Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
PURSUING THE END – “Whitering”
(Autoproduzione) I parmigiani Pursuing the End, in attesa di pubblicare il debut, cominciano con il rilasciare questo singolo promozionale (due tracce più una intro) per ora riservato a webzine ed etichette, ma che presto sarà disponibile anche per il download digitale. La giovane band, fondata nel 2010 e con all’attivo un ep, si avvale in questa occasione di un coro operistico e della partecipazione di una soprano: il risultato finale, di alto livello (altro…)
(Pure Steel-Audioglobe) I Seasons of the Wolf provengono dalla Florida e nel 1999 pubblicarono il proprio secondo album, che oggi viene riproposto dalla sempre attenta Pure Steel in un lussuoso doppio vinile limitato che, alla tracklist originale, aggiunge altri tre brani. Dopo un attacco molto classico, la titletrack dispiega subito il particolarissimo sound spaziale che aleggia su buona parte del disco, e che è caratterizzato dai suoni di tastiera
(Soulseller Records) Colui che da il nome a questo progetto è lo stesso chitarrista dei Thornium, oltre ad essere uno che nell’undergorund svedese si è mosso tanto. Il genere suonato è il black metal, ma di fattura più lenta e melodica, una sorta di black ‘n roll che guarda alle derivazioni dei Satyricon e Carpathian Forest. Il sound è modellato da una produzione che non ti fa perdere una sola nota, come sempre sanno fare gli svedesi
(This Is Core Music) L’etichetta ligure This Is Core Music assorbe nel roster una nuova e giovane band, ovvero i Vault 13, padovani e dediti metalcore, ma scalpellato con uno stile melodico. I cinque musicisti si dimostrano preparati e sorretti da una produzione importante, quella di Maurizio Baggio presso l’Hate Studio, che smussa gli angoli agli 11 pezzi i quali colpiscono appunto per le loro trame melodiche, più che per un’agguerrita
(Candlelight Records) Con tutta sincerità, questo lavoro è bello a prescindere. Non è un giudizio a scatola chiusa, infatti l’album è in mio possesso dalla fine di novembre e ho avuto modo di intervistare Ben Ward e ascoltare lungamente “A Eulogy for the Damned”. L’affetto per gli Orange Goblin mi è nato tardi, ma l’approccio alla band si è tramutato nel tempo, appunto in affetto. “A Eulogy for the Damned” supera anche l’ottimo
(My Kingdom/Audioglobe) Era da tempo che non si avevano notizie dei Drakkar: se si esclude l’ep “Classified” parliamo di addirittura dieci anni! Ed è un piacere ritrovare la band così pimpante e ispirata, come dimostra senza ombra di dubbio questo “When Lightning strikes”, il quarto disco ufficiale in studio. Ci troviamo di fronte a un concept fantascientifico che non sarà il massimo dell’originalità, ma non per questo seguire le avventure
(Deathgasm Records) Nuovo parto dei mostruosi Nominon. La combriccola svedese ha realizzato un 7″ con due brani intitolato “Manifestation of Black” e come lato b “Burnt Human Offering”, due manifestazioni di devastante death metal che avrà la sua definitiva espressione nella primavera di questo 2012, con il loro quinto album. Lo stile è quello canonico, ovvero death sound svedese della prima ora, in orbita Dismember e altri conterranei.
(Abyss Records) Dopo ben cinque demo, finalmente questo terzetto svedese si cimenta nel primo full length. Anticipo subito che la produzione non è delle migliori (considerate anche le tecnologie disponibili al giorno d’oggi), rendendo spesso le parti cantate poco percepibili nell’insieme sonoro. Autori di un thrash/death vecchia scuola, questi musicisti offrono delle idee interessanti ma poco sviluppate, forse anche penalizzate da un’esecuzione
(Dark Descent Records) Gli svedesi Anguish con questo “Through The Archdemons Head” piantano un obelisco deforme e rozzo in mezzo ad una necropoli. Sarà un’analogia strampalata, ma il doom metal degli Anguish, dallo stile vecchio di anni e suonato con dilatazioni dei riff, oltre ad una certa ripetitività degli stessi e da un drumming che scandisce ogni colpo senza preoccuparsi di inserire una marcia superiore, ha un suo fascino arcaico.
(Soulseller Records) Già autori dell’album “First Strike for Spiritual Renewance”, i Dead To This World dell’ex Immortal Iscariah pubblicano questo mini che traccia la via al prossimo full length. Attualmente la band vede un incremento della formazione, la quale non è più un duo. Non c’è più l’ex Gorgoroth Kvitrafn, ora le pelli sono percosse dall’ex Black Flame M:A:Fog e sono anche arrivati il chitarrista Skyggen (ex Gorgoroth e Thunderbolt)
(Limb/Audiglobe) Quando si fa il nome di Jack Starr si cita sempre la sua “espulsione” dai Virgin Steele, che lo ha portato a intraprendere una carriera solista con pochi alti e molti bassi; da qualche anno sembra però che il suo progetto Burning Starr abbia raggiunto una certa stabilità e anche un certo successo fra i defenders. “Land of the Dead” segue a “Defiance”, del 2009, e vanta una line-up di tutto rispetto: al talentuoso singer Todd Michael Hall
(Zenda) I Banda De La Muerte sono argentini e questo album omonimo è stato inciso e pubblicato nel 2009. Attualmente la band ne sta registrando uno nuovo e sarà pronto per aprile 2012. Avere la possibilità di valutare questa uscita, ormai datata è solo un bene. I Banda De La Muerte suonano uno stoner-sludge con divagazioni verso l’hardcore e il punk, ma soprattutto sono autori di un album con suoni trattati con purezza,
(My Kingdom Music/Audioglobe) Your Tomorrow Alone sono una relatà che fonde i canoni espressivi del gothic con il doom metal, costruendo un mondo popolato da atmosfere che generano sentimenti malinconici e struggenti. “Ordinary Lives” è il primo full legth nel quale i Your Tomorrow Alone profondono uno sviluppo musicale che attraversa i suddetti generi indicati, con cenni assolutamente evidenti a
(Massacre Records) I finlandesi Re-Armed con questo conciso, poco più di mezz’ora, debut album potrebbero conquistarsi un posticino nei pensieri dei metallers europei. “Worldwide Hypnotize” è un lavoro che trabocca di thrash metal e death in egual misura, rivelandosi adrenalinico e convincente ad ogni livello. Nonostante sia un debut, i Re-Armed esistono da molti anni (tra loro c’è anche Kärtsy Hatakka dei Waltari al basso)
(Division Records) Glis vizzeri di Neuchâtel, denominati Yog, sono una gradevole proposta di grindcore sposato all’hardcore. Gli Yog con il nuovo album definiscono in modo netto il proprio valore e lo stile, il quale oscilla appunto tra i due generi summenzionati. Dodici canzoni in 28′, quindi non si ha il tempo di metabolizzare il frenetico devastare che subito ne subentra un altro. Sono pochi i pezzi che vanno oltre i 3′, “Solar Nature”,
(Division records) Dalla placida e graziosa Svizzera arriva il nuovo EP dei grinders Lost Sphere Project, masterizzato da Sir James Plotkin (Khanate, Sunn O))), Pelican, ecc.). Nonostante sia un EP, “Third Level To Internal Failure” contiene 12 pezzi, ma insieme arrivano a 24′. Il grindcore dei Losts è contaminato dal brutal death metal e dal noiscore, non è ossessivo come stile e presenta delle variazioni, anche se il clima è quello di un macello.
(Autoproduzione) I napoletani Axiom nascono dalle ceneri dei Languard, che nel lontano 2005 pubblicarono un album per la Underground Symphony; “Truths Denied” è il primo full length sotto questo monicker (è preceduto dall’ep “A Moment of Insanity”) e ci presenta un sound davvero interessante e variegato, che spazia fra power, progressive e thrash. Vi risparmio la solita solfa “se la band fosse svedese la staremmo osannando tutti su tutti i canali”
(Limb-Soulfood) Uno dei debutti italiani più riusciti ed emozionanti degli ultimi anni è certamente “The Alliance of the Kings”, del 2010, primo capitolo della saga fantasy scritta dagli Ancient Bards. Nella musica dei romagnoli rinasceva lo spirito più genuino del symphonic power metal, quello dei Rhapsody, dei Dark Moor e dei Thy Majestie di un tempo, con risultati di altissimo livello sia negli anthem come “Four Elements”
(My Kingdom Music/Audioglobe) I blackers di Barletta Disguise erano fermi da diverso tempo, almeno discograficamente parlando. Chi ha avuto familiarità con i precedenti lavori, potrà riscontrare con “Second Coming” una sostanziale evoluzione del sound. La band resta nell’ambito del black metal, ma l’aspetto sinfonico e quindi l’uso delle tastiere, si è trasformato come una crisalide. La produzione scolpisce dei connotati ben definiti
(HPGDproduction) Thrash & Death vecchia scuola. Prendete un vecchio album degli Obituary o dei Benediction, mettetelo nello stereo, e sparate il volume ad una soglia tale da non spaventare i vicini (se mai fosse possibile). Premiamo STOP, EJECT. Ora dentro questo split, PLAY senza toccare il volume. Sentite già le sirene della polizia? Credo di si, per il semplice fatto che il volume moderato tarato per i vecchi album risulterà oscenamente elevato
(Autoproduzione) Phoenix Arizona. Non è la Bay Area. Non è la Florida. E nemmeno la Germania. Eppure l’ascolto di queste undici tracce mi fa saltare indietro di un paio di decenni, quanto gloriose band come Death e Kreator imperversavano, dettando stili e impostando nuovi riferimenti. Ma attenzione: questo quartetto non è un’altra imitazione di ciò che fu. E’ esattamente la continuazione di questi stili. Dopo l’EP “Who Needs a Sheppard”
(Limb-Audioglobe) Terzo album per i melodic metallers irlandesi Sandstone, che vantano addirittura l’approvazione di Bruce Dickinson! Il punto di forza di “Cultural Dissonance” è quello di mescolare più stili senza risultare stucchevole o artefatto. “Reckless Thought” è power melodico appena spruzzato di progressive (soprattutto per quanto riguarda il drumming, indiavolato e originale). “Little Forgeries” alleggerisce il sound
(Napalm Records) Questo secondo album dei danesi The Kandidate è quello che una volta si definiva crossover. Nella sostanza il death metal di base è la confluenza di richiami hardcore e thrash metal e la cosa genera un sound robusto, nerboruto e carico di groove. Potenza e densità del suono però non propongono considerevoli variazioni nel sound, questo per dire che occorrono più ascolti per rintracciare in “Facing the Imminent Prospect of Death”
(Heimathome Records) Nati nel 2005 gli Eskeype di Sion, Svizzera, incidono questo primo album nel 2010, ma è solo da poco che la band è riuscita ad avere una distribuzione di ampio raggio. I musicisti rossocrociati sono autori di un death metal fatto con strutture progressive; contemporaneamente il sound è sommariamente energico, infatti la batteria pesta a dovere e le chitarre sono pregne di groove. Gli Eskeype suonano anche
(Dark Descent) Nata da qualche parte nel Missouri sul finire degli anni ’80, solo nel 1991 la band si ribattezzò Timeghoul e poi realizzare due demo tape: nel 1992 “Tumultuous Travelings” e nel 1994 “Panaramic Twilight”. I Timeghoul sono stati ovviamente dimenticati, del resto non avevano inciso nessun album o EP, e la discografia è in sostanza composta da soli sei pezzi. Tuttavia di recente la Dark Descent si è spinta a
(Agua Recordings) Cara e dolce Anneke, sei cresciuta come cantante e già da quando ti esibivi con i The Gathering! Dopo aver abbandonato quella band, l’artista olandese si è costruita una carriera solista, anche grazie a collaborazioni d’importanza (ad esempio Devin Towmsend e Ayeron) che ne hanno accresciuto la reputazione. A giudizio della critica la Van Giersbergen ha avuto, proprio con l’inizio della sua carriera solista, una fase 







