ma sono sinceri e non diversi da molti di noi) e per come lo fanno
(D-Thrash Records) Che il Dio del Metal possa perdonare questo peccatore. Io non conoscevo Schizoid! Canadese, di Toronto e prodotto della locale scena hardcore nel 1998. Strettamente connesso alla D-Trash Records, etichetta canadese la quale annovera nel roster gente come Drugzilla, MataMachete, Secret Life Of Teenage Girls e altri ancora. Ha realizzato diversi album e questo è il primo dopo ben sette anni 
(Steamhammer/Audioglobe) Secondo disco per il supergruppo svedese di heavy metal rock che raccoglie ex-elementi di Hammerfall, Malmsteen e Dream Evil, “Next Level” non è un capolavoro, ma sicuramente un platter che si fa ascoltare con piacere! I 13 brani in scaletta sono mediamente brevi (soltanto in due casi si va oltre i cinque minuti) e di fruizione immediata.
(Itchy Metal Entertainment) Non so quante band al mondo si chiamino Maelstrom, questi vengono dagli USA, Long Island, e hanno avuto una vita breve tra gli anni ’80-’90. A quanto sembra l’avvento del grunge ha contribuito a spegnere il fuoco dell’esistenza di questa band thrash metal. Il grunge è morto, portandosi nella tomba un buon 90% di quello che ha fatto, ma i thrasher non lo sono mai, morti, e ritornano sempre.
(Apostasy Records) Mi chiedo come possa una band ripetersi di canzone in canzone. Pensateci bene: scrivono i pezzi, li provano, registrano i singoli strumenti, poi li sommano tra loro e ascoltano la canzone finita. Possibile che in tutti questi passaggi non ci sia uno della band che dica agli altri “hey, ma questa sembra uguale alla numero…ed alla numero…”? Bah, forse è la mia avversità al genere, un gothic-doom molto malinconico
(Hungry Ghosts Productions/Finisterian Dead End Records) Bravi Bagheera, davvero bravi! Voto alto e giudizio positivo perché il vostro connubio di thrash metal, hardcore, alternative e groove metal, grunge e tutto il resto è davvero coinvolgente. Vi mancano pezzi memorabili, quelli che ascolti e impari subito, ma se mettete insieme tutta quella roba lì non si potrà certo chiedervi di essere immediati come i Beatles.
(High Roller Records) Bulldozer e Schizo sono due band italiane ben conosciute all’estero e lo sa anche la tedesca High Roller che deve aver pensato a loro quando ha incrociato i siciliani Bunker 66. Perfino Fenriz (Darkthrone) ne ha elogiato le qualità nel suo “Band of the Week” per un loro EP. “Infernö Interceptörs” è il primo full length il quale mette in risalto un thrash ‘n roll crudo e selvaggio.
(Autoproduzione) Chissà, forse le Azorre sono un paradiso, ma l’arcipelago portoghese ha comunque qualcosa che non va per gli StampKase. La band proveniente dalle isole dell’atlantico mette in questo album una tirata di metal totalmente moderno, ma rabbioso, muscolare e con le melodie stipate solo nei ritornelli o comunque principalmente lì.
(This Is Core/Ammonia Records) Con “Good Luck” gli abruzzesi Startoday ribadiscono la propria personalità nella scena hardcore italiana. Non sono gli unici e supremi, ci mancherebbe anzi…per quanto se ne possa dire non reputo il loro hardcore puro, è più melodico e il punk è molto più in evidenza. Queste però sono solo disquisizioni stilistiche, utili a chi non li conosce, e note a qualche fanatico del genere già conoscitore della band.
(Horror Pain Gore Death Productions/Dysphoria) Quella copertina hai dei tratti di penna niente male, certo è splatter e forse anche scontata. Di sicuro illustra il contenuto: due canzoni della band di Baltimora, detta Marrow, che suona un death metal cruento e dai suoni brutal, ma dalla struttura musicale chiara.
(Peaceville Records) Demoni che hanno scritto la loro propria bibbia. Demoni diversi, di un inferno diverso. Inferno fuori dal comune, fuori dagli schemi, mai ovvio. Un inferno tutto loro, fatto di poesia oscura, sangue, erotismo, perversione. I demoni hanno una loro religione, ed ora la profezia si è avverata: è arrivato il decimo comandamento. Mostri. Paure. Chimere. Demoni interiori. La Manticora, nella sua perversa bellezza
(My Graveyard/Masterpiece) Dopo la pacifica e consensuale separazione da Rick Anderson, tornato peraltro in forza ai Warlord, i Martiria si sono trovati di fronte alla sfida più stimolante della loro carriera: e nell’ambiente dell’epic e dell’heavy metal classico molti si chiedevano se il quinto album della formazione capitolina, un concept sulla storia antica della loro città, sarebbe stato all’altezza delle aspettative.
(Magic Circle/Audioglobe) Ecco qua, ancora peggio di quanto pensassi: come annunciavo nella recensione dell’edizione digitale (
(Perris Records/Eagle Booking) Gli anni 80 continuano a tornare. E’ impressionante il numero di acts odierni che ricalcano un genere dato per defunto con l’arrivo del grunge. Ma volete la verità? E’ forse grunge ad essere cadavere, sepolto sotto metri di terra e di ripetitività, mentre il mitico hard rock sembra eterno. Immortale. Ed ecco i Beverly Killz. Vengono dall’Italia, ma potrebbero essere stati una delle hair metal band
(Autoproduzione) I quattro Chains & Visions sono italiani e hanno un retroterra formativo di tutto rispetto, studiando e perfezionandosi attraverso gente di quotata bravura ed esperienza, come Marco Pasquariello (voce), Stefano Pellegatta (batterista), Carmine Savoia (chitarra) ed altri. Il sound che è nato dall’infusione delle loro creatività
(AreaDeath Productions) I Dismantle sono in attività da poco più di un lustro, ma sono al secondo album e autori di diversi demo. Il thrash metal che suonano con entusiasmo e dedizione è tipicamente vecchio stampo. Thrash metal americano e con alcuni passaggi di natura teutonica. Questo è in buona sintesi la nuova prova della band californiana.
(Logic(il)logic Records/Andromeda Dischi) Sette lunghi anni sono stati dichiarati defunti da innumerevoli e variopinti calendari. Sette lunghi anni sono diventati passato, pagine dimenticate, cose che non torneranno. Sette lunghi anni da quel 2005, anno dell’album di debutto di questi rockers italiani. Un’eternità. Un’attesa interminabile. E’ spontaneo chiedersi cosa abbia tenuto occupati questi ragazzi in questi anni. Semplice.
(Candlelight) Il ritorno dei Daylight Dies è un ritorno del doom e del death metal che vanno a braccetto, conversando amabilmente tra loro e lasciando una scia di nove pezzi in questo cammino chiamato “A Frail Becoming”. Gli statunitensi montano nella musica una produzione ottima, perché oltre a rendere udibili tutti i suoni li presentano nella loro essenza, evitando troppe levigature e offrendo quel giusto impatto metal.
(Bastardized Recordings) I Give Em Blood sono al debut album, dopo soli tre anni di vita. passati tra una split release e concerti. La band di Graz, Austria, suona un potente metalcore nel quale le influenze hardcore si intravedono, ma è un qualcosa di fisiologico al genere non è una novità, e si abbinano a brevi momenti di esile elettronica governata da synth.
(MIG Music/Audioglobe) Questo progetto è stato annunciato da qualche tempo e convoglia in studio l’ex chitarrista degli Anthrax Dan Spitz, tale Don Chaffin alla voce, Patrick Johansson alla batteria (esperienze con WASP e Malmsteen) e Chris Vrenna ai synth. C’è anche Dave Mustaine che, secondo voci di corridoio, si dice fosse l’ideatore del progetto Red Lamb ma che successivamente ha deciso di piazzarsi dietro alla consolle
(badGod Music) Patrick Brown è di San Francisco e suona diversi strumenti. Il risultato della sua maturazione musicale si chiama Trillion Red e “Metaphere” è il primo album che Brown realizza dopo un EP e altre release minori fatte in passato. Il genere affrontato da questo musicista non è immediatamente definibile. Lui stesso costretto dalle continue domande o definizioni tentate dai giornalisti
(Autoproduzione) I francesi Abysse hanno impiegato tre anni per realizzare questo album. Nel 2008 incisero un EP e poi partecipazioni a compilation e alla fine son passati tre anni e nel mentre hanno ordinato le idee che reggessero questo “En(d)grave”, un debut album che loro definiscono “instrumental post metal”. Personalmente toglierei di mezzo il termine “post” che pure calza bene,
(Dark Essence Records) La band di Bergen è al secondo lavoro in studio, nel quale ha curato la produzione Iver Sandøy (Trinacria, Emmerhoff & The Melancholia Babies, Manngard). Il sound è molto sperimentale, per via selle ascendenze dark, post metal e stoner, che determinano canzoni d’atmosfera attraverso suoni densi e vibranti. “Diin” si avvale di lunghe parti strumentali e con la voce di René Misje
(Nuclear Blast/Audioglobe) Incredibile ma vero, l’attesa è finita: dopo OTTO anni, i Wintersun di Jari Mäenpää hanno dato un seguito al debut omonimo, un disco, è doveroso dirlo, che per molti (fra cui il sottoscritto) aveva davvero aperto le porte a un nuovo modo di suonare metal, in una allora inimmaginabile mescolanza di power, death e (nonostante molti lo neghino) epic metal che non aveva eguali.
(Cruz del Sur/Audioglobe) “Judgment of the Dead” è il primo full-“length” dei Pagan Altar: ma nonostante risalga a esattamente trent’anni fa, questa è la prima volta che appare su cd e con la tracklist e la copertina volute dalla band. Per questo ‘evento’ dobbiamo ringraziare ancora una volta la Cruz del Sur, che dopo l’ep “The Time Lord” si è sobbarcata l’onere (e l’onore) di rendere disponibile sul mercato odierno anche questa perla
(Listenable Records) Siamo negli anni 70. Ogni band è praticamente un’ottima band. C’è spazio per tutti. Si fanno i singoli, che finiscono nei 45 giri. Poi anche degli album, che finiscono sui 33. Copertine stupende, fantasiose, ricche di colori. Arte che avvolge arte. Il rock dilaga, l’hard rock è agli albori. Il progressive è realtà. Non c’è composizione di chitarra-basso-batteria che non si avvalga dell’affiancamento di una valida tastiera.
(Autoproduzione) La band è di Kansas City e il nome si pronuncia “Sih-kay-dis” e questo è il debut album. Da subito risalta all’orecchio la bravura di Andy Nagorski e Mike MacDowell, due padroni delle sei corde che sviluppano sempre ottimi assoli, fraseggi e qualche polifonia, quindi un guitarworking sempre ricco. Il lavoro dei due però è quel genere di cosa che ti invita a concentrarti su di loro e seguirne le evoluzioni.
(This Is Core Music) Il ritorno dei Locked In significa andare a sbattere contro un muro e farsi molto male. I perugini hanno ipertrofizzato il proprio sound portandolo sempre più nei terreni del metal e rivelando comunque il proprio retroterra hardcore, in particolare di quello della Grande Mela. Il risultato è un sound potentissimo, un metalcore dalle dimensioni enormi e che non lascia in pace l’ascoltatore,
(Nuclear Blast) Silenzio surreale. Quel silenzio che divide la fine di “Enshrined” dalla ghost track presente nell’album. Il silenzio di tutto ciò che deve smettere di vibrare, di suonare. Un’ipotesi di silenzio. Una nuova genesi, di nuove cose. Nuovi inferi che emergono verso la luce, verso la gloria di una deviata divinità. O forse è un concetto puramente scientifico. L’evoluzione. Puro fenomeno di selezione naturale. Deriva genetica.
(Heart of Steel Records) Vi risparmio le parole che usano i Maieutica per presentarsi, dico solo che la filosofia non mi ha mai particolarmente attratto, ma il “Logos”, la parola e il suo significato e i suoi effetti si. Tuttavia per evitare di passare da uno che snobba la filosofia e flirta con la linguistica, è meglio arrivare al dunque in questo lavoro dei Maieutica. Per me sono una band di rock, molto energico, quasi heavy e con solide evoluzioni progressive. Musicisti preparati e basterebbero già i buoni solo delle sei corde di Matteo Brigo ad accattivarsi l’ascoltatore.
(Massacre/Audioglobe) Sono passati ben sette anni fra il primo ep e il debut d’esordio dei portoghesi Enchantya: la band sfrutta con mestiere e senza troppe pretese un filone stra-abusato come il power/gothic, offrendo agli appassionati oltre un’ora piena, nel bene e nel male, di tutti i cliché del genere. “No Stars in the Sky” è un inizio incredibilmente Nightwish,
(Ishtar Gate Prod.) I Sublevels sono di Córdoba, Argentina e suonano un metal estremo. Death metal con distorsioni rocciose, pesanti e che producono dei riff spesso interrotti da breakdown che ne aumentano la densità, oltre a sostanziosi innesti di groove e all’uso di riff dai toni cyber. Su tutto regna la voce di Lucas Pacheco che si comporta come un demone gorgogliante.
(Napalm Records) Emozioni. Sensazioni. Musica che va oltre quel suo concetto fisico riducibile a sequenza di onde sonore. Tiamat: una band, o meglio una mente, quella di Johan Edlund, contorta. Contorta e stravagante, deviata, assurda, come il personaggio stesso. Johan, artista che ha saputo condurci verso le sue fantasie, attraverso le sue manie, dentro le sue deviazioni. Ironico. E’ sempre stato ironico Edlund.