DISMAL – “Giostra di Vapore”
(Dreamcell 11) I torinesi Dismal tornano dopo ben sette anni di silenzio con un nuovo album, il quarto, che ce li mostra raffinati, gotici e alternativi come non mai. Si fa fatica a trovare (ove mai servisse) un’etichetta per la musica di questa band, che rispetto al passato modernizza in modo significativo il proprio sound. Se il crescendo “The four Vibrations” ricorda i toni elegiaci di certi Anathema, (altro…)
(Fire Was Born Rec.) Tra il 2012 e novembre scorso questa formazione del novarese ha realizzato diverse cose e in ultimo questo “Ascent”, il quale credo sia tacciato come un EP, ma gli otto pezzi raggiungono 34′ totali e io lo considererei quasi un album. Che suonino metalcore lo si capisce ampiamente dal monicker. Il metalcore in Italia sta attecchendo bene, nuove formazioni
(Mother Death Prod.) Italian Black Metal. Questo è il credo dei Black Faith. Abruzzesi, di Pescara, attivi da qualche anno e usciti lo scorso anno con questo imponente “Jubilate Diabolo”. Personalmente non sono un grande amante dei black metal del ceppo svedese e i Black Faith credono si avvicinino proprio a Marduk e un pochino a Black Funeral ultima età, anche per via di una influenza thrash
(Autoproduzione) Con un abissale ritardo (in parte non da me determinato) mi ritrovo finalmente a recensire questo lavoro di marca italiana. A.V.O.K. è una band di Udine che suona cose alternative rock/metal, oltre che dimostrare un’attitudine crossover. Il songwriting propone canzoni che bilancia fasi calme ad altre più energiche, ma sempre in modalità tra rock e metal.
(Inferno Records) Band nata in Cile ma presto trasferitasi in Canada, i Demona interpretano nel modo migliore la lezione dello us speed metal più underground, e sfornano un bel full-“length” da defenders, il secondo della loro discografia piena di demo, split e compilations. “Malvenidos” ci rivela subito le due caratteristiche fondanti del disco: uno, siamo di fronte (come si diceva) a uno speed
(Shadow Kingdom Records) Cover 13, ovvero i Coven, originari del Michigan. Rispetto il fattore storico. Elogio al coraggio di riunirsi e tornare, nonostante una carriera non certamente piena di uscite discografiche (siamo al secondo disco, il primo uscì nel 1987…). Ma questo “Destiny Of The Gods” non mi convince assolutamente. Il loro doom, caratteristico e personale, ha troppi elementi
(Crank Records) Gli Hecate Enthroned ritornano con un nuovo album dopo nove anni di silenzio. Ritorna una delle band meno originali che abbia mai ascoltato. Il primo album “The Slaughter of Innocence: A Requiem for the Mighty”, era una parodia dei Cradle Of Filth e questo modo di fare è continuato anche nei lavori successivi. “Kings of Chaos” dimostrò un tasso di black metal
(Autoproduzione) I romani Dyrnwyn prendono il nome da una spada magica della mitologia gallese, e si presentano sul mercato con il loro primo autoprodotto: nonostante la produzione minimale, in “Fatherland” si sentono tanti buoni spunti. Si comincia con la traccia autotitolata: prima una dolce intro, poi una sfuriata pagan che non abbandona i giri quadrati del folk, tanto che mi è venuto
(Autoproduzione) Sono delle streghe. E nessun stregone è ammesso a questa congrega, a questo rituale. Fanno incantesimi perversi dalla vicina Slovenia. Il loro ordine non-religioso vanta cinque adepte, ed il loro credo è orientato al doom metal. Genere maschile per tradizione? A loro non sembra importare molto, e riescono ad offrire un demo con due tracce convincenti, ben suonate e coinvolgenti.
(Sepulchral Voice Records) Il fetore della morte e della distruzione. Il lezzo della dannazione. Il verbo morto e condannato dei nuovi esponenti del death metal sepolcrale e a tratti blackened del suolo britannico, si materializza in questo debut album denominato “Odori Sepulcrorum”. I Grave Miasma sono autori di due EP che hanno già fatto parlare di loro nella scena europea. E’ un sound per
(Hells Headbangers Records) Gli Impiety caricano di nuova la scena a testa bassa. Dopo il devastante “Ravage & Conquer” (
(Limb/Audioglobe) Tutte le informazioni sul progetto Masters of Disguise potete trovarle
(Autoproduzione) Hard rock melodico. Quanti anni che non sentivo questa definizione. Ci sono passati, tra questi suoni, grandi del genere come Europe, Van Halen, David Lee Roth, tanto per citare un po’ a caso. E’ quindi con immenso piacere che mi abbandono a questa mezz’ora di musica caratterizzata da riff potentissimi, sempre arricchiti da tastiere evidenti, con una chitarra fantastica
(Der Schwarze Tod) MetalHead ha già conosciuto i russi Bastion (
(Autoproduzione) Il suggestivo nome di questa band lombarda fa pensare ad una storia, una vicenda. Qualcosa di strutturato e non di rapida lettura. Effettivamente questo album omonimo è qualcosa che ha tanta materia musicale dentro di se. I 6th Counted Murder bilanciano il proprio sound tra un thrash metal di taglio tecnico e un death metal elaborato ma non estremo.
(GPS Prod-Urgence Disk) Gli svizzeri Six Months Of Sun nascono dall’unione di soggetti provenienti da Colossus Fall e Lilium Sova, ma più di tutto sono un trio, strumentale e dedito a sonorità stoner e cose simili. Sono in tre e fanno un chiasso incredibile. Sono in tre ed hanno una pesantezza incalcolabile. Sono solo in tre, ma come spesso accade, i trii sono quel genere di ensemble
(Tenacity Music) Pochi anni di vita e un EP nel 2011 curato da Johann Meyer (Kandyss, Yverdoom, One Way Mirror, Kruger) e adesso il debut album che svela quanto i Make Me A Donut siano una formazione capace di produrre già buoni livelli musicali, fatti di djent-prog-cyber death metal. Strutture sonore frammentate, scolpite con decisione e precisione. Questa band sembra conoscere la
(Autoproduzione) Andrea Cicala si appresta a fare qualcosa di proprio e investe tempo e forse anche danaro per produrre un album, intitolandolo “My Own Four Walls” e firmandolo come The Outsider. L’ambizione di ogni musicista credo sia farsi conoscere, rendere nota la propria musica e oggi esistono tanti mezzi per ottenere questo. Il fatto che ve ne siano
(Autoproduzione) Interessante ep d’esordio per gli spagnoli Snakeyes (i nostri hanno comunque un cantante bulgaro): il loro heavy/power non ha niente di mediterraneo, anzi si divide equamente fra influenze tedesche (nella serratissima opener “Time of Dismay” ci sento molto dei Primal Fear) e americane (il brano di coda “Shadow Warriors” mi ha fatto pensare ai
(Autoproduzione) Questa compilation, seconda uscita di una serie che promette ancora nuovi titoli (MetalHead ha già recensito il “Chapter I”
(Svart Records) Moniker sottile. Non “tombstone” (pietra tombale), ma “Tombstoned”, dove c’è un marcato riferimento agli effetti delle sostanze stupefacenti. Già dalle foto promo questi tre rockers risultano vivere in una propria dimensione e questi quarantasette minuti di riff che seguono le regole del doom, senza dimenticare un feeling southern ed una impostazione
(NiteRain Enterprises / Indie Distribution) Sballati, spudorati, osceni. Pettinature antigravitazionali, abbigliamento aderente, pelle, bandane, dita medie esposte. Riff pieni di groove, ricchi di quelle componenti rock’n’roll e volgarmente boogie. Sono in quattro, il numero perfetto, e si scatenano da Oslo senza rispettare confini, limiti, soglie. Hanno un biondissimo cantante
(Avantgarde Music) In silenzio. E’ questo il significato di Thaclthi in lingua Etrusca. E loro sono degli sconosciuti al primo album, senza notorietà, senza esagerazioni, senza una vera immagine. Arrivano sulla scena esattamente come il loro moniker: in silenzio. Un silenzio mediatico ma non certo sonoro, in quanto questo mastodontico lavoro di quattro tracce (e ben cinquantaquattro
(Nil8 Records) Nonostante alterne fortune e lunghissimi periodi di silenzio, i Leatherwolf sono comunque stati fra gli esponenti più interessanti della prima ondata di us power metal. Della lineup originale rimangono solo due membri e del sound delle origini quasi niente, ma i californiani hanno comunque scritto pagine importanti dell’heavy metal! Perché ora, dopo il poco convincente
(Iron Bonehead) Quando ho visto la copertina di “Free and Wild”, il secondo disco della band canadese Iron Dogs, ho pensato che non avevo mai visto nulla di più pacchiano sopra a un disco di heavy/speed metal; poi ho trovato la cover del full-“length” precedente, “Cold Bitch”, e mi sono ricreduto. Mezzora scarsa di speed anni ’80, con un cantato spesso al limite della stonatura, sono tutto ciò che
(Autoproduzione) Al principio del 2011 mi imbattei in una band polacca in Bandcamp. Erano i Forge Of Clouds e asoltai quel loro primo ed omonimo album, da se medesimi registrato, missato e masterizzato, con vero piacere. Il sound mi ricordava un miscuglio di Cult of Luna, Neurosis, cose di Justin Broadrick e dei compianti The God Machine, ma gli ultimi in minima parte.
(This Is Core Music) Questo EP è stato registrato nell’agosto del 2013 da una band nata poco più di un anno prima. Esperienza collettiva zero, ma i Dead Ends avevano molte idee, oltre alla voglia di cimentarsi con la musica. Il risultato del lavoro svolto allo Skie Studio di Roma è fatto di quattro brani che in 15′ narrano di un alternative metal/metalcore/screamo (non facile dargli un’etichetta
(My Kingdom Music/Audioglobe) Voltandomi verso la prima torre di cd del mio studio, e scorrendo questi ultimi fino alla lettera D, distinguo chiaramente la costina di “Time for Expiation”, un disco che nel lontanissimo 2004 fece grande fatica a uscire dal mio stereo. Finalmente, i romani Dragonhammer tornano con un nuovo album, stavolta per la sempre accorta My Kingdom Music: è bello
(Indie Recordings) Torna sul mercato la band norvegese autrice di uno dei folk metal più raffinati e ‘intellettuali’ che esistano, e che può certamente ricordare l’inarrivabile sound degli Otyg. E torna con un terzo full-“length” dove di pagan estremo non c’è praticamente più nulla, ma ogni brano è gustosamente diverso dall’altro, in un estro di songwriting davvero in stato di grazia.
(PATAC) Riff iniziale glorioso, splendente, epocale. Energia che esplode e ancora una volta lo fa quando poi entra l’altra chitarra e il resto degli strumenti. Quei momenti sono una magica rievocazione di sonorità rock della west coast, del flower power, dell’hard rock dei seventies. Una intro indimenticabile. Il resto? Ovviamente su quella linea, con l’aggiunta di un cenno al punk (si, quella copertina
(Selfmaegod) Credo che scrivere una recensione per una band come gli Antigama sia alquanto superfluo. Ci sono delle band per le quali quando arrivano delle loro nuove pubblicazioni, bisognerebbe soltanto informare i lettori e i fan delle uscite e farla finita con analisi e riflessioni. Antigama è qualcosa che va sempre oltre, se non addirittura sono già al di là, ben oltre la musica stessa.
(Kaotoxin Records) “Sui Cadere” aveva un suo fascino (QUI https://www.metalhead.it/?p=8615), ma forse io non l’ho colto. Quell’album alla fine non è che mi avesse convinto del tutto. “Canto III” lascia capire da subito che la tipologia doom di Eye Of Solitude è sempre la stessa, cioè atmosfere decadenti, oppresse, sofferte, ma allo stesso tempo dalle ampie aperture, con melodie
(Shadow Kingdom) “Save Yourself” è il secondo (ed ultimo) disco dei Lost Breed, band che ha percorso le prime miglia sull’autostrada del metal in quel di Los Angeles. Re-issue a cura della Shadow Kingdom, questa pubblicazione originariamente risale al 1995, e segue perfettamente il filo del discorso iniziato con il primo disco della band. Più diretto, decisamente più oscuro
(Shadow Kingdom) Rock e doom. Uno scontro di energie e aspetti oscuri che anni addietro ha dato origine a molto del metal che sentiamo oggi. E poi è palese: ascoltare il primo full length dei Lost Breed fa pensare ad una sola cosa: questo è fottuto heavy metal! Forse perché i tempi sono cambiati, tutto si è arricchito, elaborato, evoluto… a volte pure ridicolizzato… ma un sound dei primi
(Autoprodotto) Musica sostanzialmente cristiana, creata da questo duo del New Jersey. Temi e verità biblici rielaborati a livello lirico su esperienze personali. Sicuramente non compatibile con chi scrive la presente recensione, ma mi ritengo sufficientemente professionale per andare oltre e riconoscere un certo valore nei testi, ben composti, ben musicati. Il problema di fondo però è una